Commento lettera Filippesi 4,4-5
FRATELLI, SIATE SEMPRE LIETI NEL SIGNORE, VE LO RIPETO: SIATE LIETI. LA VOSTRA AMABILITA’ SIA NOTA A TUTTI.
IL SIGNORE E’ VICINO” (Filippesi 4,4).

San Paolo più volte ha raccomandato ai Filippesi di vivere la loro vita cristiana con serenità: “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti” e che la vostra “amabilità sia nota a tutti”. Una gioia quindi che si manifesti in qualche modo anche nella famiglia, nel lavoro, fra le persone che frequentate. Una tale insistenza è fondata sul fatto che nella vita che stiamo vivendo qui sulla terra, non siamo soli, ma “Il Signore è vicino”, è il Buon Pastore che “fatto uscire il gregge, cammina davanti a loro” (Gv.10,4); Lui conosce tutte le sue pecore e sa bene dove condurle per il pascolo. La presenza di Gesù, ieri, oggi e sempre, fa sussultare il cuore di gioia. E’ la presenza di Gesù che porta serenità e forza anche nei momenti difficili della vita. Non era certamente facile per i Filippesi vivere il cristianesimo nel loro territorio, in un ambiente pagano e inquinato dal peccato, ma sapere che Gesù era presente nella loro comunità, aiutava molto ad affrontare le varie situazioni con serenità.
- “Il Signore è vicino”
La nostra vita qui sulla terra, ogni giorno ci impegna in tanti doveri che riguardano la famiglia, la nostra persona e l’ambiente in cui viviamo. Oggi non meno di ieri, i problemi non mancano e qualche volta sono quotidiani e pesanti. Se però abbiamo fede, se veramente crediamo nella gioiosa realtà del Signore che è vicino”, allora si riesce a vivere la giornata con serenità.
Con un po’ di buona volontà, ma sopratutto con una buona dose di umiltà, dovremmo prendere atto di quanto sia necessaria ed efficace la presenza di Gesù. Non pensiamo di arrivare a sperimentare fatti mistici, ma la ricchezza della Parola di Gesù, illumina il nostro cammino fino a farci intravedere la bellezza di certe realtà soprannaturali. Coloro invece, che per la durezza del loro cuore e per la loro vana gloria ostentano, respingono la Parola rivelata, rimangono accecati e diventano insensibili a tutto quello che Gesù ci offre.
- Come trasmettere la nostra gioia?
Certamente non si può dare quello che non si ha. La cosa indispensabile quindi è attingere Amore, gioia e pace alla vera “Sorgente”. che è Gesù stesso. Da quella “Sorgente” scaturisce tutto quello che ci serve per vivere bene la nostra vita spirituale; ci carica di Amore e di tanta serenità. Fra i tanti doni che possiamo attingere alla “Sorgente”,da considerare al primo posto la Santa Messa per mezzo della quale riceviamo Gesù. Prezioso è anche il fatto di Gesù, che ogni giorno e ogni notte rimane con noi in attesa di offrirci la ricchezza del suo Amore. Praticamente abbiamo a portata di mano, in quell’Ostia Consacrata, esposta solennemente,un grande Tesoro.
E’ consolante l’augurio che San Paolo ha fatto ai Filippesi: “Fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i Santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità e di conoscere l’Amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (Ef.3,17-18). E’ quindi nostro dovere trovare il tempo e il modo per attingere a questa preziosa “Sorgente”.
- L’umiltà: una virtù indispensabile
Gesù, Sorgente di Amore e di pace, offre a tutti la possibilità di conoscere quello che Lui E’
La difficoltà di poter accedere alla Sorgente è solo in noi, nei limiti umani e spirituali che abbiamo. Uno di questi maggiori ostacoli, è la mancanza di umiltà. Le persone umili sono coscienti dei propri limiti soprattutto quelli di carattere spirituale per cui, con umiltà, fanno riferimento a Gesù, nostro vero e unico maestro. E’ alla sua scuola che gradualmente si apprende quello che serve per un cammino di crescita spirituale. Le persone invece che sono convinte di conoscere già tutto della vita, si fermano a quello che la loro mente umana può dare. Non accettano nulla di ciò che è soprannaturale, con la conseguenza di trovarsi molte volte a mani vuote, cercando poi di compensare con idoli: il denaro, il potere e il piacere. Questi idoli, se al momento sembrano di saziare la persona, alla fine causano grandi delusioni.
Se abbiamo fiducia in Gesù, se con semplicità e umiltà ascoltiamo i suoi insegnamenti passo, dopo passo, si raggiungono mete di grande interesse non solo spirituale, ma anche umano.
Invochiamo l’aiuto di Maria, perché ci renda capaci di seguire con fedeltà il suo Figlio.
Commento Vangelo Luca 3,3
” GIOVANNI BATTISTA PECORSE TUTTA LA REGIONE DEL GIORDANO, PREDICANDO UN BATTESIMO DI CONVERSIONE PER IL PERDONO DEI PECCATI” (Luca 3,3)

Grande è stato il ministero che Giovanni Battista ha svolto nei pochi anni della sua missione. Un ministero preparato con una vita austera nel deserto, fatta di preghiera e penitenza. Vestiva con peli di cammello, mangiava locuste e miele selvatico. La sua profonda e perseverante comunione con Dio, lo ha portato ad essere un vero testimone, cioè una persona che predicava una verità non studiata sui libri, ma come frutto di una particolare intimità con Gesù.
- “Predicava un Battesimo di conversione”
La predicazione di Giovanni Battista si è svolta lungo “tutta la regione del Giordano”. Molte erano le persone che andavano da lui per ascoltarlo e per ricevere la grazia della conversione necessaria per arrivare al perdono dei peccati. Senza una preparazione adeguata, difficilmente si arriva al Sacramento del perdono. Una preparazione che va fatta con l’ascolto della Parola e con il serio proposito di cambiare vita. Non basta quindi un semplice esame di coscienza per ricevere il Sacramento della Confessione. L’immersione che il Battista chiedeva di fare nel Giordano era un segno di purificazione dei peccati commessi. Una volta purificati spiritualmente era poi necessario rinnovare il proposito per un cammino in obbedienza ai Comandamenti.
Non tutti però erano così ben disposti alla conversione. Alcuni Scribi e Farisei andavano da Giovanni Battista soltanto per ascoltare la parola, ma senza un serio desiderio di cambiare vita. lui stesso allora ammoniva queste persone con severe parole: “Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira immanente?” (Lc.3,7). Anche noi, nel cammino che stiamo vivendo sulla terra, abbiamo bisogno non solo di perdono, ma di accettare con umiltà, tutto ciò che esige la Parola di Dio. Gesù stesso un giorno disse agli Apostoli: “Siate perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli” (v.-). Una vita a un livello così alto è impossibile per noi, ma Gesù lo disse proprio per farci capire che tutti e sempre abbiamo bisogno di migliorare il nostro cammino. Presumere di essere perfetti, o degli arrivati, è già questo una mancanza.
- Una immersione necessaria.
Ricevere il perdono per mancanze fatte, è sempre una grazia. Essere liberati da un forte debito che abbiamo contratto è un grande dono. Questo avviene anche sul piano spirituale con il Sacramento della Confessione. Indispensabile per tutti però è arrivare al Sacramento con quella immersione nel Giordano che Giovanni Battista esigeva; un segno che indica una immersione nella Persona di Gesù. E’ importantequindi trovare il modo e il tempo per sintonizzare con la Persona che ci concede il perdono. Saper ascoltare la sua Parola, con semplicità dialogare con Lui; riconoscere con sincera contrizione le mancanze fatte per poi accusarle con integrità.
La Confessione non può essere soltanto una elencazione dei peccati commessi. Gesù, tramite il Sacerdote ci ascolta e ci assolve, ma il tutto va vissuto con la piena coscienza che è una Persona ben precisa che noi abbiamo offeso comportandoci in un certo modo.
E’ quindi necessario, quando si decide ai ricevere il Sacramento del perdono, non limitarci a dire i peccati commessi, ma con umiltà immergersi nella Persona offesa. Alla persona chi un giorno mi ha condonato quel grosso debito, non basta dirgli grazie, ma è doverosa una riconoscenza fatta con il cuore e gesti concreti. Quando Gesù ci ha risanato dalle ferite causate dal peccato, è bene rimanere in silenzio, in una spirituale intimità con Lui, perchè Lui stesso possa continuare quelle “medicazioni spirituali” tanto necessarie per riprendere il cammino con serenità.
> La festa per il perdono
Come è detto bene nella parabola del figliol prodigo, così dovrebbe avvenire anche per noi dopo aver ricevuto il Sacramento della Penitenza. Una duplice gioia, fu quella del padre quando ha potuto riabbracciare il figlio che si era perso, ma gioia fu anche per il figlio che si è sentito gratuitamente perdonato del male che aveva compiuto. Gesù oggi vuole persone che siano contente dopo aver ricevuto il perdono, ancora più contento è Lui che vede ritornare alla casa del Padre la persona che non ha mai cessato di Amare.
Maria, ci aiuti ad essere persone umili e riconoscenti per il Sacramento del perdono.
Commento Vangelo Luca 21,36
“VEGLIATE IN OGNI MOMENTO PREGANDO, PERCHE’ ABBIATE LA FORZA DI SFUGGIRE A TUTTO CIO’ CHE STA PER ACCADERE, E DI COMPARIRE DAVANTI AL FIGLIO DELL’UOMO” (Luca 21,36)

Ricchi o poveri, Santi o peccatori, tutti siamo in attesa del giorno i cui ci troveremo alla presenza del Signore. Sarà un giorno di grande gioia e di pienezza di vita per le persone che sulla terra hanno vissuto in obbedienza alla Parola di Dio. Per le persone che hanno vissuto seguendo i pericolosi idoli di questo mondo: il denaro, il potere e il piacere, sarà un terribile dramma. In quel giorno apparirà chiaramente quello che abbiamo fatto di bene e di male; nessuna cosa rimarrà velata o nascosta. Chi ha vissuto nel peccato si renderà conto di non aver creduto nell’Amore che Dio ha per l’umanità intera eper sempre rimarrà privo di quel prezioso tesoro.
- “Pregate in ogni momento”
Se abbiamo la grazia di comprendere ciò che ci attende dopo la morte, quello che dobbiamo fare ora, è impostare la vita in un certo modo e cioè: evitare il peccato; fare del bene e ogni giorno dedicare del tempo alla preghiera e possibilmente anche all’’Adorazione Eucaristica.
Non devono mancare i Sacramenti e la Santa Messa domenicale. Determinante per la vita spirituale è Invocare con frequenza lo Spirito Santo e non deve mancare il rapporto con Maria, con il Santo Rosario e la giusta devozione con i Santi del Paradiso. Riguardo alla preghiera è importante che scaturisca dalla meditazione, cioè che sia il frutto di una attenta riflessione su alcuni brani della Sacra Scrittura, di qualche Salmo e in particolare da tutto quello che Gesù ci ha insegnato e che troviamo nei Vangeli. Anche quando diciamo il Rosario, non basta dire le semplici Ave Marie, ma è importante riflettere e meditare sui vari misteri.
- Una forza necessaria
E’ facile presumere di essere capaci di affrontare le molteplici situazioni della vita con le sole nostre forze. Anche le persone più preparate spiritualmente, non sono confermate in Grazia, pertanto, tutti abbiamo bisogno di aiuti spirituali per compiere bene il nostro cammino.
La lotta contro il demonio è molto complessa e più pericolosa di quanto pensiamo; dice San Paolo: “Chi sta in piedi, stia attento a non cadere” (1Cor.10,12). Ma dove troviamo la forza necessaria per “Sfuggire a tutto ciò che sta per accadere”? L’unica speranza che abbiamo è fare riferimento a quella “Sorgente” unica e preziosa, dalla quale possiamo attingere ciò che ci è necessario per combattere la buona battaglia. Questa “Sorgente” è Gesù!
A volte siamo come dei sordomuti, cioè incapaci di prendere coscienza del valore della Persona di Gesù; di quello che ha fatto e continua a fare per noi.Non si può amare ciò che non si conosce, da qui la necessità di dare uno spazio adeguato alla meditazione; saper ascoltare la Parola del Signore e metterla in pratica.
- Compariremo davanti al Figlio dell’uomo
La Parola di Gesù sempre ha avuto e avrà il suo compimento; i tempi e i modi non li conosciamo. Un giorno, Gesù, agli Apostoli che stavano ammiravano la bellezza del Tempio, disse che un’opera così maestosa avrebbe subito nel tempo una totale distruzione; gli Apostoli, rimasero sconvolti e increduli, ma settant’anni dopo, la profezia si è avverata, ed ora su quella spianata del tempio sono state costruite anche due Moschee. Questa oggi è la grande vergogna per gli Ebrei e così avverrà per tutti nel giorno in cui “Compariremo davanti al Figlio dell’uomo”.
Non dobbiamo vivere i nostri giorni con la paura, ma neppure illuderci che quel giorno non debba avvenire. Dobbiamo poi fare attenzione perchè tutto questo avverrà senza preavviso per nessuno; ecco perché importante obbedire alla Parola di Gesù che ci esorta anche oggi dicendo: “Vegliate in ogni momento pregando”. Queste parole sono un forte invito ad essere pronti ad affrontare l’incontro con il Signore. Chi ha tempo non aspetti tempo. Pertanto, senza ritardi e senza ripensamenti, cerchiamo di dedicare del tempo per Adorare la Presenza di Gesù nella Santa Eucaristia; meditare e vivere la sua Parola, essere generosi e disponibili alle necessità del nostro prossimo e con grande fiducia rimanere in attesa dell’incontro con il Figlio dell’uomo. Maria, la nostra cara mamma celeste, ci tenga per mano fino a quel giorno.
Commento Vangelo Giovanni 18,36
“RISPOSE GESU’: IL MIO REGNO NON E’ DI QUESTO MONDO” (Giovanni 18,36)

Ogni anno si celebra la festa di Cristo Re. Un festa con la quale la Chiesa intende riconoscere e mettere in evidenza, la preziosità della persona di Gesù. Davvero Gesù è un Tesoro nascosto, ma è poco conosciuto e quindi poco amato. Gesù Cristo è il Verbo Incarnato; è il liberatore atteso da secoli; è la Persona Divina che ha riscattato l’umanità dal peccato con la sua vita, morte e Risurrezione. Gesù oggi continua la sua opera di salvezza, con la missione affidata agli Apostoli e ai loro successori, ma Lui stesso è presente come Buon Pastore e nutre i suoi fedeli con l’Eucaristica e con la sua Parola.
- “Il mio regno non è di questo mondo”
Nel giorno in cui Gesù fu sottoposto a giudizio, Pilato chiese a Gesù: “Sei tu il re dei Giudei?… Gesù rispose: Il mio regno non è di questo mondo” (v.36) e confermò questa sua dichiarazione dicendo che: se il mio regno fosse di questo mondo, certamente non sarei qui davanti a te. “Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re? Rispose Gesù: tu lo dici: io sono re”(v.37). Gesù si è dichiarato “Re” e cioè una persona pienamente responsabile di tutti coloro che accettano di far parte del suo Regno. A tutti garantisce assistenza e protezione per il corso della vita. Gesù come Re, dimostra il suo Amore per noi con la sua costante presenza: “Sono con voi tutti i giorni”, illumina il nostro cammino con la sua Parola e ci nutre con il miracoloso dono del suo preziosissimo Corpo e Sangue.
Un Re quindi ben diverso da coloro che si dichiarano responsabili del popolo, ma poco fanno per sostenerlo nelle difficoltà. Alcuni “re”, disonesti, pensano solo ad arricchire se stessi, ma verrà anche per loro, il giorno in cui dovranno rendere conto di quello che hanno fatto.
- Gesù, Re dell’universo
La regalità di Gesù,tutta all’insegna dell’Amore, si estende anche all’intero creato. “In Cristol’universo è creato e tutto sussiste in Lui” (un Salmo), per questo a Gesù viene dato anche il titolo di Re dell’universo .Nelle sue mani, sono tutte le realtà visibili e quelle invisibili.
Poco conosciamo dell’universo; basti dire che la Via Lattea, è una Galassia che ospita anche il nostro sistema solare, è un insieme di 200 miliardi di stelle; il suo diametro è di circa 100 mila anni luce ( e la luce va a 300 mila Km al secondo.) ma gli studiosi dicono che l’universo da noi conosciuto è solo una piccola parte di quello che effettivamente è. Allora coscienti di questa regalità di Gesù sull’universo, dovremmo essere ricolmi di gioia, anche perché non solo noi possiamo avvicinarci a Gesù, ma lui stesso ci esorta ad aprire il nostro cuore affinchè possa entrare e fare di ciascuno di noi una sua personale “dimora”. Una grazia così grande non sarebbe veramente possibile ottenerla con le nostre forze, ma Gesù stesso ci esorta a vivere una comunione con Lui e lo dice con parole mirabili: “Rimanete nel mio Amore” (Gv. 15,9)
- Un atto di ringraziamento
Come possiamo ringraziare Gesù per la sua trascendente realtà? Ecco alcuni suggerimenti:
> Credere, senza nessuna esitazione nella sua Parola. Avere piena fiducia in tutto quello che Lui è, in tutto quello che ha fatto e continua a fare per l’umanità…
> Meditare. Trovare il tempo e il modo per riflettere, contemplare, meditare sul valore e la preziosità della Persona di Gesù; evitando in questo ogni forma di superficialità.
> Adorare. Nel silenzio e senza la preoccupazione di voler comprendere tutto quello che Gesù è, rimanere in silenzio; coscienti di essere veramente alla sua reale Presenza.
> Offrire. Mettere nelle mani di Gesù, senza esitazioni e senza limiti, la nostra vita, quel poco che siamo capaci di fare con tutte le nostre riuscite e sconfitte.
> Amare. Senza nessuna pretesa di avere esperienze mistiche, ma aprire il cuore e con semplici parole, dare a Gesù quell’abbraccio che siamo capaci di esprimere.
> Obbedire. Non è sempre facile comprendere quello che Gesù ci chiede, ma ciò che concretamente e generosamente ci viene richiesto, non rimandarlo a tempi futuri, ma osservarlo con gioia, anche se certe obbedienze possono comportare umiliazioni e sacrificio.
> Servire. Vivere, ogni giorno, la vita come generoso servizio a Dio e al prossimo.
Sull’esempio e con l’aiuto di Maria, preghiamo anche noi il nostro Magnificat per i doni ricevuti.
Commento Vangelo Marco 13,31
“IL CIELO E LA TERRA PASSERANNO, MA LE MIE PAROLE NON PASSERANNO” (Marco 13,31)

Siamo in cammino verso il giorno in cui il mondo finirà e tutti saremo al cospetto di Dio. Il quando e il come, nessuno lo conosce. In attesa di quel giorno, viviamo nell’obbedienza alla Parola che il Signore ci ha lasciato come luce per il nostro cammino. Una Parola, che noi troviamo scritta nei Testi Sacri prima e dopo Gesù. Sono 46 i Libri che riguardano quello che Dio ha detto e fatto prima di Gesù e vengono chiamati “Antico Testamento” e 27 i Libri che riguardano quello che Gesù e gli Apostoli hanno detto e fatto all’inizio della Chiesa; questi, vengono chiamati “Nuovo Testamento”. La preziosità e l’importanza di questi Libri Sacri, sta nel fatto che sono “Ispirati”. Questo vuol dire che le persone che hanno scritto queste cose, lo hanno fatto guidati e illuminati dallo Spirito Santo; ecco perché la Bibbia (tutti i 73 Libri) sono “Parola di Dio.
- Il compimento della Parola
Tutto quello che è scritto in questi Libri Sacri è immutabile e rimane per sempre. “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (v.31). La storia degli uomini subisce continui mutamenti, ma la Parola di Dio non cambia, è per sempre.
La cosa interessante e in un certo senso misteriosa, è che questa Parola non invecchia. Sono passati secoli da quando sono stati scritti questi Libri, ma ancora oggi si possono leggere come Parola che non risente il logorio del tempio. Questa è una Parola che illumina e aiuta a risolvere i problemi attuali e che ci sostiene nelle varie vicende della vita quotidiana.
Le profezie, i vari insegnamenti che troviamo nei Testi Sacri, le testimonianze che vengono descritte, oltre a rispecchiare la realtà dei nostri tempi, non vengono mai meno; il loro compimento non è conosciuto da noi, ma ciò che è detto e annunciato sicuramente si compirà. Secoli prima i Profeti hanno parlato della venuta di Gesù, della sua vita e perfino della sua morte e Risurrezione. Interessante è quello che Gesù ha detto un giorno ai discepoli di Emmaus, facendo conoscere tutto quello che i Profeti, secoli prima, avevano scritto e detto di Lui.
Ciò è avvenuto nel passato lo conosciamo bene; quello che avviene nel presente forse non tutto è così evidente; ciò che è annunciato per il futuro certamente si compirà. Così per esempio nel libro dell’Apocalisse è descritto, con particolari interessanti, come sarà la Gerusalemme celeste. Molto importante è poi quello che oggi leggiamo nel Vangelo: “Gesù disse ai suoi discepoli: In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria” (vv..24-26.).
Un tale evento deve farci riflettere e pertanto non deve coglierci impreparati perché “Quanto a quel giorno e quell’ora nessuno lo sa” (v.32).
- Un’attesa fiduciosa
Non dobbiamo avere paura di ciò che ci attende. Prendiamo coscienza che siamo figli di Dio ed è una gioia sapere che siamo attesi da chi ci vuole bene da sempre, nonostante le nostre debolezze e fragilità umane. Quindi nell’attesa del giorno in cui vedremo Dio faccia a faccia, viviamo nell’obbedienza alla Parola, ed esercitare la virtù della carità verso il prossimo che bussa alla nostra porta. Il tempo che ci separa dal giorno in cui arriveremo alla casa del Padre, sia vissuto non da soli, ma in comunione con Gesù che nella sua bontà infinita cammina con noi.
E’ il momento presente da vivere bene e coscienti del giorno che entreremo nella casa del Padre. Troppe volte invece perdiamo tempo a rimpiangere il passato, dimenticando di come la Misericordia di Dio ci ha liberati dal male e ristabiliti in piena comunione con Lui e con i fratelli. Non dobbiamo dimenticare quindi i doni ricevuti e vivere bene il momento presente fiduciosi nell’Amore che incessantemente Dio ha per noi. Dobbiamo avere piena fiducia nel sostegno che Gesù ci dona con la sua Presenza e con gioia e serenità vivere questo tempo di attesa, sempre pronti per il momento in cui si compirà il cammino che ora stiamo facendo qui sulla terra.
Maria, la cara mamma, ci attende, ed ora ci esorta a guardare al futuro con fiducia, con serenità.
Commento Vangelo Marco 12,43
“QUESTA VEDOVA, COSI’ POVERA, HA GETTATO NEL TESORO PIU’ DI TUTTI GLI ALTRI” (Marco 12,43)

Gesù vede e conosce le nostre azioni e anche l’intenzione per cui compiamo certi gesti. Questo non ci deve impressionare, perché siamo conosciuti da una Persona che ci guarda solo per aiutarci.
Un giorno Gesù era al Tempio e dopo aver osservato le persone che mettevano la loro offerta nel tesoro del tempio, chiamò a sè i suoi discepoli e fece notare come certe persone ricche, gettavano molte monete nel tesoro, “Ma venuta una povera vedova, vi gettò due monetine, che fanno un soldo” (v.42) Gesù ha compreso bene il gesto di quella vedova e perciò disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo, lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva , tutto quanto aveva per vivere” (v.43). Gesù ha voluto mettere in evidenza la totalità di quel gesto compiuto. E’ stato un atto eroico, decidere di dare come offerta al Tempio “Tutto quanto aveva per vivere”. Quello che la vedova ha fatto, è stato un grande atto di fede nella Divina Provvidenza.
- La totalità
Un comportamento che arricchisce veramente davanti a Dio, è essere fermi, decisi e totali nelle scelte che compiamo. Quella vedova è stata di grande esempio, ha scelto, deciso e compiuto con totalità la sua offerta al Signore. Molte volte le persone semplici e non considerate da chi pensa di essere un maestro di vita, sono capaci di dare con il loro comportamento dei preziosi insegnamenti. Due sono gli esempi che ha dato questa vedova: il primo, è quello di essere stata totale nel gesto che ha voluto compiere; in seguito ha dimostrato di avere piena fiducia nella Divina Provvidenza. Per quanto riguarda la vita spirituale, questo è il cammino da compiere: essere capaci di offrire, consacrare al Signore, non qualcosa, ma tutto quello che siamo e tutto quello che abbiamo. Solo nella totalità del dono si arriva alla fecondità; diversamente, anche se sembra di avere dato e fatto molto, si rimane freddi e spiritualmente sterili.
- Fiducia
Dio agisce sempre per il nostro bene. L’Amore che ha per noi va molto al di là di quello che possiamo comprendere. Il dono più prezioso che il Padre ci ha dato è Gesù, questa è una presenza miracolosa che non solo possiamo Adorare, ma che possiamo anche ricevere con la Santa Comunione. Come vero Padre, sempre ci porta nel suo cuore come suoi veri figli; questo è un fatto veramente consolante se lo consideriamo e se lo meditiamo attentamente.
Un Amore così grande, così intenso e tanto efficace, purtroppo non sempre è creduto. Gesù, oggi ci esorta ad avere piena fiducia, una fiducia semplice come quella di quella vedova, che senza calcoli umani, ha offerto al Signore tutto quello che possedeva.
- Paziente attesa
In un mondo come oggi che vorrebbe le cose tutte e subito, in quanto credenti dobbiamo saper reagire sempre con tanta pazienza. Dio opera sempre per il nostro bene, ma l’agire di Dio non ha i tempi e le modalità che abbiamo noi. Dobbiamo imparare a vivere nella certezza che Dio è fedele; Lui conosce meglio di noi tutto quello che ci serve per portare avanti la vita qui sulla terra nel modo giusto. Il suo desiderio è che si tenda alla Santità. Questa è la fede che dobbiamo avere. La fretta molte volte uccide o comunque non permette una vita serena e orientata verso la Santità. E’ con una paziente attesa che dobbiamo affrontare la vita quotidiana. Quando poi la vita diventa difficile, a causa di malattie, infermità o per altre cause, allora dobbiamo invocare con insistenza lo Spirito Santo, perchè ci sostenga in questi momenti difficili. Non pensiamo mai che il Signore ci abbia abbandonato. Dio è fedele. Dio non cambia. Dio ci ama.
- Appartiene a te ciò che doni
I Santi ci confermano che ciò che sappiamo donare con amore, alla fine viene largamente ricompensato, anche se in forme diverse di quelle che noi pensiamo. La persona egoista, invece, vive nella paura di perdere quello che ha e cerca di arricchire sempre di più, convinta che quello che possiede, ancora non gli basti. Un vita così è praticamente un continuo tormento.
Quella vedova, avendo donato tutto, ha trovato ciò che veramente desiderava: l’Amore e la pace.
Ci aiuti la nostra mamma del cielo Maria, ad avere il coraggio di riuscire a “vivere lasciando“.
Commento Vangelo Marco 12,29
” GESU’ RISPOSE: IL PRIMO COMANDAMENTO E’… (Marco 12,29)

Dio ha dato a Mosè dieci preziose norme di vita, perchè il popolo potesse compiere bene il suo cammino sulla terra. Purtroppo, queste norme di vita non sono sempre state osservate. Questo è il peccato anche di oggi.
Scribi e Farisei hanno poi voluto a suo tempo precisare il contenuto dei Comandamenti con delle sottigliezze, per cui erano arrivati a 365 normative della Legge. Appesantita in questo modo, la Legge è diventata impraticabile. Ecco allora anche il perchè della domanda che un giorno ha fatto uno degli Scribi a Gesù: “Quale è il primo dei Comandamenti? Gesù rispose: “Ascolta Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mc.12,29-31). Il primo Comandamento mette quindi in evidenza il primato dell’Amore, verso Dio e verso il prossimo..
- “Ascolta Israele“
Ascoltare una persona, riuscire a comprendere e a trasmettere certi messaggi, non è una cosa facile. Se questo è difficile a livello umano, è ancora più difficile quando si tratta di argomenti di carattere spirituale. Nonostante la difficoltà, Gesù con insistenza esorta all’ascolto.
Quante cose belle e importanti potremmo conoscere e vivere, se fossimo più attenti al Signore che parla e che vorrebbe arricchirci sempre di più delle verità che riguardano la sua Persona e in generale il progetto che Lui ha sull’umanità. Purtroppo, noi siamo facilmente trascinati, occupati e distratti da tante cose secondarie, così da non avere la mente libera e in grado di accogliere la ricchezza della Parola che il Signore ci rivolge.
- “Il Signore nostro Dio è l’unico Signore“
Importante è il richiamo alla realtà di Dio come “Unico Signore”. Dobbiamo fare molta attenzione, perchè ci sono persone che negano oppure offuscano questa grande realtà dell’unico Signore e che, come tale, dovrebbe avere sempre il primo posto nella nostra vita. Stiamo attenti ai falsi profeti.
Siamo un po’ tutti persone impegnate nei problemi che la vita quotidiana comporta e non sempre, anche per la nostra fragilità, sappiamo fare un giusto discernimento sui doveri da compiere. Con la volontà e con la grazia di Dio, dobbiamo avere il coraggio di mettere sempre Dio al primo posto.
Quando invece nella nostra vita prendono campo attaccamenti indebiti a persone o a cose, fino a diventare degli idoli, allora la vita spirituale inaridisce.
- Il primato dell’Amore
I dieci Comandamenti che Dio ha dato a Mosè, non sono delle imposizioni, ma delle preziose indicazioni sul come impostare e vivere la nostra vita. Apertamente viene confermato che il primo comandamento è l’Amore che dovremmo avere verso Dio e verso il prossimo. Un Amore nella sua duplice manifestazione, essere cioè persone capaci di ricevere l’Amore che Dio ha per noi e poi saperlo manifestare e donare concretamente con atti di carità.
Nasce allora la domanda che dovremmo fare a noi stessi: Crediamo nell’Amore che Dio ha per noi?” Se fossimo capaciti di comprendere quanto e come siamo amati dal Signore, il cuore sarebbe ricolmo di gioia e la nostra vita raggiungerebbe presto la piena maturità.
Questo è ciò che dobbiamo fare, se vogliamo essere veramente obbedienti al primo punto della Legge che Dio ci ha dato: Credere, prendere coscienza dell’Amore che Dio ha per noi.
Il primo Comandamento esige anche che ci sia la volontà e la generosità di mettere in pratica ciò che dice lo stesso Comandamento: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.
Per comprendere quanto sia importante l’obbedienza a questa seconda parte del Comandamento, può essere utile pensare al funzionamento del nostro cuore fisico, e cioè nel suo duplice movimento: riceve sangue dalle vene e immetterlo purificato nelle arterie. Queste due funzioni devono essere ben coordinate e costanti, diversamente si arriva a qualche patologia pericolosa e non sempre facilmente risolvibile. San Giacomo, primo Vescovo di Gerusalemme, nella sua Lettera ai cristiani, ricorda che “La fede senza le opere è morta” (Giac.3,26).
Riuscire a trovare una giusta ed equilibrata armonia, nel ricevere e nel dare amore, è un dovere indispensabile per vivere bene il primo Comandamento, ma questo non è facile per nessuno.
Chiediamo alla nostra cara mamma celeste, che ci aiuti ad essere sempre persone obbedienti.
Commento Vangelo Marco 10,47
“FIGLIO DI DAVIDE, ABBI PIETA’ DI ME!” (Marco 10,47)

Il passaggio di Gesù per le strade era sempre un fatto importante e di grande interesse da parte delle persone semplici e aperte alla verità, ma non così per tutti.
Un giorno Gesù, partendo da Gerico, un cieco, figlio di Timeo, che sedeva sempre lungo la strada, sentendo che passava Gesù, “Cominciò a gridare e a dire: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me” (v.47). Molti dei presenti lo rimproverarono perché tacesse, ma lui ancora più forte gridò; “Figlio di Davide, abbi pietà di me” (v.48). Per due volte il cieco pronunciò quella verità di fede che Scribi e Farisei avevano sempre negato. Gesù allora lo fece chiamare e gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te? La risposta fu tempestiva: “Rabbunì, che io veda di nuovo! E Gesù disse: và, la tua fede ti ha salvato. E subito vide di nuovo” (v.51), Ancora una volta abbiamo una conferma che la fede ottiene il miracolo e non il contrario. Così è stato per questo cieco, così sia anche per noi!
- La cecità spirituale
Noi sappiamo cosa significa essere dei non vedenti, ma siamo meno capaci di comprendere cosa significa invece essere delle persone che spiritualmente non hanno la capacità di “vedere” e cioè non sono in grado di prendere coscienza di ciò che va oltre la nostra capacità visiva. Gesù, nel corso della sua missione, molte volte ha incontrato persone religiose e ben preparate culturalmente, ma con occhi spenti, e cioè incapaci di riconoscere nella Sua persona,il Salvatore, il grande atteso e annunciato dai Profeti.
- Guardare con gli occhi della fede
Chiediamo al Signore la grazia di arrivare a contemplare, se pur gradualmente, la preziosità della persona di Gesù, che è un vero “Tesoro”. Quello che ora possiamo vedere e conoscere di Gesù, è ciò che Lui stesso ci ha rivelato con immagini e similitudini molto significative. Alcuni esempi:
– Gesù, come buon pastore. Gesù si presenta a noi come la persona che ci conosce personalmente; che ci guida ai pascoli erbosi; che ci protegge e che cammina davanti a noi. Una Presenza quindi che ci rassicura nel cammino e che interviene nei momenti difficili della vita. Saper riconoscere e vivere il dono che Lui ci offre come Buon Pastore, è una grande grazia.
– Gesù, come vite. Gesù ci fa capire che Lui stesso ci vuole uniti a sé, con una intimità tale da formare con Lui una cosa sola. Ci dice anche che se vogliamo essere sempre fecondi, dovremo accettare delle potature, indispensabili e necessarie per assolvere bene il nostro cammino. Ogni giorno ci concede poi quella preziosa linfa fino al giorno della piena maturazione del frutto.
– Gesù, come pane vivo disceso dal cielo. È il miracolo che ogni giorno si compie sui nostri altari. Troppe volte si partecipa alla Santa Messa con l’intenzione di vivere un momento di preghiera. La Messa non è una semplice preghiera, ma è il Sacrificio di Gesù che si estende nel tempo. Impressionante poi è il momento in cui, con la formula consacratoria, quell’ostia di pane diventa il Corpo di Gesù e quel vino diventa il Sangue di Gesù. È un vero miracolo! Quante sono le persone che prendono coscienza di questo miracolo Eucaristico quotidiano?
– Gesù, come Via, Verità e Vita. È Gesù la Via sicura che ci conduce alla meta che tutti dovemmo raggiungere. È Lui la Parola che dobbiamo ascoltaree mettere in pratica ogni giorno. È Lui che ci dona la vera vita e cioè quella capacità di riuscire a stabilire giuste ed equilibrate relazioni con la natura, con il prossimo e con Dio. Una relazione sempre più intensa.
– Gesù, come luce del mondo. Come potrebbe essere possibile un cammino fra le tenebre?
È Lui che con la sua Parola e soprattutto con il suo esempio illumina il nostro cammino e la sua Luce è tale da vincere per la sua potenza, anche le tenebre più intense.
– Gesù è la Risurrezione. La vita che abbiamo avuto in dono non è solo per il periodo che viviamo qui sulla terra. Gesù, con la sua Incarnazione, passione e morte in croce, ha riaperto per sempre le porte del Paradiso. In Lui Risorto, anche noi risorgeremo a vita nuova.
Se abbiamo la grazia di considerare queste realtà con gli occhi della fede, noi potremo gioire con il cieco di Gerico e per sempre rendere Gloria al nostro Salvatore.
Maria ci ottenga la grazia di guardare e vivere il presente e il futuro con gli occhi della fede.
Commento Vangelo Marco 10,43
“CHI VUOL DIVENTARE GRANDE TRA VOI SARA’ VOSTRO SERVITORE” (Marco 10,43)

E’ naturale che una persona durante la vita cerchi di migliorare la propria posizione, sia nel campo del lavoro, come nella realtà sociale. La cosa in se stessa è buona, ma riguardo al miglioramento della vita spirituale quello che si deve fare è molto diverso da quello che il mondo propone. Il Signore vuole che la vita sia programmata e vissuta all’insegna del servizio e della carità, non nella ricerca ambiziosa di posti di onore. In merito a questo, un giorno Giacomo e Giovanni, hanno chiesto a Gesù una cosa un pò particolare e cioè, di “poter sedere, nella sua Gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra” (v.36). Gesù si è meravigliato della loro richiesta; comunque ha fatto capire che nel mondo le cose vanno in un certo modo, e cioè chi comanda, domina le nazioni, fino a sottometterle al loro potere, ma “Tra voi però non è così”; infatti, la vita spirituale, per essere veramente tale, deve essere vissuta con umiltà, per cui, “Chi vuole essere il primo fra voi, sarà schiavo di tutti” (vv.43-44). Queste parole di Gesù, devono certamente aver fatto riflettere molto i due Apostoli, ma “Gli altri dieci, avendo sentito questo, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni” (v.41). Gesù, allora, ha richiamato tutti all’umiltà e a una vita sempre al servizio del prossimo, anche quando questo comporta sacrificio.
> L’esempio di Gesù.
Nella vita, se vogliamo aiutare le persone a migliorare il loro comportamento, non servono tante parole; ciò che conta è il buon esempio. Personalmente, Gesù ha esortato i suoi discepoli al servizio dicendo: “Anche il Figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (v.45). Quello che ha detto, lo ha fatto!
Il suo grande e prezioso servizio, voluto e compiuto per liberare noi dalla condizione di peccato, è stato l’evento della sua Incarnazione. Noi non siamo in grado di comprendere la preziosità e il valore di ciò che ha fatto Gesù assumendo la natura umana. Quello fu un atto compiuto non con semplici parole, ma storicamente realizzato e vissuto fino “A dare la propria vita in riscatti per molti”. Gesù non a tutti chiede un servizio che arrivi fino al martirio; certo è da mettere in conto che ogni servizio, se fatto bene, comporta un sacrificio. Oggi, purtroppo, manca in molte persone la disponibilità al sacrificio.
- Il nostro compito
– Determinante per la vita cristiana, è credere nell’Amore che Dio ha per noi: “Ti ho amato di un Amore eterno” (Ger. 31,3), siamo amati non perché degni, ma perché siamo suoi figli.
– Il segno più grande del’Amore di Dio per noi, è l’averci dato Gesù. Non basta quindi vivere una vita religiosa fatta di tante parole e di riti particolari; ciò che conta è credere in Gesù, che per liberarci dalla conseguenza del peccato si è incarnato, ha cioè assunto la natura umana.
– Il vero decollo del Cristianesimo, è avvenuto con la Pentecoste. Sempre perciò dobbiamo invocare su di noi l’azione dello Spirito Santo, perché sia Luce per capire e Forza per fare.
– Il cristiano riconosce il valore, l’autorità e l’autorevolezza della Parola di Gesù e crede in questa Parola anche quando rivela verità che vanno oltre ogni nostra possibile conoscenza; così, per esempio, riguardo all’Eucarestia: “Prendete e mangiate questo è il mio corpo” (Mt.26-26).
– Il Cristiano è una persona che, pur essendo coinvolto nelle attività che la vita quotidiana comporta, fa tutto il possibile per vivere la presenza di Gesù che dice: “io sono con voi tutti i giorni” (Mt.28,20). Pensieri e azioni, devono avere il loro inizio e la loro conclusione in Gesù.
– Sull’esempio di Gesù, il cristiano impegna la sua vita in un servizio concreto per i suoi fratelli.
– Nelle difficoltà e nelle incomprensioni, il cristiano conserva piena fiducia in Gesù e non perde la speranza anche nei momenti in cui tutto sembra crollare attorno a sé.
– Nelle possibili cadute, il cristiano crede nella Misericordia di Dio e, seriamente pentito, mette in atto il verbo ricominciare, e cioè non fermarsi al passato, ma vivere con fede il presente.
– Il cristiano ha piena coscienza della vita che ci attende dopo la morte, pertanto vive la vita terrena come preparazione alla vita eterna. In Paradiso c’è chi ci attende con amore.
Dire le cose è facile, viverle è difficile. Chiediamo a Maria che ci sostenga in questo cammino.
Commento Vangelo di Marco 10,21
“ALLORA GESU’, FISSANDOLO, LO AMO’ E GLI DISSE: UNA COSA SOLA TI MANCA : VA, VENDI QUELLO CHE HAI E DALLO AI POVERI E AVRAI UN TESORO IN CIELO, POI VIENI E SEGUIMI” (Marco 10,21)

Gesù è sempre disposto ad aiutarci nel nostro cammino; siamo noi che non sempre sappiamo accogliere i doni che
che Lui ci offre. Così è stato per un giovane che si è avvicinato a Gesù chiedendo: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?(v.18); Gesù gli ha risposto chiedendo se osservasse o meno i Comandamenti e poi Gesù stesso glieli ha elencati. Allora quel giovane gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza” (v.20). Gesù rimase contendo della sua fedeltà e glielo ha dimostrato con una esortazione veramente particolare: “Fissò lo sguardo su di lui , lo amò e gli disse: Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” (v.21). Il dono che Gesù intendeva offrire a quel giovane era veramente grande e prezioso: “Avrai un tesoro in cielo”. La risposta però non è stata positiva, anzi, alle parole di Gesù “il giovane si fece oscuro in volto e se ne andò rattristato” (v.22).
- Un grande pericolo
Nella vita quotidiana siamo un po’ tutti assediati da problemi e da cose che non sempre vanno per il verso giusto; a questi problemi si aggiunge facilmente il fatto di sentirci, da parte di alcune persone egoiste o invidiose, messi un po’ da una parte, non considerati per quello che facciamo, ed essere sempre richiesti a servire senza un minimo di riconoscenza. Questo è ciò che avviene in questo mondo, ma non è così da parte di Dio; proprio per queste situazioni, il grande pericolo che noi corriamo è di non prendere coscienza di quanto siamo amati da Dio. Disse Gesù un giorno alla Samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio” (Gv.4,10) e cioè, se tu sapessi quanto sei Amata da Dio! Ecco, quel giovane non ha compreso in quel momento cosa è avvenuto quando “Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò”. Quello era un atto di Amore, che se il cuore di quel giovane fosse stato aperto, lo avrebbe fatto sussultare, come è avvenuto quando il bambino sussultò nel grembo di Elisabetta alla presenza di Maria. Purtroppo le condizioni di quel giovane non erano così, il suo cuore era “chiuso”. La causa di questa triste resistenza, Gesù stesso l’ha rivelata dicendo: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio” (v.23). Quel giovane era convinto di avere tutto, si sentiva garantito dell’abbondanza di denaro che aveva, ma proprio questo lo ha portato a perdere una preziosa occasione e cioè quella di “avere un posto nel cielo”.
- La vocazione
Ogni persona è chiamata nel corso della vita a fare una scelta vocazionale, o verso la famiglia o versa la vita Consacrata. Ogni persona ha la sua storia, per cui le circostanze che possono favorire o meno una scelta vocazionale sono diverse, quindi nessuno deve giudicare sulla vocazione degli altri. Quello che conta è essere attenti a quello che il Signore ci chiede.
Per comprendere bene la sua volontà, è importante evitare eccessivi attaccamenti a persone o a cose, che in qualche modo ci chiudono il cuore. Determinante è il livello di vita spirituale che si vive. Sempre e per tutti è pregare lo Spirito Santo, perchè sia luce per capire e forza per arrivare a delle decisioni concrete. Giova molto avere anche un Sacerdote che, conoscendo bene la persona, possa dare il suo personale consenso o meno sulla scelta da fare.
> Una severa sentenza
Fa riflettere molto quello che Gesù ha detto in riferimento alla risposta negativa di quel giovane: Gesùconferma il suo pensiero con una similitudine impressionante: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (v,25). A queste parole gli Apostoli rimasero sconvolti e meravigliati. La “ricchezza” di cui parla Gesù, non riguarda soltanto il denaro, ma anche tutto ciò che lega e impegna la persona al punto tale da non concedere un minimo spazio alla vita spirituale. Nella vita dovremmo sempre tenere in considerazione il fatto che, così come abbiamo attenzione alle necessità del nostro corpo, altrettanto dovremmo fare per quanto riguarda la nostra anima. Non è facile trovare il giusto equilibrio, ma è per tutti indispensabile, provvedere in merito,senza perdere tempo.
Chiediamo alla nostra mamma, celeste che ci aiuti ad essere attenti alla voce dello Spirito.
