PRENDETE IL MIO GIOGO SU DI VOI E IMPARATE DA ME, CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE, E TROVERETE RISTORO PER LA VOSTRA VITA" (Mattei 11,29)
La vita nostra qui sulla terra più volte è talmente confusa e con tanti problemi da dover affrontare per cui si avverte ogni tanto il bisogno di avere un po’ di riposo. In merito proprio a questo, Gesù ha detto: "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, troverete ristoro per la vostra vita". Gesù ci fa capire che se con umiltà accettiamo di impostare la vita come Lui ci indica, cioè con un programma che Lui vede adatto per le nostre spalle, allora il cammino diventa meno faticoso e la stanchezza non sarà tale da dover interrompere il cammino. Ø "Mite e umile di cuore" Gesù comunque non si limita a suggerire a noi un programma di vita giusto ed equilibrato, ma ci esorta anche a mettere in atto due virtù che sono indispensabili per la nostra vita come cristiani: la mitezza e l'umiltà. Il fatto interessante, è che Gesù suggerisce a noi quello che Lui stesso ha vissuto. Quanto sarebbe importante per tutti, dare consigli alle persone, ma solo di ciò che noi per primi viviamo. Questo è ciò che Gesù ha fatto: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore". L'umiltà di Gesù è stata veramente grande, infatti: "Non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo" (Fil.2,7) e quasi non bastasse, scrive ancora San Paolo: "Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce" (Fil. 2,9). Anche durante la sua missione in Palestina, più volte fu umiliato e non creduto, nonostante i miracoli che compiva sotto gli occhi delle persone presenti. Grande Gesù è stato nel sopportare con pazienza certi suoi avversari, così cattivi nei suoi confronti. Davvero eroica è stata l'umiltà e la mitezza che Gesù ha saputo mantenere, pur avendo tutte le ragioni e la possibilità, di mettere in silenzio coloro che lo offendevano e che facevano di tutto per trarlo in inganno. Noi oggi siamo esortati a rinnovare la nostra fiducia in tutto quello che Gesù ha fatto e manifestare la nostra fede in ogni sua Parola. Se vogliamo oggi far contento Gesù, mettiamoci di buona volontà, senza paure e senza ritardi, nel riconoscere il valore, l'autorità e l'autorevolezza della sua Parola. Questo è l'atto di fede che dobbiamo fare. Ø "Troverete ristoro per la vostra vita" Tutti abbiamo veramente bisogno di trovare momenti di riposo, che non siano soltanto il dormire; è necessario raggiungere una certa distensione, unitamente al rilassamento della mente e dello spirito. Molte nostre sofferenze hanno quasi sempre alla base delle tensioni, delle paure, delle esagerate preoccupazioni per alcuni problemi che dovremmo invece affrontare con umiltà; eventi che, se fossero vissuti con umiltà e con una buona dose di bontà e mitezza, potrebbero essere risolti senza appesantire il cammino che stiamo facendo. Come in tutte le cose però, si ottiene un certo risultato, se e nella misura in cui si affrontano con coraggio e con una reale disposizione ad accettare il sacrificio che comportano. Non possiamo aspettare che arrivi la manna del cielo. Dobbiamo credere che quello che Gesù dice e che ci esorta a fare, è sempre possibile. Gesù, non esige da noi compiti superiori alle nostre capacità. E' il demonio che ingigantisce le cose e che ci fa perdere la fiducia in Gesù. Stiamo attenti a non nasconderci dietro forme di falsa umiltà. Qualche volta si evita un problema solo con la scusa di non saperlo affrontare. Ø L'esempio dei Santi Le strade che noi percorriamo, non sono sempre ben illuminate; ecco il contributo che i Santi cipossono dare con il loro esempio e la loro testimonianza, non fatta di parole, ma di vita vissuta. I Santi sono per noi come dei punti luce, collocati ai lati della strada che stiamo facendo. Essi con la loro vita, con i loro insegnamenti, ma soprattutto con la vera e profonda intimità vissuta con Gesù, hanno illuminato tante persone in difficoltà e sono anche per noi, preziose testimonianze. Nella storia dei Santi, tutti possiamo trovare esempi che facciano al caso nostro. Quello che conta, è non fermarsi soltanto a contemplare quello che hanno fatto e vissuto, ma fare tutto il nostro possibile, per imitarli nelle loro virtù. Maria, è il modello per eccellenza, per la sua fede, per la sua umiltà e per la sua mitezza, a Lei con fiducia chiediamo la Grazia di continuare il nostro cammino con umiltà e mitezza.
"GESU' DISSE LORO UN'ALTRA PARABOLA: IL REGNO DEI CIELI E' SIMILE AL LIEVITO CHE UNA DONNA PRESE E MESCOLO' IN TRE MISURE DI FARINA, FINCHE' NON FU TUTTA LIEVITATA" (Matteo 13,33)
La predicazione di Gesù era preziosa, ricca di contenuti e illuminante per tutti, anche se le parabole non erano sempre facilmente comprensibili e più volte gli Apostoli hanno chiesto a Gesù un aiuto per comprenderle bene. Con grande bontà e saggezza, in seguito, Gesù ha spiegato loro il messaggio di alcune parabole. Nel capitolo 13, l'evangelista Matteo, ha riunito insieme sette parabole: La parabola del seminatore; della zizzania; del granello di senape; del lievito; del tesoro nascosto nel campo; della perla preziosa e della rete gettata in mare. Ogni parabola, ha un suo riferimento particolare e la parabola del lievito così dice: "Il Regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché fu tutta lievitata" (Mt.13,33). Questa parabola è di un solo versetto e racchiude in sé un prezioso significato e cioè che il Regno di Dio e tutto ciò che comprende, ha inizi modesti, ma poi in seguito ha un grande e improvviso sviluppo. Noi creature umane, non siamo in grado di vedere questo grande sviluppo, perché ciò avviene nei modi e nei tempi che solo Dio conosce. Noi viviamo in questa piccola frazione della storia umana e ben poco riusciamo a conoscere di tutto ciò che succede attorno a noi.
FIDUCIA Coscienti dei nostri limiti, è saggezza umana non pretendere di riuscire a conoscere ciò che va al di là del tempo e ciò che avviene dentro le singole persone; pertanto, è vera umiltà, credere e avere piena fiducia in tutto quello che Gesù ha fatto e che sta facendo per la salvezza dell'umanità e per il bene delle singole persone. Quello che possiamo e dobbiamo fare, è rinnovare il nostro atto di fede in "Dio che è Amore" e quindi ciò che opera è solo e soltanto "Amore". Ecco perché siamo esortati ad avere piena fiducia in Dio, anche se il tempo che stiamo vivendo appare ai nostri occhi molto confuso e scosso da forti tempeste. Noi non siamo in grado di leggere tutto ciò che avviene nel mondo e, meno ancora, ciò che avviene di bene e di male nelle singole persone. Comunque, Gesù parla di un grande e improvviso sviluppo degli eventi. Certamente i tempi e i modi non sono di nostra competenza, ma Gesù è Dio, quindi è in Lui che dobbiamo riporre la nostra fiducia. I Santi sono di esempio per tutti, ed è significativa in merito, anche una espressione di S.Agostino che dice: "Mi sono reso conto che devo credere per capire". Se noi ci mettiamo con semplicità nelle mani di Dio, se veramente avremo fiducia nel suo operato, sperimenteremo di come anche in questi momenti così delicati e difficili, sia positivo il Suo intervento. Quel lievito Gesù parla a tutti e si rende ben conto che non tutti hanno avuto nella vita la possibilità di crescere e di migliorare la propria condizione umana; ecco allora, che si serve di parole e di esempi che sono alla portata di tutti. Il lievito è ben conosciuto dalle nostre mamme e loro stesse ci confermano come una piccola quantità di lievito messa in alcune misure di farina, sia in grado di far lievitare tutta la pasta. Ma che cosa è questo lievito di cui parla Gesù? E' una forza spirituale che scaturisce dalla persona stessa di Gesù e che attraverso eventi e persone, opera efficacemente in favore di tutta la grande famiglia di Dio. Le persone che ricevono questo lievito, sono i Santi. E' la vita di questi uomini e donne, espressa con un amore eroico; con sacrifici; con un'obbedienza esemplare; con una carità instancabile e soprattutto con una perseverante e profonda intimità con Gesù, che portano alla Chiesa questa misteriosa Grazia che fa lievitare tutta la comunità. E' cosa buona quindi invocare i Santi perché ci aiutino ad essere anche noi, nel nostro piccolo, dei portatori .di questo flusso speciale di Grazia. Non possiamo vivere di rendita Quando una famiglia va bene, quando non ci sono problemi, è facile adagiarsi e lasciare il carico sulle spalle dei genitori. Il cristiano, però, non può vivere di rendita. Ogni persona, deve assumere le sue responsabilità e dare alla comunità il proprio contributo di servizio, fatto con Amore e con competenza. Sarà di grande giovamento anche non agire da soli, ma soprattutto, in comunione con la Persona di Gesù che è la matrice di questo lievito. Tutto questo non è un compito facile, ma possibile se ci mettiamo di buona volontà. Si tratta comunque di coinvolgere Gesù in tutto quello che facciamo e che diciamo. Se camminiamo coscienti che Gesù cammina con noi e se facciamo il possibile per mantenere una vera "sintonia" con Lui, il cammino diventa allora una ricarica di quella misteriosa potenza che giova per far lievitare spiritualmente la comunità in cui viviamo, e le persone che incontriamo. Così si fa del bene! Maria è stata ed è tutt'ora un "lievito" molto efficace per tutta la comunità cristiana; chiediamo a Lei, un particolare sostegno per essere anche noi capaci di diventare "lievito" per i nostri fratelli.
Luigi Maria Epicoco (Mesagne, 21 ottobre 1980) è un presbitero, teologo e scrittore italiano filosofo e preside dell’Istituto Superiore Scienze Religiose Fides et Ratio ISSR dell'Aquila (fonte Wikipedia).
Carlo Acutis (maggio 1991– ottobre 2006) è stato uno studente italiano, proclamato venerabile da papa Francesco il 5 luglio 2018. Nella sua breve vita è stato un esempio di grande e sincera fede. La sua passione per l'informatica lo porta a creare sul web la prima raccolta dei Miracoli Eucaristici, provenienti da tutto il mondo. Da molti è considerato il patrono di Internet. La sua giovane vita viene improvvisamente interrotta da una grave malattia, ma la sua memoria perdura come modello per tantissimi giovani cristiani.
Il Portogallo fu la terra fortunata che diede i natali a San Giovanni di Dio, questo glorioso campione della carità cristiana.
Nato nel 1495 da poveri ma piissimi genitori, trascorse una giovinezza innocente, piena di semplicità. Aveva però grande smania di viaggiare; e a questo fine abbandonò casa e patria.
Caduto in estrema miseria, fu costretto a mettersi a servizio del conte d’Oropesa (Castiglia), dal quale fu arruolato nella fanteria.
Nella vita militare perdette l’innocenza e la semplicità della vita.
Nel 1536, mentre era in Ungheria a combattere contro í Turchi, la compagnia di Giovanni fu congedata ed egli, ritornato nell’Andalusia, si mise a servizio di una ricca signora in qualità di pastore.
Nella pace di questa nuova occupazione l’attendeva Iddio per farlo rientrare in se stesso. La sua mente, nella quiete della campagna, ritornò sulla vita trascorsa: pianse i suoi peccati e si diede ad una vita di austera penitenza.
Sentendo il bisogno di soddisfare la divina giustizia, propose in cuor suo di dedicarsi totalmente al servizio degli infelici.
Su questa strada, guidato e illuminato da Dio, giunse a un eroismo di carità e di abnegazione.
In Granata, dove aveva fondato il primo ospedale, trovò i primi benefattori, che largheggiando di mezzi materiali, gli dettero possibilità di svolgere la sua azione di bene.
Molti attirati dalla santità della sua vita, si proposero di seguirlo e di ubbidirlo. In questo modo egli si trovò padre d’una comunità, che dopo la sua morte si pose sotto una regola stabile e professò i voti religiosi. Sorsero così il « Fatebenefratelli ».
Le opere a cui pose mano il Santo sono innumerevoli. Ebbe vasto campo di apostolato. Operò moltissime conversioni, anche fra quelle giovani che per penuria di mezzi si erano date ad una vita peccaminosa. Soprattutto però incontrarono la generosità del suo cuore i poveri derelitti e gli ammalati.
Consunto dalle eroiche fatiche e colpito da grave malattia, fu soccorso da una ricca signora affinché potesse avere tutti i rimedi della scienza e della medicina, ma dopo inutili tentativi se ne volava pieno di meriti al cielo.
Favorito da Dio del dono dei miracoli, nell’incendio del suo ospedale potè salvare tutti i ricoverati, passando incolume attraverso le fiamme.
Morì 8 Marzo 1550 e fu canonizzato nel 1690 dal Papa Alessandro VIII.
Tra la fine del 1800 e inizi del 1900 venne proclamato patrono degli ammalati, degli infermieri, medici, ospedale e Patrono di Granada.
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