Vangelo di Matteo 16,19
“IL SIGNORE GESU’, DOPO AVER PARLATO CON
  LORO FU ELEVATO IN CIELO”     (Marco 16,19)

Colui che è venuto dal Cielo, è ritornato al Cielo. In quel mirabile giorno in cui, con l’Incarnazione Gesù ha iniziato la sua missione qui sulla terra, soltanto Maria ebbe la grazia di avvertilo presente nel suo grembo. Mentre alla fine della sua missione, sul monte degli Ulivi, Gesù dopo averparlato con gli Apostoli,“mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi” (Atti 1,11).Grande fu lo stupore nell’assistere a una realtà così straordinaria e fisicamente visibile. Quasi non bastasse, “Mentre essi stavano fissando il cielo…due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto salire al cielo” (Atti 1,11-12). Timore e gioia per questo annuncio dei due Angeli, ma ora per gli Apostoli era iniziato il tempo della loro personale testimonianza, che verrà poi confermata e sostenuta con il dono dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste.
- Un evento carico di speranza
Con l’Ascensione, Gesù non ci ha lasciati soli; la sua Presenza, è davanti a noi in modo diverso: i nostri occhi non lo vedono, ma la sua persona, il suo Amore e la sua opera redentrice continua nel tempo. Ogni giorno Gesù ci dona la sua Parola, i Sacramenti e in modo particolare, la grazia di Celebrare l’Eucaristia, che è il Sacrificio di Gesù che continua nel tempo. L’azione di Gesù, infatti, perché é Dio, va oltre il tempo. Gesù ha davanti a sé un “eterno presente” .
Nella storia che stiamo vivendo, Gesù con la sua Ascensione al cielo, ci ha manifestato quello che un giorno sarà anche per noi, non un’Ascensione come è stata per Lui, ma una reale possibilità di entrare in Paradiso, in quella intimità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che sarà per sempre. E’ bene riflettere su ciò che sarà al termine del nostro cammino sulla terra.
Le persone che non credono, si privano di una speranza che tanto rasserena il cuore.
- Un doveroso impegno da assolvere
Come gli Apostoli, anche noi oggi dobbiamo annunciare, alle persone che incontriamo e negli ambienti in cui viviamo, la verità che ci attende e cioè il Paradiso. Doveroso è anche testimoniare che la persona di Gesù, con la sua Ascensione al cielo ha reso la sua presenza universale, non più quindi visibile solo, come è stato, al gruppo degli Apostoli e a coloro che hanno avuto la grazia di incontrarlo durante la sua missione in Palestina; ora tutti e sempre lo possono avvicinare, dialogare e anche ricevere nella Santa Eucaristia. Se come Cristiani non facciamo il possibile per testimoniare questa grande verità di Gesù Risorto, Asceso al cielo e di ciò che ci attende al termine della vita qui sulla terra, il dono ricevuto verrà meno; mentre se con buona volontà manifestiamo la nostra gioia per la sua presenza in mezzo a noi e la speranza per ciò che ci attende, allora saremo ampiamente ricompensati.
- Essere preparati
I due uomini in bianche vesti che sono apparsi agli Apostoli al momento dell’Ascensione, hanno anche detto che: “Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto salire al cielo”. Quando sarà quel giorno, nessuno lo può sapere, una cosa é certa che questa profezia si avvererà . Siamo pronti ad accogliere Gesù? Per essere pronti, la prima cosa da fare è credere fermamente in questa profezia. Poi con serenità e con fiducia dobbiamo avere coscienza che il giorno del ritorno di Gesù potrebbe essere anche oggi stesso. La data la conosce soltanto il Signore, ma noi non possiamo escludere che già questo sia il giorno in cui lo vedremo fisicamente discendere dal cielo. Domandiamoci allora: Quale è oggi la nostra condizione spirituale? Siamo in Grazia di Dio? Stiamo facendo il nostro dovere? Non ci sono situazioni sospese che dovremmo avere già concluso da tempo? Siamo in pace con tutti? Certamente nel momento che incontreremo Gesù, tutta la nostra vita sarà presente a Lui, con un premio per il bene fatto, ma se ci sono delle mancanze, sarà troppo tardi per rimediare. Maria ci aiuti a verificare con coraggio la nostra vita,oggi, così da essere persone che accolgono con gioia il ritorno di Gesù.
Vangelo di Giovanni 15,9
“COME IL PADRE HA AMATO ME, ANCHE IO
HO AMATO VOI. RIMANETE NEL MIO AMORE”.
                                                   (Giovanni 15,9)

Nel corso della missione qui sulla terra, Gesù ci ha fatto conoscere delle preziose realtà , una di queste è nelle parole che un giorno ha detto ai suoi Apostoli: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi” (v.9).
Nessuno di noi creature umane, è in grado di conoscere quanto grande e intenso sia l’Amore che il Padre ha per Gesù. Siamo a livelli di realtà che vanno molto al di là delle nostre conoscenze umane, pertanto vanno accolte con umiltà e quindi con fede. Ogni forma di amore che noi possiamo concepire, è sempre molto al di sotto dell’Amore che Dio esprime e dona. E’ commovente allora il fatto che un Amore così trascendentale, Gesù intenda donarlo oggi anche a noi. Essere Amati come il Padre ama Gesù, è una verità che dovrebbe farci sussultare di gioia. Come possiamo corrispondere a questo grande Amore? Con la piena obbedienza alla sua Parola e facendo il possibile per donare l’Amore che riceviamo alle persone che incontriamo sul nostro cammino.
- “Rimanete nel mio Amore“
Gesù, chiede agli Apostoli che il suo Amore, così particolare e intenso, venga corrisposto oltre che con l’obbedienza e con atti di carità , anche con una spirituale immersione della nostra vita nella realtà più intima e profonda del suo Essere. E’ una preziosa esortazione quando Gesù dice:“Rimanete nel mio Amore”.Questa immersione è stata pienamente vissuta da tutti i Santi, sull’esempio di quello che un giorno San Paolo ha detto: “Per me, infatti, il vivere è Cristo” (Fil.1,21). Tutto questo non è facile, ma è indispensabile per chi intende compiere un vero cammino spirituale. Una immersione che non deve essere episodica, ma senza interruzioni. Ogni giorno dovremmo essere rivolti e attenti alla Persona di Gesù, alla sua Presenza, reale nella Santa Eucaristia e nella storia di persone che si avvicinano a noi per chiedere un aiuto.
- Rinascere
Se veramente desideriamo immergerci nell’Amore di Gesù, bisogna trovare la forza di accettare quello che Gesù un giorno ha detto a Nicodemo: “In verità , in verità io ti dico: se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio” (Gv.3,5). Ma cosa significa “nascere dall’alto”? Gesù ha voluto dire a Nicodemo che quello che siamo a livello naturale: intelligenza, volontà , modo di esprimersi, e tutto ciò che comporta la relazione con gli altri, va cambiato. Questo dobbiamofarese veramente decidiamo di entrare in “sintonia” con Gesù e dialogare con Lui. Questa è la condizione per sperimentare e vivere la sua Presenza e soprattutto per fare quella bellissima esperienza che Gesù stesso ci ha esortato di fare e cioè di rimanere nel suo Amore. Per compiere questa rinascita, occorre un sincero atto di fede, una totale fiducia, un vero e totale affidamento alla Parola che esce dal cuore di Gesù. Rimanere fermi a quello che umanamente siamo capaci di fare e di capire umanamente, significa essere esclusi da ogni percezione del soprannaturale, tutto invece si illumina, tutto cambia, tutto prende significato, se e nella misura in cui si arriva a compiere una vera e propria rinascita.
- Un tesoro in vasi di creta
Gesù offre a noi un vero tesoro. L’Amore e la possibilità di arrivare a rimanere nel suo Amore, è una grazia che non si raggiunge facilmente. i limiti che abbiamo e le nostre fragilità , ci rendono dei vasi di creta, quindi poco rassicuranti di quello che possiamo fare per operare quella rinascita. Gesù, però, non ci lascia soli nel cammino. Chi ama, non mette in difficoltà la persona amata e non esige più di quanto possa dare. Gesù con il suo Amore interviene e ci aiuta in termini molto concreti, basta pensare al Sacramento dell’Eucaristia che possiamo non soltanto Adorare, ma fisicamente ricevere. Gesù poi ha promesso agli Apostoli e oggi lo conferma anche a noi dicendo: “Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Lui vi insegnerà ogni cosa” (Gv.14,26). Ecco allora un impegno quotidiano che non deve mancare e cioè invocare con insistenza e con perseveranza lo Spirito Santo, perché sia Lui a operare in noi quella rinascita, quella immersione e quella condizione di vita, che Gesù ci ha suggerito e cioè di vivere e rimanere ogni giorno nel suo Amore. Questo è un livello di vita alto, ma possibile.
Maria ci aiuti a superare quelle resistenze che ancora avvertiamo in questo cammino.
Vangelo di Giovanni 15,5
“IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI. CHI RIMANE IN ME
 E IO IN LUI, PORTA MOLTO FRUTTO” (Giovanni 15,5)

Gesù, non si è limitato a chiedere agli Apostoli che cosa diceva la gente di Lui, ma Lui stesso, in diverse occasioni ha rivelato il suo volto con immagini e similitudini cariche di significato. Così, un giorno disse: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto”.
Queste preziose parole di Gesù, sono per tutti un forte richiamo perchè prendiamo coscienza di quello che Lui è per noi e di ciò che dobbiamo fare per vivere bene il nostro rapporto con Lui. Davanti a un vigneto, Gesù indica, in termini concreti, il dono che Lui intende offrirci e cioè tutte le condizioni necessarie per vivere la nostra vita in modo positivo e fecondo.
Il grappolo d’uva, che nei mesi di settembre vediamo arrivare alla sua piena maturazione, suscita un senso di stupore e di gioia per la bellezza e per l’abbondanza dei suoi chicchi. Il grappolo fa poi pensare alla sua matrice e cioè a tutto ciò che è stato necessario fare per ottenere un frutto così prezioso. Ecco Gesù si presenta a noi dicendo: “Io sono la vite, voi i tralci”.
Questa è una affermazione che mette bene in evidenza l’intimità che Gesù offre a noi. Il tralcio e la vite non sono due cose separate, ma una sola realtà . Ma noi, povere e fragili creature ci rendiamo conto di ciò che comporta questo dono? Non si tratta soltanto di stare vicino a Gesù, e questo già vorrebbe dire molto, ma Gesù offre a noi la possibilità di vivere con Lui una particolare relazione, una vera intimità , con tutto ciò che comporta una tale condizione di vita.
- “Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto“
L’essere con Gesù una cosa sola non è una imposizione, Lui vuole che sia una scelta fatta con consapevolezza e soprattutto con Amore. La persona che decide di rimanere e di vivere in Lui, ottiene la preziosa risposta di avere in se stessa la presenza di Gesù e di raggiungere una intimità relazionale che la rende feconda per tutto il suo cammino. Queste sono Grazie di un valore molto grande. Gesù effettivamente ci offre tutto ciò che garantisce una vera fecondità .
La conferma di tutto questo, noi l’abbiamo nella vita dei Santi, che hanno lasciato impronte incancellabili della loro fecondità spirituale. Quando però qualcuno pensa di essere autosufficiente e decide di staccarsi dalla Vite, allora muore e viene gettato nel fuoco. Non si tratta di un castigo, ma di una conseguenza a delle scelte fatte. Alla rese dei conti sappiamo che non c’è vita, non c’è fecondità , non c’è Amore, non c’è pace quando una persona si separa da Gesù!
- La potatura
Una delle condizioni perchè il tralcio porti frutto nella stagione seguente, è la potatura; è un intervento, fatto da persone competenti e estremamente necessario. Il tralcio, ormai spoglio dai suo grappoli e dalle sue foglie, viene reciso all’altezza della prima gemma. Un errore nella recisione, praticamente porterebbe il tralcio alla sterilità , ma anche la mancanza di recisione porta il tralcio a riempirsi di foglie e senza portare frutto a suo tempo .
Il fatto della potatura, è un intervento molto importante e significativo anche per noi stessi. Infatti, se con umiltà accettiamo la correzione e certi richiami, naturalmente  da chi è responsabile della nostra vita, il disagio e la sofferenza nel momento della potatura non manca, ma questi interventiassicurano una fecondità spirituale.
Ci sono però persone che vantano di avere talenti sufficienti per portare avanti la propria vita in modo positivo e fecondo e pertanto rifiutano potature di ogni tipo. La conseguenza di un tale comportamento è la sterilità spirituale; cosi facendola vite produrrà molte foglie, ma non grappoli d’uva. Gesù è stato molto chiaro: “Il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perchè porti più frutto” (Gv.15,2). Gesù ci esorta ad essere persone umili e in grado di riconoscere l’utilità di certe potature. I sacrifici che a volte ci vengono richiesti sono sempre per il nostro bene.
Chiediamo a Maria il suo aiuto, per saper accettare sempre con umiltà gli insegnamenti di Gesù .
Renzo Buricchi | il tabaccaio di Prato

Renzo Buricchi nacque a Seano di Prato il 21 gennaio 1913. Suo primo maestro fu un cipresso, dal quale apprese la fratellanza con tutte le creature, sentendosi figlio di un Unico Padre.
Visse nell’amore di Cristo e della sua Chiesa, riconoscendosi sempre ultimo fra i peccatori.
Realizzò la certezza che l’uomo ha veramente il potere di divenire Figlio di Dio. ( Cenacolo Renzo Buricchi )
Sabato 8 ottobre la diocesi di Prato dedicherà una giornata alla figura dello storico proprietario del bar in piazza del Comune, Renzo Buricchi, il «teologo della natura» morto il 6 ottobre 1983 e divenuto un maestro per tanti. ( vedi articolo di Toscana Oggi ).
Vangelo di Giovanni 10,14
“IO SONO IL BUON PASTORE, CONOSCO
LE MIE PECORE E LE MIE PECORE
CONOSCONO ME” (Giovanni 10,14)

L’Amore che Gesù ha per noi, non è fatto solo di parole, ma si manifesta in azioni molto concrete.
Essere pastore di un gregge, vuol dire essere in grado di difenderlo da lupi pericolosi; di guidarlo a dei buoni pascoli e di assicurare al gregge tutto ciò che è necessario perché cresca bene e possa dare al pastore buoni frutti. Questo è ciò che ha fatto e continua a fare Gesù per noi.
- “Conosco le mie pecore“
Essere conosciuti da una persona che ci vuole veramente bene è un dono, è una grande grazia.
E’ Gesù che ci conosce, e nessuno più di Lui è in grado di avere una giusta visione di tutta la nostra vita, di ogni nostra azione, delle nostre riuscite o sconfitte, ma anche delle intenzioni con cui abbiamo operato e vissuto certi eventi. A Gesù, che conosce il nostro cammino, mettiamo nelle sue mani la storia della nostra vita, perché la purifichi con il suo Amore misericordioso.
Noi non siamo degli “arrivati” e abbiamo quindi bisogno di essere aiutati, guidati, sostenuti e difesi nel cammino che stiamo facendo. Ecco il Buon Pastore che ha presente tutto del nostro esistere, che conosce bene il nostro agire e i nostri pensieri. Se a Lui ci affidiamo, se siamo obbedienti alla sua Parola, faremo esperienza di quanto è prezioso il dono che Lui ci offre.
- “e le mie pecore conoscono me“
“Conoscere”, non è soltanto avere notizie su una persona; conoscere, significa entrare in una particolare relazione e intimità con la persona stessa. Mentre questa relazione e intimità è assicurata da parte di Gesù per noi, non sempre è così facile da parte nostra verso di Lui, perciò, Gesù ci esorta a mantenere e vivere in sintonia con Lui. Se questo si realizza, la vita fiorisce e porta frutti buoni; quando invece, per tanti motivi, si perde questa sintonia, questa “intimità ”, oppure quando non si fa il possibile per ristabilirla, allora si corre il rischio di essere aggrediti dalle tante e false proposte di vita che il demonio semina continuamente sulle nostre strade.

- La presenza del Buon Pastore, che “cammina davanti ad esse” (Gv.10,4)
Il dono di avere Gesù come Buon Pastore, è una realtà preziosa anche per il fatto che Lui, non solo è presente, ma cammina davanti al suo gregge. Questa è una verità che dovremmo avere sempre nel cuore. Questa è la forza del Cristiano, che non cammina da solo, ma avverte e si sente rassicurato e guidato da Gesù stesso. E’ importante, che la nostra mente e il nostro cuore siano rivolti a Lui e non ripiegati solo su problemi e circostanze, che la vita terrena comporta. Gesù, non ci lascia soli; Lui, ha ben presente tutte le necessità del gregge nel suo insieme e, allo stesso tempo, ha piena conoscenza delle necessità delle singole pecore, Solo Lui conosce tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Gesù ,conosce bene quello che ci serve per arrivare alla casa del Padre.
Da parte nostra, non deve mancare la volontà di seguire Lui con la massima fiducia, anche nei momenti in cui la salita si fa particolarmente difficile e non meno, quando ci troviamo di fronte a veri e gravosi ostacoli da superare. Nel corso della vita, non mancano anche tentazioni a volte molto pressanti; in questi casi, è bene invocare il nome di Gesù, con insistenza e più volte e così facendo si supera l’ostacolo. Coscienti di essere sotto il suo sguardo amoroso, procediamo con fiducia e speranza, fino al giorno in cui arriveremo dal Padre che ci attende con tanto Amore.
- Vivere il presente
Il prezioso e concreto aiuto che Gesù Buon Pastore ci offre, non va considerato come un dono che verrà nel tempo, ma come realtà del presente. Stiamo attenti perché il demonio, fa di tutto per fermarci alle vicende del passato, oppure ci agita con la paura del futuro. il Cristiano, è chiamato a vivere bene il tempo presente, affidando alla Misericordia di Dio il passato, fiduciosi nella Provvidenza di Dio per il futuro. E’ il presente da vivere in sintonia e obbedienza a Gesù. Che Maria Santissima ci aiuti ad essere sempre fiduciosi e docili al Buon Pastore.
Vangelo di Luca 24,37
“SCONVOLTI E PIENI DI PAURA, CREDEVANO
DI VEDERE UN FANTASMA” (Luca 24,37)

Il bene è più forte del male. In alcuni momenti della vita può sembrare che sia il male invece più forte del bene, ma non è così. La storia che abbiamo alle spalle, parla chiaramente; dove sono infatti coloro che hanno fatto di tutto, per soffocare con violenze e gravi persecuzioni la fede cristiana? Questa è la storia di ieri e di oggi. Gesù stesso, nella sua missione qui sulla terra, ha trovato Scribi e farisei che lo hanno contrariato, offeso e poi condannato ingiustamente alla morte in Croce. Oggi noi abbiamo la grazia di avere presente nel nostro cammino Gesù risorto. La grazia da chiedere allo Spirito Santo è di avere: occhi per vedere l’invisibile; una mente capace di penetrare ciò che va oltre le nostra facoltà ; e un cuore aperto al flusso d’Amore che Gesù incessantemente effonde su di noi. Queste sono grazie particolari, ma necessarie per vivere la presenza di Gesù.
- La paura degli Apostoli
La notizia della Risurrezione di Gesù risuonava già da più parti, ma negli Apostoli ancora regnava una certa resistenza su questa verità . Ma mentre stavano ascoltando l’esperienza dei due discepoli di Emmaus, “Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi. Sconvolti e pieni di paura credevano di vedere un fantasma” (v 36). Ecco la “paura” come realtà che manifesta i nostri limiti umani. Gesù però, nella sua bontà infinita, ha aiutato i suoi discepoli a superare questo limite umano e lo ha fatto con due segni inconfondibili; prima disse: “Guardate le mie mani e miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate: un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho” (v.39). Fa riflettere il fatto che dopo una prova, anche fisica così grande “Non credevano ancora ed erano pieni di stupore” (v.41).
Ma perchè tanta resistenza nel riconoscere una verità dimostrata anche con segni evidenti? Questa è la nostra povertà e cioè l’incapacità di non riuscire ad andare oltre quello che riteniamo naturale. E’ mancanza di umiltà , e cioè essere sicuri soltanto di quello che pensiamo di sapere.
Gesù non si è arreso ai loro limiti e ha voluto dare una seconda prova dicendo: “Avete qualcosa da mangiare? Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro” (v.42). Dopo due prove così concrete, la paura degli Apostoli si trasformò in una grande gioia. Quello che Gesù ha fatto per gli Apostoli, oggi diventa anche per noi motivo di vera gioia se veramente siamo umili e cioè capaci di superare quella pretesa umana di accettare soltanto quello che la nostra mente umana è in grado ci capire.
- “Credere per capire“
Sant Agostino, era una mente molto elevata, grande era la sua cultura e sempre ha cercato la verità , anche se lui stesso ha confermato di avere qualche volta sbagliato strada Quando però Lo Spirito Santo lo ha raggiunto, infondendo in lui una Grazia particolare, tutto è cambiato e proprio lui scrisse quello che poi viveva e cioè che: “Bisogna credere per capire”, mentre noi tendenzialmente facciamo il contrario e vorremmo vedere e capire per poi credere. E’ sempre la virtù dell’umiltà che ci riporta sulla strada giusta e cioè quella di riconoscere il valore, l’autorità , l’efficacia e l’autorevolezza della Parola di Gesù. Non dobbiamo chiedere a Gesù delle prove visibili e concrete per credere, ma porre tutta la nostra fiducia su tutte le sue Parole.
- La Parola da evangelizzare
Aperta la mente alla comprensione delle Sacre Scritture, Gesù ha messo in luce ai suoi Apostoli il grande compito che li attendeva e cioè di far conoscere quello che proprio nella Scrittura si legge: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (v.45).Questo è il compito che ogni vero cristiano deve compiere. Sappiamo bene però, che si insegna con la vita prima che con le parole; pertanto, poniamoci una domanda: Come vivo la presenza di Gesù, che Risorto è qui in mezzo a noi? La sua è una presenza miracolosa proprio nella Santa Eucaristia.
Se abbiamo la buona volontà di stare in Adorazione davanti quell’Ostia Consacrata e con vera umiltà invochiamo il suo intervento, ben presto Gesù stesso, con la sua potenza Divina, ci renderà capaci di testimoniare ai fratelli la gioia di Gesù, che Risorto, oggi cammina con noi.
Chiediamo a Maria un aiuto perchè possiamo testimoniare, con la vita, la verità del Risorto.
Vangelo di Giovanni 20,22-23
“GESU’ DISSE LORO: RICEVETE LO SPIRITO SANTO. A COLORO A CUI PERDONERETE I PECCATI, SARANNO PERDONATI; A COLORO A CUI NON PERDONERETE, NON SARANNO PERDONATI” (Giovanni 20,22-23)

Gesù risorto, “la sera del primo giorno della settimana”, mentre i suoi discepoli erano rinchiusi nel Cenacolo per timore dei Giudei, entrò a porte chiuse “Gesù stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi. Detto questo mostrò loro le mani e il fianco” (v.19). Fu un momento di paura, ma anche di grande gioia nel vedere, con i loro occhi, la persona di Gesù risorto, presente con il suo corpo glorificato.
- Il prezioso e delicato compito
Prima ancora di ogni altra considerazione, Gesù ha di nuovo dato la pace e poi ha pronunciato quelle famose parole con le quali ha conferito ai discepoli la facoltà di amministrare il Sacramento del perdono; queste le sue parole: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”(vv 22-23). Sul momento gli Apostoli non si sono resi conto del prezioso e delicato compito che Gesù ufficialmente gli aveva affidato. Noi oggi sappiamo quale grande atto di Amore e di Misericordia Gesù abbia concesso e conceda all’umanità , proprio attraverso il Sacramento del perdono.
Essere assolti e perdonati dai peccati commessi, è una Grazia per la quale dovremmo gioire ed esprimere per tutta la vita la nostra riconoscenza. Le persone che hanno fatto questa esperienza del perdono, testimoniano quanto sia grande la gioia che nasce quando si riceve l’Assoluzione.
- La risposta al dono ricevuto
Ogni Grazia che Gesù ci concede, va accolta con gioia e corrisposta con propositi concreti.
Ricevuto il perdono dei peccati, è importante fare tutto il possibile per evitare ogni occasione che in qualche modo ci possa far ricadere nello stesso peccato. Sarebbe una grande scorrettezza continuare a peccare, sapendo di poter avere di un nuovo il suo perdono. Stiamo attenti perchè Dio non si lascia ingannare dalle nostre furbizie. Il Signore conosce bene i nostri limiti e le nostre fragilità e nulla fugge di ciò che noi pensiamo di fare a sua insaputa. Con il proposito di non peccare, è bene che ci sia anche la ferma volontà di evitare ogni altra occasione e di ricambiare il perdono ricevuto con atti di carità , consigliati dal confessore, o scelti anche personalmente.
- Il gesto dell’Apostolo Tommaso
All’apparizione di Gesù nel Cenacolo, oltre alla istituzione del Sacramento del perdono, Gesù ha voluto dare una forte lezione a coloro che mancano di fiducia nella sua parola. Così è stato per L’Apostolo Tommaso, quando si è rifiutato di credere alla sua apparizione nel cenacolo. Tommaso così ripose agli Apostoli che gli avevano annunciato il miracoloso evento: “Se non vedo nelle mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” (v.25). Dopo otto giorni, Gesù di nuovo è apparso nel Cenacolo e dopo aver dato la pace, disse a Tommaso; “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani, tendi la tua mano e mettila nel mio fianco e non essere incredulo, ma credente” (v.27)
Per Tommaso, vedere Gesù risorto e chiamato a compiere quel gesto, fu un momento tragico e di grande disagio., ma poi superata la paura, trovò la forza di fare quello che Gesù gli ha detto. Alla fine pronunciò il suo atto di fede: “Mio Signore e mio Dio!” (v.28). Gesù ha accolto l’atto di fede di Tommaso, però disse: “Perchè mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (v.29). Queste parole di Gesù sono un forte richiamo anche per ciascuno di noi, che oggi siamo chiamati a credere fermamente in Gesù, nelle sue parole, nella sua presenza e in tutto quello che continua a fare in mezzo a noi, attraverso la sua Chiesa.
- Gesù misericordioso
Il Papa, ora Santo, Giovanni Paolo II°, ha stabilito che la seconda domenica di Pasqua venisse proclamata come Domenica della Divina Misericordia. A questa decisione hanno contribuito molto le Rivelazioni che Gesù ha concesso a Suor Faustina Kowalska, ma la prima motivazione certamente è stata la volontà di riconoscere e di far prendere coscienza ai fedeli, quanto sia grande il Sacramento del perdono. Essere pienamente assolti dai peccati commessi, oltre alla grazia del momento, è un dono così grande che oltre alla piena riconciliazione, se la Confessione è fatta bene, praticamente il penitente ritorna alla sua innocenza battesimale.
A Maria, chiediamo che ogni persona arrivi a sperimentare la gioia del perdono sacramentale.
Vangelo di Marco 16,6
“L’ANGELO DISSE LORO: NON ABBIATE PAURA! VOI CERCATE GESU’ NAZARENO, IL CROCIFISSO. E’ RISORTO NON E’ QUI”
                 (Marco 16,6)
L’evento della Risurrezione di Gesù è la verità di fede fra le più importanti del Cristianesimo. Gesù stesso nel corso della sua missione in Palestina, più volte ha parlato della sua Risurrezione; così è stato quando parlò del segno di Giona (vedi Mt.12,40); una seconda volta quando disse che avrebbe ricostruito il Tempio distrutto in tre giorni: (vedi Gv.2,18-22) e anche agli Apostoli per tre volte parlò della sua Morte e Risurrezione (vedi Mc. 8,31, 9,31; 10,33-34).
– Al Calvario, sulla quella Croce, Gesù ha combattuto l’ultima sua battaglia e quando sembrava che i suoi carnefici avessero in mano la vittoria, Gesù, con la sua morte e Risurrezione, ha aperto le porte del Paradiso. Quella cruenta morte in Croce, è diventata una sorgente di vita.
- LE APPARIZIONI di Gesù Risorto
L’evento della sua Risurrezione, Gesù lo ha confermarlo con sue apparizioni a più persone:
- E’ apparso alla Maddalena (vedi Gv.20,11-18); Ad alcune donne che lo conoscevano bene (vedi Mt, 28,1-10); ai discepoli di Emmaus (vedi Lc.24,13-35); Una prima volta agli Apostoli nel Cenacolo (vedi Lc.24,36-43): poi ancora ai Discepoli, con presente Tommaso (vedi Gv.20,24-29), per la terza volta agli Apostoli sul lago di Tiberiade (vedi Gv.21,1-14); e ancora agli Apostoli in Galilea (vedi Mt.28,16,17); apparve poi a più di 500 fratelli e a San Paolo (vedi 1 Cor.15,4-8). Negli Atti degli Apostoli si legge che Gesù Risorto apparve per quaranta giorni (vedi Atti.1,3). Queste testimonianze sono per tutti una storica e preziosa conferma.
Per questa sofferta morte e gloriosa Risurrezione, con semplicità esprimiamo un atto di fede e di Amore al Risorto dicendo: Gesù, credo e ti voglio bene, tanto bene, tutto il bene possibile;
- Sono risorto e sono con voi
La gioia che la solennità della Pasqua suscita nel cuore dei credenti, è data anche da un prezioso dono che Gesù offre a tutti: Sono risorto e sono con voi. Questa verità l’abbiamo davanti ai nostri occhi, è la Presenza di Gesù nell’Eucaristia. Il Risorto non ci lascia soli nel cammino che stiamo facendo qui sulla terra. Se siamo obbedienti alla sua Parola, se abbiamo una vera fede nel Risorto, Gesù stesso ci concede la grazia di vivere in un clima di vera pace e di grande serenità . Gesù Risorto ha nelle sue mani tante Grazie e ci sostiene con la potenza del suo Amore; l’importante è avere da parte nostra un cuore aperto. Quando invece siamo ripiegati e fermi sui tanti problemi che la vita comporta, allora diventa difficile alzare la mente alle cose di lassù, pensare alle cose di lassù e quindi sperimentare la gioia del Risorto.
- Come vivere la presenza del Risorto?
Nella vita è cosa buona conoscere certe verità e particolari insegnamenti, ma ciò che conta è mettere in pratica quello che ci viene suggerito. La preziosa verità della Risurrezione di Gesù, va accolta e vissuta in termini concreti, non basta l’atto di fede. Come cristiani, dobbiamo fare il possibile per vivere la presenza del Risorto. Ogni persona ha un suo modo di procedere nella vita, ma per tutti è importante riuscire a vivere quello che si crede. Ecco alcune indicazioni:
- Essere e vivere in Grazia di Dio. Il peccato infatti oscura ogni realtà soprannaturale, ma anche ogni forma di vita cristiana superficiale, sia nelle parole che nelle azioni, va evitata.
- Con il demonio non si dialoga. Non dare spazio a eventuali dubbi sulla Presenza di Gesù; quello che Lui ha detto: “sono con voi tutti i giorni”, va creduto in tutta la sua concretezza.
- Non aspirare a locuzioni o visioni particolari; ciò che conta è una vita semplice, in obbedienza alla volontà di Dio e un compimento del proprio dovere fatto con onestà e competenza.
- Non devono mancare atti di carità verso il prossimo e di scelte all’insegna della povertà .
Maria che ha vissuto a Nazareth la presenza di Gesù con il suo delicato e intenso Amore di mamma, conceda anche a noi di vivere uniti a Gesù Risorto, come il tralcio alla Vite.
Vangelo di Luca 22,42
PADRE, SE VUOI, ALLONTANA DA ME QUESTO CALICE! TUTTAVIA, NON SIA FATTA LA MIA, MA LA TUA VOLONTA’
(Luca 22,42)

Quale coscienza abbiamo di quello che Gesù ha sofferto nell’orto del Getsemani? In quel momento, “Entrato nella lotta, pregava più intensamente e il suo sudore divenne come gocce di sangue” (Lc. 22,44). Per noi è difficile comprendere una tale sofferenza, ma almeno cerchiamo di non ripiegarci sui nostri “piccoli” disagi.
- Il prezzo del nostro riscatto. Non siamo in grado noi di comprendere pienamente il dono che
il Padre ha fatto all’umanità per riportarla nella condizione di raggiungere il Paradiso. Un dono che si chiama: “Incarnazione di Gesù”. Conoscere il nome del dono ricevuto non vuol dire però arrivare a comprendere tutta la preziosità e l’importanza del dono stesso. Sappiamo che Gesù, seconda Persona della santissima Trinità , nella pienezza dei tempi, ha unito alla sua natura Divina la nostra natura umana, così da essere vero Dio e vero uomo. Questa è stata la condizione necessaria per riscattarci dal peccato e per aprire le porte del Paradiso a tutta l’umanità . Tutta la preziosità di questo evento la comprenderemo bene in Paradiso. Ora noi possiamo personalmente sperimentare l’efficacia della Incarnazione di Gesù equesto lo vediamo in particolare attraverso l’azione dei Sacramenti. Si pensi infatti al Sacramento della Riconciliazione: se abbiamo peccato possiamo ritornare in grazia di Dio. Preziosissimo poi è il Sacramento dell’Eucaristia. Quello che fa gioire il cuore e piangere dalla commozione è proprio il fatto della PRESENZA di Gesù in mezzo a noi, nonostante quello che siamo.
“Non sia fatta la mia, ma la tua volontà “
Gesù, nella sua infinta bontà e misericordia, per rendere possibile la nostra salvezza:“Pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo” (Fil.2,6). Parole facili a leggere, ma di un contenuto che dovrebbe farci fibrillare il cuore: Gesù che è Dio, ha voluto farsi servo. Quasi non bastasse questo, ecco quello che dichiara San Paolo, sempre nella sua Lettera ai Filippesi: “Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a un morte di croce” (Fil.2,7). Di fronte a una tale offerta, a un così grande Sacrificio, è triste pensare a coloro che negano un dono, una Grazia così grande e tanto efficace. Ma dispiace ancora di più, pensare a quei cristiani che si lamentano, che non sono ancora contenti della immolazione e del Sacrificio di Gesù, che è arrivato fino a stendere le sue braccia sulla Croce. Ora, non limitiamoci a guardare gli altri, ma facciamo un esame di coscienza e domandiamoci personalmente. “Credo veramente nel Sacrifico di Gesù?”.
- L’eterna presenza del Sacrificio di Gesù
Il dono del Padre, la generosità di Gesù con tutta l’efficacia conferita dallo Spirito Santo, sono per l’umanità non solo una realtà del passato, ma tutta l’efficacia che comporta questo dono, è oggi per tutti e per sempre. Noi, quindi, oggi abbiamo la grazia di vivere e di essere beneficati di tutto ciò che comporta l’Incarnazione di Gesù, non come una realtà che si è compiuta duemila anni fa, ma una realtà che si estende in un presente eterno. Così, quando partecipiamo alla Celebrazione della Santa Messa, entriamo in contatto con la potenza e l’efficacia dell’unico Sacrificio di Gesù. Coloro, che davanti a una Grazia così grande, dovessero ancora avanzare pretese o tristi lamentazioni, dovrebbero confessarsi quanto prima e chiedere perdono per la mancanza di fiducia in Gesù Crocifisso, per quello che ha fatto e continua a fare per noi.
A ciascuno di noi oggi Gesù, ci fa una precisa domanda: “Non ti basta la mia morte?”.
- Un atto di umiltÃ
Il nostro cammino qui sulla terra, non è facile per nessuno, ma non dobbiamo lasciarci ingannare dal demonio che cerca di impedire ogni possibile conversione. Quello che giova è metterci davanti a un Crocifisso e, con un atto di vera umiltà , chiedere perdono per non aver compreso e condiviso la sofferenza che Gesù ha vissuto al Getsemani e, per non aver accettato con generosità le inevitabili difficoltà della vita terrena. A Gesù sia tutta la nostra riconoscenza per il suo prezioso ed eterno Sacrificio, che ci ha riconciliato e che oggi pienamente ci riconcilia.Maria ci aiuti a comprendere sempre di più, quello che Gesù ha sofferto e ancora soffre per noi.
Vangelo di Giovanni 12,24
“IN VERITA’. IN VERITA’ VI DICO: SE IL CHICCO
DI GRANO, CADUTO PER TERRA, NON MUORE,
RIMANE SOLO; SE INVECE MUORE, PRODUCE
MOLTO FRUTTO” (Giovanni 12,24)
Gesù è il nostro maestro, se abbiamo l’umiltà e la volontà di ascoltare i suoi insegnamenti e di vivere secondo le sue sapienti indicazioni, la nostra vita qui sulla terra, diventa una preparazione alla vita eterna, alla quale tutti stiamo arrivando, perchè la morte, non è la fine della vita.
- Le leggi della natura La natura ha le sue leggi; se queste vengono rispettate, a suo tempo i buoni frutti sono assicurati. Così e della nostra vita spirituale. i Santi ci confermano, che se nel corso della vita terrena si vive in totale obbedienza alla Parola di Dio, possibili sono anche delle particolari esperienze che fanno pregustare quell’Amore che avremo pienamente Paradiso .
Errori da evitare:
- Il tutto e subito. L’ansia di voler raggiungere certi risultati in tempi brevi, porta a delle forti delusioni. Il grano impiega nove mesi per arrivare alla maturazione; così, anche un bambino per nove mesi rimane nel grembo della sua mamma, prima di essere partorito. Ogni anticipazione non giova e può essere molto deleteria per tutti.
- La paura del sacrificio. Le cose belle hanno un prezzo, costano a volte anche veri sacrifici. Una vita comoda, una vita adagiata nel benessere dove tutto può essere facilmente garantito, è sempre una vita triste e certe soddisfazioni del momento, ben presto vengono vanificate da un virus che si chiama pigrizia; mentre,affrontando ogni giorno il proprio lavoro, con onestà e competenza, i frutti non mancano e giovano molto, per se stessi e per il prossimo.
- Preparazione e assistenza dovuta. Per ottenere frutti positivi nei vari settori della vita, è necessaria una adeguata preparazione. Un maestro, un medico o altre mansioni, non si possono svolgere senza un lungo e impegnativo tirocinio di studio adeguato. Se dovesse mancare, sarebbe un grave danno per le persone. E’ un peccato quindi affrontare in modo superficiale certi compiti, è un peccato rifiutare una giusta preparazione al proprio dovere.
Quello che Gesù chiede
- Un cuore aperto. Il terreno va preparato prima della semina; il seme, se cade fra i sassi o fra i rovi, non cresce. E’ importante vivere in grazia di Dio, evitare il peccato e avere l’umiltà di accettare certe correzioni, indispensabili per accoglie bene il dono che Gesù ci offre con la sua Parola; diversamente, il maligno sottrae, nasconde alla persona l’efficacia della Parola ricevuta.
- Un cuore paziente. Avere pazienza, vuol dire saper aspettare e saper sopportare. Anche per la vita spirituale un errore che si può compiere, è pensare a un cammino breve e poco faticoso,per arrivare alla Santità . Il tempo che viviamo qui sulla terra, è il tempo necessario per arrivare ben preparati alla gioia del Paradiso. Si matura giorno per giorno, con calma, senza forme ansiose. Ogni giorno, poi, ha il suo lato facile, ma molte volte anche difficile e, pertanto, richiede sacrificio. Questo è il punto delicato da accettare; Gesù in merito ha detto: “Se il chicco di grano, caduto per terra non muore, rimane solo”. Ogni scelta di vita ha una sua croce da portare con perseveranza e con forza fisica e spirituale. Non possiamo pretendere che il Signore ci presenti uno stato di vita già confezionato. Lui ci offre il necessario, ma poi tocca a noi lavorare seriamente per arrivare ad una vera maturità spirituale e umana.
- Un cuore generoso. Ogni persona cristiana può dirsi veramente tale, nella misura in cui è capace di accogliere il dono di Dio, cioè il suo Amore e allo stesso tempo riuscire a donarlo al suo prossimo. S.Giacomo dice: “La fede senza le opere è morta” (Gc.2,26). Pertanto, al termine di ogni giornata dovremmo farci una domanda: Che cosa ho fatto oggi per gli altri?.
La parola di Gesù è ancora più forte: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per tutti” (Mt. 20,28). Così dovrebbe essere la nostra vita: un servizio ai fratelli che sono in difficoltà . A Maria chiediamo la grazia di essere persone capaci di vivere la propria vita in Dio e come dono quotidiano al prossimo.




