Commento al Vangelo di Luca 24,51
“MENTRE LI BENEDICEVA, SI STACCO’ DA LORO E VENIVA PORTATO SU, IN CIELO” (Luca 24,51)

Uno dei momenti significativi che Gesù ha vissuto qui sulla terra, è stata la sua Ascensione al cielo.
Dopo la Risurrezione Gesù è apparso più volte a diverse persone e per quaranta giorni, quando nel suo ultimo incontro con i Discepoli, sul monte che aveva loro indicato “Gesù si avvicinò e disse loro: A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato (Mt. 28,18-20). Praticamente Gesù ha riassunto in poche parole il grande compito che dovevano assolvere. Ha poi concluso con una affermazione molto importante: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei mondo” (v.20). I Discepoli, emozionati come erano per le parole di Gesù, non hanno compreso sul momento il significato di queste parole; in seguito, diventeranno parole preziose da mettere in pratica e da annunciare a tutti.
Al termine di questo messaggio, “Mentre li benediceva si staccò da loro e veniva portato su, nel cielo”. Stupore, meraviglia e grande emozione, nel vedere con i propri occhi l’allontanarsi da Gesù, che sempre dipiù saliva verso il cielo.
- Una presenza diversa
Gesù è salito al cielo, alla destra del Padre, ma Lui stesso ha assicurato che la sua salita al Padre non sarebbe stata un allontanarsi da loro, ma avere da quel momento in poi una presenza diversa. Una presenza di persona vera; una presenza con la quale dialogare; una presenza da vivere; una presenza che non dovremmo mai perdere di vista; una presenza che sempre opera accanto a noi, in noi; una presenza non episodica, ma continua, senza interruzione di tempo e di intensità; una presenza che ci sostiene nelle difficoltà della vita, che ci rialza se cadiamo nel peccato; una presenza che ci rende forti della sua forza e capaci di amare come Lui ci ama. Questo è ciò che Gesù sta facendo oggi, nel tempo presente per la sua Chiesa. Gesù ha per noi un’attenzione reale. Ecco allora il compito che ci aspetta come Cristiani: Pensare, dire e agire sempre con Lui.
- Vieni Santo Spirito
Coscienti che l’Ascensione di Gesù al cielo, non è una separazione, ma un modo diverso di essere e di dialogare con noi, questo diventa possibile se e nella misura in cui ci appelliamo allo Spirito Santo. È la Luce e la potenza dello Spirito Santo che crea in noi le condizioni umane e intellettive necessarie a raggiungere una reale e concreta sintonia con la presenza di Gesù, che mai ci abbandona, e che Lui stesso ci conferma ancora una volta con la sua parola: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Quando, per mancanza di umiltà e di fede, pensiamo di bastare a noi stessi, si interrompe una spirituale comunicazione, e si entra in una aridità spirituale corcando il modo di compensare, ma su strade sbagliate e pericolose. Un cammino sulla strada giusta non è facile per nessuno, ma è certamente possibile per tutti.
Chiediamo a Maria il suo sostegno per riuscire a vivere bene la presenza di Gesù.
Commento al Vangelo di Giovanni 14,23
“SE UNO MI AMA, OSSERVERA’ LA MIA PAROLA E IL PADRE MIO LO AMERA’ E NOI VERREMO A LUI E PRENDEREMO DIMORA PRESO DI LUI” (Giovanni 14,23)

Gesù, nostro Salvatore e vero maestro di vita, ci fa capire che per corrispondere all’amore che tutti riceviamo da Lui, non bastano le parole, ma è importante mettersi in obbedienza alla sua Parola.“Se uno mi ama osserverà la mia parola”. Questo avviene anche all’interno di una famiglia: Un figlio dimostra di amare i propri genitori se e nella misura in cui obbedisce ai loro comandi; Quando ciò non avviene,le parole che si dicono sono parole vuote e sterili. Ecco, oggi noi siamo chiamati a obbedire alla Parola di Gesù che troviamo nei Testi Sacri: 46 libri dell’Antico Testamento e 27 libri del Nuovo Testamento, tutti riuniti nell’unico Libro dal titolo “La Bibbia” (i Libri).
Nella Bibbia abbiamo Parole ispirate, cioè guidate dall’azione dello Spirito Santo.
- “Il Padre mio lo amerà“
L’obbedienza alla Parola di Dio è la risposta all’Amore che DIO ha per noi; allo stesso tempo, entriamo in un rapporto d’amore con Dio che è Padre: “Il Padre mio lo amerà”. Con l’obbedienza raggiungiamo l’intimità con il Padre; quando il nostro agire comporta un certo sacrificio, la riconoscenza per il dono ricevuto è ancora più grande. Gesù, con la sua obbedienza al Padre, fino alla morte e morte in Croce, ha ottenuto la salvezza dell’umanità. La testimonianza di Gesù sia per tutti uno stimolo per vivere sempre nell’obbedienza alla sua Parola di Dio, anche quando comporta un vero sacrificio. La vita dei Santi è una conferma di questa verità.
- “E noi verremo a Lui“
Se sappiamo accogliere l’Amore che Dio ha per noi e facciamo il possibile per corrisponde così come siamo capaci, si crea in noi l’abitazione della Santissima Trinità. Così si legge nel testo: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. E’ una grande grazia, ma quanto siamo coscienti del significato di essere coinvolti nella persona del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo? Ecco perchè nella vita è importante saper riflettere e meditare quello che il Signore ci concede, nonostante la nostra povertà spirituale.
- “E prenderemo dimora presso di lui“
Quello di cui il Signore intende farci dono, quando corrispondiamo al suo Amore, è raggiungerci con la potenza del suo Amore, non solo per una semplice visita, ma di voler abitare in noi. Così ci viene confermato: “Prenderemo dimora presso di lui”. Non esiste grazia più grande di sapere che Dio, l’Assoluto, la Santissima Trinità, decide di prendere dimora in quello che umanamente siamo.
Il dono che ci viene offerto è certamente oscurato dal demonio che conosce meglio di noi la preziosità che comporta. Non lasciamoci ingannare, apriamo la mente e il cuore meditando attentamente quanto avviene in noi quando, con un atto di sincero amore e con una docile obbedienza, ci rivolgiamo a Colui che è veramente nostro Padre, a Gesù Salvatore e allo Spirito Santo che continua in noi l’opera della santificazione. È così che dovremmo compiere il cammino qui sulla terra.
Maria, ci aiuti a prendere coscienza del dono che otteniamo con l’obbedienza.
Commento al Vangelo di Giovanni 13,34

“VI DO UN COMANDAMENTO NUOVO: CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI, COME IO HO AMATO VOI” (Giovanni 13,34)
Come possiamo corrispondere al grande Amore che Gesù ha per noi? Lo possiamo fare con l’obbedienza alla sua parola, ai suoi comandi. Ecco uno dei comandi fra i più importanti che Gesù ci ha dato: “Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Anche a livello umano, qual è la cosa più gradita per un genitore dai propri figli? Che siano obbedienti. Quando questo avviene, nasce un clima di serenità e gioia da ambo le parti. Così, quando noi facciamo tutto il possibile per obbedire ai comandi di Gesù, Lui è contento e in noi c’è tanta gioia.
- “Un comandamento nuovo“
Gesù parla di un comandamento che ha delle caratteristiche nuove, che deve essere vissuto con uno spirito di generosità e di gratuità. Sono queste le esigenze di un vero Amore. Un’obbedienza fatta per costrizione perde molto del suo valore; quando invece viene fatta come risposta all’amore che Gesù ha per noi, allora arricchisce molto. Se l’obbedienza comporta un certo sacrifico, il valore è ancora più grande. Esemplare è il comportamento di Gesù, che per obbedienza al Padre ha vissuto fino in fondo l’offerta della sua Passione e morte in croce, valsa per la salvezza dell’umanità. Questa è la novità del comandamento: vivere un’obbedienza che comporta anche un vero sacrificio.
- “Come io ho amato voi“
Gesù, non si accontenta di poco; vuole da noi un comportamento, una obbedienza non limitata a qualche momento vissuta con parzialità, ma che si compia sul suo esempio: “Che vi amiate gli uni gli atri, come io ho amato voi” (v.34). Anche questa richiesta fa parte della novità del Comandamento. Raggiungere il livello d’Amore che Gesù ha proposto è per noi molto difficile. È possibile impegnarsi cercando di vivere un amore vicendevole; “Che vi amiate gli uni gli altri” un amore sempre aperto al prossimo che incontriamo. Un amore da vivere motivato dal fatto che siamo tutti figli di Dio; membra di una stessa famiglia, la Chiesa, motivo per cui dobbiamo evitare certe pericolose discriminazioni. Con facilità mettiamo in evidenza i limiti e i difetti del prossimo; dovremmo imparare a vedere i pregi, i valori del prossimo, sull’esempio di Gesù che ci vuol bene nonostante i nostri limiti e le nostre fragilità. Tutti sappiamo quello che Gesù ha fatto e continua a fare per manifestare concretamente l’amore che ha per noi. Basti pensare al Sacramento dell’Eucaristia, al Sacramento della Confessione, al dono della sua presenza nel cammino che stiamo facendo e al dono della sua preziosa Parola, fissata nei Vangeli.
- Una invocazione
Non è facile mettere in pratica quello che Gesù ci chiede, pertanto, è importante invocare lo Spirito Santo, che ci conceda Luce per capire e Forza per mettere in pratica il Comandamento. Come sempre però non deve mancare il nostro impegno personale e cioè una condizione di vita spirituale veramente consolidata con preghiere e opere di carità. Importante è ritagliarsi del tempo per Adorare Gesù presente nella Santa Eucaristia, un tempo che arricchisce moltissimo la nostra vita.
Viviamo con Maria la nostra obbedienza e la nostra preghiera quotidiana.
Commento al Vangelo di Giovanni 10,30

“IO E IL PADRE SIAMO UNA COSA SOLA” (Giovanni 10,30)
Gesù un giorno ha chiesto agli Apostoli;“La gente chi dice che io sia?” (Mt.16,13). Per tutti fu una domanda difficile; Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt.16,16). Gesù gli ha fatto subito capire che
la risposta data non era farina del suo sacco. Questa domanda, Gesù, oggi la rivolge a ciascuno di noi. Siamo in grado di rispondere? Cosa sappiamo dire della persona di Gesù? Sapendo della difficoltà che noi abbiamo nel rispondere alla sua domanda, Gesù stesso, in diverse occasioni, si è presentato con significative e preziose autorivelazioni, fra le quali la seguente: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv.10,30). È difficile per noi comprendere una verità così particolare; è però consolante, il fatto che ogni volta che ci accostiamo a Gesù e soprattutto nel momento in cui riceviamo l’Eucaristia, entriamo in comunione non solo con Gesù, ma anche con il Padre, che con Lui è una cosa sola.Questo è un dono di altissimo valore che dovremmo meditare attentamente.
- La comunione con la Trinitaria
Con umiltà riconosciamo che la nostra comprensione di certi valori soprannaturali è molto limitata e in particolare per tutto ciò che riguarda la Santissima Trinità. Quello che per noi è importante sapere, è che in forza del Battesimo ricevuto, noi entriamo in comunione con questo grande mistero Trinitario; è una immersione in una realtà di Amore tanto efficace. Siamo come una goccia che si immerge nell’oceano. La gioia sta nel fatto di sapere di essere coinvolti e beneficati di tutto quello che il mistero Trinitario comporta.
- Lode e ringraziamento
Coscienti della grazia che possiamo avere come Cristiani, in un clima di silenzio, siamo chiamati a corrispondere al dono ricevuto con un atto di fede e di Lode. Davanti all’evento della Santissima Trinità, non bastano le parole per rendere grazie di tutto l’Onore che merita questo mistero Trinitario. Quello che dobbiamo fare, è vivere la vita quotidiana con generosità, cercando di compiere il nostro dovere non per strade facili e comode, ma attraverso strade impegnative, dove la salita è ripida. Si tratta di un compito che dobbiamo assolvere in prima persona e cioè vivere la vita con più austerità, non aver paura di qualche sacrificio in più, saper dire di no a certe esigenze non necessarie per il cammino che stiamo facendo. Senza sacrificio non si raggiunge la vetta della montagna. Anche dal punto di vista spirituale, una vita comoda, dove non ci facciamo mancare niente, può sembrare cosa buona, ma nel tempo procura una cecità spirituale. Già per natura siamo limitati nel comprendere la bellezza del volto di Gesù e l’intensità del suo Amore; se poi, ogni volta, la nostra scelta cade sul comodo e non sul sacrificio, la cecità che abbiamo per natura non migliora, ma aumenta. Se vogliamo veramente dire grazie a Gesù per la possibilità che ci offre di avere una comunione non solo con Lui, ma con il Padre e lo Spirito Santo, dobbiamo proporci una vita più severa, tale da raggiungere la vetta di quel monte dove Gesù si rivela.
Chiediamo a Maria di avere il coraggio di fare scelte che migliorano la nostra fede.
Commento al Vangelo di Giovanni 21,6
“GESU’ DISSE LORO: GETTATE LE RETI DALLA PARTE DESTRA DELLA BARCA E TROVERETE”. (Giovanni 21,6)

Gesù più volte ha dato testimonianza della sua reale Risurrezione. Per tre volte è apparso da Risorto agli Apostoli; due volte nel cenacolo e una terza volta sul lago di Tiberiade. In questo terzo evento Gesù era sulla riva del lago con un fuoco acceso e del pesce sopra da cucinare. Guardando lontano vide la barca degli Apostoli e gridò dicendo: “Figlioli, non avete nulla da mangiare? No, gli risposero. Allora disse loro: gettate le reti dalla parte destra della barca e troverete” (v.6/a). Non era quello il lato giusto in cui gettare le reti e neppure l’ora giusta, ma in obbedienza alle sue parole, “Gettarono le reti e non potevano tirarle su per la grande quantità di pesci” (6/b). Una pesca così abbondante e ottenuta in un solo momento ha fatto intuire a Giovanni che chi aveva dato quell’ordine era Gesù e disse a Pietro: “E’ il Signore” (v.7). Udito questo, Pietro si gettò subito nel lago per raggiungere con ansia Gesù. mentre gli altri portarono a riva la barca. Allora Gesù disse loro: “Portate un po’ del pesce che avete preso ora… Venite e mangiate” (vv.10-11).Grande fu la loro gioia nel vedere Gesù.
- Una domanda che fa riflettere
“Quand’ebbero mangiato Gesù disse a Simon Pietro; Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” (v.15). Forse davvero Simone non si aspettava una domanda così delicata. Emozionato, Pietro rispose: “Certo, Signore, tu sai che ti amo”. Una risposta data con il cuore in mano, ma anche con un certo timore, non conoscendo la causa di tale domanda. Gesù lo consolò dicendo: “Pasci i miei agnelli”. Tutto sembrava riportare alla serenità, ma Gesù disse a Pietro per la seconda volta: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Ancora più meravigliato e certamente molto emozionato, con sincerità rispose quello che veramente sentiva nel cuore: “Certo, Signore, tu sai che ti amo”. Sempre con il cuore sospeso Pietro pensava di avere finalmente aperto tutto quello che si sentiva di dire, e Gesù di nuovo lo ha rincuorato dicendo: “Pasci le mie pecorelle” (v.16). Con ulteriore sorpresa e questa volta con seria preoccupazione, per la terza volta Gesù Chiese ancora e con le stesse parole: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Probabilmente, in quel momento, Pietro non capì e certamente non comprese il motivo per cui, per la terza volta, gli dicesse: “Mi ami?”. Quello che Pietro riuscì a dire furono parole molto sofferte, ma che non poteva esprimere diversamente: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo”. Gesù ancora una volta lo rincuorò dicendo; “Pasci le mie pecorelle” (v.17). Questa inaspettata interrogazione rimarrà sempre impressa nel cuore e nella mente di Pietro. Gesù ha chiesto a Pietro non saggezza umana, ma Amore. Oggi, in modi e circostanze diverse, Gesù chiede a ciascuno di noi, non grande cultura, ma se veramente gli vogliamo bene. Dobbiamo dare la nostra risposta, non con parole vuote, ma con una vita quotidiana vissuta in piena obbedienza al comandamento che ci esorta ad Amare Dio con tutto il cuore e ad amare il prossimo come noi stessi. Maria ci aiuti ad essere persone capaci di vivere la propria vita sempre come un dono.
Commento al Vangelo di Luca 24.5-6
“PERCHE’ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE È VIVO? NON È QUI, È RISORTO” (Luca 24,5-6)

“Notti di luce“
In alcuni scritti dell’Antico Testamento, si parla di notti che hanno preparato e annunciano la preziosa notte della Risurrezione di Gesù.
– La prima notte è all’inizio della creazione: “La terra era informe e deserta, le tenebre ricoprirono l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: Sia la luce! E la luce fu” (Genesi 1,2-3). Significativa questa volontà e potenza di Dio creatore, che ha fatto esistere con la sua parola il cielo e la terra.
– La seconda è la notte nella quale Dio ha concluso l‘Alleanza con Abramo; così avvenne: “Quando tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quella notte il Signore concluse quell’Alleanza con Abramo” (Genesi 15,17). È stato un rituale proprio di quei tempi, con un significato di altissimo valore.
– La terza notte ebbe il suo grande momento, quando Dio è intervenuto con “mano potente” per liberare Israele dalla schiavitù del faraone d’Egitto. Fu in quella notte che tutto il popolo ha iniziato il suo cammino verso la terra promessa.
– La quarta, finalmente è la notte di Pasqua, mirabile evento che è al centro della fede cristiana. Quando al mattino presto Maria Maddalena, la madre di Giacomo e Salome, si recarono al luogo dove avevano sepolto Gesù, portando con sé gli aromi che avevano preparato per ungere il corpo del defunto, “Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro, entrate, non trovarono il corpo di Gesù”. Stupore, paura e angoscia agitavano fortemente il loro cuore, e “Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante che dissero alle donne: Perchè cercate tra i morti Colui che è vivo?” (vv.3-6). Le tre donne furono così le prime a ricevere l’emozionante annuncio del miracolo e storico evento della Risurrezione di Gesù.
- Gesù è vivo
Il grande e impegnativo compito degli Apostoli è sempre stato di annunciare a tutto il popolo di Dio, la passione, morte e in particolare la Risurrezione di Gesù. Forte è stata la parola dell’Apostolo San Paolo che nella prima lettera ai Corinzi scrive: “Cristo è risorto, primizia di coloro che sono morti” (15.20). Questa è la verità che con fede e con gioia noi oggi possiamo vivere. La Redenzione dell’umanità, con il suo vertice nella Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, continua nel tempo. Dio ha davanti a sé un eterno presente, quello che ha fatto è stato, lo è oggi e sarà sempre. Noi abbiamo davanti a noi oggi Gesù vivo. Egli è vivo e operante nella grande famiglia della Chiesa. È presente e operante attraverso i suoi Ministri. È il Sacerdote che consacra “nella persona di Cristo” l’Eucarestia, è Lui che Battezza, è Lui che assolve i peccati. Nella santa Messa, noi offriamo ogni giorno al Padre il Sacrificio che Gesù ha vissuto e che vive per la salvezza dell’umanità. Gesù è una presenza viva e determinante per la nostra salvezza. Oggi Gesù con amore ci conferma: “Sono risorto e sono con voi”. Coscienti dei nostri limiti, quello che dobbiamo fare è immergerci nella persona di Gesù Risorto.
Compiamo questa immersione, unitamente alla nostra cara mamma del cielo.
Commento al Vangelo di Luca 23,22
“PILATO PER L TERZA VOLTA DISSE LORO: MA CHE MALE HA FATTO COSTUI? NON HO TROVATO IN LUI NULLA CHE MERITI LA MORTE” (Luca 23,22)

Nell’ingiusto processo che Gesù ha subito, Pilato per tre volte ha chiesto agli accusatori: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte”. Quello che ha detto Pilato era la verità, nell’inchiesta che ha fatto, non è emersa
nessuna causa che meritasse una condanna a morte. Perchè allora tanta insistenza da parte dei Giudei e dei Farisei di volere che in tutti i modi fosse condannato a morte? Il peccato aveva accecato le loro anime al punto di rendere quelle persone così cariche di odio da non riconoscere più la verità delle cose. Questa è la condizione di chi vive nel peccato: la cecità spirituale, che tutto rabbuia fino al punto che anche le verità più evidenti non vengono più riconosciute.
Un Amore che non ha misura
Gesù, non con le parole, ma con la sua vita, ha dato prova di un Amore per noi che non ha misura. Gesù ha accettato di essere accusato ingiustamente per offrire a noi la possibilità di essere salvati e purificati dai nostri peccati. Il suo è stato un Amore eroico, un Amore che salva, un Amore che per non essere rinnegato, accetta anche di essere condannato ingiustamente. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv.15,3). Questo eroico sacrificio di Gesù continua nel tempo. Con il Sacramento della Penitenza, oggi noi abbiamo la grazia di essere liberati dalle nostre mancanze in forza di quella sofferenza e di quel martirio che Gesù ha sofferto e offerto per noi. Quando esiste un Amore vero verso una persona, si accetta ogni sacrificio per mantenere i legami con essa. Così Gesù ha vissuto tutta la passione, fino alla morte, per confermarci il legame indissolubile che ha voluto stabilire con noi. Se abbiamo un minimo di coscienza, dovremmo dire un grazie grande quanto il mondo per questo Amore.
La croce che salva
Troppe volte la Croce, e cioè le varie difficoltà della vita, malattie, incidenti di percorso, incomprensioni o fallimenti, vengono considerati come realtà che vorremmo sempre evitare. Ma tutti dobbiamo fare i conti con noi stessi in quanto persone limitate e fragili; persone che vivono in un contesto di vita, specialmente in questi giorni, molto inquinato da peccati ed egoismi. Un conto è viaggiare su un’autostrada; ben altro è viaggiare su strade sterrate. Questo è il nostro vivere qui sula terra. Nella vita che ci attende dopo la morte, le condizioni saranno completamente diverse. Questo vuol dire che fino a quando saremo sulla terra, ci troveremo ad affrontare difficoltà di ogni genere. Come Cristiani, dobbiamo avere quella saggezza che Gesù ci ha insegnato non solo con semplici parole, ma con la sua vita e cioè: accettare e vivere la propria croce con la fiducia che un giorno quello che abbiamo seminato nelle lacrime, darà frutti positivi. Se viene a mancare questo modo di vivere, le difficoltà aumentano e soprattutto si perde la speranza di un domani positivo. Si può arrivare anche alla disperazione.
Chiediamo a Maria la grazia di accettare le difficoltà della vita con animo sereno, nella certezza che ogni sacrificio, unito al Sacrificio di Gesù ha un suo valore.
Commento al Vangelo di Giovanni 8,3
“I FARISEI GLI CONDUSSERO UNA DONNA SORPRESA IN ADULTERIO” (Gv. 8,3)

Nei tre anni di missione in Palestina, Gesù ha incontrato molte persone che hanno ascoltato e compreso il suo messaggio, ma altre persone, di un livello culturale e religioso molto alto, lo hanno invece più volte ostacolato con domande maliziose fatte apposta per metterlo alla prova così da avere motivi per accusarlo davanti alle autorità di quel tempo. Così è stato un giorno quando gli hanno portato davanti una donna sorpresa in flagrante adulterio. Ecco la domanda cattiva: “Maestro, Mosè nella Legge ha comandato di lapidare una donna come questa. Tu che ne dici?” Se Gesù avesse detto di lapidarla, sarebbe stato accusato di crudeltà, se invece avesse detto di perdonarla, sarebbe stato accusato di non rispettare la Legge. Gesù non ha risposto e si è messo a scrivere per terra, ma non sappiamo cosa abbia scritto. Richiesta con insistenza una sua risposta, Gesù disse: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (v.7). Detto questo, continuò a scrivere per terra. Il fatto è che i suoi nemici, udita una tale risposta, “Se ne andarono, uno per uno, cominciando dai più anziani” (v.9). La donna rimase sola e allora Gesù le disse: “Donna, dove sono i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata? Essa rispose: Nessuno e Gesù le disse: Neppure io ti condanno; và e da ora in poi non peccare più” (v.11). Gesù ha assolto quella donna dal suo peccato, con la sua potenza Divina, poi l’ha esortata a cambiare vita: “Non peccare più”!
“Chi di voi è senza peccato…”
Gesù smaschera la maliziosa domanda fatta da quei Farisei, con una risposta che li ha messi in difficoltà: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Chiaramente, Gesù ha fatto capire di sapere chi avesse davanti; non erano dei santi, ma delle persone non proprio a posto con la coscienza. Nessuno ha fatto una propria confessione, ma il fatto che tutti si siano ritirati, vuol dire che non erano proprio in grazia di Dio. È interessante l’annotazione dell’evangelista che dice: “Se ne andarono, uno per uno, cominciando dai più anziani”. Questa annotazione deve far riflettere, in modo particolare, tutti noi che abbiamo un’età avanzata e farci decidere sulla necessità di una urgente purificazione dai nostri peccati. Per tutti, poi, questo richiamo di Gesù è una raccomandazione ad essere molto cauti prima di sentirsi in grado di condannare chi ha peccato. Siamo tutti limitati e fragili.
La grazia del perdono
Poter ricevere il perdono dei nostri peccati, è una grande grazia. Gesù stesso, per l’Amore che ha per noi, ha voluto e istituito il Sacramento della Confessione. Oggi, quando per la nostra fragilità cadiamo nel peccato, abbiamo la possibilità, se ci presentiamo al Signore veramente pentiti, di essere perdonati e quindi riportati nella piena comunione con Dio e con i fratelli. Facciamo tesoro di questo prezioso ed efficace Sacramento che possiamo sempre ricevere. La cosa importante, però, è presentarsi al confessore veramente pentiti del peccato che abbiamo fatto.
Maria ci aiuti ad avere sempre l’umiltà necessaria, per arrivare alla riconciliazione.
Commento al Vangelo di Luca 15,22
“QUESTO TUO FRATELLO ERA MORTO ED È TORNATO IN VITA” (Luca 15,32)

Certe esperienze, se non si vivono, non si possono comprendere. Per un genitore è grande e al limite della sofferenza, vedere il proprio figlio scegliere e camminare su strade sbagliate. Sempre grande però è la speranza di poterlo un giorno riavere. Se grazie al Signore, viene il giorno di poterlo
riabbracciare, pentito del male che ha fatto, allora la gioia arriva al massimo e tutto si conclude con una festa solenne. Questa è stata l’esperienza del figliol prodigo di cui parla il Vangelo. Per chi non è genitore, un tale evento è vissuto con modi molto diversi; questo non per cattiveria, ma per un effetto di natura.
“Questo tuo fratello era morto”
Quando una persona cade nel peccato e volutamente intende percorrere strade sbagliate, praticamente si condanna da sola a una vita dove tutto non sazia e ogni esperienza che compie la indebolisce fino allo spegnimento di qualsiasi forma di sensibilità umana. In tali condizioni, tutto delude; senza una vera conversione, giorno per giorno, continua nella persona un logoramento fisico e spirituale fino al punto in cui tutto si spegne e per conseguenza aumentano difficoltà di ogni genere. Per sopravvivere a questa situazione di morte, le persone accettano anche forme di vita umilianti, come quel giovane che per sopravvivere è costretto a pascolare i porci. La delusione è grande e può portare alla disperazione.
“Ed è tornato in vita”
Pregare per la conversione dei peccatori è sempre un’opera buona e la Madonna di Fatima lo ha raccomandato tanto a quei tre bambini. Unitamente alla preghiera, è importante che il nostro livello di vita sia veramente alto e ben consolidato; questo va detto perchè non si aiuta il fratello in difficoltà solo con belle parole, ma ciò che giova è l’esempio di una vita vissuta in obbedienza alla Parola del Signore. Quel figlio che si era allontanato dalla famiglia e dal Signore, raggiunto dalla Grazia di Dio e dalle preghiere dei propri cari, ha trovato il coraggio di riconoscere il male che aveva fatto; dall’abisso in cui era caduto, ha rivolto il pensiero alle condizioni ottimali dei lavoratori di suo padre trovando il coraggio di ritornare con la chiara volontà di confessare tutto il male compiuto e di poter riavere almeno la condizione di servo e non quella di essere figlio, che adesso riteneva impossibile.
L’amore del padre
L’amore di un genitore non viene mai meno. Così è Dio per noi. Prima ancora che il figlio arrivasse alla casa paterna, il padre lo ha preceduto e neppure ha fatto attenzione alla sua confessione verbale, perchè tutto aveva già letto nel suo cuore. La conclusione dell’incontro è stato un silenzioso e intenso abbraccio. Questo è ciò che Dio Padre offre a noi oggi, suoi figli. Una delle verità che sempre dovremmo avere nella mente e nel cuore, è che l’Amore di Dio non cambia: “Ti ho amato di un amore eterno” (Ger. 31,3). Sempre siamo amati, anche quando il peccato ci allontana da Lui. “Credere per capire” diceva Sant’ Agostino. Ogni conversione ha sempre in questo atto di fede il suo inizio. Non lasciamoci ingannare da Satana che fa di tutto per nascondere il vero, grande, eterno Amore che Dio ha per noi.
La nostra cara mamma del cielo ci aiuti ad avere sempre fiducia in Dio.
Commento al Vangelo di Luca 13,5
“IO VI DICO: SE NON VI CONVERTITE, PERIRETE TUTTI ALLO STESSO MODO” (Luca 13,5)

La missione di Gesù non sempre è stata compresa; le persone che incontrava a volte mostravano un modo di pensare basato su criteri e giudizi puramente umani; pertanto, ogni verità che annunciava e insegnava di
ordine soprannaturale e cioè superiore a quello che la nostra intelligenza potesse comprendere, veniva contestato. Questo avviene anche oggi per chi si avvicina e ascolta Gesù, senza la fede, cioè senza riconoscere il valore e l’autorità della sua Parola. Facilmente, un po’ tutti, manchiamo in merito a questo, manchiamo di umiltà; ciò avviene quando non riconosciamo, con sincerità, i limiti che abbiamo.
Un forte richiamo
Un giorno Gesù ha ricordato a persone che si ritenevano migliori di altri, il fatto di quei Giudei che furono uccisi da Pilato e di altri caduti sotto la torre di Siloe, dicendo: “Credete che quei Giudei fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Questo fu un richiamo forte, per far capire che chi pensa di essere a posto e quindi in grado di giudicare facilmente gli altri, dovrebbe fare prima un serio esame di coscienza e migliorare la propria condizione di vita. Allo stesso modo, coloro che pensano di non aver bisogno di conversione, un giorno periranno malamente. È difficile per tutti accettare di essere rimproverati da chi ci sta guidando; è importante però capire che la correzione è un dono, non un’offesa, soprattutto quando il richiamo viene direttamente dal nostro vero maestro: Gesù.
La strada della conversione
Non basta avere il desiderio di migliorare la propria vita, di ascoltare il richiamo che ci viene fatto da chi ci guida, quello che conta é mettere in pratica l’insegnamento ricevuto, anche se comporta sacrificio. Ecco alcuni suggerimenti.
- La prima cosa da fare è essere coscienti che tutti abbiamo dei limiti e che siamo fragili di fronte alle tentazioni che la vita in questo mondo comporta. Pertanto, giustamente, scriveva San Paolo ai Cristiani di Corinto: “Chi sta in piedi stia attento a non cadere” (prima Cor.10,12); non siamo confermati in grazia ed è sempre possibile cadere in qualche errore, o perdere la strada giusta.
- Tutti possediamo una particolare facoltà mentale, siamo cioè in grado di conoscere tante cose, ma non tutto siamo in grado di comprendere; basti pensare all’universo, e così pure a tante altre realtà naturali; pertanto, per non sbagliare strada è necessario, specialmente in certe occasioni, farsi aiutare da chi è in grado di conoscere meglio di noi come stanno le cose.
- Fondamentale per tutti, è invocare lo Spirito Santo, perchè ci renda coscienti dei nostri limiti e capaci di mettere in atto una vera conversione. È saggezza umana trovare il coraggio di modificare e, secondo la necessità, anche cambiare la strada che stiamo facendo. Non è sempre un compito facile arrivare alla conversione, a un modo di agire che magari da tempo eravamo sicuri fosse il modo giusto; come ha detto Gesù, senza una vera conversione, perdiamo la vita.
Maria ci aiuti ad essere umili e sempre obbedienti alla voce del suo Figlio Gesù.
