Una persona povera e ammalata di lebbra, con coraggio e grande fiducia, si è avvicinata a Gesù "e lo supplicava in ginocchio e gli diceva: se vuoi puoi purificarmi". Questo è stato un grande esempio di coraggio e di fiducia in Gesù, anche perché, i lebbrosi, non potevano avvicinarsi alle persone. Questo povero, non si è fermato a quello che dice la Legge, ma ha fatto quello che gli ha suggerito la sua fede. Lui ha dimostrato non con parole, ma con un gesto ben preciso, che Gesù non era solo una persona qualsiasi. Questo suo pensiero, lo ha confermato dicendo; "Se vuoi, puoi purificarmi" (v.10). Un vero atto di fede, che Gesù ha premiato con il miracolo della guarigione immediata: "Tese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio, sii purificato, e subito la lebbra scomparve da lui." (vv.41-42). Ancora una volta, la potenza Divina di Gesù, ha dimostrato di rendere possibile l'impossibile umano. Infatti, una guarigione così, non poteva avvenire in nessun modo sul momento.
La forza della vera fede
Gesù ha confermato più volte che se una persona dimostra di avere fede, sempre riceverà da Lui una risposta positiva, anche se nei modi e nei tempi che Lui solo conosce. Quindi, non è il miracolo che ottiene la fede, ma è la fede che ottiene il miracolo. Il punto da capre è allora quando si può dire di avere una vera fede, e cioè la condizione giusta per ottenere la Grazia invocata.
Una prima condizione per arrivare alla vera fede, è riuscire a prendere coscienza di quello
che Gesù è. Quel lebbroso, quando disse: "Se vuoi, puoi purificarmi", nel suo cuore e nella sua mente, aveva una visione tale di Gesù, per cui è stato spontanea la sua affermazione.
Non sappiamo se questa è stata una Grazia che ha ricevuto sul momento quel lebbroso, oppure se è stato il frutto di una sua vita spirituale molto alta. Quello che è successo, fa comprendere che solo nella misura in cui abbiamo di Gesù una conoscenza elevata, nasce spontaneo il nostro accorato appello e, allo stesso tempo, la certezza di poter essere esauditi. Diceva un Santo: "Sò a chi mi rivolgo!". Determinante quindi è non fermarsi a una conoscenza sommaria di Gesù, ma che sia frutto di una vera intimità con Lui, maturata nella preghiera e nell'obbedienza alla sua Parola.
Una seconda condizione per arrivare alla vera fede, è avere nel cuore la certezza che se non
veniamo esauditi, è solo perché Gesù vuole così. Noi non siamo in grado di conoscere tutto sulla necessità o meno della grazia che chiediamo, ma chi veramente crede in Gesù, non dubita minimamente in una sua risposta positiva. Se la grazia chiesta non arriva, il credente sa bene che è una grazia che in quel momento, o in quel modo non deve arrivare.
La forza dell'Amore
Noi abbiamo una intelligenza per capire certe realtà, ma abbiamo anche un "cuore" per entrare nel profondo di certe realtà. Una mamma comprende e relaziona con il suo bambino, più con la forza del suo amore che con le facoltà della sua mente. Quello che noi a volte chiamiamo Intuizione, è più frutto del "cuore" che della "intelligenza". Così avviene anche nella relazione che dovremmo avere con Dio. La nostra mente è quella che è, certamente non in grado di conoscere tutto quello che Gesù ha fatto e continua a fare per noi. Quando Gesù dice: "Come il Padre ha amato me, così io ho amato e amo voi" (Gv.15.9), nessuna mente umana è in grado di comprendere il valore, la forza e l'intensità dell'Amore che Gesù ci dona. Quando i Santi arrivavano a una certa coscienza di questo Amore, praticamente cadevano in estasi, proprio per la straordinaria forza che porta in sè l'Amore di Gesù.
Una fede semplice
Parlare di vera fede può sembrare un traguardo impossibile per noi povere creature, ma non è così, perché Gesù conosce bene i nostri limiti e le nostre fragilità, per cui non aspetta che siamo Santi per aiutarci. Quello che Gesù oggi chiede, è di non aver paura a compiere il cammino che ci viene richiesto per arrivare alla vera fede. Gesù guarda la buona volontà e la disponibilità al sacrificio che comporta la salita sulle alte vette. Chiediamo con fiducia un aiuto alla nostra cara mamma del cielo. Sarà proprio Lei a sostenerci nei momenti di difficoltà.
Dopo aver guarito ammalati e scacciato moti demoni, Gesù "si ritirò in un luogo deserto e là pregava" (v.35)
Nella vita terrena, Gesù ha sempre vissuto una continua intimità con il Padre e lo Spirito Santo. Nella sua realtà, anche come vero uomo, Egli con il suo esempio, ha fatto capire che è importante aiutare le persone che soffrono, non soltanto con parole o con atti di carità, ma con la preghiera e cioè con momenti particolari della giornata in cui si attinge, per se stessi e per le persone che incontriamo, quel flusso di Grazia che soltanto il Signore può concedere.
Ecco allora l'esempio di Gesù che, nonostante fosse assediato dalla folla che accorreva a Lui, trovava sempre il tempo e il luogo giusto per mettersi in preghiera.
"Si alzò quando era ancora buio"
Gesù, con la sua vita, ci fa capire che la primizia del mattino, va riservata a Dio. Il sonno è pur necessario, ma non deve occupare spazzi indebiti, quindi le ore più significative del mattino devono avere il sapore della preghiera. Sempre ci sono delle giustificazioni per certi ritardi che a volte si compiono, ma se la partenza della giornata non è fatta bene, se non è nutrita con quella carica, che soltanto viene da Dio, si rischia di fare tutto a "scoppio ritardato". La pigrizia è una brutta malattia, che va superata con ferma volontà e con una buona dose di sacrificio.
"Si ritirò in un luogo deserto"
Come creature umane, se veramente desideriamo arrivare a una certa intimità con Dio, abbiamo bisogno anche di trovare momenti e luoghi adatti per la preghiera. E' vero che tutta la giornata dovrebbe essere vissuta in un clima di preghiera, ma l'esempio di Gesù è significativo e quindi, è importante anche per noi cercare di avere momenti in cui si possa ascoltare nel silenzio la voce della natura, per poi arrivare all'ascolto della Parola di Dio. E' interessante in merito l'esempio di Santa Teresa di Calcutta, la quale quando vedeva qualche Suora un pò in difficoltà, le dava per obbedienza di lasciare il servizio che stava facendo, per riprendere le giuste energie davanti a Gesù, presente nella Santa Eucaristia. Tutti abbiamo dei limiti e pertanto, presumere di portare avanti le nostre attività, senza quella linfa che solo Gesù ci può dare, è un rischio pericoloso.
"E là pregava"
Sarebbe interessante comprendere bene come Gesù viveva, di sera al mattino presto o per tutta la notte quei momenti di preghiera. Un giorno gli Apostoli hanno chiesto a Gesù: "Insegnaci a pregare" (Lc.11,1). Gesù rispose: "Pregando non sprecate parole come i pagani, essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perchè il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così" e insegnò il "Padre nostro" (Mt.6,7ss.). Questo fa capire che la preghiera che viveva Gesù, era soprattutto una profonda e particolare intimità con il Padre e lo Spirito Santo. Tutto quello che Gesù stava vivendo nella missione che il Padre gli aveva affidato era ben noto e quindi non era necessario evidenziarlo di nuovo; delicata e misteriosa invece deve essere stata quella straordinaria unità con il Padre e lo Spirito Santo, al punto da essere fra di loro Una cosa sola.
Noi non siamo certo in grado di arrivare a questi livelli di intimità con Dio, ma quello che possiamo fare è di non esaurire il tempo che dedichiamo alla preghiera, nel voler informare, tutto e per bene Gesù di quello che stiamo facendo e di quello che succede attorno a noi. Lui conosce tutto!
L'esempio di Maria
La vita di Maria, è sempre stata per Grazia e per volontà, molto attenta e rivolta alle cose del cielo. In alcuni momenti particolari e delicati che ha vissuto come mamma di Gesù, significativo è stato il suo modo di comportarsi: "Maria, custodiva tutte queste cose nel suo cuore" (Lc.2,51). Maria, è stata capace di contemplare, meditare certi eventi, senza soffermarsi con commenti e sterili considerazioni. Significativa poi è la preghiera di Maria, pronunciata con Elisabetta: "L'anima mia magnifica il Signore" (Lc.1,46). La preghiera di Maria era una continua attenzionealle cose che Dio operava in Lei e non tanto in quello che Lei riusciva a fare. Ci aiuti Maria, perchè riusciamo anche noi a vivere la nostra preghiera come momenti di Lode e di Adorazione, per tutto quello che Gesù fa per noi; di Ringraziamento per la possibilità che ci offre di stare alla sua presenza; e di poter concludere sempre la nostra preghiera con un sincero e sentito atto di Amore.
Significativo è lo stupore che i presenti nella Sinagoga di Cafarnao, hanno avvertito quel giorno mentre Gesù parlava loro. Sarebbe stato bene, che oltre a un certo "stupore", avessero fatto una ricerca per capire come mai una persona come tutte le altre, parlasse con tale autorità e con una competenza delle Scritture così vasta e con una interpretazione così esatta. Questo è un compito che ogni cristiano dovrebbe fare, e per fare questo, non è sempre necessario leggere libri con studi particolari, ma leggere con attenzione e con perseveranza i quattro Vangeli; ogni giorno un capitolo e finita la lettura dei quattro Vangeli, ricominciare da capo. Il riferimento ai Vangeli è importante, perché laParola diDio ha in sé qualcosa di misterioso, ha una sua fecondità particolare, che genera nell'anima un flusso di Grazia, che altri scritti non sono in grado di suscitare. Un tale compito è possibile, anche alle persone più semplici, l'importante è che questa lettura venga fatta con perseveranza e senza fretta.
"Insegnava loro come uno che ha autorità"
Il fatto che Gesù insegnasse loro con autorità, era un primo segno del suo essere una persona particolare e non un semplice maestro; solo che quando si guarda e si ascolta una persona con un certo sospetto e non con la semplicità che ci dovrebbe essere, ben presto si cade nel vedere i difetti e non i pregi. Gesù ha poi confermato quello che veramente era e cioè il Verbo incarnato, con un vero esorcismo. "Nella sinagoga vi era presente un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: che vuoi da noi Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio" (v. 23). A queste parole è facile pensare quale scompiglio sia avvenuto in quella sinagoga. Quell'uomo frequentava regolarmente le riunioni del sabato, come mai solo ora, alla presenza di Gesù, si è manifestato come posseduto da un demonio? Questo è stato un altro segno che Gesù non era soltanto un uomo, ma come ha detto quel posseduto: "tu sei il Santo di Dio!". I presenti avrebbero dovuto esultare di gioia, avendo in mezzo a loro una persona così Santa. Purtroppo, ancora una volta, anziché gioire per questa presenza così straordinaria, ha prevalso in loro il dubbio e un giudizio negativo. Gesù allora ha messo in atto un ulteriore segno della sua potenza Divina e "Ordinò severamente (all'indemoniato) "Taci! Esci da lui, e lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui" (v.25). A quel punto, non solo furono scossi da un tale evento, ma "Si chiedevano a vicenda: Chi è questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda perfino agli spiriti impuri e gli obbediscono" (v.27). Di fronte a un esorcismo così evidente e tempestivo, lo stupore iniziale si è trasformato in un grande disagio e tanta paura.
Il nostro atto di fede
Gesù è Dioe Dio è immutabile; quello che era, lo è oggi e lo sarà per sempre. Prendiamo coscienza di questa realtà. Oggi, Gesù è presente e cammina davanti al suo gregge.
A poco serve prendere atto della potenza di Gesù, se poi non ci mettiamo davanti a Lui esprimendo tuta la nostra fiducia in quello che ha fatto per noi e che continua a fare per la nostra salvezza. Pertanto, con tutta la nostra mente e con il cuore aperto, oggi, davanti alla sua Presenza in quell'Ostia Consacrata, pronunciamo queste quattro parole: Credo,che tu sei il Cristo, il Verbo incarnato, il prezioso dono del Padre. Ti Adoro, Gesù, tu sei Dio e vero uomo. Ti Amo, tu sei un Tesoro. Ti Ringrazio, perchè tu sei il Salvatore. Non servono tante altre parole, Gesù conosce l'intimo del nostro essere e del nostro agire e comprende bene se siamo coerenti in quello che diciamo e in quello che facciamo. Giova molto poi allontanare ogni nube, che tenta di oscurare la sua presenza. Siamo povere creature, molto limitate e fragili, ma dobbiamo avere la certezza che se con umiltàci mettiamo nelle sue mani, se con coraggio affrontiamo il combattimento della vita non da soli, ma immersi nella sua Persona, allora eviteremo il triste comportamento che hanno avuto quegli uomini, in quel giorno nella Sinagoga.
Che Maria ci aiuti ad essere persone che esprimono la loro fede con piena obbedienza a Gesù.
"GESU' DISSE LORO: VENITE DIETRO A ME, VI FARO' DIVENTARE
PESCATORI DI UOMINI. E SUBITO LASCIARONO LE LORO RETI E
LO SEGUIRONO" (Marco 1,17-18)
La scelta degli Apostoli è stato uno dei segni della sapienza Divina di Gesù. Sapeva bene Lui cosa fare e quali potevano essere le persone giuste che avrebbero collaborato alla sua missione qui sulla terra. Inutile farsi domande sulle capacità o meno delle persone che ha scelto. Quello che dobbiamo prendere atto, è che quei dodici uomini sono stati veramente da Lui scelti e plasmati, proprio come il vasaio plasma la creta. L'opera definitiva è stata compiuta dallo Spirito Santo, con un'azione forte in quel giorno delle Pentecoste; un'azione che continua, in mille modi e in tante maniere oggi, su ogni persona "aperta" al suo dono.
"Tutto è grazia"
Sant Agostino ha detto bene che quel poco che siamo e che possiamo fare, è solo dono di Dio. Quello che Gesù chiede a ciascuno di noi, è di essere persone che, senza false paure e senza ritardi, rispondano generosamente alla sua chiamata. Così è stato per gli Apostoli, che "subito lasciarono le reti e lo seguirono" (v.18), La tempestività con la quale hanno risposto, fa pensare a una Grazia particolare che Gesù ha concesso a loro in quel momento, e cioè di rendersi conto che la persona che li chiamava non era un uomo qualsiasi, ma una Persona Divina. Possiamo dire che i loro occhi e la loro mente in quel momento sono stati resi capaci di vedere e di comprendere qualcosa di invisibile in Gesù.
"Venite dietro a me"
La prima cosa che Gesù ha chiesto ai suoi collaboratori, è stata la piena disponibilità a seguirlo. Camminando con Lui; ascoltando la sua Parola; seguendo il suo modo di agire; attenti alle scelte che avrebbe fatto, avrebbero così imparato a compiere bene in futuro la loro missione di Apostoli. E' con la vita infatti che si insegna a vivere! Questo ha fatto Gesù e questo è quanto dovremmo fare noi, se con sincerità intendiamo collaborare alla missione apostolica oggi nella Chiesa. I libri sulle varie materie da conoscere e da studiare sono tanti, ogni argomento è ben descritto, anche i mezzi moderni che oggi abbiamo a disposizione sono fatti bene e molto utili, ma la voce e la vita vissuta di un vero maestro ha sempre una sua particolare efficacia. Seguire Gesù, stare alla sua presenza, è quindi anche per noi un comportamento che dobbiamo assumere, se vogliamo diventare veri cristiani e degni successori degli apostoli. Oggi la presenza di Gesù non è più visibile come è stata in Palestina, ma è una vera presenza, confermata dalla sua stessa parola quando disse: "io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt.28,20). Nella Santa Eucaristia abbiamo poi una speciale ed efficace presenza,
Nell'Adorazione di Gesù solennemente esposto, riceviamo gradualmente un prezioso e tanto indispensabile aiuto per la nostra formazione spirituale e umana.
"Vi farò diventare pescatori di uomini"
Molte sono le buone azioni che nella vita possiamo compiere, ma certamente dedicare tempo e spazio per aiutare persone che vivono momenti difficili, è una grande opera di carità. Infatti, in questi momenti ci sono persone che non riescono a trovare quel giusto equilibrio, necessario per vivere positivamente la propria giornata. Un compito importante, se vogliamo aiutare chi a noi si rivolge, è invocare per loro e per noi lo Spirito Santo, perchè illumini le nostre menti sulle scelte da fare, e per avere la forza necessaria per mettere in pratica quello che ci viene richiesto. Ci dobbiamo convincere poi che la vita è una salitaper tutti, pertanto il sacrificio è una componente che non si può evitare. L'esempio di Gesù e dei Santi è molto evidente in merito. Sempre dobbiamo avere coscienza che Dio è nostro Padre, che Gesù è il nostro Pastore e che lo Spirito Santo è sempre attivo, pertanto è importante mettere nelle mani di Dio ogni nostra azione. Noi siamo poveri strumenti nelle mani di Dio; sia Lui a costruire la casa! Prendiamo anche coscienza che i tempi e i modi di agire di Dio, non sono i nostri, quindi dobbiamo avere sempre fiducia in Dio. Maria, la nostra mamma celeste, è per tutti un grande esempio e come Lei impariamo a dire:"Avvenga di me secondo la tua Parola" (Lc.1,18). La nostra mamma del cielo, ci ottenga il coraggio necessario per affrontare le inevitabili difficoltà della vita.
SGUARDO SU GESU' CHE PASSAVA , DISSE: ECCO L'AGNELLO DI DIO"
Giovanni Battista, illuminato dallo Spirito Santo, un giorno ha dato il grande annuncio a due dei suoi discepoli: "Ecco l'Agnello di Dio" (v.36).
Nel corso dei secoli i Profeti più volte hanno parlato del futuro Messia, come "Agnello di Dio".Nelle grandi e solenni celebrazioni che venivano fatte nel Tempio, l'agnello era sacrificato e offerto a significare Colui che, con il suo sacrificio, libera e purifica ogni creatura umana.
Nel libro dell'Apocalisse espressamente si parla "dell'Agnello sgozzato” (Ap.13,8) e "In piedi sul monte Sion" (Ap.14,1);questa è una delle immagini più significative date a Gesù, visto: mite e umile come un Agnello, che viene sgozzato, e poi in piedi a indicare la sua morte e risurrezione. Poche parole per descrivere la preziosa missione salvifica di Gesù, che con l'offerta della sua vita ha liberato l'umanità dal peccato. Una "liberazione" che continua nel tempo, per ogni uomo che si converte e con vera contrizione confessa i suoi peccati.
"Agnello sgozzato"
Come cristiani, dovremmo prendere coscienza in termini concreti del Sacrificio che Gesù ha accettato e sofferto per liberarci dalle conseguenze del peccato originale. San Giovanni Paolo II° ogni giorno pregava e meditava la Via Crucis. I Santi, nei modi più diversi, tutti hanno vissuto e meditato ciò che Gesù ha sofferto nel corso della sua missione e per ogni volta che è stato contestato da Scribi e Farisei, fino al punto di farlo giudicare degno di morte.
Pensiamo quanto dolorosa sia stata la tortura subita da Gesù, dal momento in cui è stato catturato nel Getsemani, fino al momento della morte in croce. Non è possibile rimanere indifferenti di fronte a una sofferenza così grande. Gesù, così ha pagato e continua a pagare i nostri debiti. Diciamo con sincerità il nostro grazie a Gesù e facciamo tutto il possibile per non lamentarci, perché, se così fosse, vorrebbe dire che non ci basta quello che ha sofferto per noi. Pertanto, certe lamentele, devono essere totalmente eliminate dal nostro linguaggio.
"Agnello in piedi"
Quando gli avversari di Gesù erano convinti di avere eliminato per sempre la presenza di Gesù da questo mondo, ogni loro aspettativa si è capovolta. Appena avvenuta la morte di Gesù, si è spezzato il velo del Tempio. Alle prime ore del mattino, alcune donne hanno trovano la tombavuota e l'apparizione di due Angeli che dissero: "Perchè cercate tra i morti Colui che è vivo? non è qui, è risorto” (Lc.24,5-6) subito corsero a portare ai Discepoli questo evento. Gesù Risorto, si è poi presentato agli Apostoli con apparizioni e non solo agli Apostoli e per un tempo di almeno quaranta giorni. Il suo grande trionfo come Risorto, fu poi il momento in cui fu assunto in cielo. Ora, noi siamo in attesa del giorno in cui ritornerà, non più nella povertà di Betlemme, ma come Lui stesso ha annunciato: "Vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria" (Mt. 24,30). Come viviamo personalmente questa preziosissima realtà di Gesù?Crediamo alleparole che Gesù ha profetizzato? A noi, oggi, è data la possibilità di un contatto e di una comunione straordinaria con Lui nella Santa Eucaristia; come viviamo il dono così grande e straordinario della sua Presenza fra noi?
Perseveranza
Non perdiamo tempo in continue ricerche mentali, per cercare ulteriori conferme su verità così preziose e storicamente confermate anche dalla vita e dal martirio di tanti Santi.
Il nostro compito come Cristiani, è di perseverarenel cammino che stiamo facendo ogni giorno sulla terra; un cammino da compiere con umiltà e sempre obbedienti alla Parola di Dio; mettendo in pratica il programma di vita che Dio ha dato al suo servo Abramo: "Cammina alla mia presenza e sii integro" (Gen.17,1); un programma semplice, un programma rivelato da Dio stesso, un programma molto concreto e quindi efficace e fecondo.
Seguiamo l'esempio di Maria, a Lei chiediamo un aiuto per vivere fedeli al nostro dovere e coscienti che sempre siamo sotto gli occhi di Dio.
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