A Pistoia, beato Andrea Franchi, vescovo, priore dell’Ordine dei Predicatori, cessata l’epidemia della peste nera, riportò nei conventi dell’Ordine di questa regione l’osservanza della disciplina e approvò nella sua città le Confraternite dei penitenti al fine di favorire la pace e la misericordia.
Membro di una delle più nobili famiglie di Pistoia, Andrea si fece, ancor giovane, frate domenicano a Firenze. Era famoso per le sue capacità di predicatore e di amministratore oculato, tanto che fu nominato priore per tre volte e, nel 1378, vescovo di Pistoia. Non solo costruì chiese e aiutò i poveri ma, anche da prelato, continuò a osservare la stessa regola che aveva seguito da frate. Negli anni difficili che seguirono la peste, restaurò i conventi del suo ordine e appoggiò i gruppi di penitenti che chiedevano a Dio pace e perdono.
Nulla sfuggì al suo occhio e al suo cuore, e soprattutto i poveri e gli ammalati ebbero le sue preferenze. In premio ebbe la grazia di ricevere Gesù stesso in sembianze di pellegrino.
Il Signore venne in suo aiuto in questa opera santa anche con miracoli.
Nel 1400 si dimise dalla carica e ritornò al convento, volendosi preparare alla morte, che lo raggiunse il 26 maggio 1401. Il suo culto fu confermato da Benedetto XV nel 1921 per l'Ordine dei domenicani e per la diocesi di Pistoia.
A Villamagna vicino a Firenze, commemorazione del beato Gherardo che, seguendo con passione l’esempio di san Francesco, distribuì i propri beni ai poveri e, ritiratosi in un eremo, per amore di Cristo si adoperò nell’accoglienza dei pellegrini e nell’assistenza degli infermi.
Il Ministero
Nacque da una famiglia di contadini; presto orfano, venne affidato ai Foschi, Signori di Villamagna. Con loro si recò per due volte in Terrasanta in occasione di due diverse crociate.
Vari sono i miracoli attribuiti a questo frate francescano che la leggenda vuole aver preso i voti direttamente da San Francesco:
liberava i marinai dai demoni dell'inferno (.. durante il viaggio verso la Terra Santa);
guariva gli infermi (contadina a Pontassieve);
resuscitava i morti (giovane senza più intelletto);
salvava una persona che si era buttata dalla torre;
raccoglie le ciliegie in inverno;
Tra tutti i miracoli a Lui attribuiti, fu proprio quest’ultimo ad accendere la già ardente devozione verso questo Sant’ Uomo. La tradizione popolare ci dice che in ricordo di questo prodigio fino al Settecento, ogni tre anni, si teneva a Villamagna la processione con le reliquie del Beato Gherardo, durante la quale si distribuivano le ciliegie benedette.
NATA: 12 marzo 1878 a Bogonuovo di Camigliano (Lucca)
MORTA: 11 aprile 1903
A Lucca, santa Gemma Galgani, vergine, si distinse nella contemplazione della Passione del Signore e nella paziente sopportazione dei dolori delle sue malattie; a venticinque anni, nel Sabato Santo, concluse la sua angelica esistenza.
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Gemma fu colpita dalla sofferenza fin dalla più tenera età: aveva solo 7 anni quando morì sua madre. La famiglia fu colpita da altri lutti: la morte del fratello Gino, seminarista, poi quella del padre. Gemma venne accolta da una zia ma anche la sua stessa esistenza fu segnata dalla malattia. Rimase a letto semiparalizzata per diversi mesi. In quel periodo invocò Santa Maria Margherita Alacoque e, dopo una novena, guarì. Era il 1899.
L’amore per Gesù: il dono delle stimmate
Alla giovane Gemma, non venne data la possibilità di farsi religiosa claustrale. Questo, però, non le impedì di immergersi nella contemplazione di Gesù Crocifisso, dal quale ricevette le stimmate che si ripeteranno periodicamente dalla sera del giovedì, alle ore 15 del venerdì. Per un certo periodo, si manifesteranno quasi tutti i giorni. E’ considerata una mistica per i colloqui avuti con Gesù, Maria, l’Angelo custode e San Gabriele dell’Addolorata. Questi colloqui vengono riportati nell’epistolario, nel Diario e nell’Autobiografia.
Ospite della famiglia Giannini, morì di tisi l'11 aprile 1903.
Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, vergine dell’Ordine delle Carmelitane, a Firenze in Cristo, condusse una vita nascosta di preghiera e di abnegazione, pregò ardentemente per la riforma della Chiesa e, arricchita da Dio di doni straordinari, fu per le consorelle insigne guida verso la perfezione.
Il Ministero
Appartiene alla casata de’ Pazzi, potenti (e violenti) per generazioni in Firenze, e ancora autorevoli alla sua epoca. Battezzata con il nome di Caterina, a 16 anni entra nel monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli in Firenze e come novizia prende il nome di Maria Maddalena.
Parte della sua vita si svolge come fuori dal mondo, in lunghe e ripetute estasi, con momenti e atti quasi “intraducibili” oggi: come lo scambio del suo cuore con quello di Gesù, le stigmate invisibili, i colloqui con la Santissima Trinità... Scene vertiginose di familiarità divino-umana; dopo le quali, però, lei ritorna tranquilla e laboriosa monaca, riassorbita nella quotidianità delle incombenze.
Visse spesso una profonda meditazione della Sacra scrittura; le sue consorelle annotarono le sue parole, i suoi gesti e molte lettere finalizzate alla riforma della Chiesa in relazione con l'opera di rinnovamento promossa dal Savonarola. La sua spiritualità influenzò profondamente la società fiorentina del Seicento ed il suo magistero spirituale, segnò l'arte e la storia della mistica.
A Firenze, Santa Umiltà (Rosanna) che, con il consenso del marito, visse dodici anni come reclusa; su richiesta del vescovo, poi, costruì un monastero di cui divenne badessa e che associò all’Ordine di Vallombrosa.
Di nobili natali, sposò a quindici anni Ugolotto de' Caccianemici, al quale diede due figli morti entrambi infanti: nel 1250 i coniugi decisero di abbracciare la vita religiosa. Adottò il nome di Umiltà e fu monaca nel cenobio di Santa Perpetua di Faenza.
Nel 1254, alla ricerca di una unione più radicale con Dio, lasciò il chiostro e dopo alcune sistemazioni provvisorie si ritirò a vita eremitica in una celletta eretta da lei stessa presso l'abbazia vallombrosana di Sant'Apollinare. Attratte dal suo esempio, numerose donne si unirono a lei ponendosi sotto la sua direzione spirituale.
Fondò a Firenze il monastero di San Giovanni Evangelista, distrutto per far spazio alla Fortezza da Basso, dove si spense nel 1310.
Scrisse i Sermones, un insegnamento ispirato, preceduto da tutta una serie di visioni, che fanno di lei, almeno in Italia, la prima dottoressa cristiana, precorritrice di Caterina da Siena.
Memoria di san Filippo Neri, sacerdote, si adoperò per allontanare i giovani dal male, fondò a Roma un oratorio, nel quale si eseguivano letture spirituali, canti e opere di carità; rifulse per il suo amore verso il prossimo, la semplicità evangelica, la letizia d’animo, lo zelo esemplare e il fervore nel servire Dio.
Il Ministero
Nacque a Firenze da ricca famiglia; per poter farsi sacerdote rinunziò all'eredità dello zio e partì per Roma, ove fu accolto da un suo concittadino. Visse in questa famiglia, vita illibata e mortificata, cautissimo nello stringere amicizie. Il demonio gli suscitava violenti moti della carne, che egli vinceva con l’orazione e coi digiuni, finché il Signore in premio di tanta lotta, gli concesse la grazia di esserne per sempre immune. Amava molto i poveri ed era di continuo a contatto con il popolo; visitava gli ammalati nelle loro case e negli ospedali, e li serviva di giorno e di notte. Prediligeva i giovani e la sua stanza era divenuta il loro ritrovo gradito. La sua parola comunicava l'allegria santa che traboccava dal suo cuore: i suoi detti ai giovani sono passati alla posterità come proverbi di grande sapienza. Nella celebrazione della santa Messa era spesso rapito in dolci estasi, sollevato in aria e circonfuso da ogni parte di luce celestiale. Al confessionale passava le intere giornate ed era tanta la sua abilità che non andava a lui peccatore, per ostinato che fosse, senza rimettersi sulla retta via; taluni, appunto, lo evitavano per non convertirsi!
A S. Maria della Vallicella fondò la Congregazione dell'Oratorio che di tanto aiuto fu ed è alla Chiesa nell'educazione della gioventù.
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