Commento al Vangelo di Matteo 24,42
“VEGLIATE DUNQUE, PERCHE’ NON SAPETE IN QUALE GIORNO IL SIGNORE VOSTRO DIO VERRA'” (Matteo 24,42)

Siamo in attesa del giorno in cui si concluderà il cammino che stiamo facendo. Nessuno è in grado di conoscere il giorno del grande evento, ma quel giorno sicuramente verrà! Importante, quindi, non rimandare a domani quello che possiamo fare oggi. È cosa buona, al termine di ogni giorno, porsi la domanda: sono pronto, oggi, al definitivo incontro con il Signore? Ogni momento potrebbe essere quello giusto. Che non avvenga come al tempo di Noè quando “Nei giorni in cui precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li inghiotti tutti” (vv.38). Quello che è avvenuto ai tempi di Noè, sarà anche per noi “Alla venuta del Figlio dell’uomo” (v.39). Quante sono le persone che pensano che da un momento all’atro tutti potremmo essere travolti dalla fine del mondo?
- “Vegliate dunque“
Poiché nessuno è in grado di conoscere il giorno in cui il Signore verrà, è importante vigilare sul nostro comportamento e verificare se stiamo vivendo in obbedienza alla Parola di Dio; così pure vedere se la scelta fatta in alcune circostanze è quella giusta e se il lavoro che stiamo facendo è fatto bene, con la giusta serietà e competenza. Fare le cose in fretta e senza la dovuta attenzione, è come non farle. Chiediamo al Signore che si compia sempre in noi, senza nessuna alterazione, la sua volontà. Mancando l’attenzione a questa grazia, oltre a dover rimediare a certi errori, di fatto perdiamo del tempo prezioso.
- Vigilanza spirituale
L’attenzione al compito che ci viene richiesto ogni giorno è un dovere irrinunciabile. Doverosa e ancor più importante è l’attenzione che dovremmo avere riguardo alla nostra condizione spirituale. Importante nella vita è vigilare bene sulla nostra condizione spirituale. Per una verifica molto utile è riflettere sull’immagine che Gesù ci ha dato della Vite e dei tralci. Su tre punti dobbiamo riflettere:
– Come prima cosa chiederci se abbiamo coscienza che vite e tralcio sono una cosa sola. Gesù ci offre la possibilità di avere una comunione con Lui così totale come lo è per il tralcio con la vite. Questo è un dono che ci ricolma di gioia.
– Una seconda considerazione da fare è che il tralcio non è autosufficiente, pertanto, porterà a termine il grappolo d’uva solo se rimane continuamente unito alla Vite. Purtroppo, quante persone oggi agiscono pensando di poter pensare e agire senza quella linfa che soltanto Gesù è in grado di concedere.
– È interessante poi il fatto che dopo la vendemmia, il tralcio viene potato. Si tratta di una potatura che assicura la sua fecondità. Sono alle volte quei richiami, o vere correzioni, che al momento sono dolorose, ma tanto necessarie. Opporsi a questa potatura, vuol dire entrare in una forma di aridità e il tralcio viene gettato nel fuoco.
La gioia dell’attesa. Vivendo come tralci sempre uniti alla Vite, la vita scorre con serenità, anche nei momenti difficili che possiamo avere. La nostra cara mamma del cielo ci aiuti a vivere bene la comunione che Gesù ci dona con la sua presenza.
