Meditando Matteo 16,26
“QUALE VANTAGGIO AVRA’ UN UOMO SE
GUADAGNERA’ IL MONDO INTERO, MA PERDERA’ LA PROPRIA VITA?” (Matteo 16,26)

Siamo ogni giorno a contatto con persone, che sono convinte che la ricchezza in questo mondo, sia una conquista necessaria per vivere la vita in pienezza.
Essi affermano, che con il denaro si raggiunge tutto ciò che si desidera. Solo che, per avere denaro, molte volte essi seguono strade disoneste. Mentre sappiamo, che lavorando onestamente e con due sole mani, si arriva giusto a soddisfare le normali esigenze di una famiglia. Questi uomini che credono soltanto nel denaro, non si rendono conto che proprio questo può essere la causa della loro rovina. Infatti, non sono mai sazi, non si accontentano di quello che hanno; molte volte, vivono nella paura di essere derubati di quello che hanno e si difendono costruendo delle case che sono “prigioni”, con mille difese inutili. Su questa strada, le persone ricche, possono raggiungere qualche temporanea soddisfazione, ma alla fine la loro vita si complica, perdono la serenità e i loro beni diventano una catena che li rende schiavi. Ecco perché Gesù ha detto: “Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?” Gesù ci vuol dire, che tutti i beni di questa terra, non potranno mai essere in grado di rispondere alle esigenze del nostro essere persone fatte a immagine e somiglianza di Dio. Così Dio ci ha voluti e, pertanto, ogni uomo trova Amore, trova pace e serenità, solo e nella misura in cui vive in obbedienza alla Parola di Dio.
- Il valore della vita
Dio ha voluto noi, creature umane con delle caratteristiche particolari, molto diverse e ben più preziose di tante altre creature che sono sulla terra: Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza; questo vuol dire, che non abbiamo soltanto un corpo, con tante belle e preziose facoltà che ben conosciamo, ma abbiamo una parte del nostro essere, che è spirituale. Questa dimensione spirituale del nostro essere, ci permette di vivere la nostra vita in un modo del tutto singolare e cioè, ci rende capaci di stabilire giuste, armoniche, equilibrate relazioni, con la natura, con le persone e soprattutto con Dio. Facciamo allora un personale esame di coscienza e proviamo a rispondere a queste domande: Come vivo la mia relazione con le bellezze che la natura mi offre? Come vivo le mie relazioni con le persone che incontro ogni giorno? Ma soprattutto, come vivo la mia relazione con Dio?
Se queste relazioni le vivo bene, con semplicità, con serietà e competenza, allora la vita fiorisce e migliora di giorno in giorno; gradualmente, matura e diventa feconda. Quando invece vivo queste relazioni in modo superficiale e peggio ancora se inquinate dal peccato, allora la vita giorno dopo giorno inaridisce e per non soffocare, ci si aggrappa a tre idoli pericolosi, idoli che tutti ben conosciamo: il denaro, il potere e il piacere.
- La vita che ci attende
Nessuno, qui sulla terra, ha pianta stabile. Per tutti, verrà il giorno in cui si concluderà il cammino che stiamo facendo. Giova molto allora pensare, senza perdere altro tempo, a ciò che ci attende nella vita futura. Se avremo fatto il possibile, per vivere in obbedienza alla Parola di Dio, e se avremo avuto il coraggio di ricominciare, quando per fragilità abbiamo peccato, allora raggiungeremo in quel giorno la “Sorgente” che ci ha generati e cioè “Dio, che è Amore”.
Oggi, siamo quindi in cammino verso la pienezza della vita, la pienezza dell’Amore. Quello che sulla terra qualche volta possiamo avere sperimentato, è solo un segno, molto limitato e fuggevole, di ciò che avremo la grazia di vivere, se arriveremo in Paradiso. Chi ha grazia di entrare nella intimità di Dio, ci dicono i Santi, sperimenterà la potenza dell’Amore con una progressione tale, da farci perdere la percezione del tempo. Questa, è la vita che ci attende; questo, è il tesoro che Dio Padre desidera offrire a tutti i suoi figli. Non lasciamoci illudere da ciò che oggi ci può sembrare un valore indispensabile per avere una vita comoda. Mai dobbiamo dimenticare che Gesù, per offrire a tutti gli uomini la possibilità di raggiungere il Paradiso, ha offerto la sua vita al Padre, stendendo le braccia sulla Croce. E’ Lui che, con il suo Sacrificio, ci ha riaperto le porte del Paradiso. Questo, è ciò che ci attende; questa, è la pienezza della vita.
Maria ci aiuti a vivere obbedienti al suo Figlio e capaci di compiere il nostro cammino, rivolti e attenti a quello che Lui continuamente opera per noi.
Meditando Matteo 16,13
“GESU’ DOMANDO’ AI SUOI DISCEPOLI:
LA GENTE, CHI DICE CHE SIA IL FIGLIO
DELL’ UOMO?” (Matteo 16,13)

Sono preziose e per noi importanti alcune domande che Gesù ha fatto ai suoi discepoli e che sono le stesse alle quali anche noi, oggi, siamo chiamati a rispondere. Un giorno, nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai discepoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” Erano molte le persone che Gesù aveva incontrato, molti i miracoli compiuti, ma anche molte, purtroppo, le discussioni che aveva dovuto sostenere con gli Scribi e i Farisei, i quali, si erano sempre opposti alla sua missione. Essi, non l’hanno mai riconosciuto come il Verbo Incarnato, come vero Dio e vero uomo. Neppure di fronte ai miracoli che compiva sotto il loro occhi, non hanno mai saputo riconoscere in Gesù il grande atteso. Tutta questa resistenza alla verità, al prezioso dono che il Padre aveva dato, per la salvezza dell’umanità, era per Gesù un grande dispiacere, una vera sofferenza.
- Ma perché tanta resistenza e indifferenza di fronte ad una persona così preziosa e Santa?
E’ mai possibile che le tenebre, possano resistere ancora davanti a una Luce così potente?
Che cosa c’è, nell’essere umano, che ostacola la piena fiducia che dovremmo avere in Gesù? Certamente, è il demonio che ci tiene legati alle cose della terra al punto da non riuscire a vedere e contemplare la preziosità della persona di Gesù, la sua Parola, l’Amore che ha per noi.
Non fermiamoci più di tanto ad evidenziare il male che esiste nel mondo, ma apriamo il cuore e la mente alla conoscenza di quel Tesoro nascosto che Dio Padre ci ha donato.
- La risposta di Pietro
Non era facile rispondere alla domanda che Gesù aveva fatto ai discepoli. E’ comprensibile anche un certo disagio rimanere in silenzio e non trovare il coraggio di rispondere. Poi, timidamente, cominciarono a dire quello che avevano udito stando fra la gente: “Alcuni dicono Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti” (v,14). Erano risposte molto incerte e forse dette a mezza voce. Gesù allora, si rivolse a loro direttamente e disse: “Ma voi, chi dite che io sia?” (v.15). A quel punto, l’imbarazzo era ancora più grande e solo Pietro ebbe il coraggio di rispondere dicendo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (v.16). Gesù ha elogiato Pietro, ma subito gli ha fatto notare che non era farina del suo sacco, infatti, glidisse: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne, né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (v.17). Per Pietro fu un momento di gioia, ma unita anche a un certo smarrimento; non capiva, infatti, il significato di questa particolare e straordinaria rivelazione che avrebbe ricevuto dal Padre. Gesù comunque, lo tranquillizzò con una notizia che certo non si sarebbe aspettato di ricevere in quel momento, quella del suo futuro compito.
- Andiamo alla sorgente
Non si può amare ciò che non si conosce; questo è un dato di fatto molto vero. Come Cristiani, dobbiamo fare tutto il possibile per riuscire a rispondere personalmente alla domanda di Gesù. Possiamo considerare questo compito, una specie di esame di coscienza sul grado di maturità della nostra vita spirituale. Sempre però dobbiamo poi confrontarci con la sorgente della verità e cioè con il Vangelo, le Lettere di S. Paolo e tutta la Sacra Scrittura in generale.
Ora, ci può giovare un’attenta meditazione, su un brano della Lettera di S. Paolo ai Colossesi:
- “Gesù è l’immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in Lui furono fatte tutte le cose nei cieli e nella terra, quelle visibili e quelle invisibili:Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in Lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia Lui ad avere il primato su tutte le cose. E’ piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza e che per mezzo di Lui e in vista di Lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli” (Col. 1,15-20).
Questa è Parola di Dio, è Parola ispirata, quindi con un valore assoluto, anche se non è facile comprendere in tutti i particolari. Chiediamo a Maria, la grazia di riuscire a leggere e meditare con particolare attenzione queste parole così illuminanti sulla persona di Gesù.
Meditando Matteo 15,28
“ALLORA GESU’ LE REPLICO’: DONNA, GRANDE E’
LA TUA FEDE! AVVENGA PER TE COME DESIDERI,
E DA QUELL’ISTANTE SUA FIGLIA FU GUARITA”
(Matteo 15,28)

Un giorno, una donna Cananèa, venuta a sapere della potenza di Gesù, dei miracoli che compiva e della sua misteriosa missione, decise di andare da Lui per chiedergli la guarigione di sua figlia. Tremante, si avvicinò e quasi gridando disse: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio” (v.22). E’ interessante il fatto, che pur non essendo una persona che faceva parte del popolo di Israele, abbia chiamato Gesù con il titolo di “Figlio di Davide”; questo vuol dire, che lei sapeva di essere in qualche modo alla presenza non solo di un profeta come tanti altri, ma del Grande atteso. Sul momento, Gesù, sembrava che non volesse ascoltarla e quindi non ha preso in considerazione la sua richiesta; essa però, insisteva con grande forza, al punto che i discepoli implorarono Gesù dicendo: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando! Egli rispose: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele” (v.23). La Cananèa però non si scoraggiò, per cui di nuovo “Si prostrò dinanzi a Lui, dicendo: aiutami! Gesù, forse per mettere alla prova la sua fede, le disse:“Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. La Cananèa con umiltà, accettò di essere considerata come un cagnolino e allora rispose a Gesù dicendo: “Eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (v.27). Gesù vedendo in lei un cuore sincero, umile ed un fede vera, disse: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri. Da quell’istante sua figlia fu guarita” (v.28). Ecco le condizioni indispensabili per ogni cristiano: l’umiltà, come virtù che ci porta ad avere coscienza dei nostri limiti e delle nostre fragilità, e poi la piena fiducia nella persona di Gesù, trascendente e immanente, in tutto quello che ha detto, in tutto quello che ha fatto e continua a fare, nella Chiesa.
- La perseveranza
Quando ci mettiamo in preghiera e abbiamo la grazia di stare in Adorazione di Gesù solennemente esposto, è importante avere un primo momento di raccoglimento per entrare in “sintonia” con Lui; si tratta cioè di prendere coscienza della sua Presenza e della possibilità che ci offre di avere un momento di intimità particolare. E’ importante favorire questi momenti col silenzio e con l’ascolto e non interromperli con le preghiere che normalmente facciamo.
Sull’esempio della Cananèa è bene poi che la supplica sia perseverante. Noi non conosciamo che cosa effettivamente sia necessario per la nostra vita e neppure possiamo pretendere, che la Grazia che chiediamo ci venga concessa sul momento; ma come la Cananèa è importante avere fede e quindi la certezza che “Nulla è impossibile a Dio” (Lc.1,37). Gesù infatti, ha concesso il miracolo della guarigione della figlia proprio perché ha visto in lei tanta fede dicendolo apertamente: “Donna, grande è la tua fede”. E’ sempre la fede che ottiene il miracolo, che però il Signore concede quando e come Lui ritiene giusto e che giovi veramente per noi.
- Un Amore universale
Dio ama l’umanità intera. Ogni persona è preziosa per Lui. Il fatto della Cananèa, conferma la universalità dell’Amore di Dio. E’ un dato di fatto, che non tutte le persone che sono nel mondo, abbiano la possibilità di conoscere Gesù, la sua Parola, tutto quello che ha fatto per la salvezza dell’umanità e tutto quello che ogni giorno continua a fare per la sua Chiesa, questo ci fa capire che se il “terreno è buono”, se le persone sono in buona fede, come si usa dire,Il Signore interviene per strade diverse, concedendo anche a loro di essere un giorno salvati. Quello che conta, è avere un cuore aperto alla verità. La Cananèa, forse, non ha mai incontrato nessuno che l’abbia aiutata a conoscere Gesù, ma il suo cuore era aperto e sensibile ai certi valori spirituali e quindi è stata favorita da quell’azione straordinaria della Grazia che l’ha portata, un giorno, ad incontrare Gesù in persona. Dobbiamo stare attenti ad esprimere giudizi anche su persone che sono lontane da Gesù, proprio perché non sappiamo quale sia la storia del loro passato. Maria da sempre ci esorta a pregare anche per chi è lontano dal suo Figlio Gesù, perché ogni persona si converta e sia raggiunta, un giorno, dalla potenza del suo Amore.
Meditando Matteo 14,30-31
“PIETRO SCESO DALLA BARCA, SI MISE A CAMMINARE SULLE ACQUE E ANDO’ VERSO GESU’, MA VEDENDO CHE IL VENTO ERA FORTE, SIMPAURI’ E, COMINCIANDO AD AFFOGARE, GRIDO’: SIGNORE,SALVAMI”
(Matteo 14,30-31)

Credere vuol dire fidarsi di Gesù, avere piena fiducia in quello che dice e in quello che compie, anche quando dice e compie azioni che umanamente non sono comprensibili. Ecco due eventi particolari, che fanno pensare quanto sia grande, forte e Santa la persona di Gesù. Un giorno ha detto agli Apostoli di precederlo sull’altra riva del lago, mentre Lui “salì sul monte, in disparte a pregare. Venuta la sera, Egli se ne stava lassù da solo” (v.23). Il fatto che Gesù abbia deciso di dedicare del tempo alla preghiera, e di ritirarsi da solo su quel monte, è per noi un grande esempio. A volte pensiamo che per i numerosi impegni che abbiamo, si possa trascurare la preghiera; Gesù, per dare spazio alla preghiera, ha congedato la folla e mandato gli Apostoli a precederlo sull’altra riva. Abbiamo forse la presunzione di credere, di avere impegni più importanti di quelli di Gesù? E’ interessante constatare, che quando dedichiamo il tempo necessario alla Preghiera, all’Adorazione, alla meditazione, troviamo sempre il tempo per fare anche il resto. E’ il Signore che ci aiuta!
- Gesù cammina sull’ acqua
Quella notte, la barca degli Apostoli, era fortemente “agitata dalle onde; il vento infatti era contrario”, la navigazione era difficile e pericolosa. Quasi non bastasse la preoccupazione del momento, videro Gesù camminare sulle acque; Vedendolo, “furono sconvolti e dissero: E’ un fantasma! E gridarono dalla paura” (v.26). Com’ era possibile, in una condizione del lago così tragica, che una persona potesse camminare sull’ acqua tranquillamente, senza affondare? Gesù è il Verbo Incarnato. Gesù è Dio, e nulla è impossibile a Dio. Gesù volle tranquillizzare i suoi discepoli dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (v.27). Pietro allora, più per effetto della paura che per convinzione, rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque” (v.28). Emozionato com’era, non pensava di essere esaudito. Gesù invece, ha accolto la richiesta ed ha risposto con una sola parola: “Vieni!”(v.29). Certamente, ancora più confuso di prima per il comando avuto da Gesù, nonostante la sua comprensibile titubanza, “Scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso di Lui”. Un vero miracolo avvenuto con grande stupore, non solo di Pietro, ma anche di tutti quelli che erano con lui.
- “Perché hai dubitato”?
Un punto debole e purtroppo molto frequente per noi creature umane, è mancare di fiducia in Gesù; non credere alla sua Parola; non fidarsi totalmente, ciecamente di quello che Lui dice. Facilmente, serpeggia in noi il dubbio su ciò che dal punto di vista umano non è comprensibile; vorremmo sempre vedere e capire; questo è stato anche il peccato di Pietro “Il quale, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affogare, gridò: Signore Salvami” (v.30). Quando arriverà il giorno in cui saremo veramente capaci di superare questa debolezza umana, questa mancanza di fede? Quando arriveremo ad avere piena fiducia in Gesù? Al grido di paura e di aiuto di Pietro, Gesù è intervenuto: “subito tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato”? (31). Il peccato di Pietro, è stato non aver creduto al valore, all’ efficacia di quella parola che Gesù aveva pronunciato: “Vieni!”.
Quella di Pietro, fu una mancanza di fede. Gesù con il suo intervento, non soltanto ha evitato un sicuro naufragio, ma ha dimostrato tutto l’ Amore che aveva per lui e che oggi ha per ciascuno di noi.
- “Davvero tu sei Figlio di Dio“
Dopo aver salvato Pietro, Gesù salì sulla barca ed “il vento cessò” (v.32). Come è stato possibile, far cessare una tempesta di vento così forte in un attimo? Questo è stato uno dei tanti segni che Gesù ha voluto dare loro in quel preciso momento. La potenza che Gesù ha dimostrato di avere, conferma che la sua presenza, è in grado di sconfiggere tutto ciò che può essere di ostacolo al cammino che stiamo facendo. Tutto cambia quando Gesù interviene in prima persona nelle nostre vite e lo fa non soltanto per liberarci e salvarci da certi pericoli, ma per sostenerci durante le difficoltà che non saranno mai tali da interrompere il nostro cammino. Se qualche volta ci siamo scoperti più fragili e indifesi, è stato probabilmente perché ci siamo ritrovati da soli a combattere, senza le dovute difese. Se oggi con umiltà prendiamo coscienza di quello che Gesù ha fatto e continua a fare per la nostra salvezza, dovrebbe scaturire dai nostri cuori, quel significativo atto di fede che hanno pronunciato gli Apostoli dopo aver visto quello che Gesù aveva fatto per Pietro e per tutti loro; fu quasi un grido: “Davvero tu sei il Figlio di Dio” (v.33). Si Gesù, tu sei una persona forte, preziosa, carica di amore che ci assicura nel nostro cammino. Tu sei Gesù una vera gioia, un dono che suscita stupore e che oggi, nonostante la nostra povertà, abbiamo grazia di poterti Adorare e ricevere nel nostro cuore.
Che Maria ci conceda di sperimentare sempre più e sempre meglio il volto del suo amato Figlio.
Meditando Matteo 14,14
“SCESO DALLA BARCA, EGLI VIDE UNA GRANDE FOLLA, SENTI’ COMPASSIONE PER LORO E GUARI’ I LORO MALATI” (Matteo 14,14)

La presenza di Gesù, la sua parola, i miracoli e soprattutto il mistero e il fascino della sua persona, hanno toccato il cuore di molte persone nei giorni in cui ha vissuto in Palestina. Anche gli stessi capi del popolo, nonostante la loro incredulità, erano molto interessati all’ ascolto di Gesù e rimanevano meravigliati del grande interesse che avvertivano nella gente. Infatti, molte erano le persone che lo assediavano, certamente anche con la speranza di essere guariti dalle loro malattie e infermità. Significativo, è appunto il fatto di Gesù che, arrivando un giorno in barca verso la riva del lago di Tiberiade, “Vide una grande folla e sentì compassione per loro”. Gesù vedeva in loro una grande sete di verità e di quella “luce e Amore” che solo Lui riusciva ad effondere negli ascoltatori. Gesù desiderava arrivare a tutti, per tutti sentiva compassione, ma già avvertiva che non solo in quei giorni, ma anche nel futuro, molti sarebbero rimasti privi del suo dono anche per mancanza di apostoli. Infatti, un giorno disse: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi” (Mt.9,37).Grande e molto sentito, è stato ed è tutt’ora, il desiderio di poter raggiungere e donare la sua Parola, il suo Amore, la sua presenza a tutti. Oggi, allora, possiamo dire beati coloro che in qualche modo contribuiscono perché le persone possano incontrare Gesù ed essere beneficate dalla sua Presenza e illuminate dalla sua Parola. E’ un impegno urgente che ogni cristiano deve avvertire e cioè di annunciare con la parola e con l’esempio, il prezioso messaggio lasciato da Gesù.
- “Guarì i loro malati“
La compassione di Gesù verso le persone che incontrava, non si limitava a semplici parole di consolazione, ma dava loro un aiuto concreto in base alle loro necessità. Anche in questa circostanza, oltre alla Parola, “guarì i loro malati”. E’ facile pensare, quindi, al grande entusiasmo che si è creato tra la folla e all’attento ascolto di quanto diceva Gesù.
Oggi, molte persone si domandano: perché Gesù non compie ancora miracoli? La domanda trova risposta in quello che tutti possiamo testimoniare e cioè: la Santa Eucaristia, che noi non solo Adoriamo, ma che possiamo personalmente ricevere. Non è questo un grande miracolo? Vi sono poi sette Sacramenti a nostra disposizione, che non sono semplici “segni”, ma operano veramente quello che significano; si pensi, ad esempio, al Sacramento della confessione, che veramente ci libera dai peccati commessi. Così, pure, la misteriosa ed efficace ricchezza dei Vangeli e di tutti i Libri Sacri, che hanno in sé una potenza spirituale alla quale tutti possiamo attingere, sperimentare. I Santi di ieri e di oggi, sono anch’essi una conferma di questa azione miracolosa di Gesù. Veri miracoli, sono anche le conversioni avvenute di persone molto importanti. L’ Amore di Gesù che oggi, personalmente, ci viene donato, è un grande miracolo.
La storia poi, continua a registrare fatti veramente straordinari che avvengono in tutto il mondo sulla reale presenza di Gesù: sono i miracoli Eucaristici, confermati da prove scientifiche inconfutabili. E’ la mancanza di umiltà che ostacola la fede.
- Con cinque pani e due pesci, sfamò cinquemila uomini
L’entusiasmo e la gioia di stare in ascolto di quello che Gesù diceva, faceva dimenticare anche le esigenze più naturali, della fame e della sete per cui, sul far della sera, quel giorno gli Apostoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. La risposta di Gesù, lasciò tutti sorpresi: “Disse loro: non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Ma come era possibile? “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci”. Ecco allora di nuovo in atto la potenza di Gesù, che dopo aver fatto mettere tutti a sedere, su quei cinque pani e quei due pesci, “Recitò la Benedizione” e avvenne che “Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via dei pezzi avanzati: dodici ceste piene” (v.20). Ogni commento è inutile. Chi può negare questi fatti? Certamente non esiste peggio sordo di colui che non vuol sentire.
Gesù oggi, con la Santa Eucaristia, dona come cibo il suo Corpo a migliaia di persone. Chiediamo a Maria di farci sperimentare e meditare su questa reale potenza d’Amore di Gesù.
Meditando Matteo 14,14
“SCESO DALLA BARCA, EGLI VIDE UNA GRANDE FOLLA, SENTI’ COMPASSIONE PER LORO E GUARI’ I LORO MALATI” ( Matteo 14,14)

La presenza di Gesù, la sua parola, i miracoli e soprattutto il mistero e il fascino della sua persona, hanno toccato il cuore di molte persone nei giorni in cui ha vissuto in Palestina. Anche gli stessi capi del popolo, nonostante la loro incredulità, erano molto interessati all’ ascolto di Gesù e rimanevano meravigliati del grande interesse che avvertivano nella gente. Infatti, molte erano le persone che lo assediavano, certamente anche con la speranza di essere guariti dalle loro malattie e infermità. Significativo, è appunto il fatto di Gesù che, arrivando un giorno in barca verso la riva del lago di Tiberiade, “Vide una grande folla e sentì compassione per loro”. Gesù vedeva in loro una grande sete di verità e di quella “luce e Amore” che solo Lui riusciva ad effondere negli ascoltatori. Gesù desiderava arrivare a tutti, per tutti sentiva compassione, ma già avvertiva che non solo in quei giorni, ma anche nel futuro, molti sarebbero rimasti privi del suo dono anche per mancanza di apostoli. Infatti, un giorno disse: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi” (Mt.9,37).Grande e molto sentito, è stato ed è tutt’ora, il desiderio di poter raggiungere e donare la sua Parola, il suo Amore, la sua presenza a tutti. Oggi, allora, possiamo dire beati coloro che in qualche modo contribuiscono perché le persone possano incontrare Gesù ed essere beneficate dalla sua Presenza e illuminate dalla sua Parola. E’ un impegno urgente che ogni cristiano deve avvertire e cioè di annunciare con la parola e con l’esempio, il prezioso messaggio lasciato da Gesù.
- “Guarì i loro malati“
La compassione di Gesù verso le persone che incontrava, non si limitava a semplici parole di consolazione, ma dava loro un aiuto concreto in base alle loro necessità. Anche in questa circostanza, oltre alla Parola, “guarì i loro malati”. E’ facile pensare, quindi, al grande entusiasmo che si è creato tra la folla e all’attento ascolto di quanto diceva Gesù.
Oggi, molte persone si domandano: perché Gesù non compie ancora miracoli? La domanda trova risposta in quello che tutti possiamo testimoniare e cioè: la Santa Eucaristia, che noi non solo Adoriamo, ma che possiamo personalmente ricevere. Non è questo un grande miracolo? Vi sono poi sette Sacramenti a nostra disposizione, che non sono semplici “segni”, ma operano veramente quello che significano; si pensi, ad esempio, al Sacramento della confessione, che veramente ci libera dai peccati commessi. Così, pure, la misteriosa ed efficace ricchezza dei Vangeli e di tutti i Libri Sacri, che hanno in sé una potenza spirituale alla quale tutti possiamo attingere, sperimentare. I Santi di ieri e di oggi, sono anch’essi una conferma di questa azione miracolosa di Gesù. Veri miracoli, sono anche le conversioni avvenute di persone molto importanti. L’ Amore di Gesù che oggi, personalmente, ci viene donato, è un grande miracolo.
La storia poi, continua a registrare fatti veramente straordinari che avvengono in tutto il mondo sulla reale presenza di Gesù: sono i miracoli Eucaristici, confermati da prove scientifiche inconfutabili. E’ la mancanza di umiltà che ostacola la fede.
- Con cinque pani e due pesci, sfamò cinquemila uomini
L’entusiasmo e la gioia di stare in ascolto di quello che Gesù diceva, faceva dimenticare anche le esigenze più naturali, della fame e della sete per cui, sul far della sera, quel giorno gli Apostoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. La risposta di Gesù, lasciò tutti sorpresi: “Disse loro: non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Ma come era possibile? “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci”. Ecco allora di nuovo in atto la potenza di Gesù, che dopo aver fatto mettere tutti a sedere, su quei cinque pani e quei due pesci, “Recitò la Benedizione” e avvenne che “Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via dei pezzi avanzati: dodici ceste piene” (v.20). Ogni commento è inutile. Chi può negare questi fatti? Certamente non esiste peggio sordo di colui che non vuol sentire.
Gesù oggi, con la Santa Eucaristia, dona come cibo il suo Corpo a migliaia di persone. Chiediamo a Maria di farci sperimentare e meditare su questa reale potenza d’Amore di Gesù.
Alessandro D’Avenia

Prof. Alessandro D’Avenia
(Palermo, maggio 1977) è uno scrittore, insegnante e sceneggiatore italiano.
“Domenica e bellezza”
- Qualche verso del Purgatorio – Manfredi –
- Qualche verso del Purgatorio – Catone –
- Qualche verso del Purgatorio – Mare, cielo, fuoco –
- Qualche verso del Purgatorio – Pia dei Tolomei –
- Qualche verso del Purgatorio – Casella –
- Qualche verso del Purgatorio – Canto settimo valle di colori e profumi –
Video
- Gesù Cristo nostro contemporaneo
- Alessandro D’Avenia racconta l’amore
- L’arte di partire e il coraggio che spinge gli uomini ad amare
- L’adolescenza non è una malattia
- Ogni storia è una storia d’amore
- Il meglio di te
- Alessandro D’Avenia racconta Don Puglisi
- Quando e come avete capito cosa fare della vostra vita?
Libri
Meditando Matteo 13,45-46
“IL REGNO DEI CIELI E’ SIMILE A UN MERCANTE CHE
VA IN CERCA DI PERLE PREZIOSE; TROVATA UNA
PERLA DI GRANDE VALORE, VA, VENDE TUTTI I SUOI
AVERI E LA COMPRA” (Matteo 13,45-46)

Nella vita, se siamo onesti, ci rendiamo conto di quanto sia importante la virtù dell’umiltà. Dobbiamo dire questo ad alta voce perché soltanto se siamo umili, si aprono orizzonti nuovi, preziosi e tanto utili per il nostro cammino. Mentre se crediamo di essere quello che non siamo, si cammina nelle tenebre perché rimaniamo privi di quella Luce che solo Gesù concede alla persone umili.
- “Una perla di grande valore“
Gesù, e Lui solo, conosce certe verità che sono importanti e necessarie per noi se veramente intendiamo fare un buon cammino qui sulla terra. Si tratta di verità che Lui stesso definisce preziose e di grande valore. Una di queste verità, Gesù la paragona a una perla per la quale vale la pena di rinunciare a tutto pur di averla. Così ha fatto quel mercante: “Trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Che cosa può avere di così prezioso quella perla per meritare di lasciare tutto quello che si ha per entrare in suo possesso? Fa pensare molto questa totalità di cui Gesù parla. E’ certamente questa la motivazione che ha portato alcuni Eremiti a fare scelte eroiche e cioè di lasciare tutto quello che potevano avere, per vivere la loro vita per sempre isolati nel deserto.
- Una sola perla
Gesù non parla di un tesoro fatto di tante cose, ma riassume tutto il valore in una sola perla.
Come mai un assolutismo così radicale? Che cosa può racchiudere quella perla per essere in grado di corrispondere alle tante esigenze della vita umana? E’ mai possibile che esista sulla terra una realtà che sia in grado di riassumere tutto quello di cui sentiamo di aver bisogno?
- Si! Quella perla è la persona di Gesù!
La persona umile, cosciente dei propri limiti e delle proprie fragilità, non si ferma a ciò che è in grado di comprendere, ma ha fiducia in Gesù; non discute sulle sue affermazioni, a volte così forti e radicali, ma le accoglie con la semplicità del bambino, che quando il genitore gli presenta una cosa che ha tanto desiderato, esulta di gioia e si getta fra le sue braccia per ringraziarlo. Per questo Gesù dirà che “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli” (Mt. 18,3).
Quando manca l’umiltà, questo non avviene, perché la persona non si fida, vorrebbe capire, vedere, rendersi conto, sperimentare la preziosità della Persona di Gesù. Mancando la piena fiducia in Gesù, certe persone preferiscono la scelta che ha fatto l’Apostolo Tommaso: vedere con i propri occhi, toccare con le proprie mani. Lui non si è fidato della testimonianza dei suoi compagni. La sua fu però una esigenza che gli procurò tanta amarezza, fino a quando Gesù risorto non gli concesse quello che chiedeva; soltanto allora è crollato il ponte e si è arreso.
- Chi ha tempo, non aspetti tempo
Nessuno conosce quando terminerà il pellegrinaggio che stiamo facendo sulla terra; da un momento all’altro, possiamo passare all’altra vita. Quello che per noi è urgente, oggi, è prendere coscienza della preziosità di quella perla e precisamente della Persona di Gesù. Questo è un compito che dobbiamo fare e ci può aiutare in questo, leggendo quello il Papa, ora Santo, Paolo VI° ha detto in un discorso fatto a Manila: “Io devo confessare il suo nome: Gesù che è il Cristo, Figlio di Dio vivo: Egli è il fondamento di ogni cosa. Egli è il maestro dell’umanità, il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e ci ama. Egli è l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. E’ colui che deve venire e che sarà un giorno nostro giudice e, come speriamo la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Egli è il pane, la fonte dell’acqua viva, Egli è il pastore, la nostra guida, il nostro conforto, il nostro esempio, il nostro fratello. Io non finirei più di parlare di Lui”. Oltre a queste affermazioni così forti, gioverà molto anche leggere ogni giorno un capitolo del Vangelo, dove in quelle parole troveremo un’ulteriore conferma del valore, della preziosità e della assoluta esigenza di avere Gesù come unica perla della nostra vita. Chiediamo a Maria che ci racconti tutte le cose belle che ha visto in Gesù.
Meditando Matteo 11,29
PRENDETE IL MIO GIOGO SU DI VOI E IMPARATE DA ME, CHE SONO MITE E UMILE DI CUORE, E TROVERETE RISTORO PER LA VOSTRA VITA” (Mattei 11,29)

La vita nostra qui sulla terra più volte è talmente confusa e con tanti problemi da dover affrontare per cui si avverte ogni tanto il bisogno di avere un po’ di riposo. In merito proprio a questo, Gesù ha detto: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, troverete ristoro per la vostra vita”.
Gesù ci fa capire che se con umiltà accettiamo di impostare la vita come Lui ci indica, cioè con un programma che Lui vede adatto per le nostre spalle, allora il cammino diventa meno faticoso e la stanchezza non sarà tale da dover interrompere il cammino.
Ø “Mite e umile di cuore”
Gesù comunque non si limita a suggerire a noi un programma di vita giusto ed equilibrato, ma ci esorta anche a mettere in atto due virtù che sono indispensabili per la nostra vita come cristiani:
la mitezza e l’umiltà. Il fatto interessante, è che Gesù suggerisce a noi quello che Lui stesso ha vissuto. Quanto sarebbe importante per tutti, dare consigli alle persone, ma solo di ciò che noi per primi viviamo. Questo è ciò che Gesù ha fatto: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. L’umiltà di Gesù è stata veramente grande, infatti: “Non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo” (Fil.2,7) e quasi non bastasse, scrive ancora San Paolo: “Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil. 2,9). Anche durante la sua missione in Palestina, più volte fu umiliato e non creduto, nonostante i miracoli che compiva sotto gli occhi delle persone presenti. Grande Gesù è stato nel sopportare con pazienza certi suoi avversari, così cattivi nei suoi confronti. Davvero eroica è stata l’umiltà e la mitezza che Gesù ha saputo mantenere, pur avendo tutte le ragioni e la possibilità, di mettere in silenzio coloro che lo offendevano e che facevano di tutto per trarlo in inganno. Noi oggi siamo esortati a rinnovare la nostra fiducia in tutto quello che Gesù ha fatto e manifestare la nostra fede in ogni sua Parola. Se vogliamo oggi far contento Gesù, mettiamoci di buona volontà, senza paure e senza ritardi, nel riconoscere il valore, l’autorità e l’autorevolezza della sua Parola. Questo è l’atto di fede che dobbiamo fare.
Ø “Troverete ristoro per la vostra vita”
Tutti abbiamo veramente bisogno di trovare momenti di riposo, che non siano soltanto il dormire; è necessario raggiungere una certa distensione, unitamente al rilassamento della mente e dello spirito. Molte nostre sofferenze hanno quasi sempre alla base delle tensioni, delle paure, delle esagerate preoccupazioni per alcuni problemi che dovremmo invece affrontare con umiltà; eventi che, se fossero vissuti con umiltà e con una buona dose di bontà e mitezza, potrebbero essere risolti senza appesantire il cammino che stiamo facendo. Come in tutte le cose però, si ottiene un certo risultato, se e nella misura in cui si affrontano con coraggio e con una reale disposizione ad accettare il sacrificio che comportano. Non possiamo aspettare che arrivi la manna del cielo. Dobbiamo credere che quello che Gesù dice e che ci esorta a fare, è sempre possibile.
Gesù, non esige da noi compiti superiori alle nostre capacità. E’ il demonio che ingigantisce le cose e che ci fa perdere la fiducia in Gesù. Stiamo attenti a non nasconderci dietro forme di falsa umiltà. Qualche volta si evita un problema solo con la scusa di non saperlo affrontare.
Ø L’esempio dei Santi
Le strade che noi percorriamo, non sono sempre ben illuminate; ecco il contributo che i Santi cipossono dare con il loro esempio e la loro testimonianza, non fatta di parole, ma di vita vissuta.
I Santi sono per noi come dei punti luce, collocati ai lati della strada che stiamo facendo. Essi con la loro vita, con i loro insegnamenti, ma soprattutto con la vera e profonda intimità vissuta con Gesù, hanno illuminato tante persone in difficoltà e sono anche per noi, preziose testimonianze. Nella storia dei Santi, tutti possiamo trovare esempi che facciano al caso nostro. Quello che conta, è non fermarsi soltanto a contemplare quello che hanno fatto e vissuto, ma fare tutto il nostro possibile, per imitarli nelle loro virtù.
Maria, è il modello per eccellenza, per la sua fede, per la sua umiltà e per la sua mitezza, a Lei con fiducia chiediamo la Grazia di continuare il nostro cammino con umiltà e mitezza.
Meditando Matteo 13,33
“GESU’ DISSE LORO UN’ALTRA PARABOLA:
IL REGNO DEI CIELI E’ SIMILE AL LIEVITO CHE
UNA DONNA PRESE E MESCOLO’ IN TRE MISURE
DI FARINA, FINCHE’ NON FU TUTTA LIEVITATA”
(Matteo 13,33)

La predicazione di Gesù era preziosa, ricca di contenuti e illuminante per tutti, anche se le parabole non erano sempre facilmente comprensibili e più volte gli Apostoli hanno chiesto a Gesù un aiuto per comprenderle bene.
Con grande bontà e saggezza, in seguito, Gesù ha spiegato loro il messaggio di alcune parabole.
Nel capitolo 13, l’evangelista Matteo, ha riunito insieme sette parabole: La parabola del seminatore; della zizzania; del granello di senape; del lievito; del tesoro nascosto nel campo; della perla preziosa e della rete gettata in mare. Ogni parabola, ha un suo riferimento particolare e la parabola del lievito così dice:
“Il Regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché fu tutta lievitata” (Mt.13,33). Questa parabola è di un solo versetto e racchiude in sé un prezioso significato e cioè che il Regno di Dio e tutto ciò che comprende, ha inizi modesti, ma poi in seguito ha un grande e improvviso sviluppo. Noi creature umane, non siamo in grado di vedere questo grande sviluppo, perché ciò avviene nei modi e nei tempi che solo Dio conosce. Noi viviamo in questa piccola frazione della storia umana e ben poco riusciamo a conoscere di tutto ciò che succede attorno a noi.
FIDUCIA
Coscienti dei nostri limiti, è saggezza umana non pretendere di riuscire a conoscere ciò che va al di là del tempo e ciò che avviene dentro le singole persone; pertanto, è vera umiltà, credere e avere piena fiducia in tutto quello che Gesù ha fatto e che sta facendo per la salvezza dell’umanità e per il bene delle singole persone. Quello che possiamo e dobbiamo fare, è rinnovare il nostro atto di fede in “Dio che è Amore” e quindi ciò che opera è solo e soltanto “Amore”. Ecco perché siamo esortati ad avere piena fiducia in Dio, anche se il tempo che stiamo vivendo appare ai nostri occhi molto confuso e scosso da forti tempeste. Noi non siamo in grado di leggere tutto ciò che avviene nel mondo e, meno ancora, ciò che avviene di bene e di male nelle singole persone. Comunque, Gesù parla di un grande e improvviso sviluppo degli eventi. Certamente i tempi e i modi non sono di nostra competenza, ma Gesù è Dio, quindi è in Lui che dobbiamo riporre la nostra fiducia. I Santi sono di esempio per tutti, ed è significativa in merito, anche una espressione di S.Agostino che dice: “Mi sono reso conto che devo credere per capire”.
Se noi ci mettiamo con semplicità nelle mani di Dio, se veramente avremo fiducia nel suo operato, sperimenteremo di come anche in questi momenti così delicati e difficili, sia positivo il Suo intervento.
Quel lievito
Gesù parla a tutti e si rende ben conto che non tutti hanno avuto nella vita la possibilità di crescere e di migliorare la propria condizione umana; ecco allora, che si serve di parole e di esempi che sono alla portata di tutti. Il lievito è ben conosciuto dalle nostre mamme e loro stesse ci confermano come una piccola quantità di lievito messa in alcune misure di farina, sia in grado di far lievitare tutta la pasta.
Ma che cosa è questo lievito di cui parla Gesù? E’ una forza spirituale che scaturisce dalla persona stessa di Gesù e che attraverso eventi e persone, opera efficacemente in favore di tutta la grande famiglia di Dio. Le persone che ricevono questo lievito, sono i Santi. E’ la vita di questi uomini e donne, espressa con un amore eroico; con sacrifici; con un’obbedienza esemplare; con una carità instancabile e soprattutto con una perseverante e profonda intimità con Gesù, che portano alla Chiesa questa misteriosa Grazia che fa lievitare tutta la comunità. E’ cosa buona quindi invocare i Santi perché ci aiutino ad essere anche noi, nel nostro piccolo, dei portatori .di questo flusso speciale di Grazia.
Non possiamo vivere di rendita
Quando una famiglia va bene, quando non ci sono problemi, è facile adagiarsi e lasciare il carico sulle spalle dei genitori. Il cristiano, però, non può vivere di rendita. Ogni persona, deve assumere le sue responsabilità e dare alla comunità il proprio contributo di servizio, fatto con Amore e con competenza. Sarà di grande giovamento anche non agire da soli, ma soprattutto, in comunione con la Persona di Gesù che è la matrice di questo lievito. Tutto questo non è un compito facile, ma possibile se ci mettiamo di buona volontà. Si tratta comunque di coinvolgere Gesù in tutto quello che facciamo e che diciamo.
Se camminiamo coscienti che Gesù cammina con noi e se facciamo il possibile per mantenere una vera “sintonia” con Lui, il cammino diventa allora una ricarica di quella misteriosa potenza che giova per far lievitare spiritualmente la comunità in cui viviamo, e le persone che incontriamo. Così si fa del bene!
Maria è stata ed è tutt’ora un “lievito” molto efficace per tutta la comunità cristiana; chiediamo a Lei, un particolare sostegno per essere anche noi capaci di diventare “lievito” per i nostri fratelli.
