«... in Volterra erano in quell'epoca due vergini, le quali servivano sempre Dio...dicevano con intrepidezza di essere cristiane...l'una aveva nome Attinia e l'altra Greciniana». Inizia così il racconto di Lodovico Falconcini, un illustre volterrano che narra di due donne che in uno dei momenti più funesti per la fede cristiana decisero di continuare a servire Dio, e rifiutando una vita dedita ai rituali pagani, affrontarono la morte.
Due splendide figure, donne e laiche, che trovarono la morte per la fede durante la persecuzione degli imperatori Diocleziano e Massimiano nel 303.
Originarie del territorio di Casole d'Elsa, in diocesi di Volterra, la tradizione religiosa le vuole sorelle coraggiose e fedeli nell'annuncio e nella testimonianza del Vangelo nella città etrusca, allora sottomessa al dominio romano.
Dopo il martirio subìto, secondo la tradizione, con lancia e spada, le loro spoglie furono sepolte sulle pendici del monte volterrano, nei pressi della voragine delle Balze. Dopo un oblio di diversi secoli, nel 1140 i loro corpi furono ritrovati, durante uno scavo, dai Monaci Camaldolesi della Badia di San Giusto che era sorta, appunto, in quei paraggi. Una memoria in marmo ed una lamina in piombo identificava i resti mortali delle due Sante che furono immediatamente traslati sotto l'Altare Maggiore della Badia.
Nel 1814 poi, quando i Monaci Camaldolesi stavano per abbandonare la Badia, le reliquie delle Sante furono solennemente traslate in Cattedrale, dove ancor oggi riposano.
Dal ritrovamento dei corpi fino ai nostri giorni, il culto di Attinia e Greciniana è andato rafforzandosi ed identificandosi attraverso i secoli, grazie anche all'esecuzione di pregevoli opere d'arte, pitture e sculture, che le raffigurano e che si devono sia a celebri maestri di fama come il Ghirlandaio e Cosimo Daddi, sia ad artisti locali.
San Marcellino sacerdote e San Pietro esorcista furono due martiri cristiani chiamati a testimoniare la fede in Gesù Cristo durante la persecuzione di Diocleziano del 304.
Convinto che il cristianesimo fosse di ostacolo allo sviluppo politico ed economico dell’Impero Romano, Diocleziano, adottò una serie di misure repressive che colpirono con violenza le comunità cristiane. Nel 303 l’Imperatore, difatti, promulgò ben tre editti repressivi contro i cristiani.
Le carceri si riempirono di uomini di fede e lo spazio nelle prigioni per contenere i condannati per i vari reati civili quasi finì!
I fatti raccontano che tra i tanti prigionieri di Roma, Serono, Prefetto di Roma, denunciò il giovane esorcista Pietro, noto per la sua fede cristiana dichiarata pubblicamente. Pietro, confessando la sua fede, si oppose ad adorare gli dèi. Per il suo atto di fede, “fuori” legge date le regole vigenti, fu torturato, percosso con verghe e rinchiuso quasi morente nel carcere.
Marcellino, sfidando la morte sicura, si recò in carcere e impartì il battesimo a tante persone. Entrambi, Pietro e Marcellino, nuovamente accusati e costretti ad abiurare la fede in Cristo, vennero imprigionati, percossi, torturati e condannati a morte.
Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro.
L’inizio dello scavo delle Catacombe risale alla seconda metà del III secolo. Innumerevoli sono gli ambienti ivi affrescati. Il luogo fu meta di pellegrinaggi e molte furono anche le modifiche che vennero apportate nell’ambiente catacombale da diversi papi nei secoli.
Nel periodo carolingio, infine, le reliquie dei due santi furono trasportate in Germania nella città di Seligenstadt, dove tuttora sono custodite.
San Giusto nacque nella seconda metà del '500 sulla Costa d'Africa che guarda il Mediterraneo, da una famiglia cristiana e, come narrano alcune fonti medievali, intorno al ‘537 fu costretto a rifugiarsi in Italia, causa le terribili persecuzioni bizantine.
Salpò dal porto africano di Ippona con un gruppo di religiosi guidati da San Regolo, insieme al fratello Clemente e all’amico Ottaviano. Seguendo le sibilline indicazioni della “Tavola Peutingeriana” cercarono di raggiungere Volterra.
Sull’attuale Via Vecchia Volterrana i tre religiosi, dopo giorni di stressante viaggio, si fermarono per rifocillarsi e riposare. La leggenda racconta che Giusto assorto in preghiera, appoggiato ad un grosso masso al bordo della strada, abbia miracolosamente lasciato, come a testimoniare il suo passaggio, l’impronta dei suoi piedi su quella grossa pietra, che da allora fu venerata e denominata “Masso di San Giusto”.
I due fratelli con Ottaviano proseguirono il cammino; Ottaviano ben presto si ritirò in preghiera nella Valle dell’Era e Giusto, sebbene non fosse ancora ufficialmente incaricato dal Papa, vescovo di Volterra, si prodigò lo stesso col fratello Clemente per l’evangelizzazione delle popolazioni, nonché per la difesa stessa della città da tempo assediata dai Goti.
Una storia racconta infatti che mentre il re ostrogoto Totila, si accingeva ad occupare la città, San Giusto prodigiosamente consigliato dagli angeli, fece raccogliere tutto il pane all’interno della città stessa e lo fece calare giù dalle mura dentro grandi ceste per offrirlo ai nemici che, disorientati da quel gesto sorprendente e inaspettato, decisero di sospendere l’assedio e di fuggire.
La gente attribuì a Giusto il merito di aver salvato miracolosamente Volterra! Fu proclamato Vescovo e da allora ricordato per le sagge parole: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare”, famoso motto vincente e disarmante nella sua semplicità, tanto da mettere in fuga perfino i temibili vandali. Finché il giorno di Pentecoste del 5 giugno del 1556, il vescovo Giusto e suo fratello Clemente, sacerdote in Volterra, si spensero insieme.
Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo.
Il Ministero
Tutto il Popolo di Dio è debitore verso di loro per il dono della fede. Pietro è stato il primo a confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Paolo ha diffuso questo annuncio nel mondo greco-romano. E la Provvidenza ha voluto che tutti e due giungessero qui a Roma e qui versassero il sangue per la fede. Per questo la Chiesa di Roma è diventata, subito, spontaneamente, il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo. Non per il potere dell'Impero, ma per la forza del martirio, della testimonianza resa a Cristo! (Papa Francesco). S. PIETRO APOSTOLO
Pietro nacque a Betsaida in Galilea da poveri genitori. Quegli che doveva divenire il primo Papa, la prima colonna della Chiesa, era un semplice pescatore. Però era uno di quegli israeliti semplici e retti che aspettavano con cuore mondo il Redentore d'Israele.
S. PAOLO APOSTOLO
Saulo, in seguito Paolo, nacque a Tarso, capitale della Cilicia, nei primissimi anni dell'era volgare. Fu circonciso l'ottavo giorno, ricevendo il nome di Saulo a ricordo del primo re d'Israele, il più grande personaggio della tribù di Beniamino, cui la famiglia apparteneva.
S. Bonifacio nacque in Inghilterra verso l'anno 680. Educato nella religione cristiana, fin dalla più tenera età mostrò grande amore verso Dio e di Lui parlava con grande gusto. Alla santità della vita univa pure grande ingegno e amore allo studio, in particolare alla Sacra Scrittura, che fu sempre la fonte inesauribile della sua predicazione. Dopo il regolare corso di studi venne ordinato sacerdote l'anno 710.
Le sue rare doti di santità e di scienza si manifestarono meglio in lui, con ammirazione dei suoi superiori, quando fu mandato all'Arcivescovo di Canterbury per sistemare una delicata questione. Aborriva qualsiasi lode e approvazione; e temendo di poter essere in seguito elevato ad altre cariche, partì dall'Inghilterra e andò in Francia. Anni dopo, bramando essere semplice missionario, si recò in Asia.
Sotto la direzione di Bonifacio si tennero alcuni sinodi che emanarono salutari provvedimenti, promulgati poi come leggi della Chiesa e dello Stato.
In particolare esortò il clero a condurre una vita conforme ai canoni (proibizione di portare armi, della caccia, del vestito laicale e del concubinato), i membri del clero furono assoggettati alla vigilanza del vescovo, si prescrisse per i monaci la regola di San Benedetto, si proibirono usanze pagane e superstiziose e la diffusione di dottrine eretiche, si insisté per l'elezione canonica dei vescovi
Quando il suo pellegrinaggio terreno volgeva al termine, per meglio prepararsi al gran passo, rinunziò al vescovado lasciando posto solo alla predicazione.
Il 5 giugno del 755 sorpreso insieme a molti altri sacerdoti da una banda di furibondi idolatri, diede il suo sangue per il nome di Gesù Cristo, dopo aver esortati tutti gli altri sacerdoti a prepararsi coraggiosamente al martirio.
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