Commento al Vangelo di Luca 2,46
“DOPO TRE GIORNI LO TROVARONO NEL Â TEMPIO, SEDUTO FRA I DOTTORI, MENTRE Â LI ASCOLTAVA Â E LI INTERROGAVA” (Lc. 2,46)

La vita di Gesù “Verbo incarnato” è importante conoscerla in tutti i suoi particolari; certamente il primo e grande fatto straordinario è stato il momento della sua Incarnazione, cioèquando oltre alla sua natura Divina, Gesù ha assunto nel grembo di Maria la natura umana. Interessante poi da conoscere sono tutti gli anni che Gesù ha vissuto a Nazareth, senza essere conosciuto per quello che effettivamente era. Quel periodo di trent’anni viene chiamato il Vangelo mai scritto. A dodici anni avviene il fatto in cui, senza che Maria e Giuseppe si fossero accorti, è rimasto solo a Gerusalemme. Dopo tre giorni di ansiosa ricerca, viene ritrovato e Maria, come mamma, ebbe una comprensibile osservazione verso Gesù: “Figlio, perché ci hai fatto questo? (v.46). Gesù ha risposto facendo capire che la sua era una missione che doveva compiere come persona Divina.
- Ascoltava e interrogava i dottori della Legge
Il mirabile evento di Gesù trovato nel tempio di Gerusalemme mentre ascoltava e discuteva con persone che erano considerate i grandi maestri della Legge, ha suscitato stupore in tutti gli ascoltatori. Non era possibile che un adolescente fosse in grado di parlare, discutere e addirittura interrogare persone che erano ritenute i dottori della Legge. I presenti rimasero meravigliati della saggezza che dimostrava in un’età così immatura. Questo è stato un momento in cui Gesù ha rivelato quello che era veramente e cioè non solo uomo, ma Dio da sempre.
Un fatto così straordinario ha messo in evidenza anche quale grande umiltà Gesù abbia dimostrato negli anni passati in quel piccolo paese di Nazareth. Solo Maria e Giuseppe hanno vissuto con fede e con grande gioia lo svolgersi della vita del loro Gesù, che sapevano vero uomo, ma Dio da sempre. Oggi dovremmo anche noi vivere con gioia e con fede questa manifestazione di Gesù. Quello che è mancato ai maestri del Tempio è stata l’umiltà di non accettare che un giovane fosse in grado non solo di ascoltare certe discussioni ad alto livello spirituale, ma che fosse anche in grado di mettere alla prova loro stessi con domande difficili. Non viene detto il contenuto di queste domande, ma certamente, per essere state fatte a persone cosi importanti, dovevano riguardare problemi del mondo soprannaturale.
- Una famiglia esemplare Â
Non per un anno, ma per trent’anni la famiglia di Maria, Giuseppe e Gesù, è stata considerata come tutte le normali famiglie di quel paese. Il lavoro, le normali faccende di casa, la fedele frequenza alla Sinagoga nel giorno di sabato, la convivenza con le persone del luogo e quindi l’osservanza di tutte le regole del vivere civile di ogni comunità umana. Questa normalità vissuta da una persona che non era di questo mondo, è stato il miracolo da tutti sconosciuto in quei giorni.
La preziosa testimonianza di Maria e di Giuseppe, è per noi oggi un forte richiamo ad accogliere con fede ciò che umanamente non si comprende, ma che rivela il grande evento di Gesù che continua nel tempo l’opera di salvezza per l’umanità .
Maria, ci aiuti a vivere con fede la presenza di Gesù che cammina con noi.
Commento al Vangelo di Luca 1,42

Mirabile e glorioso evento è stato l’incontro di Maria con Elisabetta. Due mamme in attesa e nel loro grembo due bambini con una storia miracolosa già dal giorno del concepimento.
Il bambino Gesù, concepito per opera dello Spirito Santo, e il bambino Giovanni, concepito in Elisabetta già in età avanzata. “Nulla è impossibile a Dio” (Lc.1,37). Tutti dovremmo prendere atto con gioia del prezioso dono che Dio Padre ha concesso all’umanità . Nessuno avrebbe mai potuto ottenere il perdono dei nostri peccati; mai si sarebbero riaperte le porte del Paradiso, senza il fatto della Incarnazione di Gesù.
- Un atto di fede
Coscienti del dono ricevuto con l’Incarnazione di Gesù, a poco servono le parole di commento; quello che dobbiamo fare è rinnovare il nostro atto di fede, di piena fiducia nella Parola che leggiamo nel vangelo di Giovanni: “E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14.). Non c’è vita, non c’è salvezza senza una vera e piena accoglienza di queste Parole. L’atto di fede che ci viene richiesto è di riconoscere il prezioso miracolo della Incarnazione di Gesù e di avere la sua persona come unico riferimento e maestro nella nostra vita.
Il Magnificat di Maria
Molti sono stati i commenti fatti sul Magnificat; per noi può bastare il significato di due affermazioni: la prima parla della Onnipotenza e della santità di Dio.
- “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (v.49).
Questa prima affermazione mette in evidenza quanto sia grande e potente la realtà di Dio. “Nulla è impossibile a Dio” e di questo ne ha dato la prova già all’inizio con l’atto della creazione della terra e dell’universo. Nel corso della storia grandi cose ha compiuto, ma certamente la più grande è stata averci dato Gesù.
- “La sua Misericordia si stende su quelli che lo temono” (v.50)
A noi, che siamo così fragili e pertanto sempre bisognosi del perdono di Dio, ci viene data la grazia di poter attingere alla Misericordia di Dio, Un dono che ci permette di riprendere il cammino dopo una caduta. E’ una vera guarigione spirituale che ci viene concessa, senza la quale la vita si indebolisce, fino a spegnersi per sempre. Facciamo tesoro di queste due affermazioni.
- “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno” (v.42)
Con poche parole, Elisabetta ha esaltato ciò che ha visto in Maria: una persona prediletta e benedetta da Dio e con in grembo il Salvatore. Elisabetta mette in evidenza l’Amore di Dio per l’umanità , iniziando proprio con l’Incarnazione di Gesù. Questo dovrebbe essere il nostro atto di fede: Credere nell’Amore che Dio ha per noi, un Amore manifestato non con semplici parole, ma con il dono del suo Figlio. Esultò il bambino nel grembo di Elisabetta all’incontro con Maria, ma lei stessa ha gioito per il miracolo visto in Maria. In Lei si sono compiute le parole che i Profeti da secoli avevano annunciato; parole sante, ma non sempre credute.
Maria ed Elisabetta ci aiutino a prendere sempre più coscienza dei doni ricevuti.
Commento al Vangelo di Luca 3,10
“LE FOLLE LO INTERROGAVANO: CHE Â COSA Â DOBBIAMO FARE?” (Luca 3,10)

La predicazione di Giovanni Battista toccava veramente il cuore di chi, ben disposto, lo ascoltava. Il fatto positivo è che molti, oltre ad ascoltare volentieri quello che diceva, hanno chiesto cosa avrebbero dovuto fare per mettere in pratica la sua parola. L’apostolo fu ben contento di suggerire quello che riteneva opportuno e necessario fare secondo la loro condizione di vita, e per tutti fu molto esaustivo.
- Un impegno comune
Alle persone Giovanni ha dato una sapiente risposta e a tutti ha chiesto di mettere al primo posto la fede, la piena fiducia in Gesù, che con insistenza annunciava dicendo: “Io vi battezzo con acqua, ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di sciogliere il legaccio dei sandali” (Lc.3,16). Con queste parole chiede a tutti di avere una particolare attenzione a Gesù nella nostra vita. Giovanni Battista con insistenza voleva che le persone fossero convinte che soltanto in Gesù è possibile avere la salvezza.
- Una verifica
Noi che abbiamo la grazia di frequentare i Sacramenti, noi che forse anche ogni giorno partecipiamo alla Santa Messa e riceviamo l’Eucaristia, quale coscienza abbiamo della reale presenza di Gesù? Come viviamo questa sua Presenza? Con sincerità poniamoci la domanda: Gesù ha il primo posto nella nostra vita, oppure ci ricordiamo e ci rivolgiamo a Lui dopo le tante preoccupazioni terrene che abbiamo? Se veramente si ama una persona, questa rimane nel cuore, anche se impegnati in diverse attività . E’ tutta una questione di fede e di amore.
- Una invocazione  Â
Siamo tutti povere persone con pochi talenti e con tanti limiti; pertanto, è importante invocare lo Spirito Santo, perchè con la sua potente Luce, metta in evidenza la preziosità della persona di Gesù, perchè non si può amare ciò che non si conosce. Se sapremo accogliere questa Luce, se riusciremo a scoprire la preziosità della persona di Gesù; se riusciremo a scorgere accanto a noi la sua mirabile presenza, allora sarà più facile essere dei veri Cristiani, non di nome, ma che vivono quello che Lui è.
Con umiltà , ma anche con forza, accogliamo l’esortazione di Giovanni Battista che ancora oggi grida a ciascuno di noi: “Preparate la via del Signore…e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Lc.3,6). Mettiamoci di buona volontà per vivere rivolti e attenti a quello che Gesù è per noi.
La nostra mamma celeste ci aiuti a vivere con gioia la presenza di Gesù.
Commento al Vangelo di Luca 3,4
“VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO: Â PREPARATE LA VIA DEL SIGNORE, Â RADDRIZZATE I SUOI SENTIERI” (Luca 3,4)

Giovanni Battista, prima di iniziare la sua opera di evangelizzazione, ha vissuto anni nel deserto conducendo una vita di preghiera e di penitenza. Questa è stata la sua prima testimonianza, non fatta di parole, ma di una grande intimità con Dio, maturata e cresciuta giorno per giorno lontano dal mondo rivolto e attento alle realtà del cielo. Non tutti sono chiamati a vivere un’austerità di vita come Giovanni Battista; indispensabile per tutti è una vita di preghiera e di obbedienza alla Parola di Dio. Giovanni Battista, a coloro che si avvicinavano a lui, con forza diceva: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Questo grido continua nel tempo ed è rivolto a ciascuno di noi che ancora siamo tanto preoccupati per i nostri problemi umani e poco attenti alla vita spirituale..
- La strada da seguire
Non dimentichiamo che Dio ci ha fatti a sua immagine e somiglianza; quindi, prendiamo atto che abbiamo in noi una dimensione di vita fisica, ma anche una dimensione di vita spirituale; siamo corpo e anima. E’ un dovere essere attenti alle esigenze della vita fisica, ma non dobbiamo trascurare tutto ciò che riguarda la vita spirituale. Trascurando la vita spirituale, prima o poi perdiamo il giusto equilibrio che dovremmo avere nel cammino che stiamo facendo. Sant’Agostino diceva: “Siamo fatti per te,Signore, ed è inquieto il nostro cuore finché non riposa in te”. Oggi, se vogliamo trovare la pace nel cuore, è indispensabile avere la giusta ed equilibrata attenzione non soltanto alle esigenze del corpo, ma anche a tutto ciò che esige il cammino proprio della vita spirituale.
- Una verifica
Personalmente, noi stessi siamo in grado di verificare se il cammino che stiamo facendo sulla terra è fatto bene oppure no. Sono preziosi e utili in merito i primi tre dei nove frutti dello Spirito Santo, che San Paolo elenca nella Lettera ai Galati: “Amore, gioia, pace” (Gal.5,20). Se la vita è condotta bene, con la giusta attenzione al corpo e all’anima, veramente percepiamo un senso di Amore, di gioia e di pace; quando invece l’attenzione è tutta rivolta alla cura del corpo e niente si pensa a tutto ciò che esige la vita spirituale, allora viene a mancare la capacità di amare; manca una naturale serenità e manca anche la pace in noi e nelle nostre famiglie. Quei tre frutti, sono quindi come un termometro che mette in chiara evidenza l’attuale condizione di vita, positiva o negativa.
- Chi ha tempo, non aspetti altro tempo  Â
Il tempo è prezioso e non torna indietro; pertanto, è saggezza umana, quando la coscienza ci fa sentire che non siamo sulla strada giusta, non rimandare a domani, quello che oggi possiamo fare. Il nostro compito, come grida Giovanni Battista, è metterci tutta la buona volontà per raddrizzate certi sentieri; se questo viene fatto con un impegno costante, con buona volontà e con l’aiuto dello Spirito Santo, allora si arriva a sperimentare una felice e feconda salute generale, con il vantaggio di essere anche di sostegno alle persone che incontriamo.
Maria, la nostra mamma, ci aiuti ad essere persone “sane” nel corpo e nell’anima.
Commento al Vangelo di Luca 21,27
“ALLORA VEDRANNO IL FIGLIO DELL’UOMO VENIRE SU UNA NUBE CON POTENZA E GLORIA GRANDE” (Luca 21.27)

La vita terrena è un cammino per costruire, giorno dopo giorno, una realtà che dura per sempre e cioè: la vita eterna. Purtroppo, i problemi della vita presente, facilmente oscurano la preziosità della vita che ci attende. Prendiamo coscienza che la morte non è un termine di arrivo, ma un passaggio per entrare nella vita piena che sarà per sempre. Questo passaggio è per ogni persona nel tempo che nessuno conosce; Gesù ci ha detto che per tutti verrà il giorno che “Vedremo il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande” (v.27). Tutti coloro che ancora non conoscono questa verità e coloro che purtroppo non credono a questa verità , non potranno sottrarsi da questa visione, perchè verrà come un fulmine, pertanto, anche nel caso in cui non lo volessimo, accadrà inevitabilmente.
- Siamo pronti a questa visione? Â
Ciò che Gesù ha detto, certamente avverrà ; nessuno conosce il giorno in cui i nostri occhi verranno colpiti da questa miracolosa apparizione. Che cosa dobbiamo fare adesso? La prima cosa è vivere la vita quotidiana in obbedienza ai Comandamenti che Dio ci ha dato, mettendo al centro della nostra vita la persona di Gesù, che non è lontano da noi, Lui stesso ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi” (Mt. 28,20). Gesù conferma questa sua presenza con la bellissima e significativa immagine della Vite e dei tralci; una presenza che esige sempre anche la nostra collaborazione. Il tralcio, infatti, porta a termine il bel grappolo d’uva non da solo, ma soltanto se unito alla Vite. Il peccato presente oggi nel mondo, è dovuto al fatto che molte persone pensano di essere tralci autosufficienti; vivendo così, cadono in una condizione di vita spirituale sempre più povera, fino ad arrivare alla totale aridità spirituale. Gesù è stato molto chiaro in merito a questo dicendo: “Senza di me non potere fare nulla” (Gv.15,5). Nell’obbedienza alla Parola di Gesù, nell’impegno a vivere la vita come un dono e con particolare attenzione alle necessità del prossimo, maturiamo la condizione necessaria all’incontro. Serenamente e con gioia verrà il giorno in cui vedremo venire Gesù dal cielo, con grande potenza e gloria. Purtroppo, viviamo in un mondo che non si sta preparando a questo evento; sarà importante non dimenticare quello che ancora Gesù ha detto: “Noi viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo” (Gv.17,14).
- La gioia dell’attesa
Una persona di fede, vive il tempo di attesa della venuta del Figlio dell’uomo, non con paura, ma con animo sereno. La motivazione di tale serenità , consiste nel fatto che ogni giorno ha la grazia del contatto con Gesù, presente nell’ Eucaristia. Un dono che si può ricevere ogni giorno. Nessuno di noi avrebbe mai pensato di poter Adorare e ricevere l’Eucaristia. Questo è il dono che Gesù ha voluto concedere a chi crede e ha fiducia in Lui. E’ un dono annunciato a Gesù nella Sinagoga di Cafarnao e che poi ha storicamente realizzato nell’ultima Pasqua che ha vissuto con i suoi Apostoli. Una efficace preparazione all’evento del ritorno di Gesù, è proprio nel vivere il Sacramento dell’Eucaristia con profonda fede.
Maria ci aiuti ad essere persone che attendono con gioia il ritorno di Gesù.
Commento al Vangelo di Giovanni 18,37
“ALLORA PILATO GLI DISSE: DUNQUE Â TU SEI RE? RISPOSE GESU’: TU LO DICI; Â IO SONO RE”. (Giovanni 18,37)

E’ importante avere sempre presente che tutto quello che Gesù ha vissuto e sofferto fino alla condanna a morte, lo ha accetto per la nostra salvezza; è un “debito” che Gesù ha pagato per liberarci dalla gravità e dalle conseguenze del peccato commesso. Se oggi siamo in Grazia di Dio, e come tali figli di Dio, è tutto e solo per suo merito. Dovremmo meditare di più su quello che Gesù ha fatto per salvarci. Pensiamo al momento vissuto nelGetsemani, dove ha sofferto fino a sudare sangue. Quando è stato portato davanti al Sinedrio, oppure davanti a Pilato, che durante l’interrogatorio fra le altre cose gli chiese: “Dunque, Tu sei re? Gesù rispose: tu lo dici io sono re” (v.37). Una tale risposta ha messo in chiara evidenza che il suo regno non era di questo mondo. Forse, Pilato, non si aspettava questa dichiarazione; alla fine, lui stesso era intenzionato a lasciarlo libero. Sono state le insistenze dei nemici di Gesù, la loro durezza di cuore, a opporre resistenza fino al punto di strappare il permesso di mettere a morte Gesù. Grave è stata questa cattiveria.
- Il mio regno non è di questo mondo“
Quello che per noi è importante sapere è che Gesù, se avesse voluto, avrebbe potuto cambiare tutto in un momento; disse: “Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perchè non fossi consegnato ai Giudei” (v.36). Allora Pilato di nuovo gli disse:“Dunque tu sei re?” Gesù rispose: ” Tu lo dici, io sono re, per questo sono nato e per questo sono nel mondo per rendere testimonianza alla verità ” (v.37). La venuta di Gesù, quindi, è per riportare l’uomo sulla strada giusta e liberarlo da tutte le conseguenze del peccato.
- Le caratteristiche del regno di Dio
Molte sono le caratteristiche soprannaturali del Regno di Dio; ecco alcune di quelle che noi umanamente siamo in grado di comprendere, senza la pretesa di esaurirle.
– Regno di giustizia. Ogni evento di questo Regno, viene presentato e vissuto nella massima trasparenza, senza nessuna discriminazione, senza privilegi o facili compromessi. Tutto viene vissuto alla luce del sole e con la testimonianza di tutti.
– Regno di amore. Un Regno dove dominante è l’essere sempre l’uno per l’altro, in un reciproco dono. Un Regno dove esiste la massima attenzione al bisogno del fratello servendo con gentilezza, con gioia e sempre con gratuità . Un Regno dove l’Amore non è una parola ma è il vissuto di ogni componente.
– Regno di pace. Un Regno dove ogni attività , ogni progetto è tale da favorire sempre la piena riconciliazione, la buona armonia, la serenità , il perdono ogni volta che si presenti qualche comportamento non sempre corretto. Una pace che non è assenza di guerre, ma di seria attenzione per non offendere il proprio fratello.
Il Regno di Gesù si presenta con queste caratteristiche, ma poi fecondato con quella potenza spirituale che solo in Paradiso sapremo comprendere e vivere in pienezza. Il compito del Cristiano, oggi, è di favorire con il proprio comportamento la crescita del Regno di Dio e lodare, esaltare e ringraziare Gesù che in prima persona presiede e continua nel tempo il graduale compimento del suo Regno.
Ci aiuti Maria ad essere efficaci collaboratori del Regno di Gesù, suo Divin Figlio.
Commento al Vangelo di  Marco 13,32
“QUANDO POI A QUEL GIORNO E A Â QUELL’ORA, NESSUNO LI CONOSCE” Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â (Marco 13,32)

Viviamo nel tempo, che un giorno avrà fine. Fa veramente impressione pensare al giorno in cui tutto finirà . Questa è una verità che vorremmo non fosse vera, ma la Parola di Dio non cambia.“Quando poi a quel giorno e quell’ora, nessuno li conosce” (Mc.13,32). Gesù ha parlato apertamente di un giorno in cui anche il famoso Tempio di Gerusalemme sarebbe stato distrutto. Questo avvenne nel settanta dopo Cristo. Oggi, se andiamo a Gerusalemme, possiamo vedere con i nostri occhi, il luogo dove prima esisteva il Tempio; nulla è rimasto di quella bella e grande costruzione e, purtroppo, vi hanno costruito sopra due Moschee. Ma in altre profezie Gesù ha annunciato anche che non solo il mondo finirà , ma che si manifesterà un grande e miracoloso evento: “Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria” (Mc.12,26). Si parla di eventi, che nessuno è in grado di conoscere quando avverranno, ma sappiamo che ogni profezia che Gesù ha annunciato, sempre ha avuto il suo compimento. Ora, siamo in attesa di ciò che sicuramente si compirà ; viviamo questa attesa non con paura, ma con fiducia.
- “Io dico a tutti: Vegliate!
Gesù parla a ciascuno di noi e ci esorta a considerare attentamente quello che ha detto sulla fine del mondo e sul suo glorioso ritorno. Cosa dobbiamo fare allora?
- Come prima cosa vivere in grazia di Dio e se questa condizione manca, non rimandare a domani quello che possiamo fare oggi; appena possibile, chiedere il Sacramento della Confessione e viverlo con una seria contrizione.
- Leggere e meditare la Parola di Dio; qualche capitolo del Vangelo ogni giorno.
- Essere fedeli alla preghiera, alla S. Messa, se possibile partecipare ogni giorno. Â Â Â
- Trovare il tempo per l’Adorazione a Gesù, realmente presente nell’Eucaristia.        Â
- Non manchi mai l’affidamento a Maria e la preghiera del Santo Rosario.
- La fede senza le opere non regge pertanto, ogni giorno, porsi una domanda: oggi che cosa ho fatto per il mio prossimo? Anche le piccole azioni sono importanti.
- Nei momenti difficili della vita, per problemi di salute, difficoltà sul lavoro e altro, non perdere la fiducia nel Signore e pregare dicendo: Sia fattala tua volontà .
- Affrontare con generosità il sacrificio che comporta il dovere quotidiano.
- Il coraggio di ricominciare
Siamo tutti fragili e limitati nonostante la buona volontà , si manca a certi nostri doveri e si perde la sintonia con il Signore; tutto si raffredda, si perde quota, con il rischio di arrivare allo scoraggiamento. In questi casi è importante essere umili, riconoscere gli errori fatti e, con tempestività , saper ricominciare. Molti Santi che ci hanno preceduto nel tempo, hanno raggiunto alte vette dopo avere avuto la forza e la grazia di ricominciare, basta pensare alla vita di San Francesco, che non è nato Santo, ma lo è diventato dopo avuto il coraggio di ricominciare una vita totalmente nuova. Così sia per ciascuno di noi; sperimenteremo quanto sia grande l’Amore che Gesù ha per noi e come sarà facile essere di aiuto ai fratelli. Se da parte nostra ci mettiamo volontà , lo Spirito Santo ci darà il suo sostegno.
La nostra cara mamma celeste ci aiuti ad avere sempre la forza di ricominciare.      Â
Commento al Vangelo di Marco 12,44
“QUELLA VEDOVA, NELLA SUA POVERTA’, VI HA MESSO TUTTO QUELLO CHE AVEVA, TUTTO QUANTO AVEVA PER VIVERE” (Marco 12,44)

Ci sono altri esempi di carità eroica, come ad esempio quello di una povera vedova che nell’offerta fatta al Tempio, “Vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Il suo gesto è stato un atto concreto di fiducia nella Divina Provvidenza. Oggi, sono poche le persone che dimostrano una tale generosità ; sono poche, ma ci sono ancora, anche se conosciute solo dal Signore.
Esiste una ricchezza che pochi sanno riconoscere e valorizzare; si tratta di mettere tutto quello che abbiamo nelle mani di Dio. Un tale gesto, fatto con fede e con fiducia, genera nella persona un sentimento di gioia, di pace e di amore tale, da arricchire la vita in tutti i sensi. Donare quello che abbiamo, non impoverisce, tutt’altro; alza molto il livello di vita.
Il valore di piccoli gesti di caritÃ
Si arriva a compiere gesti di carità anche eroici, se con generosità e perseveranza facciamo anche piccoli gesti. Una gentilezza, un saluto, un sorriso, dare la precedenza in strada, un servizio in casa fatto gratuitamente, una parola di incoraggiamento a chi soffre, il saper condividere certe lacrime di persone che sono in difficoltà , saper ascoltare con pazienza chi soffre, tutto contribuisce alla realizzazione di atti di carità che definiamo eroici. La carità , pertanto, è fatta da tante piccole cose.
Le cose belle hanno un prezzo
Come sempre, nella vita, la tendenza è quella di evitare ciò che costa sacrificio; per raggiungere certi primati, però, dobbiamo saper accettare i sacrifici. Sappiamo anche che le cose belle hanno un prezzo alto per tutto quello che comporta la nostra vita sulla terra. Infatti, per fare bene le cose, occorre impegno, pazienza e tanta buona volontà . Molte volte, invece, scegliamo la strada più facile e più breve pur sapendo che alla fine, il risultato sarà poco soddisfacente. Dobbiamo trovare il coraggio di affrontare la vita con serietà , con competenza, con perseveranza, anche se tutto questo comporta sacrificio. Il tempo è un dono prezioso che possiamo offrire al prossimo in diverse maniere. Molte persone vorrebbero tutto e subito, ma non è così che si fanno le cose perbene. La carità è anche saper concedere tempo, grande attenzione a quello che si fa. La fretta uccide; molte volte dobbiamo rifare quello che si è fatto, perdendo tempo due volte.
Il tempo per la preghiera
Dedicare del tempo alla preghiera e, in particolare, all’Adorazione Eucaristica, è un atto di carità concreta verso il prossimo. Stare davanti a Gesù, veramente presente in quell’Ostia consacrata, non per qualche minuto, ma anche per qualche ora, diventa un atto missionario. Praticamente, la persona che Adora Gesù, attinge forza e Grazia non soltanto per sè stessa, ma anche per tante persone che si trovano in difficoltà . Questa è vera carità . Alla fine, basta un pò di buona volontà , un po’ di spirito di sacrificio, per sperimentare tanta gioia e tanta pace.
Maria ci aiuti ad essere “missionari generosi” contenti di poterlo fare sempre.
Commento al Vangelo di Marco 12,32-33
“HAI DETTO BENE, MAESTRO, EGLI E’ UNICO.  AMARLO CON TUTTO IL CUORE E CON TUTTA  LA MENTE E CON TUTTA LA FORZA E AMARE  IL PROSSIMO COME SE’ STESSO, VALE PIU’ DI  TUTTI GLI OLOCAUSTI” (MC.12,32-33)

Il primo messaggio di questo brano del Vangelo è la dichiarazione di fede che “Dio e’ l’unico”, “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente”.
E’ bene esprimersi con chiarezza sul fatto della nostra fede in Dio. Non dobbiamo lasciarci trascinare da voci di falsi profeti che con vane considerazioni oscurano la realtà di Dio, Creatore e nostro Padre.
- “Amare Dio“
Riusciremo ad esprimere il nostro amore per Dio, nella misura in cu avremo di Lui una certa conoscenza, non del suo volto, perchè Dio è purissimo Spirito, ma per quello che ha fatto e continua a fare per noi; basta pensare al dono della vita che abbiamo e a tutto il creato che possiamo vedere con i nostri occhi. Ma il dono più grande e prezioso è l’averci dato Gesù, che con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione, ha liberato l’umanità dal peccato originale e ha riaperto le porte del Paradiso a tutti coloro che vivono in obbedienza alla Parola di Dio.
- Amare Dio con tutto il cuore, la mente, con tutte le nostre forze.
E’ significativo questo richiamo della totalità all’Amore per Dio. E’ nella totalità che raggiungiamo la fecondità ; questo avviene in ogni realtà che viviamo, in modo particolare nel nostro rapporto con Dio. Se non arriviamo al tutto, rimaniamo in una situazione di tiepidezza, che sappiamo bene come sia deleteria in tutti i sensi. Questa totalità esiste se è nella misura in cui ci proponiamo di mettere Dio al primo posto. Questo lo vediamo bene da noi stessi quando facciamo certe scelte e cioè se lo spazio e il tempo che abbiamo, lo dedichiamo prima a Dio e poi ai vari problemi della vita. Una seconda verifica la possiamo avere, se viviamo rivolti alle cose di lassù. Tutto questo va considerato nella massima trasparenza, perchè nulla si può nascondere al Signore, Dio vede le nostre azioni, ma anche le intenzioni con cui portiamo avanti i nostri compiti.
- “Amare il prossimo come sè stessi“
Non è facile riuscire ad amare il prossimo come noi stessi, è facile quando il prossimo si presenta in condizioni che facilmente si possono condividere; diventa un compito difficile, quando le idee e il comportamento sono diversi; peggio ancora quando ci offende e ci fa del male. Certamente, senza un aiuto spirituale, non si arriva a compiere gesti di benevolenza in certe situazioni. Intanto, cominciamo a stabilire buone relazioni con chi è possibile, senza mancare di aiutare con gesti concreti chi ha difficoltà , anche economiche. In seguito, con l’aiuto del Signore, saremo in grado di amare il prossimo che ci fa soffrire. Non dimentichiamo una importante Parola di Dio che dice: “Se non ami il fratello che vedi, come puoi amare Dio che non vedi?” (1 Gv.4,20). Mettiamoci di buona volontà nel fare bene il nostro dovere e, gradualmente, arriveremo anche a compiere gesti di carità che solo con l’aiuto del Signore sono possibili. Iniziamo con il vivere bene il momento presente, lo Spirito Santo ci concederà quel “colpo d’ala” che tanto ci necessita.
La nostra cara mamma del cielo, ci sostenga con il suo materno aiuto.
Commento al Vangelo di MARCO 10,51
“GESU’ GLI DISSE: CHE VUOI CHE IO TI  FACCIA? E IL CIECO A LUI: RABBUNI’,  CHE IO RIABBIA LA VISTA” (Marco 10,51)

Dove Gesù passava, suscitava sempre un grande entusiasmo e, per molti, una vera fede. Così è stato per il cieco di Gerico, il quale, sentendo che stava passando Gesù, lo ha invocato con tutte le sue forze: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me” (v.47). Quel cieco, chiamando Gesù “Figlio di Davide”, ha riconosciuto in Lui il grande atteso che i Profeti da secoli avevano annunciato. Fu un atto di fede spontaneo, uscito dalla bocca di un povero non vedente. Ora, mentre qualcuno volava metterlo in silenzio, Gesù stesso invece lo ha fatto chiamare dicendogli: “Che vuoi che io ti faccia?” La risposta fu immediata: “Che io riabbia la vista”. Il valore di questa richiesta è stato certamente per un interesse personale, ma non è mancato anche il contenuto di fede che il cieco ha espresso con quelle parole; come già accaduto altre volte, la sua fede ha ottenuto il miracolo: “Va, la tua fede ti ha salvato” (v.52). In quel Momento, nessuno dei presenti si era reso conto della fede di quell’uomo; soltanto Gesù, che legge nella mente e nel cuore delle persone, ha visto in lui un uomo cieco, ma di fede.
- Un vero atto di fede
Gesù un giorno disse ai suoi Apostoli: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e piantati nel mare, ed esso si sradicherebbe” (Lc.17,6). Questa affermazione di Gesù potrebbe sembrare poco reale o perlomeno esagerata, ma non è così; Gesù ha chiaramente messo in evidenza, il valore e la forza delle fede. Siamo noi, che a causa della nostra povertà spirituale, non siamo capaci di esprimere veramente un atto di fede.
Troppi tentennamenti, a volte, prendono campo in noi; è questo il motivo per cui non arriviamo a quella piena fiducia che dovremmo sempre avere in Gesù, nel Padre e nello Spirito Santo. Non è detto, però, che tutto quello che chiediamo al Signore ci venga concesso; Dio conosce quello di cui abbiamo veramente bisogno; i tempi e i modi non sono certo come i nostri. Importante è mettersi nelle sue mani con piena fiducia, contenti di tutto quello che ci concede. Fiducia, fiducia!
- La grazia da chiedere
Dovremmo chiedere a Gesù la capacità di vedere e di comprendere bene quello che chiede a noi suoi fedeli. Quello che acceca la nostra vista spirituale su questo problema, è il peccato; se è grave, la cecità è totale, ma anche certe mancanze minori incidono sulla possibilità di entrare in una buona sintonia con Dio. Il primo dono da chiedere, è quello di vivere in grazia di Dio, vivere rivolti e attenti alle cose del cielo non lasciandosi soffocare dai problemi della terra; dobbiamo mettere Dio sempre al primo posto. Determinate, pertanto, è l’obbedienza, non solo a tutto quello che troviamo indicato nei Comandamenti e nel Vangelo; dobbiamo avere il coraggio di non perdere tempo in cose che non servono e con generosità dedicarsi alle opere di carità . Dobbiamo fare di tutto per evitare il male e fare il bene, anche quando questo comporta un certo sacrificio. Le cose belle hanno valore.
Invochiamo Maria, perchè ci mantenga sempre sulla strada giusta.
