"GESU' DISSE LORO UN'ALTRA PARABOLA: IL REGNO DEI CIELI E' SIMILE AL LIEVITO CHE UNA DONNA PRESE E MESCOLO' IN TRE MISURE DI FARINA, FINCHE' NON FU TUTTA LIEVITATA" (Matteo 13,33)
La predicazione di Gesù era preziosa, ricca di contenuti e illuminante per tutti, anche se le parabole non erano sempre facilmente comprensibili e più volte gli Apostoli hanno chiesto a Gesù un aiuto per comprenderle bene. Con grande bontà e saggezza, in seguito, Gesù ha spiegato loro il messaggio di alcune parabole. Nel capitolo 13, l'evangelista Matteo, ha riunito insieme sette parabole: La parabola del seminatore; della zizzania; del granello di senape; del lievito; del tesoro nascosto nel campo; della perla preziosa e della rete gettata in mare. Ogni parabola, ha un suo riferimento particolare e la parabola del lievito così dice: "Il Regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché fu tutta lievitata" (Mt.13,33). Questa parabola è di un solo versetto e racchiude in sé un prezioso significato e cioè che il Regno di Dio e tutto ciò che comprende, ha inizi modesti, ma poi in seguito ha un grande e improvviso sviluppo. Noi creature umane, non siamo in grado di vedere questo grande sviluppo, perché ciò avviene nei modi e nei tempi che solo Dio conosce. Noi viviamo in questa piccola frazione della storia umana e ben poco riusciamo a conoscere di tutto ciò che succede attorno a noi.
FIDUCIA Coscienti dei nostri limiti, è saggezza umana non pretendere di riuscire a conoscere ciò che va al di là del tempo e ciò che avviene dentro le singole persone; pertanto, è vera umiltà, credere e avere piena fiducia in tutto quello che Gesù ha fatto e che sta facendo per la salvezza dell'umanità e per il bene delle singole persone. Quello che possiamo e dobbiamo fare, è rinnovare il nostro atto di fede in "Dio che è Amore" e quindi ciò che opera è solo e soltanto "Amore". Ecco perché siamo esortati ad avere piena fiducia in Dio, anche se il tempo che stiamo vivendo appare ai nostri occhi molto confuso e scosso da forti tempeste. Noi non siamo in grado di leggere tutto ciò che avviene nel mondo e, meno ancora, ciò che avviene di bene e di male nelle singole persone. Comunque, Gesù parla di un grande e improvviso sviluppo degli eventi. Certamente i tempi e i modi non sono di nostra competenza, ma Gesù è Dio, quindi è in Lui che dobbiamo riporre la nostra fiducia. I Santi sono di esempio per tutti, ed è significativa in merito, anche una espressione di S.Agostino che dice: "Mi sono reso conto che devo credere per capire". Se noi ci mettiamo con semplicità nelle mani di Dio, se veramente avremo fiducia nel suo operato, sperimenteremo di come anche in questi momenti così delicati e difficili, sia positivo il Suo intervento. Quel lievito Gesù parla a tutti e si rende ben conto che non tutti hanno avuto nella vita la possibilità di crescere e di migliorare la propria condizione umana; ecco allora, che si serve di parole e di esempi che sono alla portata di tutti. Il lievito è ben conosciuto dalle nostre mamme e loro stesse ci confermano come una piccola quantità di lievito messa in alcune misure di farina, sia in grado di far lievitare tutta la pasta. Ma che cosa è questo lievito di cui parla Gesù? E' una forza spirituale che scaturisce dalla persona stessa di Gesù e che attraverso eventi e persone, opera efficacemente in favore di tutta la grande famiglia di Dio. Le persone che ricevono questo lievito, sono i Santi. E' la vita di questi uomini e donne, espressa con un amore eroico; con sacrifici; con un'obbedienza esemplare; con una carità instancabile e soprattutto con una perseverante e profonda intimità con Gesù, che portano alla Chiesa questa misteriosa Grazia che fa lievitare tutta la comunità. E' cosa buona quindi invocare i Santi perché ci aiutino ad essere anche noi, nel nostro piccolo, dei portatori .di questo flusso speciale di Grazia. Non possiamo vivere di rendita Quando una famiglia va bene, quando non ci sono problemi, è facile adagiarsi e lasciare il carico sulle spalle dei genitori. Il cristiano, però, non può vivere di rendita. Ogni persona, deve assumere le sue responsabilità e dare alla comunità il proprio contributo di servizio, fatto con Amore e con competenza. Sarà di grande giovamento anche non agire da soli, ma soprattutto, in comunione con la Persona di Gesù che è la matrice di questo lievito. Tutto questo non è un compito facile, ma possibile se ci mettiamo di buona volontà. Si tratta comunque di coinvolgere Gesù in tutto quello che facciamo e che diciamo. Se camminiamo coscienti che Gesù cammina con noi e se facciamo il possibile per mantenere una vera "sintonia" con Lui, il cammino diventa allora una ricarica di quella misteriosa potenza che giova per far lievitare spiritualmente la comunità in cui viviamo, e le persone che incontriamo. Così si fa del bene! Maria è stata ed è tutt'ora un "lievito" molto efficace per tutta la comunità cristiana; chiediamo a Lei, un particolare sostegno per essere anche noi capaci di diventare "lievito" per i nostri fratelli.
Luigi Maria Epicoco (Mesagne, 21 ottobre 1980) è un presbitero, teologo e scrittore italiano filosofo e preside dell’Istituto Superiore Scienze Religiose Fides et Ratio ISSR dell'Aquila (fonte Wikipedia).
Carlo Acutis (maggio 1991– ottobre 2006) è stato uno studente italiano, proclamato venerabile da papa Francesco il 5 luglio 2018. Nella sua breve vita è stato un esempio di grande e sincera fede. La sua passione per l'informatica lo porta a creare sul web la prima raccolta dei Miracoli Eucaristici, provenienti da tutto il mondo. Da molti è considerato il patrono di Internet. La sua giovane vita viene improvvisamente interrotta da una grave malattia, ma la sua memoria perdura come modello per tantissimi giovani cristiani.
Il Portogallo fu la terra fortunata che diede i natali a San Giovanni di Dio, questo glorioso campione della carità cristiana.
Nato nel 1495 da poveri ma piissimi genitori, trascorse una giovinezza innocente, piena di semplicità. Aveva però grande smania di viaggiare; e a questo fine abbandonò casa e patria.
Caduto in estrema miseria, fu costretto a mettersi a servizio del conte d’Oropesa (Castiglia), dal quale fu arruolato nella fanteria.
Nella vita militare perdette l’innocenza e la semplicità della vita.
Nel 1536, mentre era in Ungheria a combattere contro í Turchi, la compagnia di Giovanni fu congedata ed egli, ritornato nell’Andalusia, si mise a servizio di una ricca signora in qualità di pastore.
Nella pace di questa nuova occupazione l’attendeva Iddio per farlo rientrare in se stesso. La sua mente, nella quiete della campagna, ritornò sulla vita trascorsa: pianse i suoi peccati e si diede ad una vita di austera penitenza.
Sentendo il bisogno di soddisfare la divina giustizia, propose in cuor suo di dedicarsi totalmente al servizio degli infelici.
Su questa strada, guidato e illuminato da Dio, giunse a un eroismo di carità e di abnegazione.
In Granata, dove aveva fondato il primo ospedale, trovò i primi benefattori, che largheggiando di mezzi materiali, gli dettero possibilità di svolgere la sua azione di bene.
Molti attirati dalla santità della sua vita, si proposero di seguirlo e di ubbidirlo. In questo modo egli si trovò padre d’una comunità, che dopo la sua morte si pose sotto una regola stabile e professò i voti religiosi. Sorsero così il « Fatebenefratelli ».
Le opere a cui pose mano il Santo sono innumerevoli. Ebbe vasto campo di apostolato. Operò moltissime conversioni, anche fra quelle giovani che per penuria di mezzi si erano date ad una vita peccaminosa. Soprattutto però incontrarono la generosità del suo cuore i poveri derelitti e gli ammalati.
Consunto dalle eroiche fatiche e colpito da grave malattia, fu soccorso da una ricca signora affinché potesse avere tutti i rimedi della scienza e della medicina, ma dopo inutili tentativi se ne volava pieno di meriti al cielo.
Favorito da Dio del dono dei miracoli, nell’incendio del suo ospedale potè salvare tutti i ricoverati, passando incolume attraverso le fiamme.
Morì 8 Marzo 1550 e fu canonizzato nel 1690 dal Papa Alessandro VIII.
Tra la fine del 1800 e inizi del 1900 venne proclamato patrono degli ammalati, degli infermieri, medici, ospedale e Patrono di Granada.
Angela Merici nacque verso l’anno 1474 e morì nel 1540, all’età di circa 65 anni. La sua vita si può suddividere in tre tappe di circa 20 anni. La prima, quella delle illuminazioni, è seguita da un periodo di vita nascosta, che prelude alla terza tappa caratterizzata da un’azione apostolica intensa. Prima tappa: le grandi illuminazioni
La prima illuminazione avviene presto nella vita di Sant’Angela. Secondo le sue confidenze, aveva cinque o sei anni quando cominciò a conoscere ed amare Dio, non in maniera astratta ma, secondo quanto afferma Antonio Romano, testimone al processo diocesano di beatificazione: (per quanto me disse) avendo udito leggere al padre libri spirituali di Santi et Vergini, cominciò a darsi ad una vita sobria spirituale e contemplativa. Angela è incoraggiata ad imitarli. Queste letture le aprono un cammino di preghiera; comincia a parlare a Dio e a cercare luoghi e tempi di raccoglimento. Nello stesso tempo, riesce ad attirare la sorella maggiore alla sua vita di preghiera e di astinenza. Angela cresce, dunque, in un ambiente rurale di forte fede cristiana, con i fratelli e una sorella. A questi anni di felicità familiare segue un periodo di lutto. Verso il 1490 – Angela aveva raggiunto allora probabilmente i 16 anni di età – la sua sorella maggiore muore, lasciandola nell’angoscia. Dopo un tempo di preghiera intensa, Angela riceve la seconda illuminazione: un giorno, mentre lavora nei campi, Angela vede la sorella circondata dagli angeli, nella gioia celeste. Da questo momento si sente incoraggiata ad intensificare la vita di preghiera e di rinunzia.
Dopo la morte dei genitori, Angela è accolta dallo zio materno, Biancoso de Bianchis, un notaio ricco della città di Salò. All’età del matrimonio, lascia dunque la sua vita semplice e laboriosa per un ambiente di piacere. Non desiderando né sposarsi né entrare in un chiostro, Angela sceglie – è la terza illuminazione – di entrare nel terz’Ordine di San Francesco, iniziando una vita di povertà, lavoro, preghiera ed astinenza secondo l’esempio del poverello d’Assisi. Nello stesso tempo, questa bella ragazza, piena di gioia serena nonostante i lutti sofferti, attira gli altri a Dio. Secondo Matteo Bellintani, benché fosse ancora giovane, Angela con i suoi esempi e le sue parole esortava numerose persone a vivere una vita cristiana più fervida: all’esempio suo e suoi santi ricordi, si svegliò in molte persone, benché ella era giovinetta ancora, spirito di santità. Giovane adulta, Angela ritorna a Desenzano e condivide la vita semplice e laboriosa degli contadini. Un giorno, mentre lavora nei campi, i cieli si aprono per la quarta ed ultima illuminazione. In una visione a mezzogiorno, mentre le sue compagne si riposano, Angela riceve da Dio la missione di fondare una Compagnia di vergini, la qual si doveva dilatare. Qui termina il tempo delle illuminazioni e comincia per Angela un lungo periodo di vita laboriosa e nascosta. Seconda tappa: una vita nascosta
All’inizio del XVI secolo, niente di particolare caratterizza la vita di Angela, una lunga vita serena di preghiera e di lavoro nei campi, senza alcun segno della missione che è chiamata a compiere. Come i suoi contemporanei vive anni di pace ed esperimenta i disagi della guerra combattuta tra il 1509 e il 1516. La sua casa delle “Grezze” in Desenzano si trova vicina alla strada che collega Brescia a Venezia, dunque esposta alle ruberie degli eserciti pronti ad impadronirsi dei raccolti e del bestiame. Una testimonianza del biografo Bernardino Faino getta un po’ di luce su questo lungo periodo di attesa: Angela è amabile e dolce; la sua amicizia è ricercata da molte persone, non solamente a Desenzano, ma anche nelle borgate lungo il lago di Garda. Con soavissime parole, Angela cerca di orientare tutti verso il cielo: aveva con la sua gran carità contratta amicizia non solo con quei della Terra ma con tutta la riviera; tutti andavano a gara per averla in casa. Andava però modestamente Angela nelle case altrui, e contrattando confidentemente con ogni persona, cercava sempre d’acquistar qualche anima al Cielo, il che era il suo fine principale. Queste parole rivelano i doni di relazione e di comunicazione che vanno crescendo nella sua personalità. Questi doni sono confermati dal Bellintani quando scrive: questa umiltà amabile e graziosa rendeva il suo parlare con altri, e parimente i gesti e i costumi suoi. Questa tutti onorando, ed a tutti sottoponendosi, travagliava con molta leggiadria all’emendazione della loro vita, ed al profitto della vita cristiana. Questa la faceva sicuramente vivere nel mondo negoziando nei fatti della salute con ogni sorte di persone.
Una richiesta inaspettata cambia totalmente la sua vita semplice. Dopo quattro anni di guerra, la città di Brescia è sconfitta; moltissime famiglie piangono i loro morti. Consapevoli della ricca personalità umana e spirituale di Angela, i superiori francescani del Terz’Ordine la mandano a Brescia per consolare una vedova, Caterina Patengola, che aveva perso durante la guerra il marito, due figli, una figlia e il genero, e che rimaneva sola con una nipotina di quattro anni. Angela in spirito di obbedienza lascia tutto: fratello, amici, casa e campi, abitudini, lavori agricoli. A Brescia la sua esistenza cambia totalmente: iniziano per lei, in modo provvidenziale, gli ultimi vent’anni della sua vita. Terza tappa: una vita apostolica intensa
Trascorso un anno nella casa di Caterina, Angela riesce non solo a pacificarla, ma anche ad aiutarla a crescere nell’apertura verso gli altri. Da questo momento, la vedova adotta uno dopo l’altro piccoli orfani per educarli e far loro apprendere un mestiere. Terminata la sua missione, Angela rimane a Brescia per motivi spirituali: ha maggior facilità di partecipare alla Messa quotidiana, di ricevere i sacramenti e di ascoltare le omelie. Con cuore materno accetta l’invito di stabilirsi nella casa di Antonio Romano, un giovane mercante di 24 anni, appena arrivato a Brescia, che aveva incontrato Angela presso Caterina Patengola. Per 12 anni, Angela rimane nella sua casa, vicina alla chiesa di Sant’Agata e alle porte della città, nelle vicinanze dei quartieri dei mercanti e dei poveri. La testimonianza del Romano è molto importante per conoscere l’influenza crescente della santa fra i bresciani: di giorno in giorno, crescendo in santità veniva la sua fama di vita spirituale spargendosi fra il popolo, in modo che vi concorrevano moltissimi della città di Brescia. La santità di vita di questa donna di preghiera, ma anche le sue qualità umane di accoglienza, ascolto, comprensione e saggezza spiegano l’interesse dei concittadini per la persona di Sant’Angela. Il Romano ricorda la forza della sua preghiera per ottenere grazie dal Signore, ma anche l’efficacia delle sue parole per quietare qualche discordia e ottenere giustizia: pacifica due nobili bresciani determinati a combattersi fino alla fine. Secondo il Faino, la “Madre”, come la chiamano i cittadini, va a visitare ciascuno nella sua casa e riesce con dolcissime parole a persuaderli a rappacificarsi. Un secondo caso rivela la forte personalità della santa e i suoi doni di persuasione: al ritorno dal pellegrinaggio a Mantova, Angela si reca a Solferino presso il signor Luigi di Castiglione, per ottenere da lui la grazia in favore di un amico bandito e la restituzione dei suoi beni. Nonostante il carattere duro e orgoglioso del Principe, Angela riesce, con umili e dolci parole, a persuaderlo a perdonare il servo colpevole. Non è sorprendente che il Romano commenti l’episodio dicendo: la sua fama si spargeva nei circonvicini luoghi, talmente che ogni Signore gli concedeva quello che domandava.
Nel 1524, Angela si reca in Terra Santa con il Romano e il cugino Bartolomeo. Una cecità temporanea contratta durante il viaggio le fa vivere intensamente i misteri di Gesù Cristo, specialmente al Calvario. Secondo il Bellintani, avrebbe ricevuto qui, durante una lunga preghiera, una grazia particolare di maternità spirituale per i futuri membri della Compagnia. Al ritorno, nella città di Venezia, viene ospitata nell’ospedale degli Incurabili dove venerro da lei alcuni nobili
Signori a visitarla e per intendere e interrogarla della vita, e della sua scienzia. Questi nobili, convinti della santità di Angela e dei suoi doni di guida spirituale, le chiedono di rimanere a Venezia a servizio dei luoghi pii. L’anno dopo, Angela va in pellegrinaggio a Roma par l’Anno Santo ed è accolta dal Papa Clemente VII, che a sua volta le chiede di rimanere a Roma per i medesimi motivi. Angela non accetta quegli inviti, sicura che il Signore l’aspetta a Brescia per il compimento della sua missione di fondatrice.
Al ritorno dai due pellegrinaggi, Angela è coinvolta in un’attività apostolica intensa: manifesta il dono di discernere la vocazione delle persone, spiega la Sacra Scrittura, è consultata da teologi e predicatori, realizza conversioni importanti, è visitata da persone di tutte le classi sociali, ha il dono particolare di riconciliare famiglie e società e, soprattutto, diviene maestra di vita spirituale. Pian piano giovani e donne si riuniscono attorno a lei.
Nel 1528 e una seconda volta nel 1532, forse già con parecchie figlie spirituali, Quarta tappa: la fondazione
Dopo quarant’anni di attesa, giunge il tempo della fondazione. Nello scrivere la Regola per la Compagnia, Angela procede in modo pedagogico, secondo il suo segretario Cozzano: Lei otteneva da queste vergini quello che comunicava ad altri, e dava loro la capacità di fare. Poi, di ciò, si consultava con loro, e diceva che non lei, ma loro con lei l’avevano fatto. Restava loro obbligatissima ritenendosi vera debitrice, e dando loro Dio quale rimuneratore potente, come vera amica e viva figlia di Dio. Vediamo in questo testo come la Madre proceda in varie tappe: spiegazione, esercizi, valutazione, decisioni prese insieme e poi riconoscimento del lavoro comune.
La Compagnia di Sant’Orsola fu fondata il 25 novembre 1535 a Brescia e la sua Regola approvata dall’autorità diocesana l’8 agosto 1536. Angela, dalla sua casa vicino della chiesa di Sant’Afra, una della prime martiri di Brescia, continua la sua missione di fondatrice, esortando le figlie a vivere come vere e intatte spose del Figliolo di Dio. Allo stesso tempo, anche quando la malattia le fa sentire vicina la morte, Angela continua ad esortare nelle fede i suoi visitatori: un giovane, figlio del suo parente Angelo, nel quale intravede la vocazione sacerdotale, oltre a Tomaso Gavardo e Giacomo Chizzola che ha lasciato la sua testimonianza: Mi ricordo anche, che quando essa era all’estremo della sua vita per morire l’andai a visitare, che levata in settone, fecemi un bel esordio intorno al vivere cristiano, e al mio partire, fu pregata dal Signor Tomaso Gavardo quale ivi era venuto meco, che gli lasciasse qualche spirituale documento, onde essa altro non disse che questo, “Fate in vita quello che vorresti aver fatto al tempo della morte”. Nello stesso tempo, Angela prepara i suoi “Ricordi” e il “Testamento” per l’istruzione e la formazione delle responsabili della Compagnia. Questi due documenti, come vedremo in seguito, sono tanto ricchi di intuizione pedagogica che hanno inspirato la missione educativa delle Orsoline fino ad oggi.
Dopo la morte di sant’Angela, la stima generale evidenzia i motivi dell’ammirazione dei suoi contemporanei: non solamente la sua vita di preghiera o d’austerità, non solo gli esempi della sua santa vita, ma anche l’efficacia delle sue parole. Così scrive Pandolfo Nassino, cronista di Brescia, all’indomani della morte della Santa: questa Madre Suor Angela a tutti predicava la fede del sommo Dio che tutti se innamorava di leiQuesti sono i fatti principali della vita di sant’Angela Merici. I primi testimoni e i biografi hanno trasmesso il ricordo di una donna dotata di qualità pedagogiche straordinarie. Benché la Madre non abbia frequentato mai la scuola, né inaugurato o insegnato in una scuola, i suoi doni educativi, evidenti nei “Ricordi” e nel “Testamento” hanno avuto un peso tale, che le sue figlie sono rapidamente divenute educatrici. Sotto la direzione di Padre Francesco Cabrini d’Alfaniello, iniziatore della catechesi sistematica nelle parrocchie di Desenzano verso il 1557 e direttore spirituale della Compagnia di Sant’Orsola, le Orsoline si sono impegnate nell’insegnamento della dottrina cristiana. Già nel 1566 erano presenti nei luoghi pii della città per l’insegnamento e la formazione delle orfane e di altre fanciulle abbandonate. Angela educatrice della fede
Un esame attento dei primi documenti biografici rivela che Angela possedeva i doni particolari di ogni vero educatore: 1° Farsi amare
Ogni educatore sogna di essere stimato ed amato dai suoi allievi. Angela è apprezzata anche dai numerosi artigiani e lavoratori del suo ceto, dagli amici come quelli invitati ad essere testimoni nel 1537 al primo Capitolo Generale della Compagnia. Ma soprattutto è venerata dai primi membri della Compagnia, che la cercano per essere ammaestrate da lei ed aiutate nel cammino spirituale. 2° Incoraggiare e stimolare con parole persuasive
Questa donna discreta, amabile e gioiosa ha il dono di toccare i cuori per condurli a crescere nell’amore di Dio e del prossimo. Angela ritorna un giorno da Brescia a Salò per visitare la sua famiglia. Il giovane Stefano Bertazzoli, studente all’università di Padova, va a parlare con lei vestito all’ultima moda. Angela, con le sue sagge parole, l’aiuta a far emergere un aspetto più profondo della sua personalità. Stefano ritorna a Padova, comincia a studiare il diritto canonico e diviene un sacerdote molto sensibile ai poveri.
Quando Angela si rifugia a Cremona in 1529, nel timore che la città di Brescia venga assediata da Carlo V, è ospitata da Agostino Gallo, che testimonia: Basta che ella mi parlò con tale amorevolezza dietro al viaggio, che subito li restai pregione, di sorte che non solamente io non sapeva vivere senza di lei, ma anche mia moglie, e tutta la mia famiglia… Onde, stando la detta Madre in casa nostra, era ogni giorno visitata dalla mattina sino alla sera, non solo da molti religiosi e persone assai spirituali, ma ancora da gentildonne e gentilhuomini, e d’altre diverse persone di Cremona e di Milano… di che ogn’uno si meravigliava della gran sapienza ch’era in lei, perché si vedeva ch’ella convertiva molti a mutare vita, come io ne ho conosciuto pur assai che sono morti, ed anco alcuni pochi che sono ancora vivi, così in Milano, come in Cremona. Gabriele Cozzano, suo fedele segretario, descrive come Angela si adattava a ciascuno, anche ai più deboli: E chi era il più peccatore, quello era il più accarezzato da lei, perché, se non poteva convertirlo, almeno, con dolcezza d’amore, lo induceva a fare qualcosa di bene o a far meno male. 3° Convincere ad imitare la sua vita
Già in gioventù Angela aveva il dono di attirare altre al suo genere di vita. Non lo faceva in maniera autoritaria, ma con il suo dono istintivo di leader: la sua sorella maggiore era spinta ad imitarla nelle sue preghiere e astinenze. Qualche anno dopo, al ritorno di Angela da Salò a Desenzano, fu accompagnata, secondo il Bellintani, da un’amica desiderosa di condividere il suo stile di vita: seguendo l’incominciata vita, tuttavia crescendo mirabilmente in essa, trasse una altra giovine a la medesima professione, essendo veramente data per comune beneficio, ma tosto fu da questa sua compagna abbandonata, la quale al cielo se ne volò con la santa corona della verginità. Arrivata a Brescia, Angela si trova in breve tempo circondata da molte donne per le quali è una vera guida spirituale. Attira con la sua fede salda e la sua piacevolezza e suscita il desiderio di vivere come lei, totalmente dedicata all’amore di Cristo e del prossimo: Erano di mano in mano per suo mezzo ritirate molte persone del viver mondano ad una vita spirituale, e specialmente molte donne e matrone e vergini, de quali alla fine fece la congregazione di Sant’Orsola. Il numero di 150 membri della Compagnia, soltanto cinque anni dopo la fondazione, rivela la forza attraente della Madre. Infine, quando Angela va ad abitare a Sant’Afra, è accompagnata da Barbara Fontana, decisa di vivere come lei, nella preghiera, nella penitenza e nell’apertura agli altri.
Tutte queste qualità umane, spirituali e pedagogiche furono di grande aiuto nella fondazione della Compagnia. Angela ha saputo scegliere con saggezza i membri, ma anche le responsabili e le persone laiche, donne e uomini, coinvolti nel governo.
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