Commento al Vangelo di Matteo 2,21

“GIUSEPPE SI ALZO’, PRESE IL BAMBINO E SUA MADRE ED ENTRO’ NELLA TERRA DI ISRAELE”. (Matteo 2,21)
Dopo l’esilio in Egitto, Giuseppe viene avvertito dall’Angelo che adesso, essendo morto Erode, può ritornare in Israele. Così la piccola famiglia, già perseguitata dal suo inizio, compie il viaggio di ritorno alla sua patria. Giuseppe obbedisce alla voce dell’Angelo, ma entrato in Israele, avendo saputo che regnava il figlio di Erode, “Si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth” (v.23). Dio aveva per Giuseppe un progetto particolare e lui è stato capace di accettarlo e di viverlo con fede e con grande generosità. A Nazareth, la piccola famiglia viveva in modo semplice, osservando tutto quello che esigeva la vita comune. Interessante è il fatto che per tutti gli anni passati in quella cittadina, nessuno avesse notato in loro dei comportamenti tali da far pensare a qualcosa di straordinario. Ogni sabato partecipavano con fedeltà al momento di preghiera nella Sinagoga ed erano sempre disponibili a ciò che veniva richiesto. Giuseppe ebbe poi il compito di avviare il piccolo Gesù alle varie necessità della famiglia; crescendo, collaborava con lui nel quotidiano lavoro, tanto necessario per sostenere le spese della famiglia. Una vita, quella di Gesù, carica di mistero, vissuta nelle normalità delle cose e a tutti nascosta fino al giorno in cui ha dato inizio alla missione Divina. Con fedeltà Giuseppe ha concluso la sua vita terrena fra le braccia della sua sposa Maria e di suo figlio Gesù.
- Una carità vissuta
La carità non è una virtù che esprimiamo con semplici parole, oppure con lunghe considerazioni su certi eventi. Se una persona ha carità, mette a disposizione le risorse che può, contribuendo alla soluzione dei vari problemi. Certamente, non tutte le situazioni che incontriamo nella vita possono essere risolte. Con un reale spirito di sacrificio, tutti dovremmo contribuire alle necessità del prossimo. Giuseppe ha vissuto pienamente e in termini concreti la virtù della carità con perseveranza, con fede e con amore. Non è stato facile mantenere il segreto sul piano che Dio Padre stava portando avanti con loro, ma così è stato e noi oggi ne siamo beneficati. Imitiamo l’esempio di San Giuseppe cercando di vivere non ad occhi chiusi e fissi soltanto sui nostri problemi; impariamo a donare quello che possiamo a chi si trova in difficoltà. Teniamo presente le parole di San Giacomo, il quale ci dice che “la fede senza le opere è morta” (Gc.2,26). Le opere di carità, quindi, sono un vero consolidamento della fede.
- Una vocazione da vivere
Dio creatore ci ha fatti a sua immagine e somiglianza. Ogni persona ha ricevuto in dono dei talenti che deve saper usare con saggezza e competenza. Grave è il peccato di coloro che non si impegnano nell’esercitarli; peggio ancora, per chi li usa male. La vita è un lungo cammino durante il quale, ogni giorno, dobbiamo mettere a disposizione i nostri talenti a servizio del bene comune. Ognuno ha una propria vocazione da vivere. Imitiamo l’esempio di San Giuseppe che, grazie alla sua obbedienza, ha meritato un posto privilegiato nella storia della salvezza Che lo Spirito Santo illumini il cammino che siamo chiamati a compiere qui sulla terra.
La nostra mamma celeste ci aiuti a vivere la nostra vocazione con generosità.
