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San Giustino Martire – 1 Giugno

San Giustino Martire – 1 Giugno


Martirologio Romano

NATO: II secolo, Sichem

MORTO: II secolo, Roma

San Giustino martire, filosofo, seguì rettamente la vera Sapienza conosciuta nella verità di Cristo: la professò con la sua condotta di vita e quanto professato fece oggetto di insegnamento; lo difese nei suoi scritti e testimoniò con la morte avvenuta a Roma sotto l’imperatore Marco Aurelio Antonino. Infatti, dopo aver presentato all’imperatore la sua Apologia in difesa della religione cristiana, fu consegnato al prefetto Rustico e, dichiaratosi cristiano, fu condannato a morte.

Il Ministero

Giovane quieto, aveva cercato attraverso lo studio della filosofia la verità e con essa la felicità, senza peraltro raggiungerla. Si ritirò allora nel deserto, dove incontrò un vecchio saggio al quale confidò i suoi tormenti. "Leggi i profeti, leggi il Vangelo e troverai quello che cerchi".

Giustino li lesse e la grazia di Dio gli illuminò la mente e gli riscaldò il cuore. Non rinnegò per questo la filosofia, anzi trasse da essa motivi per dimostrare la ragionevolezza deL cristianesimo: lo fece scrivendo una celebre Apologia e sostenendo accesi dibattiti con i più famosi filosofi del tempo. L'eco della sua attività giunse all'orecchio del prefetto di Roma, impegnato in una dura persecuzione contro i cristiani così venne processato. "Ho studiato tutte le scienze, ma solo nella dottrina dei cristiani religiosamente seguiti ho trovato la verità" rispose al prefetto che lo interrogava. E poiché non si scostò di un passo dalla professione di fede pronunciata, venne condannato a morte. Fu decapitato, dopo aver subito il tormento e l'ingiuria della flagellazione.

San Paolino da Nola Vescovo – 22 Giugno

San Paolino da Nola Vescovo – 22 Giugno


Martirologio Romano

NATO: 353 d. C., Bordeaux, Francia

MORTO: 431 d. C., Nola, Campania

San Paolino, vescovo,  ricevuto il battesimo a Bordeaux e lasciato l’incarico di console, da nobilissimo e ricchissimo che era si fece povero e umile per Cristo e, trasferitosi a Nola in Campania presso il sepolcro di san Felice sacerdote per seguire da vicino il suo esempio di vita, condusse vita ascetica con la moglie e i compagni; divenuto vescovo, insigne per cultura e santità, aiutò i pellegrini e soccorse con amore i poveri.

Il Ministero

S. Paolino nacque da illustre famiglia senatoria. Ricchissimo e nobilissimo, entrato nella carriera politica, venne presto innalzato alla dignità di senatore e con questo onorifico titolo venne in Italia, fissando la sua sede a Nola. Qui, scosso dai fatti strepitosi che avvenivano alla tomba del martire S. Felice, cominciò ad avvicinarsi alla fede di Cristo. Durante una permanenza in Spagna conobbe un'avvenente e pia giovane, Therasia, che sposò. Ambedue però decisero poi di perseguire un ideale di perfezione evangelica fondato sulla povertà, l'ascetismo e la preghiera, spinti a quella decisione fu la morte prematura del figlioletto, Celso. Abbandonata ogni altra occupazione, approfondì lo studio delle Sacre Scritture, e, fedele interprete di quelle parole di vita, ne ricavò un grande disinteresse delle grandezze umane ed un ardente desiderio dei beni eterni. Distribuì le sue ingenti ricchezze ai poveri e, separatosi dalla sua fedele consorte, che rinunziando al matrimonio prendeva il velo, si recò a Barcellona. Divenuto troppo famoso, se ne tornò a Nola ove vestito di rozza tonaca passava i giorni e le notti nelle veglie e nei digiuni, continuamente assorto nella contemplazione delle cose celesti. Si stabilì insieme alla consorte in un ospizio per i poveri da lui edificato. Divenuto vacante il vescovado di Nola, Paolino venne unanimemente eletto vescovo. 

Si ammalò e s'addormentò nel Signore l'anno 431, lasciando numerosi scritti grandemente apprezzati per la loro sapienza. Ãˆ considerato dalla Chiesa il patrono dei campanari poiché a lui è attribuita l'invenzione delle campane come oggetto utilizzato in ambito ecclesiastico.

San Virgilio di Salisburgo Vescovo – 26 Giugno

San Virgilio di Salisburgo Vescovo – 26 Giugno


Martirologio Romano

NATO: Irlanda

MORTO: 27 novembre 784, Salisburgo

Irlandese d'origine, Virgilio svolse gran parte della sua attività in Carinzia, a Salisburgo, come vescovo, chiamatovi da Pipino il Breve con il compito di evangelizzare e pacificare il ducato di Baviera da poco conquistato. Nella terra natale Virgilio aveva fatto esperienza monacale fino a giungere alla carica di abate in un importante monastero. 

Il Ministero

Nonostante fosse uomo provvisto di grande cultura teologica e scientifica, la sua elezione a vescovo non trovò il consenso di san Bonifacio, legato papale in Germania, ma solo perché l'imperatore non aveva avuto l'accortezza di consultarlo. Comunque, non fu solo questo l'unico motivo di attrito tra Bonifacio e Virgilio: li dividevano anche diverse concezioni scientifiche in campo cosmologico, con implicazioni nel versante dottrinale. Redarguito da papa Zaccaria, Virgilio obbedì con umiltà, abbandonò le dispute teologiche dedicandosi con zelo all'organizzazione della sua diocesi. Fu instancabile nell'educazione religiosa del popolo e nell'assistenza ai poveri. Nel 774 inaugurò la prima cattedrale della città, nella quale trasferì le reliquie del primo vescovo, san Ruperto.

Oltre a ciò, curò la fondazione di numerose abbazie (quella di San Candido ad esempio) estendendo la sua attività missionaria anche alla Stiria e alla Pannonia. Morì nel 784, ma solo nel 1233 venne ufficialmente riconosciuta la sua santità.

San Davino Armeno – 3 Giugno

San Davino Armeno – 3 Giugno


Martirologio Romano

Nato in Armenia, avendo per tempo conosciuta la vanità delle cose terrene, distribuì i suoi beni ai poveri, poi abbandonò la terra natale per compiere il grande pellegrinaggio al sepolcro di Cristo a Gerusalemme, alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo a Roma e di San Giacomo in Compostela.

Di San Davino, sono attestati numerosi miracoli e guarigioni già quando era in vita. La fama di santità era diffusa non solo in Toscana, dove morì, ma in tutti i luoghi che attraversava. Perché la sua vita non fu altro che un pellegrinaggio senza soste.

Si racconta che Davino avesse messo in fuga il demonio dal corpo di una donna, restituita la vista a un cieco e l’udito e la parola a un sordo-muto, senza dimenticare la guarigione di un giovinetto ritenuto insanabile dai medici.

Nella città di Lucca, Davino mostrò una fede genuina e intensa; la perseveranza nella ricerca di Dio e nella speranza del Vangelo; la gioia paziente con cui visse malattia e sofferenze. Morì il 3 giugno 1050 e fu sepolto nel cimitero nei pressi di San Michele, un luogo che negli anni immediatamente successivi era destinato a diventare sede di non pochi segni miracolosi.

È nella Chiesa di San Michele in Foro a Lucca, che è custodito il suo corpo incorrotto.

I resti del santo hanno una particolarità: le braccia sono estremamente rigide e nella mano destra il dito medio ha una curvatura che sarebbe avvenuta dopo la morte di Davino, in seguito ad un presunto prodigio.

Commento al Vangelo di Luca 16,31

Commento al Vangelo di Luca 16,31

"ABRAMO RISPOSE, SE NON ASCOLTANO MOSE' E I PROFETI, NON SARANNO PERSUASI NEANCHE SE UNO RISORGESSE DAI MORTI" (Luca 16,31)


Gesù, parlò un giorno di un ricco che dopo una vita disordinata e piena di peccati, alla fine si è trovato nell'inferno. In seguito, parlò di un povero che dopo aver sofferto tanto, il giorno della morte venne premiato con il dono del Paradiso.

La gioia del povero

Anche ai nostri tempi ci sono persone che vivono in situazioni di grande povertà. Quello che veramente dispiace, è vedere i ricchi che non aiutano, pur avendo mille possibilità per sostenere persone e famiglie nel bisogno. Cosa ancora più grave è il fatto che questi ricchi arrivano anche a giudicare i poveri, come delle persone incapaci di vivere in questo mondo. Giudicare è sempre un peccato, perchè è difficile conoscere tutta la storia di una persona e le cause di certe povertà. Comunque, il povero (chiamato Lazzaro), dopo la sua morte fu portato dagli Angeli in Paradiso, accanto ad Abramo, mentre per il ricco si è aperto l'inferno.

Le grida fra i tormenti

La vita qui sulla terra finisce per tutti, senza distinzione fra ricchi e poveri, Santi o peccatori. Il ricco, che nei suoi anni sulla terra non ha aiutato persone in difficoltà, ma sempre e solo si è preoccupato delle sue ricchezze, ora è fra i tormenti dell'inferno. Il ricco, che in una visione vide Abramo e Lazzaro nella pace del cielo, "Gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perchè soffro terribilmente in questa fiamma" (v.24). Questo fa comprendere come l'inferno sia una condizione di vita fra tormenti di ogni genere. "Abramo rispose: figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto tutti i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali, ma ora in questo modo, lui è consolato e tu in mezzo ai tormenti" (v.25). La risposta di Abramo mette in chiaro che nella vita si raccoglie ciò che uno ha seminato. Abramo ha poi precisato che fra il Paradiso e l'inferno, esiste un abisso invalicabile. Allora il ricco supplicò Abramo di richiamare fortemente i suoi cinque fratelli "perchè non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro" (vv.28-30). Le disperate grida del ricco, ancora con insistenza chiesero ad Abramo, che venisse mandato dai fratelli qualche persona miracolosamente risorta dalla morte, così forse si sarebbero convertiti. "Abramo rispose: se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti" (v.31). Fino all'ultimo giorno in cui siamo sulla terra le cose possono cambiare; passati all'altra vita, quello che è fatto è fatto, ogni conversione, ogni cambiamento non è più possibile.

Chi ha tempo non aspetti tempo.

Nessuno di noi conosce il futuro, tutto può cambiare da un momento all'altro, non ci sono preavvisi sul giorno della morte pertanto, è importante essere pronti, vivere in grazia di Dio, evitare il male e fare del bene,sempre con generosità e perseveranza. E' una tentazione del demonio, non preoccuparci di ciò che ci attende. Non dobbiamo quindi rimandare a domani quello che oggi possiamo ancora fare.

Maria, ci aiuti a vivere il momento presente, in obbedienza alla parola di Dio.