Commento al Vangelo di Luca 12,46
“IL PADRONE DI QUEL SERVO ARRIVERA’ UN GIORNO IN CUI NON SE L’ASPETTA E A UN’ORA
CHE NON SA, LO PUNIRA’ SEVERAMENTE” (Luca 12,46)

Siamo in commino sulla terra fino al giorno in cui per tutti arriverà il passaggio da questa vita alla vita eterna. Da nessuno però è conosciuto quel giorno, pertanto, è importante andare avanti, pronti a rendere conto a Dio di quanto abbiamo fatto e di quello che stiamo facendo. I problemi della vita quotidiana sono sempre così assillanti, che lasciano poco spazio al pensiero che la nostra vita sulla terra possa cessare da un
momento all’altro. È un fatto comune essere presi da un istinto naturale che ci fa pensare facilmente alla morte degli altri e non alla nostra possibile morte; questo è vero, ma come Cristiani dobbiamo fare tutto il possibile per essere coscienti circa la realtà de fatti.
Non la paura, ma la fiducia
I Santi ci dicono che la paura è la coda del diavolo. La vita va affrontata con una buona dose di coraggio, senza lasciarci prendere da false paure. La persona adulta sa bene che il cammino sulla terra è impegnativo per tutti, varia molto, a volte si possono trovare certe difficoltà che mettono alla prova anche le persone più robuste. Sull’esempio di San Paolo, è importante mettere in conto che dobbiamo saper combattere la buona battaglia e non gettare la spugna di fronte a problemi che sembrano più grandi di noi. Non siamo soli ad affrontare questa battaglia. Gesù ha detto ai suoi Apostoli che non li avrebbe lasciati soli: “Sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20). Assicurati dalla parola di Gesù, dobbiamo avere fiducia e saper sdrammatizzare certe situazioni delicate.
Essere perseveranti
Sapendo per fede, che non siamo soli nell’affrontare la vita, è importante essere vigilanti, coscienti dei nostri limiti e del momento presente così carico di incognite; dobbiamo anche fare tutto il possibile per superare con coraggio e perseveranza quello che la vita presenta, sostenuti dalla preghiera. Abbiamo una “Sorgente” a cui attingere luce e forza per andare avanti. Sono i Sacramenti, il Vangelo, la presenza costante di Gesù nell’Eucaristia e anche il sostegno della Chiesa con i suoi Ministri. Presumere di fare tutto da soli è un grande rischio, ma se con umiltà e fiducia facciamo riferimento alle sorgenti spirituali che abbiamo, diventa possibile vivere con serenità anche il pensiero della morte.
“A chi fu dato molto molto, molto sarà richiesto”
Gesù, oltre ad esortarci di essere sempre pronti per il momento del giudizio, ci dice anche che: “A chi fu dato molto, molto sarà richiesto”. Tutti abbiamo ricevuto dei talenti, non per tutti in quantità uguale, ognuno però dovrà rendere conto di come gli ha gestiti e se li ha fatti fruttare. Ogni persona, secondo le condizioni di vita in cui si trova, deve grazie alla buona volontà e alla Grazia di Dio, vivere il tempo che ha a disposizione, evitando il male facendo il bene. È così che i talenti giorno dopo giorno aumentano. Se prevale la pigrizia e non si lavora seriamente nella Vigna del Signore, alla fine saremo rimproverati. Dobbiamo arricchire davanti a Dio e questo avviene soltanto se osserviamo i Comandamenti e se facciamo opere di carità. Maria, la nostra cara mamma, ci aiuti ad essere persone vigilanti e generose.
Commento al Vangelo di Luca 12,21

“COSI’ È DI CHI ACCUMOLA TESORI PER SÉ E NON SI ARRICCHISCE PRESSO DIO” (Luca 12,21)
Siamo in cammino verso il giorno in cui dovremo rendere conto al Signore del nostro operato. Quel giorno sarà così per tutti e nessuno potrà in qualche modo sottrarsi. Quello che ci verrà chiesto, è se nel corso della vita terrena ci siamo arricchiti di opere buone, oppure se ha prevalso l’egoismo e l’ansiosa ricerca di cose a vantaggio di noi stessi. Nel mondo in cui viviamo domina l’egoismo, la ricerca del proprio interesse; questa è la legge del mondo. Dobbiamo ricordarci che viviamo nel mondo, ma siamo cittadini del cielo.
- Arricchire presso Dio
Non sono necessarie tante parole per comprendere quale sia la mentalità delle persone che vivono in questi tempi. Gesù, con la parabola del ricco, il quale pensava di essere per sempre in pace per il grande raccolto ottenuto, lo mette in guardia dicendogli: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita, e quello che hai preparato di chi sarà” (20). Tutti possono chiudere gli occhi e la mente a queste parole di Gesù, ma la realtà dei fatti nessuno la può cambiare. Quello che è urgente comprendere è non sprecare il tempo che abbiamo a disposizione; dobbiamo impiegarlo per compiere opere di carità, aiutare il fratello in difficoltà e, comunque, avere un cuore buono, un cuore sensibile alle sofferenze di coloro che si trovano nel bisogno. Siamo chiamati a osservare quello che si legge nella prima lettera di San Giovanni e cioè che: “Chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv.4,20). A nulla servono le dichiarazioni di amore che si fermano a delle semplici parole; quello che il Signore chiede è dimostrare il proprio amore per Dio con un concreto aiuto al prossimo che si trovi in una situazione di difficoltà. Dobbiamo farlo senza indagare il motivo per il quale questo mio fratello si trovi in condizioni critiche, sia sul piano umano che su quello spirituale.
- Dio vede nel segreto
È facile compiere opere di carità concrete. Dobbiamo fare molta attenzione ad evitare di mettere in evidenza il gesto compiuto; questa è la condizione che ci viene richiesta, diversamente, il nostro atteggiamento potrebbe annullare ogni merito. Gesù è stato molto chiaro in merito dicendo; “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli” (Mt.6,1).Pertanto, se veramente vogliamo arricchire davanti a Dio, è importante che “Quando fai l’elemosina, non sappia la tua mano sinistra quello che fa la destra” (Mt.6,4). Non dobbiamo mai dimenticare che Dio conosce non solo le nostre azioni, ma anche le intenzioni con le quali operiamo. Non lasciamoci ingannare dal maligno; senza perdere tempo, cerchiamo di arrivare alla sera contenti di aver compiuto opere di carità che nessuno conoscerà mai, con la certezza che solo Dio ne darà piena ricompensa. Ciò non è sempre facile, ma Gesù lo chiede ad ogni persona che intenda seguirlo.
Maria ci aiuti ad essere persone con un cuore sensibile al fratello che soffre.
Commento al Vangelo di Luca 11,1
“Signore, insegnaci a pregare” (Luca 11,1)

La domanda che gli Apostoli hanno fatto a Gesù, sulla necessità di essere aiutati a pregare, è la stessa che anche noi oggi dovremmo fare a Gesù. Pregare vuol dire entrare in dialogo con una persona che ha delle caratteristiche molto diverse dalle nostre; è la realtà di Dio Padre, di Gesù dello Spirito Santo. Proprio per questa sostanziale differenza non è possibile per noi, senza una grazia particolare, arrivare a un vero e sincero dialogo con loro. Ecco perchè è cosa necessaria rivolgersi a Gesù; che ci aiuti a raggiungere le condizioni essenziali affinché la preghiera che intendiamo fare sia fatta bene e sia efficace. Alla domanda che poniamo a Gesù, Lui risponde con l’esempio e poi con parole.
- “Gesù, sali sul monte a pregare” (Luca 9,28)
Il fatto che Gesù salga sul monte a pregare ci fa capire che per pregare bene ci vuole anche un luogo giusto e lontano dalle tante distrazioni che ci assillano. È vero anche che si può pregare sempre e in tutti i luoghi, ma in alcuni momenti è necessario un luogo adatto, che favorisca un vero raccoglimento, anche fisico.
> Gesù ha vissuto la sua preghiera intimamente rivolto al Padre.
Nessuno di noi può comprendere l’intimità raggiunta da Gesù con il Padre nel momento della sua preghiera. Sappiamo però che quando ha pregato nell’orto del Getsemani, apertamente e intensamente invocava il Padre: “Padre, se vuoi, passi da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc.22,42)Ecco, quando noi ci mettiamo in preghiera abbiamo coscienza della persona Divina a cui ci rivolgiamo? Con quali sentimenti ci esprimiamo? Siamo sempre disposti ad accettare la volontà di Dio anche quando non collima con la nostra? Comunque, è importante un vero dialogo.
> Gesù espressamente invita a non sprecare parole nella preghiera.
Noi siamo facili, anche per abitudine, a dire tante cose quando si preghiamo, ma Gesù, apertamente ha detto ai suoi Apostoli e oggi dice a ciascuno di noi: “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire esauditi a forza di parole. Non siate dunque come loro, perchè il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate” (Mt.4,7-8). Gesù ci esorta alla sobrietà, ad essere essenziali. Il fatto consolante che Gesù rivela è che Dio conosce bene tutta la nostra situazione e quindi non serve dilungarsi troppo nel dire le cose, questo è un grande insegnamento. Dopo questa esortazione Gesù ha insegnato la bellissima e preziosa preghiera del “Padre nostro”. Questa preghiera va sempre detta con grande attenzione, evitando di ripeterla come una qualsiasi formula imparata a memoria.
> Una preghiera che sia Lode e supplica
Gesù ci esorta a fare in modo che la preghiera abbia sempre come primo momento parole di Lode, di ringraziamento e poi anche di supplica. Così è per la preghiera del Padre nostro; in questa preghiera Gesù ha racchiuso non solo la lode al Padre, ma anche la preziosa e insistente supplica che “Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te”(Gv.17,21). Sull’esempio di Gesù viviamo la preghiera che sempre possiamo esprimere, con attenzione, con fede, senza l’ansia di finire presto e soprattutto come momento di intimità con Dio.
Maria ci guidi e ci accompagni sempre quando ci mettiamo in preghiera.
Commento al Vangelo di Luca 10,40
“MARTA ERA TUTTA PRESA DA MOLTI SERVIZI” (Luca 10,40)

Gesù era in cammino verso un villaggio. Marta quando lo vide “Lo accolse in casa sua”. Era per lei una grande gioia poter avere in casa Gesù. Abitava con lei la sorella Maria, la quale, come vide Gesù entrare in casa, dopo un caloroso saluto, “Si mise seduta ai suoi piedi, ascoltando la sua Parola”. Marta, ben presto si occupò del necessario per preparare un buon pranzo per il prezioso ospite. Impegnata come era, aveva bisogno dell’aiuto della sorella Maria, ma questa era seduta e tutta attenta nell’ascoltare Gesù. Preoccupata per la situazione del momento, si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti” (v.40).
Il tono della voce e il modo di esprimersi confermavano una certa ansia in Marta. Allora Gesù, con delicatezza e con amore, rispose: “Marta, Marta, tu ti agiti e ti affanni per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno, Maria ha scelto la parta migliore, che non le sarà tolta”(vv.41-42). Marta rimase un po’ sorpresa di questa risposta, ma poi continuò il suo lavoro senza altre discussioni.
- “Di una cosa sola c’è bisogno“
La nostra vita sulla terra comporta un certo cammino, con tante necessità che in qualche modo ognuno deve soddisfare. Questo è vero, ma è importante avere sempre una giusta attenzione sulla priorità che devono avere certe azioni. Per questo è cosa buona invocare lo Spirito Santo, perchè sia Lui a farci comprendere quello che dobbiamo fare per compiere un cammino che veramente giovi per la vita spirituale. Gesù, senza mezzi termini, ha detto a Marta che certamente sono molte le cose che dobbiamo fare, “Ma di una cosa sola c’è bisogno”; dobbiamo quindi saper dare la precedenza a certe azioni e cioè imparare a vivere rivolti e attenti a Dio, alla Parola di Gesù e alla vita che ci attende dopo la morte.
- Una presenza da vivere
Gesù entrato in casa era una presenza così preziosa da meritare tutto il tempo e l’attenzione possibile. Maria questo l’ha compreso bene ed ha ritenuto importante stare con Lui, prima di fare le cose per Lui. Questo è ciò che dovremmo fare anche noi oggi: vivere la presenza di Gesù, non lasciarci trascinare dalle tante esigenze della vita terrena.Gesù dona largamente, alle persone che a Lui si avvicinano, la sua Parola e soprattutto il suo delicato e intenso Amore.
L’attenzione a Gesù, alla sua presenza, se vissuta con perseveranza, favorisce una comunione particolare con la sua persona, con la preziosità del suo essere, con l’intensità del suo Amore. Tutto questo non è facile, comporta anche sacrificio, ma gradualmente favorisce un arricchimento spirituale, che poi si riflette in modo positivo sulla vita quotidiana. Le cose belle hanno tutte un prezzo alto. Dobbiamo avere il coraggio di non cedere a quello che inizialmente ci può sembrare impossibile; sostenuti dall’azione dello Spirito Santo, ogni difficoltà viene superata. Non dobbiamo temere la battaglia da combattere, per raggiungere la vita eterna che ci attende. Maria ci sostenga con il suo materno amore.
Commento al Vangelo di Luca 10,27-28
“AMERAI IL SIGNORE TUO DIO CON TUTTO IL CUORE. E IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO. FA QUESTO E VIVRAI” (Luca 10,27-28)

Un giorno un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e gli chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” (v.25). Era una persona che sapeva bene come stanno le cose; quindi, la sua domanda non era sincera. Gesù, che a sua volta gli disse: “Cosa sta scritto nella legge? Come leggi?” (v.26). Con queste parole Gesù ha fatto capire a questo dottore che agiva con cattiva intenzione. Comunque, così lui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza, e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso. Gesù gli disse: Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai” (vv.27-28). La risposta di Gesù è stata chiara, ma questo maestro non si è dato per vinto e ha chiesto: “E chi è il mio prossimo?” (v.29). E qui Gesù ha risposto con la parabola del buon Samaritano.
- “La fretta di quel sacerdote e di quel levita“
Dice la parabola, che sulla strada che porta a Gerico, un uomo fu aggredito, derubato e ferito. Era per terra sanguinante e un sacerdote che passava “Lo vide, ma passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo vide e passò oltre” (vv.32-33). Forse avevano fretta, forse erano in ritardo all’appuntamento che avevano, per cui non hanno avuto nessuna pietà per quel povero derubato e dolorante. Diverso è stato invece il comportamento di un “Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione” (v.33) Anche il Samaritano aveva degli appuntamenti da rispettare, era in viaggio per un suo programma di lavoro, ma questo non gli ha impedito di fermarsi, di avere compassione e di fare il possibile per aiutare quel povero, Si legge poi nel testo che dopo aver portato il ferito in un albergo, lui stesso ha assicurato che avrebbe assunto tutte le spese per le cure necessarie. Ben diverso, quindi, è stato il comportamento di chi è passato prima di lui da quel luogo.
- La domanda fatta da Gesù
Davanti a fatti così concreti, tutto poteva esser compreso senza parola, ma Gesù, ha voluto chiedere: “Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti”? (v.36). Quel dottore della Legge, certamente, ma con un certo imbarazzo, non poteva rispondere che con poche parole:“Chi ha avuto compassione di Lui” (v.37). Chiarita la situazione, Gesù gli disse: “Và e anche tu fa così”. La risposta di Gesù ha capovolto la cattiva intenzione di quel dottore, che aveva iniziato cercando di mettere in difficoltà Gesù stesso, ma si è trovato con una esortazione che lo ha messo in crisi.
- Un esame di coscienza
Quello che Gesù ha detto al dottore della Legge, oggi lo dice a ciascuno di noi; “Và e anche tu fa’ così”. Quale è la mia attenzione a chi è in difficoltà? Cosa ho fatto per aiutare chi era nel bisogno? Ho il coraggio di sacrificare del mio tempo per dare spazio e aiuto a chi ha perso tutto? Ma, soprattutto, ho il coraggio di verificare se riesco ad amare il prossimo come me stesso? Questa è una domanda che trova risposta affermativa in poche persone. È questo che Gesù vuole da tutti.
Maria ci aiuti ad avere il coraggio di dare spazio e tempo a chi è in difficoltà.
Commento al Vangelo di Luca 10,3
“LA MESSE È MOLTA, MA GLI OPERAI SONO POCHI. PREGATE DUNQUE IL PADRONE DELLA MESSE, PERCHE’ MANDI OPERAI NELLA SUA MESSE” (Lc. 10,3)

Gesù, conosce bene le persone nel profondo del loro essere. Sempre ci sono state persone orientate a formare una famiglia cristiana, ma sempre ci sono state anche persone disponibili ad un cammino orientato alla vita Consacrata. Non sempre c’è stato un sostegno in grado di aiutare le persone a decidere sulla loro scelta vocazionale. Non ci dobbiamo comunque scoraggiare, l’importante è che vengano fatte preghiere in merito, proprio come Gesù ha detto: ” Pregate il padrone della messe: perchè mandi operai nella sua messe”. I genitori dovrebbero sostenere i figli quando manifestano il desiderio di consacrarsi al Signore. Forse, sul momento, potranno avere paura di perdere quel figlio o quella figlia; di fatto, saranno proprio questi figli, consacrati, a dar loro sostegno quando per problemi di salute o per l’età ne avranno particolarmente bisogno.
- “La messe è molta“
Nessuno conosce la storia delle persone e di certi eventi più di Gesù. Lui anche oggi avverte la necessità di vocazioni alla vita consacrata, per un particolare servizio alle anime e alla Chiesa stessa. Ci sono effettivamente persone in attesa di essere aiutate con la preghiera a vivere le grandi verità della fede e tutto ciò che comporta la vita Cristiana. Non sempre però si trovano persone disponibili per questi compiti. Non si può amare ciò che non si conosce. Questo pone l’esigenza di persone che abbiano il coraggio e la grazia di diventare annunciatori del Vangelo. Lo Spirito Santo agisce e la sua azione non manca, ma sempre nella storia della Chiesa sono stati chiesti collaboratori all’opera Divina. Gesù stesso, nella sua grande e provvidenziale missione, poteva benissimo fare tutto da solo, ma ha voluto avere dodici Apostoli come collaboratori.
- “Ma gli operai sono pochi“
Oggi viviamo un momento storico in cui, particolarmente in certe aree del mondo, mancano operai per la messe del Signore. Le cause sono tante e fra queste il pericolo che serpeggia, è aver dimenticato il Comandamento dell’Amore per Dio e per il prossimo. Nella sua prima lettera San Giovanni dice: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1.Gv. 4,20).
La mancanza di attenzione al prossimo, il poco impegno nel praticare opere di carità, la preoccupazione eccessiva dei propri interessi personali, porta le persone a una aridità spirituale. San Giacomo chiaramente dice che: “La fede senza le opere è morta” (Giac.2,26). Ogni giorno come cristiani dovremmo chiederci: Io oggi, che cosa ho fatto per il prossimo? Non bastano le parole, sono necessari atti concreti, anche quando comportano sacrifici. Nessuno è obbligato a compiere atti di carità, il risultato però è che donando si arricchisce davanti a Dio, quando invece si pensa solo a sé stessi, tutto inaridisce. Non perdiamo tempo in discorsi inutili e facciamo oggi stesso il nostro possibile pregando per chi è chiamato alla vita consacrata e anche per i genitori, affinché siano in grado di aiutare le vocazioni con la loro generosità. La storia della Chiesa ha sempre vissuto momenti difficili, ma non è mai mancato il sostegno necessario per superare certe difficoltà. Facciamo il nostro dovere e non perdiamo mai la fiducia perchè Gesù non ci abbandona. Con fiducia invochiamo Maria, perchè sostenga i chiamati alla vita consacrata.
Commento al Vangelo di Matteo 16,19
A TE DARO’ LE CHIAVI DEL REGNO DEI CIELI: TUTTO CIO CHE LEGHERAI SULLA TERRA SARA’ LEGATO NEI CIELI, E TUTTO CIO’ CHE SCIOGLIERAI SULLA TERRA SARA’ SCIOLTO NEI CIELI ” (Matteo 16,19)

Importante è la promessa che Gesù ha fatto a Pietro a Cesarea di Filippo quando gli disse: “A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto quello che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto quello che perdonerai sulla terra, sarà perdonato nei cieli”. Questa promessa, di un potere così importante, è stata preceduta da un annuncio ancora più importante e prezioso: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (v.18). Le parole che Gesù ha detto in quel giorno hanno trovato compimento nel tempo che noi stessi adesso viviamo. Infatti, Gesù Risorto, quando per la seconda volta è apparso agli Apostoli riuniti nel Cenacolo, dopo aver dato la pace disse: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi. Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati” (Gv. 20,21-23). È con queste autorevoli parole che Gesù ha istituito il Sacramento della Confessione. Abbiamo la possibilità di ricevere questo Sacramento della Riconciliazione, ogni volta che ne abbiamo bisogno.
- Per confessarsi bene
Oggi, il Sacerdote confessore, non per sua virtù, ma in forza dell’Ordine Sacro che ha ricevuto, ha la facoltà di perdonare i peccati commessi. Questa è una grande grazia; è un dono prezioso; è una liberazione da ciò che accieca la vita spirituale; liberati dal peccato, la vita spirituale rivive. Ciò che è importante, è che si riceva questo Sacramento con le dovute disposizioni. La prima cosa da fare è dire tutti i peccati, che l’accusa sia integra. Nascondere un peccato perchè si ha vergogna di dirlo, non solo non ci mette nella condizione di ricevere il perdono, ma si aggiunge ai peccati commessi anche questa falsità. Necessaria è poi la contrizion, cioè è importante che la persona che si confessa abbia un sincero pentimento del peccato commesso con l’impegno di fare tutto il possibile per non cadere negli stessi errori. Necessaria, alla fine, è la penitenza, cioè compiere quello che il confessore chiede di fare come riparazione. Facciamo attenzione perchè l’assoluzione diventa efficace quando viene fatta la penitenza.
- Fiducia e riconoscenza
Se siamo attenti, ci rendiamo conto che Gesù ci conferma l’Amore che ha per noi non con semplici parole, ma con grazie grandi, concrete e preziose; vedi questo Sacramento della Confessione e così pure il Sacramento dell’Eucaristia. Non dobbiamo dimenticare poi, che con il prezioso Sacramento del Battesimo, entriamo a far parte della famiglia di Gesù: La Chiesa. Una famiglia e una realtà che nessuno mai potrà distruggere. È Gesù stesso che lo ha confermato quando disse a Pietro: “Mai le forze degli inferi prevarranno su di essa”. Gesù non solo ci offre il perdono dei nostri peccati, ma ci esorta a stare sereni perchè nessuno potrà mai affondare la sua barca. Con semplicità e con gioia esprimiamoGli tutta la nostra riconoscenza, non fatta di parole, ma di obbedienza alla sua Parola.
Maria, si faccia voce per noi, per dire grazie a Gesù per i preziosi doni che ci offre.
Commento su 1 Corinzi 11,23-24
“GESU’, NELLA NOTTE IN CUI VENIVA TRADITO, PRESE DEL PANE E, DOPO AVER RESO GRAZIE, LO SPEZZO’ E DISSE; QUESTO È IL MIO CORPO CHE E’ PER VOI; FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME” (1 Cor.11,23-24)

Il Sacramento dell’Eucaristia Gesù lo ha voluto e istituito, per testimoniare in termini concreti l’Amore che nutre per noi. Questo mirabile dono lo aveva annunciato nella Sinagoga di Cafarnao, quando disse: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv.6,51).
Tutti i presenti nella Sinagoga rimasero sconvolti da queste parole di Gesù, che Lui stesso ha voluto poi ribadire dicendo: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita” (Gv.6,53). Gli stessi Apostoli rimasero spaventati da queste parole e Gesù, vedendo in loro tanta titubanza, disse: “Questo vi scandalizza?” “Da quel momento, molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andarono più con Lui” (Gv.66). Noi, oggi, di fronte a quello che Gesù ha detto, come ci comportiamo? Con umiltà, ma anche con coraggio, poniamoci una domanda: se noi fossimo stati presenti in quella Sinagoga quel giorno, avremmo creduto alle sue parole, oppure lo avremmo abbandonato anche noi come molti hanno fatto?
- Istituzione dell’Eucaristia
Quello che Gesù ha detto con tanta forza nella Sinagoga di Cafarnao, lo ha istituito ufficialmente; nell’ultima cena, infatti, “Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la Benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Prendete, questo è il mio Corpo, poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti e disse loro: Questo è il mio Sangue dell’alleanza che è versato per molti” (Mc.14,22-24). Così Gesù ha dato inizio al Sacramento dell’Eucaristia. Oggi, noi abbiamo la grazia di poter ricevere ogni giorno questo mirabile Sacramento; lo riceviamo con fede? Siamo creature limitate e non siamo in grado di arrivare a comprendere la preziosità, il valore dell’Eucaristia, ma almeno dobbiamo cercare di riceverlo senza peccati sull’anima pensando bene a quello che stiamo ricevendo.
- Presenza reale
Il nostro carissimo Carlo Acutis, non solo ebbe una vita degna di Santità, ma nei suoi brevi anni di vita, ha fatto una importante ricerca per far conoscere i miracoli Eucaristici avvenuti nel mondo. In quel libro sono raccolte preziose testimonianze della reale presenza di Gesù nella Santa Eucaristia. Sappiamo, da fonti sicure, che anche in questi mesi sono avvenuti fatti miracolosi visti, sul momento, da più persone. Non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere, ma la concretezza di certi eventi storici, nessuno la può negare. In Italia sono avvenuti molti miracoli Eucaristici; il miracolo di Lanciano fu studiato e analizzato da persone competenti e specializzate, le quali confermarono che quel frammento dell’Ostia è veramente parte del cuore e quei cinque grumoli di sangue sono veramente sangue umano.
- Il nostro atto di fede. Che cosa Gesù si aspetta da noi? Un atto di umiltà e di fede nel riconoscere la sua Presenza in quell’Ostia consacrata. Un atto d’amore quando facciamo la Comunione. Un atto di ringraziamento, perchè, nonostante la nostra povertà spirituale, possiamo ricevere il Corpo e il Sangue di Gesù.
La nostra mamma celeste, ci aiuti a ricevere sempre Gesù con fede e con amore.
Commento al Vangelo di Giovanni 16,13

” QUANDO VERRA’ LUI, LO SPIRITO DELLA VERITA’, VI GUIDERA’ A TUTTA LA VERITA’ (Giovanni 16,13)
Gesù molte volte parlando con le persone, ha fatto conoscere la realtà di Dio Padre come creatore dell’universo, altre volte ha parlato dello Spirito Santo; così è stato quando, prima della sua Ascensione al cielo, disse agli Apostoli che non li avrebbe lasciati soli, ma che avrebbe mandato lo Spirito Santo. Quando verrà Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”.
E’ interessante il fatto che proprio dalla voce di Gesù abbiamo la conferma dell’esistenza della Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.
- Una verità di fede
Abbiamo conferma dell’esistenza della Santissima Trinità, ma non siamo in grado di comprendere il mistero dell’Unico Dio in tre persone uguali e distinte.
In Paradiso la nostra mente si aprirà anche davanti a questa meraviglia. Quello che oggi possiamo e dobbiamo fare, è di accogliere con fede il mistero della Santissima Trinità e Adorarlo con le parole che la Beata Elisabetta della Trinità, per ispirazione Divina, così ha espresso: “Oh Trinità eterna, sei un mare profondo, che quanto più ci entro, tanto più trovo, e quanto più trovo, più cerco te”. In seguito a una seconda elevazione di preghiera, disse: “Oh mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per dimorare in Te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità. Che niente possa turbare la mia pace o farmi uscire da Te, o mio Immutabile, ma che ogni istante mi conduca più addentro nella profondità del Tuo mistero. Pacifica la mia anima, fa di lei il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non Ti lasci lì solo, ma che sia là tutta intera, completamente risvegliata nella mia fede, tutta adorante, tutta abbandonata alla tua azione creatrice”. Al termine così conclude: “Oh mie Tre, mio tutto, mia beatitudine, infinita solitudine, Immensità in cui mi perdo, io mi abbandono a Voi come una preda. Seppellitevi in me, affinché io mi seppellisca in Voi, nell’attesa di poter contemplare nella vostra stessa luce, l’abissale vostra grandezza”. Significativa e interessante è poi una affermazione di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein): “L’Amore, nella sua più alta espressione, è una fusione di Esseri in un mutuo e volontario abbandono; tale è la vita intima Trinitaria di Dio. Questa è una affermazione difficile da comprendere, ma di un altissimo valore. Sono verità nelle quali dobbiamo immergerci con fede.
- Nella Liturgia
Ogni azione Liturgica inizia e termina con il segno della Croce. Nella celebrazione della Messa il Sacerdote più volte nomina e invoca la Trinità; significativo è quel rendimento di Lode che così si esprime: Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti secoli dei secoli. Nelle varie Benedizioni che vengono date, quante volte viene invocata e pregata la Santissima Trinità. Ognuno di noi, nelle azioni più importanti della vita, inizia e termina con il segno della Croce. Importante è che venga fatto con fede.
Maria, ci aiuti a invocare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sempre con vera fede.
Commento al Atti degli Apostoli 3,3-4
“APPARVERO LORO LINGUE COME DI FUOCO, CHE SI DIVIDEVANO, E SI POSARONO SU CIASCUNO DI LORO, E TUTTI FURONO COLMATI DI SPIRITO SANTO” (Atti 2,3-4)

Il particolare evento che è successo quel giorno nel Cenacolo, dove erano riuniti gli Apostoli con Maria in preghiera, si rinnova e si attualizza anche oggi, con tempi e modalità diverse. Questo avviene perchè lo Spirito Santo è Dio, e come Dio ha davanti a sé un eterno presente. È importante rivolgersi a Lui con umiltà e con fede e invocarlo per le tante necessità della nostra vita. È cosa buona, pertanto, pregare ogni giorno lo Spirito Santo con la “Sequenza” (Vieni Santo Spirito).
- “Apparvero lingue come di fuoco“
Un segno visibile quel giorno ha sconvolto gli Apostoli in preghiera; “Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro”. Stupore e timore per questo fatto così straordinario: “E tutti furono colmati di Spirito Santo”. Una Luce ha illuminato la loro mente così da far ricordare perfettamente tutto quello che Gesù aveva insegnato loro e così pure hanno avvertito una forza tale da saper affrontare, nonostante fossero dei semplici pescatori, anche le persone più istruite di quel tempo. Questo cambiamento così grande è avvenuto all’istante, non dopo un tempo di preparazione, come avviene in tutte le circostanze della vita. A conferma di quanto era avvenuto, gli Apostoli hanno subito iniziato a parlare alla gente di Gesù. Le persone che erano presenti a Gerusalemme rimasero stupite perchè li sentivano parlare nelle loro lingue, pur essendo provenienti da nazionalità diverse. Di fronte allo stupore della gente, fu Pietro a chiarire la causa di questo fatto; la sua predicazione fu poi così incisiva, che alla fine del suo intervento si convertirono alla fede circa tremila persone.
- Come vivere la Pentecoste
Nel cammino che stiamo facendo, oltre ai limiti e alla fragilità che abbiamo per natura. molte sono le difficoltà e gli ostacoli che dobbiamo superare. Viviamo in un mondo inquinato per colpa di falsi profeti e per le ingiustizie che si perpetuano ogni giorno. Oggi è veramente difficile affrontare da soli certe situazioni. Quello che dobbiamo fare, è rimanere tralci uniti alla vite, uniti a Gesù, vivere in grazia di Dio; è anche tanto importante vivere una vera e familiare comunione con lo Spirito Santo. A volte basta una semplice invocazione; pregarlo ogni giorno con la “Sequenza”; in alcune circostanze fare una delle novene che troviamo nei libri di preghiera. Come base e fondamento di queste nostre attenzioni, dobbiamo coltivare una fede, forte come un’incudine, nella Presenza dello Spirito Santo che con Gesù e il Padre sempre sono per noi una sorgente d’Amore, una sorgente attiva e disponibile per tutti coloro che vi si avvicinano e vi attingono con fiducia.
- Riconoscenza
Dio che è Padre, con Gesù e lo Spirito Santo, hanno per noi, in quanto figli, un grande Amore che ci sostiene e che ci aiuta a vivere la vita qui sulla terra come preparazione alla vita che ci attende dopo il passaggio della morte: il Paradiso. Quale coscienza abbiamo di questo dono? Abbiamo in noi un sentimento di gratitudine per l’Amore che riceviamo? Ecco perchè è importante esprimere ogni giorno il nostro accorato ringraziamento.
Maria ci renda sensibili ai doni che riceviamo e con lei diciamo il nostro grazie
