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San Barnaba Apostolo – 11 Giugno

San Barnaba Apostolo – 11 Giugno


Martirologio Romano

NATO: I secolo d. C., Cipro

MORTO: 11 giugno 61, Salamina, Cipro

A Salamina, in Cipro, San Barnaba Apostolo, il quale, di nazione Cipriota, ordinato dai discepoli Apostolo delle genti insieme a Paolo, percorse con lui molte regioni, esercitando l'ufficio della predicazione evangelica a lui affidato; finalmente, andato a Cipro, vi onorò il suo Apostolato con un glorioso martirio. Il suo corpo, al tempo dell'Imperatore Zenone, fu ritrovato per rivelazione dello stesso Barnaba, insieme ad una copia del Vangelo di san Matteo, trascritta di sua mano dallo stesso Barnaba.

Il Ministero

A 12 anni fu mandato a Gerusalemme ove frequentò la scuola di Gamaliele e strinse cordiale amicizia con due condiscepoli: Stefano e Saulo. Erano tutti e tre della stessa età e dovevano un giorno tutti e tre versare il loro sangue per Gesù Cristo e per la sua Chiesa nascente. 

Barnaba è fra i più autorevoli della prima comunità cristiana che si forma tanto che, pur non essendo dei Dodici, viene chiamato apostolo. È il primo ad accogliere Paolo appena convertitosi sulla via di Damasco e giunto a Gerusalemme per conoscere gli apostoli. Mentre in tanti diffidano di quel Saulo che aveva perseguitato i cristiani, lui lo accoglie e lo introduce nella comunità. Ritenuto “uomo virtuoso … pieno di Spirito Santo e di fede”, viene mandato ad Antiochia di Siria. Dopo la predicazione ad Antiochia, Barnaba e Paolo partono per una nuova missione a Cipro. Con loro c’è anche Giovanni, detto Marco (l’evangelista), cugino di Barnaba. La tappa successiva è la Panfilia, ma qui Giovanni decide di fare ritorno a Gerusalemme. Barnaba e Paolo proseguono, invece, per Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe e tornano ancora ad Antiochia di Siria.  Documenti bizantini riferiscono di un viaggio insieme a Pietro che lo conduce a Roma. Da qui avrebbe proseguito per il nord Italia. A Milano, in particolare, la sua predicazione avrebbe originato diverse conversioni dando così vita alla prima comunità cristiana nella città, che per questo lo considera il suo primo vescovo. Gli Atti di Barnaba, opera del V secolo, raccontano della sua morte a Salamina, dove sarebbe stato lapidato da giudei siriani nell’anno 61. 

San Cirillo di Alessandra – 27 Giugno

San Cirillo di Alessandra – 27 Giugno


NATO: 370, Teodosia d'Egitto

MORTO: 27 giugno 444, Alessandria d'Egitto

San Cirillo, vescovo e dottore della Chiesa, eletto alla sede di Alessandria d’Egitto, mosso da singolare sollecitudine per l’integrità della fede cattolica, sostenne nel Concilio di Efeso i dogmi dell’unità e unicità della persona in Cristo e della divina maternità della Vergine Maria.

Il Ministero

Cirillo fu l'intrepido difensore della divina maternità di Maria, il trionfatore di quel concilio di Efeso che mise fine a un'insidiosa controversia teologica che aveva contrapposto per anni le due sedi più prestigiose dell'oriente: quella di Alessandria, in Egitto, della quale era vescovo Cirillo, e quella patriarcale di Costantinopoli, retta da Nestorio. Il patriarca Nestorio, intelligente e astuto la sua parte, si era fatto portavoce di un'idea che, di primo acchito, poteva apparire una sottigliezza bizantina, ma che in realtà smantellava uno dei dogmi chiave del cristianesimo: l'incarnazione. Nestorio si era messo a contestare il titolo di Theotokos, cioè «madre di Dio», con il quale veniva onorata la Vergine Maria. «Tutt'al più affermava Nestorio la potremmo chiamare madre di Cristo, cioè Christotókos». Gli pareva assurdo che una donna potesse essere madre di Dio.

La realtà era che quel Gesù che Maria aveva dato alla luce nella grotta di Betlemme, era lo stesso Verbo vivente, generato dalla stessa sostanza del Padre e che nel tempo si era fatto carne. Era insomma Figlio di Dio. L'incarnazione non era una pura unità di relazione di due persone in Cristo, quella divina e quella umana, ma un'unione sostanziale, ipostatica come dicono i teologi. Quindi Maria è madre di Dio: questo insegnava da sempre la chiesa universale. Cirillo, fu anche un valido pastore d'anime. Usò infatti gran parte della sua intelligenza nello sminuzzare a uso dei semplici fedeli i concetti, non sempre accessibili, della dottrina cristiana.

Sant’Antonio di Padova – 13 Giugno

Sant’Antonio di Padova – 13 Giugno


NATO:  15 agosto 1195, Lisbona, Portogallo

MORTO: 13 luglio 1231, Arcella, Padova

A Padova Sant'Antonio Portoghese, Sacerdote dell'Ordine dei Minori, Confessore e Dottore della Chiesa, illustre per la vita, per i miracoli e per la predicazione, il quale, non essendo ancora trascorso un anno dalla sua morte, dal Papa Gregorio nono fu ascritto nel numero dei Santi.

Il Ministero

Dopo la prima educazione ricevuta nella casa paterna da uno zio canonico, continuò la sua istruzione nella scuola vescovile annessa alla Curia. Con l'età cresceva pure nell'umiltà, unita al disprezzo per le glorie mondane; virtù che, unitamente alla fama di taumaturgo, lo distingueranno sempre. 

Sentendosi portato alla solitudine, il Santo pensò presto di ritirarsi in un convento e scelse i Canonici Regolari di S. Agostino. Quivi si diede con tale fervore alla mortificazione della carne, alla ritiratezza e ad un silenzio operoso, da divenire uno specchio per i suoi confratelli. 
Ma le sue brame non erano ancora pienamente appagate: il Santo desiderava di ricevere il martirio, se così fosse piaciuto al Signore; e a questo scopo, abbandonato il convento di S. Croce, si ritirò tra i Frati Minori ai quali erano permesse le Missioni. 

Antonio, appena giunto in terra di Missione, è assalito da una malattia tale che lo costringe alla più assoluta inazione, e lo inchioda inesorabilmente in un letto, tanto che è costretto al ritorno. Si imbarca allora per ritornare in Portogallo, ma la nave, sbattuta da violenta tempesta, dopo una fortunosa navigazione, viene a sfasciarsi contro il litorale della Sicilia.

Soccorso da alcuni pescatori, viene trasportato a braccia al più vicino convento. Antonio adora la volontà di Dio, ed appena è in grado di camminare si reca ad Assisi. Quivi ebbe la grazia di vedere il suo caro padre S. Francesco, e di assistere al capitolo delle stuoie.

Riconciliò nemici, ridusse i dissoluti a vita migliore, persuase gli usurai alla restituzione. La sua parola era come un dardo che trapassava i cuori e li infiammava d'amore alla virtù. 

Beato Piero Gambacorta – Religioso 18 Giugno

Beato Piero Gambacorta – Religioso 18 Giugno

  18 Giugno

Beato Piero Gambacorta – Religioso – Memoria facoltativa

Martirologio Romano

NATO: Pisa1355 

MORTO: Venezia1435

A Venezia, beato Pietro Gambacorta, fondatore dell’Ordine degli Eremiti di San Girolamo, i cui primi seguaci furono dei briganti da lui convertiti.

Il Ministero

Pietro Gambacorta da Pisa è il fondatore della Congregazione degli Eremiti, o Fratelli Poveri, di S. Girolamo (noti anche con il nome di "Girolamiti"). Al tempo della sua giovinezza Pisa era una repubblica e suo padre, che portava il suo stesso nome, ne era il podestà. All'età di venticinque anni Pietro, travestito da penitente, lasciò segretamente la casa paterna andando a vivere in solitudine sul monte Bello, sostenendosi con l'elemosina degli abitanti del villaggio vicino. Là trovò i mezzi per costruire un oratorio e celle per una dozzina di compagni (la tradizione popolare dice che fossero briganti da lui convertiti); scelse Girolamo (30 set.) come patrono della nuova congregazione e redasse una regola, che includeva alcune norme tratte dagli scritti di quel grande dottore. I suoi monaci osservavano quattro quaresime all'anno, digiunando tutti i lunedì, mercoledì, venerdì e ogni notte prolungavano la preghiera di due ore dopo l'Ufficio Mattutino. Nel 1393 suo padre e i suoi fratelli furono assassinati da nemici politici: l'istinto del legame famigliare lo spingeva a lasciare il suo eremo per compiere la vendetta ma, come la sorella, la B. Chiara Gambacorta (17 apr.), ritenne doveroso perdonare gli assassini. La congregazione approvata da papa Martino V nel 1421 si diffuse presto in varie parti d'Italia (contava a quel tempo quarantasei case nelle sole province di Ancona e Treviso). Piccoli gruppi di eremiti e terziari si affiliarono alla congregazione, che nel 1668 fu poi unita da papa Clemente IX a quella di S. Girolamo di Fiesole; questo nuovo ordine è sopravvissuto fino al 1933. 

Beato Giovanni Dominici Vescovo – 10 Giugno

Beato Giovanni Dominici Vescovo – 10 Giugno

     10 Giugno

Beato Giovanni Dominici Vescovo –Domenicano– Memoria -

Martirologio Romano

NATO: Firenze, 1356 

MORTO: Buda, 10 giugno 1419

A Budapest in Ungheria, transito del beato Giovanni Dominici, vescovo di Dubrovnik, che, al termine della Peste Nera, riportò nei conventi dei Predicatori in Italia l’osservanza della disciplina e, mandato in Boemia e in Ungheria per contrastare la predicazione di Giovanni Hus, morì in questa città.

Il Ministero

Giovanni non possedeva né l'una né l'altra: la sua famiglia a Firenze era di umili origini e il suo grado di istruzione al di sotto della media; in più era balbuziente. La sua serietà e la sua ostinazione furono però premiate e a diciotto anni vestì l'abito domenicano nel convento di S. Maria Novella. Nel frattempo, si sforzò di vincere la balbuzie, che gli creava stati di ansia; studiò all'università di Parigi, divenendo uno dei teologi più in vista del suo tempo e un predicatore eloquente. Scrisse diversi commenti della Sacra Scrittura e delle laudi (inni in lingua volgare).

Dopo aver completato gli studi insegnò e predicò per dodici anni a Venezia; divenne priore a S. Maria Novella; fondò nuove case dell'ordine a Fiesole e Venezia, dove trasformò il monastero benedettino del Corpus Christi in un convento di suore domenicane. Contribuì molto alla riforma dell'ordine nell'Italia settentrionale, introducendo o rimettendo in vigore in molti monasteri una stretta osservanza della Regola di S. Domenico, con l'approvazione del maestro generale Raimondo da Capua (5 ott.).

Godeva di un'alta reputazione di diplomatico e negoziatore accanto a quella di teologo.

Scrisse due importanti trattati educativi, “Lucula noctis” e “Regola del governo di cura familiare”, e un'opera ascetica, “Trattato d'amore”.

Al rientro di uno dei suoi tanti viaggi, morì il 10 Giugno 1419 a Budapest.

Beato Francesco Patrizi Sacerdote – 8 giugno

Beato Francesco Patrizi Sacerdote – 8 giugno

   8 Giugno

Beato Francesco Patrizi Sacerdote  

Martirologio Romano

NATO: Siena1266

MORTO: Siena26 maggio 1328

A Siena, beato Francesco Patrizi, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, si dedicò con mirabile zelo alla predicazione, alla direzione delle anime e al ministero della penitenza.

Il Ministero

Il giovane Francesco si era scelto come speciale madre e signora la Vergine gloriosa, e l’onorava con tanta riverenza di mente e di cuore, da non chiamarla se non col nome di Signora. Aveva la consuetudine di inginocchiarsi davanti alla sua immagine almeno cinquecento volte tra il giorno e la notte: recitava l’Ave Maria e altre lodi della Vergine e la supplicava perché il giglio della sua verginità non venisse mai reciso. Pregava intensamente per ottenere l’umiltà del cuore, pazienza nelle avversità e fortezza nel respingere le insidie del maligno. Costringeva la carne a servire docilmente lo spirito, e quando impetuose passioni scuotevano il suo animo, con la sua supplice preghiera le sfracellava sulla roccia, Cristo, e sulla Vergine gloriosa, sua Signora. Con lacrime e sospiri lavava le colpe veniali che talvolta, subdole, si infiltrano nella mente; portava il cilicio sulla carne e domava il corpo con flagelli e percosse.

Frequentemente meditava e ruminava in cuor suo queste parole: «Fuggi lontano dagli uomini», ma lo Spirito Santo gli fece intendere che la colpa sta nell’imitazione dei vizi e non nelle relazioni con gli uomini. Anzi, questo contatto gli avrebbe procurato una quantità maggiore di meriti se, con le sue esortazioni e con gli esempi della sua vita, fosse riuscito a strappare dalle fauci del maligno e indirizzare sulle vie della santità quanti camminavano come bestie selvatiche per le vie pericolose del mondo ed avevano deviato dietro i vizi per inganno del demonio.

Comprese allora il servo di Dio, Francesco, che nel suo intimo parlava il Signore. Mosso da questa ispirazione celeste, decise di entrare immediatamente in religione, e spogliato di ogni suo avere, senza niente di proprio, avrebbe potuto più liberamente imitare Cristo povero e la Vergine gloriosa; e nel fiore della sua verginità e purezza, lui vergine, avrebbe servito in modo più gradito alla Vergine Madre e al Figlio della Vergine.