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Beato Gherardo da Villamagna – 18 Maggio

Beato Gherardo da Villamagna – 18 Maggio

Beato Gherardo da Villamagna

18 Maggio

Beato Gherardo da Villamagna

Martirologio Romano

NATO: Villamagna1174 circa

MORTO: 1245 circa.

A Villamagna vicino a Firenze, commemorazione del beato Gherardo che, seguendo con passione l’esempio di san Francesco, distribuì i propri beni ai poveri e, ritiratosi in un eremo, per amore di Cristo si adoperò nell’accoglienza dei pellegrini e nell’assistenza degli infermi.

Il Ministero

Nacque da una famiglia di contadini; presto orfano, venne affidato ai Foschi, Signori di Villamagna. Con loro si recò per due volte in Terrasanta in occasione di due diverse crociate.

Vari sono i miracoli attribuiti a questo frate francescano che la leggenda vuole aver preso i voti direttamente da San Francesco:

  • liberava i marinai dai demoni dell'inferno (.. durante il viaggio verso la Terra Santa);
  • guariva gli infermi (contadina a Pontassieve);
  • resuscitava i morti (giovane senza più intelletto);
  • salvava una persona che si era buttata dalla torre;
  • raccoglie le ciliegie in inverno;

Tra tutti i miracoli a Lui attribuiti, fu proprio quest’ultimo ad accendere la già ardente devozione verso questo Sant’ Uomo. La tradizione popolare ci dice che in ricordo di questo prodigio fino al Settecento, ogni tre anni, si teneva a Villamagna la processione con le reliquie del Beato Gherardo, durante la quale si distribuivano le ciliegie benedette

Santa Gemma Galgani – 16 Maggio

Santa Gemma Galgani – 16 Maggio

16 Maggio

Santa Gemma Galgani Vergine

Memoria del territorio di Lucca

Martirologio Romano

NATA: 12 marzo 1878 a Bogonuovo di Camigliano (Lucca)

MORTA: 11 aprile 1903

A Lucca, santa Gemma Galgani, vergine, si distinse nella contemplazione della Passione del Signore e nella paziente sopportazione dei dolori delle sue malattie; a venticinque anni, nel Sabato Santo, concluse la sua angelica esistenza. 

Il Ministero

Gemma fu colpita dalla sofferenza fin dalla più tenera età: aveva solo 7 anni quando morì sua madre. La famiglia fu colpita da altri lutti: la morte del fratello Gino, seminarista, poi quella del padre. Gemma venne accolta da una zia ma anche la sua stessa esistenza fu segnata dalla malattia. Rimase a letto semiparalizzata per diversi mesi. In quel periodo invocò Santa Maria Margherita Alacoque e, dopo una novena, guarì. Era il 1899.

L’amore per Gesù: il dono delle stimmate

Alla giovane Gemma, non venne data la possibilità di farsi religiosa claustrale. Questo, però, non le impedì di immergersi nella contemplazione di Gesù Crocifisso, dal quale ricevette le stimmate che si ripeteranno periodicamente dalla sera del giovedì, alle ore 15 del venerdì. Per un certo periodo, si manifesteranno quasi tutti i giorni. E’ considerata una mistica per i colloqui avuti con Gesù, Maria, l’Angelo custode e San Gabriele dell’Addolorata. Questi colloqui vengono riportati nell’epistolario, nel Diario e nell’Autobiografia.

Ospite della famiglia Giannini, morì di tisi l'11 aprile 1903.

S. Maria Maddalena dei Pazzi – 25 maggio

S. Maria Maddalena dei Pazzi – 25 maggio

25 Maggio

S. Maria Maddalena de’ Pazzi 

Martirologio Romano

NATA: Firenze2 aprile 1566 

MORTA:  Firenze25 maggio1607

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, vergine dell’Ordine delle Carmelitane, a Firenze in Cristo, condusse una vita nascosta di preghiera e di abnegazione, pregò ardentemente per la riforma della Chiesa e, arricchita da Dio di doni straordinari, fu per le consorelle insigne guida verso la perfezione. 

Il Ministero

Appartiene alla casata de’ Pazzi, potenti (e violenti) per generazioni in Firenze, e ancora autorevoli alla sua epoca. Battezzata con il nome di Caterina, a 16 anni entra nel monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli in Firenze e come novizia prende il nome di Maria Maddalena. 

Parte della sua vita si svolge come fuori dal mondo, in lunghe e ripetute estasi, con momenti e atti quasi “intraducibili” oggi: come lo scambio del suo cuore con quello di Gesù, le stigmate invisibili, i colloqui con la Santissima Trinità... Scene vertiginose di familiarità divino-umana; dopo le quali, però, lei ritorna tranquilla e laboriosa monaca, riassorbita nella quotidianità delle incombenze.

Visse spesso una profonda meditazione della Sacra scrittura; le sue consorelle annotarono le sue parole, i suoi gesti e molte lettere finalizzate alla riforma della Chiesa in relazione con l'opera di rinnovamento promossa dal Savonarola. La sua spiritualità influenzò profondamente la società fiorentina del Seicento ed il suo magistero spirituale, segnò l'arte e la storia della mistica.

Commento al Vangelo di Luca 9, 62

Commento al Vangelo di Luca 9, 62

"NESSUNO CHE METTE LA MANO ALL'ARATRO E POI SI VOLTA INDIETRO, E' ADATTO PER IL REGNO DI DIO" (Luca 9,62)


Il lavoro è un dovere e una necessità per il sostentamento della nostra vita umana. Poter lavorare è anche motivo di dignità personale in quanto possiamo collaborare all'opera di Dio Creatore. Il nostro compito è cercare di agire  con onestà e competenza, ma questo non è facile a causa di tanti ostacoli,  forme di egoismo che incontriamo proprio nel mondo del lavoro. Con l'aiuto del Signore e con la buona volontà, è possibile ugualmente compiere bene il nostro dovere.

  • La perseveranza

La vita sulla terra non è facile per nessuno. San Paolo nella sua missione ha incontrato persone che per vari motivi, non accettavano la fatica del lavoro quotidiano; verso queste persone, Paolo fu molto severo, e apertamente dichiarò: "Chi non lavora, neppure mangi"(v. II Tess. 3,10). Soltanto per motivi molto seri, possiamo essere esonerati dal lavoro. E' importante nel compimento del nostro dovere fare tutto il possibile anche per essere perseveranti. Gesù ci dice: "Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il Regno di Dio". Quando si è accetto di compiere un certo lavoro, dobbiamo portarlo a termine anche se comporta dei sacrifici. Questa esigenza della perseveranza, è richiesta in particolare quando si tratta di scelte vocazionali. Iniziare un cammino e poi lasciarlo per alcune difficoltà incontrate, non è da cristiani. La croce non è solo un simbolo, ma una condizione per coloro che seriamente intendono seguire Gesù. Gesù ha detto:  "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua." (Mc. 8,34), Quando una persona ha fatto una scelta vocazionale nei termini che Gesù ha detto, non deve rinunciare all'impegno che effettivamente comporta. Questa persona "non è adatto per il Regno di Dio". Gesù, mette in guardia tutti coloro che decidono di  "mettere mano all'aratro".

  • L'aiuto da chiedere

- Il dono che dobbiamo chiedere allo Spirito Santo, quando siamo chiamati a delle scelte e decisioni importanti, è che ci illumini nel comprendere bene quello che  il Signore effettivamente vuole da noi. In seguito, chiedere la forza per compiere ciò che comporta tale decisione. Un duplice dono, ma determinante per tutti.

Assicurati dalla luce e dalla forza che viene dallo Spirito Santo, è cosa buona anche un sereno e trasparente colloquio con un buon padre spirituale.

Non si facciano mai le cose in fretta, o spinte da un entusiasmo che non abbia fondamenti solidi. Purtroppo, il demonio fa la sua parte, spingendo la persona a fare delle scelte, senza che prima abbia fatto un serio discernimento.

Una buon verifica la possiamo avere se ci confrontiamo con i primi tre frutti dello Spirito Santo, che S. Paolo elenca nella sua lettera ai Galati: "Amore, gioia e pace" (Gal. 5,22). Quando la scelta è fatta bene, la persona avverte nel cuore: serenità, Amore e tanta pace. Se questi doni vengono meno, tutto è da verificare.

- Non manchi mai la virtù dell’umiltà, come condizione indispensabile per vivere bene le scelte vocazionali.  Chiediamo a Maria un prezioso consiglio per riuscire a fare scelte vocazionali, in obbedienza alla volontà di Dio.

Santa Umiltà Badessa Vallombrosana – 22 maggio

Santa Umiltà Badessa Vallombrosana – 22 maggio

22 Maggio

Santa Umiltà Badessa Vallombrosana

Martirologio Romano

NATA: Faenza nel 1226

MORTA: Firenze, 1310

A Firenze, Santa Umiltà (Rosanna) che, con il consenso del marito, visse dodici anni come reclusa; su richiesta del vescovo, poi, costruì un monastero di cui divenne badessa e che associò all’Ordine di Vallombrosa. 

Il Ministero

E’ stata una religiosa italiana, fondatrice di uno dei rami femminili della Congregazione vallombrosana dell'Ordine di San Benedetto.

Di nobili natali, sposò a quindici anni Ugolotto de' Caccianemici, al quale diede due figli morti entrambi infanti: nel 1250 i coniugi decisero di abbracciare la vita religiosa. Adottò il nome di Umiltà e fu monaca nel cenobio di Santa Perpetua di Faenza.

Nel 1254, alla ricerca di una unione più radicale con Dio, lasciò il chiostro e dopo alcune sistemazioni provvisorie si ritirò a vita eremitica in una celletta eretta da lei stessa presso l'abbazia vallombrosana di Sant'Apollinare. Attratte dal suo esempio, numerose donne si unirono a lei ponendosi sotto la sua direzione spirituale.

Fondò a Firenze il monastero di San Giovanni Evangelista, distrutto per far spazio alla Fortezza da Basso,  dove si spense nel 1310.

Scrisse i Sermones, un insegnamento ispirato, preceduto da tutta una serie di visioni, che fanno di lei, almeno in Italia, la prima dottoressa cristiana, precorritrice di Caterina da Siena.