" GESU' GLI RISPOSE: OGGI PER QUESTA CASA E' VENUTA LA SALVEZZA" (Luca 19,9)
Dal peccato è arrivato alla Grazia. Così è stato per Matteo, che da esattore delle tasse ebbe la grazia di diventare uno degli Apostoli di Gesù.
Quel semplice gesto di salire su un albero per
riuscire a vedere Gesù che stava passando, è valso per essere "contagiato" dalla persona di Gesù. Infatti, "Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi subito, perchè devo fermarmi a casa tua" (v.5). Significativo è il fatto di Gesù che ha annunciato, a quell'esattore di tasse, che lo voleva incontrare proprio nella sua casa, ed era una casa di peccatori.
Nella conversione di Zaccheo sono significativi due comportamenti; il primo è nella risposta tempestivache lui ha dato a Gesù. Certamente la Grazia ha operato, ma Zaccheo non ha tardato nel dare una risposta positiva. Non sempre, purtroppo, questo avviene in persone che il Signore chiama a compiere scelte particolari. Esse non sempre sono tempestive nel rispondere alla Chiamata, lasciano passare del tempo prezioso e, alla fine, perdono il dono che potevano ricevere.
E' questione di fiducianello Spirito Santo che non manca di chiamare giovani alla vita Consacrata, tanto utile e necessaria per l’ evangelizzazione.
- Il secondo aspetto positivo che viene evidenziato nella conversione di Zaccheo, è la totalità del dono. Il Signore quando chiama chiede tutto o niente. Se una risposta alla vocazione viene vissuta con dei condizionamenti e la paura della totalità , essa fallisce in partenza, comunque non porta i frutti che dovrebbe dare.
"DUE UOMNI SALIVANO AL TEMPIO A PREGARE: UNO ERA FARISEO E L'ALTRO PUBBLICANO" (Luca 18,10)
Gesù, sempre ci dona preziosi insegnamenti.
Un giorno, per far capire quanto fosse importante presentarsi davanti a Dio con umiltà e non come persone arrivate e perfette, portò l'esempio di due uomini che salivano al Tempio per pregare;
uno era un fariseo e l'altro un pubblicano. Il fariseo, subito iniziò facendo un elenco del suo comportamento, pienamente conforme alla Legge, confrontandosi con un pubblicano che era dietro di lui. Il pubblicano, invece, "Fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio abbi pietà di me che sono un peccatore" (v.13).
Due comportamenti molto diversi e che Gesù giudica dicendo: "Io vi dico che il pubblicano, a differenza dell'atro, tornò a casa giustificato" (v.14).
Proprio in questi tempi abbiamo persone e famiglie in difficoltà per cause diverse.
Il disagio e l'umiliazione per queste persone è sentirsi oltretutto anche giudicate, come ha fatto quel fariseo: "io non sono come quel pubblicano". La povera condizione del Samaritano, probabilmente, era causata anche dai suoi limiti, ma lui stesso, si accusa battendosi il petto. Fu questo atto di umiliazione che gli procurò il perdono e l'apprezzamento di Gesù che disse: Il pubblicano, a differenza del fariseo, tornò a casa giustificato. Prezioso quindi è l'insegnamento di Gesù, che non si meraviglia dei nostri peccati, ma che esalta il valore dell'umiltà .
"La preghiera nel Tempio"
Andare al Tempio; presentarsi davanti all'Eucaristia, è sempre una dono, ma che deve essere vissuto bene. L'Eucaristia, è presenza reale di Gesù. Lui non è una statua, ma è una Persona viva. Quando ci presentiamo davanti a Lui, dopo il saluto e il ringraziamento, per la possibilità che ci offre di incontrarlo, è importante fare in modo che la preghiera diventi un dialogo, dove si ascolta e si parla come deve essere fatto quando incontriamo una Persona qualsiasi. Se poi si tratta di una persona importante, allora il dialogo deve assumere una particolare attenzione, e cioè, fare in modo di ascoltare molto e parlare poco. Gesù ha molte cose da dirci.
Lo spazio di tempo che abbiamo a disposizione, non deve essere occupato solo dai problemi che ci affliggono. Cosi pure facciamo anche attenzione a non vivere i momenti di Preghiera, ricolmandoli di semplici formule da recitare. Il Rosario non è una formula, ma sequenza di Ave Maria e di Misteri da meditare. La devozione ai Santi è bene che ci sia, ma con Gesù dobbiamo vivere una vera relazione!
Maria ci aiuti a parlare con Gesù come lei, mamma, parlava ogni giorno a Lui.
Oltre alla fedeltà quotidiana, onestamente dobbiamo vivere sempre in Grazia di Dio; una grazia da chiedere allo Spirito Santo, è di riuscire a mantenere nel corso della giornata, la comunione con Gesù. La presenza di Gesù non disturba, non ostacola la dovuta attenzione al lavoro che si sta facendo. Praticamente è un agire con una serenità spirituale, che allo stesso tempo rende feconda ogni azione che si compie. E' così che la giornata diventa una preghiera semplice e continua.
La forza dell'Amore per Gesù
Quando si vuol bene a una persona, quando si apprezza questa persona anche per tutte le sue capacità e virtù particolari che manifesta, facilmente rimane sempre nel cuore. Questapersona è Gesù! Lui è un Tesoro nascosto. Ogni valore, ogni bellezza, ogni capacità e virtù, tutte le troviamo in Lui, vero Dio e vero uomo.
Se abbiamo grazia di stabilire con Lui una sincera relazione, allora il tempo scorre velocemente e l'amore per Lui ricolma la giornata. Certamente sono grazie da chiedere per arrivare a fare quello che Gesù dice e cioè di "Pregare sempre, senza interruzione". Se, grazie al Signore e alla nostra buona volontà tutto questo si realizza, si arriva a dire anche che non basta una giornata intera per esprimere tutto quello che vorremmo dire e fare per la Persona amata.
L'Adorazione Eucaristica
Gesù ha voluto restare sempre con noi e in termini molto concreti. La Santa Eucaristia, in diverse Chiese, è sempre solennemente esposta. Se abbiamo fede in questa presenza reale di Gesù, dovremmo trovare del tempo per l'Adorazione della Santa Eucaristia. Questa è la strada giusta per arrivare a pregare senza interruzione, con efficacia e con tanta gioia nel cuore.
Maria ci aiuti a dedicare tutto il tempo possibile all'Adorazione Eucaristica.
"UNO DI LORO, VEDENDOSI GUARITO, TORNO'INDIETRO LODANDO DIO A GRAN VOCE," Â (Luca 17,15)
Nella missione in Palestina, Gesù ha fatto dono a tutti della sua Parola, del suo Amore, di preziose verità , ma anche di miracoli.
Tutti hanno ricevuto volentieri il dono, ma non tutti sono stati altrettanto solleciti nel ringraziare per i bene ricevuto. Così è avvenuto per il miracolo che Gesù ha compiuto su dieci lebbrosi. Tutti sono stati miracolosamente guariti, ma soltanto uno "Tornò indietro, lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo, era un Samaritano". Giustamente, Gesù ha fatto osservare: "Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? (v.17). È davvero una vergogna essere guariti dalla lebbra e non avere un minimo di riconoscenza verso la persona che ha concesso un tale dono.
"Era un Samaritano"
Non viene detto nel Vangelo chi erano i lebbrosi guariti, ma viene fatto però notare, che l'unico ad essere riconoscente fu un Samaritano. A quel tempo, i Samaritani erano considerati dei peccatori. È significativo il fatto che questa persona considerata lontana da Dio, abbia avuto un comportamento migliore di chi avrebbe dovuto invece precederlo. Come prima cosa questo fatto è per tutti un richiamo a non giudicare le persone "come dei peccatori". Soltanto il Signore conosce l'intimo e la storia di queste persone. Come Cristiani dobbiamo stare attenti a non essere così facili nel giudicare persone o comportamenti che vediamo...
Devozione o Relazione?
Il fatto dei nove lebbrosi che non hanno sentito il dovere di rendere grazie a Gesù, fa pensare a certe persone che non vivono una vera religiosità . Serpeggia infatti il fatto che per essere religiosi basti una fedeltà alle preghiere che ogni giorno si dicono, evitare il peccato e fare del bene. Queste sono cose buone, ma quello che Gesù vuole è una vera, sincera, perseverante comunione con Lui.
È facile avere una forma di devozione, per Gesù,fatta di parole, di novene; il pericolo è di avere solo una formaleattenzione alla persona di Gesù. Gesù chiede l'ascolto, il dialogo, e soprattutto l'intimità con Lui. Si tratta di passare da una forma di "devozione" ad una vera "relazione" con Gesù. Possono sembrare due parole di poco conto, che invececambiano completamente il modo di vivere la nostra fede. È per tutti un cammino difficile da compiere, ma tanto necessario.
«... in Volterra erano in quell'epoca due vergini, le quali servivano sempre Dio...dicevano con intrepidezza di essere cristiane...l'una aveva nome Attinia e l'altra Greciniana». Inizia così il racconto di Lodovico Falconcini, un illustre volterrano che narra di due donne che in uno dei momenti più funesti per la fede cristiana decisero di continuare a servire Dio, e rifiutando una vita dedita ai rituali pagani, affrontarono la morte.
Due splendide figure, donne e laiche, che trovarono la morte per la fede durante la persecuzione degli imperatori Diocleziano e Massimiano nel 303.
Originarie del territorio di Casole d'Elsa, in diocesi di Volterra, la tradizione religiosa le vuole sorelle coraggiose e fedeli nell'annuncio e nella testimonianza del Vangelo nella città etrusca, allora sottomessa al dominio romano.
Dopo il martirio subìto, secondo la tradizione, con lancia e spada, le loro spoglie furono sepolte sulle pendici del monte volterrano, nei pressi della voragine delle Balze. Dopo un oblio di diversi secoli, nel 1140 i loro corpi furono ritrovati, durante uno scavo, dai Monaci Camaldolesi della Badia di San Giusto che era sorta, appunto, in quei paraggi. Una memoria in marmo ed una lamina in piombo identificava i resti mortali delle due Sante che furono immediatamente traslati sotto l'Altare Maggiore della Badia.
Nel 1814 poi, quando i Monaci Camaldolesi stavano per abbandonare la Badia, le reliquie delle Sante furono solennemente traslate in Cattedrale, dove ancor oggi riposano.
Dal ritrovamento dei corpi fino ai nostri giorni, il culto di Attinia e Greciniana è andato rafforzandosi ed identificandosi attraverso i secoli, grazie anche all'esecuzione di pregevoli opere d'arte, pitture e sculture, che le raffigurano e che si devono sia a celebri maestri di fama come il Ghirlandaio e Cosimo Daddi, sia ad artisti locali.
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