La Visitazione della Beata Vergine Maria è una festa liturgica della Chiesa cattolica che si celebra il 31 maggio nel calendario liturgico del rito romano. La festa ricorda la visita che Maria Vergine fece alla sua parente Elisabetta dopo avere ricevuto l'annuncio (Annunciazione) che sarebbe diventata madre di Gesù per opera dello Spirito Santo. In questa veste, Maria è chiamata Madonna della Visitazione ovvero Maria Santissima della Visitazione.
Giunta alla casa di Elisabetta, Maria fu la prima a porgere il saluto alla cugina, ed apportò in quella casa grazie straordinarie: S. Giovanni Battista fu liberato dal peccato originale, Zaccaria riebbe la parola, S. Elisabetta ricevette l'abbondanza dei doni dello Spirito Santo ed alla vista della Vergine esclamò: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Maria, in risposta, pronunciò lo stupendo cantico del Magnificat, la più degna lode che Dio ricevesse dalla bocca della sua santa Madre, e che la Chiesa fa recitare ogni giorno ai sacerdoti nell'Ufficio divino.
Con questo cantico Maria loda Iddio di averla arricchita di tali privilegi; predice la sua gloria nell'avvenire: profetizza che il Salvatore del mondo umilierà i superbi ed esalterà gli umili e spanderà la sua misericordia in tutti i secoli fino alla fine del mondo.
Secondo il S. Vangelo, Maria si trattenne per tre mesi nella casa di S. Elisabetta. In questo tempo Ella prestò alla cugina tutti i più umili servizi, con una bontà che solo la madre di Dio poteva avere.
Come fu ripiena di grazia la famiglia di Elisabetta alla visita di Maria, così può chiamarsi beata l'anima devota di Maria. Maria non solo protegge i suoi devoti, ma, come dice un santo, li serve. Dove vi è l'amore a Maria vi è ogni bene, perchè Ella porta con sé Gesù, vera pace dell'anima.
Nato da famiglia nobile e ricca, fin da giovane seguì la vocazione e si trasferì a Firenze, dove, insieme all’amico Barduccio Barducci, si dedicò a opere di carità. Secondo la leggenda, si ritirava in preghiera presso una Cappellina in loc. Vespignano, mentre nei campi i buoi portavano a termine da soli l’opera interrotta.
Il ministero
Fin dai più teneri anni fu uomo pio, caritatevole e adorno di illibati e santi costumi. Dedicò quasi un secolo al servizio dei poveri, degli emarginati, carcerati, colerosi, appestati. Morì, infatti, alla veneranda età di 96 anni nel 1331 e fu sepolto nel Chiostro interiore del Monastero di San Pier Maggiore in Firenze dove il suo corpo si venera fin dal 1803.
La storia biografia del Beato Giovanni Bruni da Vespignano è minuziosa, meticolosa, ma la cosa davvero straordinaria è leggere la relazione delle feste, fatte in Mugello durante il trasporto della salma del Beato che venne ritrovata “miracolosamente ancora intatta”.
Vivaldo prese la decisione di condurre una vita eremitica: visse nella selva di Camporena, abitando in un tronco cavo di un grande castagno dove, al termine della sua vita, venne ritrovato morto.
Adolescente perse l’amata madre trovando però il conforto di Bartolo da San Gimignano, anch’egli Beato, che da quel momento divenne la sua guida spirituale. La storia ci rimanda ad un giorno di pioggia durante il quale, Bartolo e Vivaldo, videro venire loro incontro, nei pressi della Chiesa, un vecchio tutto bagnato. Bartolo, che ne era il Parroco, offrì ospitalità facendolo sedere vicino al fuoco il pover’uomo lavandogli i piedi con riverenza, suscitando l'ammirazione di Vivaldo. Bartolo fece cenno a Vivaldo di preparare anche il letto e di prepararsi ad una notte di preghiera. Durante la notte una voce disse loro che avevano ospitato Cristo: andarono subito a guardare nel letto, trovandolo vuoto. Improvvisamente, una mattina, Bartolo si risvegliò ammalato di lebbra. Vivaldo si occupò di Bartolo e degli altri lebbrosi per un lungo periodo di tempo (circa un ventennio) fino alla morte di quest'ultimo avvenuta il 12 dicembre del 1300.
Festa di Sant’Andrea, Apostolo: nato a Betsaida, fratello di Simon Pietro e pescatore insieme a lui, fu il primo tra i discepoli di Giovanni Battista ad essere chiamato dal Signore Gesù presso il Giordano. Lo seguì e condusse da lui anche suo fratello.
Lasciò subito le reti e lo seguì
“Maestro, dove abiti?”. La risposta di Cristo alla domanda di Andrea non tarda ad arrivare: “Venite e vedrete”. Un invito a cui non è possibile tirarsi indietro e che prefigura la successiva chiamata, rivolta da Gesù sulle rive del mare di Galilea anche a Simone: “Seguitemi vi farò pescatori di uomini”.
I due restano scossi, ma non hanno esitazioni e, come racconta l’evangelista Matteo, “subito, lasciate le reti, lo seguirono”. Da quel primo incrocio di sguardi, scaturisce un cammino di fede, una sequela di Cristo nella quotidianità. Andrea è infatti uno dei dodici, che il Figlio di Dio sceglie come amici più intimi.
Gesù accresce ogni giorno di più la fede dell’apostolo quando, insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni, lo conduce in disparte sul Monte degli Ulivi rispondendo loro alle domande sui segni degli ultimi tempi. Gli Atti degli Apostoli riferiscono che insieme agli altri compagni si diresse verso Gerusalemme dopo l’Ascensione. Scrittori cristiani riferiscono che l’apostolo, avrebbe evangelizzato l’Asia Minore e le regioni lungo il Mar Nero giungendo fino al Volga; oggi è infatti onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia. La Chiesa di Costantinopoli lo venera come suo insigne patrono.
Martire sulla croce decussata
La sua predicazione prosegue in Acaia e, intorno all’anno 60 a Patrasso, Andrea va incontro al martirio: appeso ad una croce che egli volle ad X, come ad evocare l’iniziale greca del nome di Cristo.
San Bernardino da Siena, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che per i paesi e le città d’Italia evangelizzò le folle con la parola e con l’esempio; diffuse la devozione al Santissimo nome di Gesù, esercitando instancabilmente il ministero della predicazione con grande frutto per le anime fino alla morte avvenuta all’Aquila in Abruzzo.
Il Ministero
Questo illustre e degno discepolo di S. Francesco d'Assisi, nacque dalla nobile famiglia degli Albizzeschi nei pressi di Siena. Non aveva ancora tre anni quando rimase orfano di madre, e a sei, anche di padre. Bernardino, modesto e cortese con tutti, cresceva, sotto la tutela delle pie zie e venne allevato ed educato alla scuola di Maria SS.ma tanto che ogni giorno si recava a pregare e venerare un'immagine della Vergine.
Dopo gli studi in filosofia, si dedicò al diritto ecclesiastico e civile, ma più di tutto, della Sacra Scrittura. Ventenne, fu tra i generosi fedeli che si dedicarono con eroica carità a curare gli appestati rimanendo, per disposizione divina, illeso da tale morbo.
Nel 1402 si unì ai figli del Poverello d'Assisi, tra i quali un anno dopo emetteva la sua professione religiosa e nel 1404 celebrava la sua prima Messa. Fu predicatore insigne di Fiesole. Tre argomenti trattava con predilezione: la carità, la devozione alla SS. Vergine, ed il SS. Nome di Gesù, di cui fu uno dei primi strenui propagatori e di cui parlava sempre con trasporto. L'eloquenza sua piegava il popolo e lo trascinava ove voleva. D’altra parte, il Signore ne rafforzava la parola con miracoli.
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