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Beato Andrea Gallerani Laico – 20 giugno

Beato Andrea Gallerani Laico – 20 giugno

  20 Giugno

Beato Andrea Gallerani Laico

Martirologio Romano

NATO: Siena

MORTO: 19 marzo 1251, Siena

A Siena, beato Andrea Gallerani, visitò e consolò con premura gli infermi e gli afflitti e radunò i Fratelli della Misericordia, perché, come laici senza voti, servissero i poveri e i malati.

Il Ministero

Nacque a Siena nella famiglia dei Gallerani, fu un coraggioso soldato che condusse i senesi alla vittoria contro gli orvietani. Uccidendo un uomo che bestemmiava apertamente Dio, fu costretto a fuggire dalla giustizia o dalla vendetta degli amici della sua vittima e si ritirò nella proprietà della sua famiglia sulla costa. Quando tornò nella sua città natale, non trovò pace se non facendo penitenza, dedicandosi alla carità, dove fondò un ospedale per i poveri, che servì con grande dedizione. 

Fondò i Fratelli della Misericordia, che si dedicavano alla cura dei malati e dei poveri, e si dedicavano alla cura dei malati e al conforto dei tristi, e non fu mai un'istituzione religiosa, ma una carità formata da laici. Il resto della sua vita fu diviso tra attività caritative e preghiera. La sua società, i cui membri indossavano una specie di mantello con una croce e la lettera M, continuò fino al 1308, quando si unì all'Ordine Domenicano.

Molti miracoli furono attribuiti ad Andrea. In un'occasione guarì un piede che stava già iniziando a cancrena, ancora una volta camminava magro a piedi e senza bagnarsi per la pioggia per le strade di Siena, mentre cadeva un violento acquazzone. In un'altra occasione, tornando a tarda notte da una missione di beneficenza in un luogo lontano, la porta d'ingresso e le porte di casa sua si aprirono di propria iniziativa. Morì a Siena pieno di meriti per la sua grande carità. Il suo culto fu confermato il 13 maggio 1798 da Papa Pio VI. La sua festa si celebra a Siena il 20 giugno.

Commento al Vangelo di Luca 10,39

Commento al Vangelo di Luca 10,39

"MARIA, SEDUTA AI PIEDI DEL SIGNORE, ASCOLTAVA LA SUA PAROLA" (Luca 10,39)


In questa vita, abbiamo la grazia di avere Gesù come maestro e persona di riferimento per le tante necessità del nostro cammino. Coscienti dei nostri tanti limiti, è importante per il nostro cammino spirituale, leggere e meditare la Parola di Dio. Questo è quello che Maria ha fatto quando sua sorella Marta ebbe la felice idea di invitare Gesù in casa. Era certamente una grande grazia poter parlare con un Maestro così importante. Maria, non ha perso tempo e subito "si è seduta ai suoi piedi per ascoltarlo". Marta, invece, desiderosa di preparare un buon pranzo, si è messa al lavoro. Rimase male quando vide Maria che aveva fatto una scelta diversa, allora disse a Gesù: "Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti?" (v.40). Gesù risposecon una osservazione molto importante: "Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta" (vv. 41-42).  Marta non si aspettava una risposta così ferma e decisiva.

  • E' una questione di fede

Molti ragionamenti si possono fare sulla opportunità o meno delle scelte che facciamo, ma quando si tratta della persona di Gesù, se abbiamo fede, ogni dubbio cade per la preziosità di quello che Lui E'. Gesù è Dio! Se veramente credo nel suo essere "Verbo Incarnato"; seconda persona della Santissima Trinità; se credo che Lui è il Salvatore, lungamente annunciato dai Profeti; la Persona, che con la sua Passione, morte e Risurrezione, ha redento l'umanità; il prezioso dono che oggi si offre a noi come cibo nella Santa Eucaristia; il Buon Pastore che cammina davanti al suo gregge; Colui che ci vuole uniti a sé, come il tralcio alla vite. Se abbiamo coscienza che per noi ha un Amore pari a quello che il Padre ha per Lui, allora tutto cambia; quindi, non si tratta di fare scelte su quello che si deve fare, ma una sola è la risposta: mettersi ai suoi piedi in ascolto della sua Parola.

  • E' la difficoltà di sempre

È facile pensare alla virtù dell'umiltà, desiderare di averla, ma ciò che conta è essere veramente umili. La persona umile è cosciente dei propri limiti e delle sue fragilità, e proprio per questo, non esita nell'accettare tutto ciò che comporta la Parola di Dio. La persona umile non si ferma a quello che può capire o meno della Parola.  La persona umile, si immerge nella Parola, ciecamente crede alla Parola e lascia ogni disquisizione a coloro che sono convinti di essere più intelligenti di Gesù. Marta, oggi è una Santa; questo vuol dire che un giorno ha compreso quanto fosse importante ascoltare Gesù. Anche lei è riuscita a mettere in pratica quello che esige l'umiltà, e cioè accogliere con piena fiducia, senza ritardi e senza alcuna esitazione, quello che la Parola di Dio ci fa conoscere. Questa deve essere anche la nostra risposta, ogni volta che Gesù vuole parlarci e aiutarci a vivere, a mettere in pratica il nuovo comandamento, che Lui ci ha raccomandato. Un grande esempio noi l'abbiamo in Maria, quando davanti al grande mistero della Incarnazione del Verbo nel suo grembo disse: "Ecco l'ancella del Signore: avvenga di me, secondo la tua Parola" (Lc.1,38).

Beato Paolo Burali Vescovo – 17 giugno

Beato Paolo Burali Vescovo – 17 giugno

Beato Paolo Burali Vescovo 17 giugno

  17 Giugno

Beato Paolo Burali d’ Arezzo - Vescovo -

Martirologio Romano

NATO: 1511, Itri, Gaeta

MORTO: 17 giugno 1578, Torre del Greco, Napoli

A Napoli, beato Paolo Burali, dell’Ordine dei Chierici regolari Teatini, vescovo prima di Piacenza e poi di Napoli, che si adoperò nel rinnovamento della disciplina della Chiesa e a fortificare nella fede il gregge a lui affidato.

Il Ministero

Per dedicarsi totalmente alla vita spirituale, abbandonò prima la carriera forense condotta con integrità e rettitudine e poi le mansioni di magistrato reale.

Sotto la direzione spirituale del beato Giovanni Marinonio, il 25 gennaio 1557 entrò fra i Chierici regolari (detti Teatini), assumendo il nome di Paolo; fu compagno di noviziato di sant’Andrea Avellino; nel 1558 divenne sacerdote e in seguito fu superiore a Napoli e a Roma.

Per incarico della Città di Napoli e della Santa Sede, assolse una delicata missione diplomatica presso Filippo II di Spagna. Il 23 luglio 1568 san Pio V lo costrinse ad accettare l’episcopato di Piacenza, ove in ogni aspetto della vita religiosa e sociale promosse indefessamente le riforme del Concilio di Trento e favorì la vita religiosa; san Pio V lo creò cardinale il 1° maggio 1570.

Godette della stima e amicizia di san Carlo Borromeo e nel conclave del 1572 fu uno dei papabili, ma non risultò eletto a causa della sua condotta estremamente austera.
Gregorio XIII nel 1576 lo promosse arcivescovo di Napoli.

Come era sempre vissuto, poveramente morì presso Torre del Greco il 17 giugno 1578, consumato dalle fatiche apostoliche.

Fu beatificato da Clemente XIV nel 1772; il suo corpo è venerato nella chiesa di san Paolo Maggiore a Napoli.

Commento al Vangelo di Luca 10,36

Commento al Vangelo di Luca 10,36

CHI DI QUESTI TRE TI SEMBRA SIA STATO PROSSIMO DI COLUI CHE E'CADUTO NELLE MANI DEI BRIGANTI ?" (Luca 10,36)


Gesù, il nostro vero maestro, ci fa crescere nella conoscenza della verità con immagini e con esempi sempre molto efficaci. Così è stato quando ha risposto a un dottore della Legge che gli aveva chiesto:"Chi è il mio prossimo?" Gesù ha risposto con un esempio molto concreto e cioè ha messo in evidenza l'indifferenza dimostrata prima, da parte di un Sacerdote, poi da un Levita, verso un ferito e abbandonato sulla strada. Certamente queste persone avevano fretta e avevano tante cose da fare, per cui non potevano fermarsi per dare aiuto a quell'uomo che era caduto nelle mani dei briganti. Molto diverso, invece, fu il comportamento di un Samaritano (considerati a quei tempi dei peccatori). "Lui ebbe compassione, gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versando olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui...tirò fuori due denari e li diede all'albergatore dicendo: abbi cura di lui, ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno" (vv.33-35). Detto questo venne spontanea la domanda: "Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo  di colui che è caduto nelle mani dei briganti? (v.36). La risposta era ormai scontata. Gesù ha concluso in termini moto concreti: "Va, e anche tu fa così" (v.37). I discorsi servono a poco.

  • Vita come servizio

Come Cristiani dobbiamo avere il coraggio di contestare, non con le parole, ma con fatti concreti, la mentalità di questo mondo, che mette al primo posto i propri  interessi e tutto ciò che gli fa comodo. La storia si ripete, ma l'insegnamento di Gesù non cambia. Ogni persona ha dei doveri da compiere, ma non tutti i compiti hanno la stessa importanza. Quello che dovremmo fare è privilegiare ciò che è di aiuto al prossimo; questa è la carità. Non a tutti il Signore chiede comportamenti e scelte di vita che raggiungono l'eroismo, ma a tutti raccomanda di mettere in pratica il comandamento nuovo: "Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi" (Gv.13,34). L'esempio di Gesù è per tutti evidente; la sua vita è sempre stata un dono concreto e un servizio umile fino ad arrivare a lavare i piedi ai suoi Apostoli, concludendo con le parole: "Vi ho dato un esempio, infatti, perchè anche voi facciate come io ho fatto a voi" (Gv.13,14). Gesù ci esorta a vivere la nostra vita come un servizio al prossimo, anche quando questo comporta sacrifici e umiliazioni.

  • E' più gioia nel donare che nel ricevere

Quando si fa il possibile per essere di aiuto a persone che sono in difficoltà, il sacrificio che a volte può comportare questo aiuto, si trasforma in un gioia. Questa non è una teoria, ma una constatazione di fatto, che penso un pò tutti, qualche volta, abbiamo sperimentato. Non così è per coloro che egoisticamente si chiudono nei loro beni. Il Ripiegamento sui propri interessi, aumenta la loro ricchezza, ma riduce sempre di più la loro serenità. La persona ricca, non è mai contenta di quello che ha e vive sempre nel timore di essere derubato, L'egoismo porta il ricco non solo a negare l'aiuto al prossimo, ma lo rende sempre insensibile alle bellezze del creato e alla gioia che si sperimenta quando si vive la vita come dono.

Maria ci aiuti a mettere in pratica un principio cristiano: "vivere lasciando".