SAN BENEDETTO DA NORCIA – Patrono d’Europa
Bernardo nacque a Nursia (l’attuale Norcia) nel 480, studiò a Roma, dove fu così sconvolto dalla immoralità della società romana che rinunciò agli studi e si ritirò a Subbiaco, per vivere come eremita. Visse per tre anni completamente solo in una grotta.
In questo luogo di solitudine subì forti tentazioni del demonio, un pò su tutti i fronti. Benedetto sempre nè uscì vittorioso; la sua grande difesa era il segno della Croce. Lui stesso esortava le persone che andavano da lui a fare con fede il segno della Croce per essere liberati da ogni suggestione diabolica. S.Benedetto stesso un giorno si liberò con il segno della Croce dal veleno che alcuni cattivi monaci gli offrirono in un recipiente di vetro che conteneva la mortale bevanda. Benedetto alzò la mano, tracciò il segno croce sul recipiente che subito andò in frantumi.
I monaci di Vicovaro, alla morte del loro Abate, lo invitarono ad assumere la direzione della loro comunità . Accettò, ma non riuscì però a ricondurre questa comunità ad una vera vita religiosa e ritornò nella solitudine sempre vivendo come eremita.
Intanto attorno a lui si radunarono gradualmente diversi discepoli, che raggruppò in dodici “diaconati” con uno stile di vita eremitico. A Subbiaco incominciò a stendere la una Regola per aiutare le persone che desideravano darsi a una vita ascetica sotto la sua guida.
La Regola, proponeva un programma di vita basato sulla preghiera e sul lavoro: “Ora et Labora”, la conversione dei costumi e l’obbedienza piena all’Abate. Fra le tante norme della Regola, mise in evidenza per ogni monaco il dovere di mettere sempre “prima di tutto e sopratutto l’impegno di vivere tutto alla presenza del Signore.”
Sul monte sovrastante la pianura della vallata del Litri, abbattè gli altari delle false divinità , tagliò i boschetti sacri e si diede alla conversione dei contadini rimasti ancora pagani.
Su quel monte fu un continuo accorrere di povera gente per chiedere aiuto e protezione. Anche molti Ecclesiastici si avvicinarono a lui per chiedere saggi ammaestramenti.
Benedetto visse a Subbiaco per 25 anni, ma in seguito a rivalità locali che disturbarono la sua pace, raccolse un piccolo gruppo di monaci e si trasferì a Montecassino, dove continuò a scrivere la famosa Regola Benedettina. Questa Regola diventò norma di vita per tutta l’Europa occidentale. Si tratta di una guida ordinata, inclusiva e individuale della vita spirituale e amministrativa di un monastero. Era pratica, moderata e flessibile, ma allo stesso tempo non concedeva compromessi, soprattutto in riferimento a problemi di carattere spirituale. Per Benedetto il monastero non era nè un peniteziario, nè una scuola di gara di ascesi, ma una famiglia, una casa per coloro che cercano veramente Dio”.
Lo spirito della regola insisteva molto  sulla povertà , l’obbedienza all’Abate, il celibato. In seguito fu data grande importanza anche alla Liturgia, con solenni celebrazioni e come conseguenza a una certa riduzione dei lavori manuali.
La storia e la nascita di altri gruppi portarono in direzioni più personalizzate, così come i Cistercensi, i Camaldolesi. Molti movimenti di riforma riguardarono le monache, fiorente fu la loro spiritualità , unita a una vasta cultura sotto la guida di stimate Badesse.
Benedetto rimase al Montecassino per il resto della sua vita; non diventò Sacerdote, ma fu veramente un uomo di Dio e grande fu la sua testimonianza come Monaco.
Circa quaranta giorno dopo che S,Benedetto aveva visto l’anima della sorella Scolastica salire al cielo sotto forma di colomba, comunicò a qualche discepolo il giorno della sua morte. Sei giorni dopo, ricevuta l’Eucaristia, mentre pregava in piedi, rese lo spirito a Dio tra le braccia dei suoi discepoli. il suo copro fu deposto accanto a quello della sorella.
La data della morte di S:Benedetto è il 21 marzo.
Il 24 dicembre 1964 San Benedetto è stato nominato da Paolo VI “patrono dell’Europa”.
SANT’ANTONIO DI PADOVA
Sant’Antonio è nato a Lisbona il 15 agosto 1195. Gli anni in cui visse Antonio si collocano intorno alla fine del medioevo. Dell’infanzia si conoscono poche cose con certezza. Fu battezzato col nome di Fernando; la sua famiglia era benestante. All’età di 15 anni, egli decise di entrare a far parte dei Canonici regolari della Santa Croce dell’Abbazia di S. Vincenzo di Lisbona. Rimase nell’Abazia per due anni, poi anche per alcune difficoltà interne si trasferì al convento di S. Croce a Coimbra. Qui probabilmente fu ordinato Sacerdote, Fernando era molto versato nelle Sacre Scritture e nella predicazione; egli rimase nel convento per circa otto anni, nonostante i gravi problemi che si erano creati dentro la comunità .
Nel 1219 Francesco d’Assisi organizzò una spedizione missionaria alla volta del Marocco, con l’intento di convertire i Mussulmani d’Africa. Cinue di questi frati passarono anche a Coimbra e fecero una grande impressione su Fernando. Giunti in Africa, i cinque frati furono uccisi per decapitazione e i loro corpi furono riportati a Coimbra, questo evento lo portò alla decisione di entrare nell’ordine dei Francescani di Assisi e vi rimase fino alla morte. Per sottolineare maggiormente questo suo cambiamento di vita, decise di cambiare il suo nome di Battesimo; da Ferdinando a Antonio. Non appena superate le opposizioni di alcuni fratelli, s’imbarcò con il fratello Filippino di Castiglia per una missione alla volta del Marocco, tuttavia, giunto in Africa, contrasse una malattia tropicale e dopo alcuni mesi dovette tornare a Coimbra. Purtroppo durante il viaggio di ritorno a causa di una grande tempesta approdò con il confratello Filippino sulle coste della Sicilia orientale, dove vennero portati nel convento francescano della città di Milazzo. Informati che in occasione della Pentecoste, Francesco d’Assisi aveva convocato i suoi frati per il capitolo generale, nel 1221, con i frati di Messina cominciò a risalire a piedi per l’Italia. Il viaggio durò parecchie settimane. Arrivato ad Assisi ebbe la grazia di incontrare direttamente Francesco, che prima conosceva solo per testimonianze indirette. Terminato il capitolo generale, i frati ritornarono alle proprie destinazioni, solo che per Antonio non fu data nessuna destinazione, nessuno sapeva della sua cultura e lui stesso visse nel nascondimento per amore di Gesù. Fra Graziano, avendo scoperto in Antonio le sue particolari capacità , lo portò con sè e lo assegnò all’eremo di Montepaolo, non lontano da Forlì. Qui arrivò nel 1221 con altri confratelli e vi rimase un anno dedicandosi ad una vita semplice, a lavori manuali, alla preghiera e alla penitenza. Dopo qualche mese, partecipò alle Ordinazioni Sacerdotali e gli fu imposto di fare lui una meditazione, in quella occasione si rivelò il suo talento e la sua profonda preparazione; la notizia giunse ad Assisi, che lo chiamarono per altre predicazioni. Antonio cominciò così a viaggiare come predicatore nei villaggi della Romagna e in altre regioni. La sua predicazione fu contro i cristiani eretici contro i Catari, gli Albigesi e i Patarini. La sua predicazione contro le varie forme di eresie fu assai efficace. Avvertendo la necessità di dare alle persone una cultura Teologica più consistente, ebbe la possibilità di fondare nel 1223 un primo studentato teologico francescano a Bologna, presso il convento di S.Maria della Pugliola. Francesco stesso ebbe modo di conosce e di approvare questa iniziativa di Antonio. Intanto continuava la sua predicazione itinerante in Romagna, Emilia, Lombardia e Liguria. In seguito fu inviato anche in Francia per convertire i Catari e gli Albigesci. A Mompelliier, dice la leggenda che Antonio ebbe anche il fenomeno della bilocazione, poichè si trovò a predicare in due città contemporaneamente. Ancora la leggenda dice che mentre Antonio predicava ad Ales ci fu l’apparizione di Francesco d’Assisi che benedisse la fola. A Tolosa si verificò il miracolo del mulo che rifiutò la biada per inginocchiarsi davanti all’Eucaristia. Antonio amava ritirarsi solo, anche se viveva in grandi città , applicandosi alla contemplazione e alla preghiera. Tornato in Italia, fu nominato ministro provinciale per l’Italia settentrionale, nonostante questo incarico gli comportasse la visita di numerosi conventi: Milano, Venezia, Vicenza, Verona, Ferrara, Trento, Brescia, Cremona, Varese, fra tutte queste città Antonio scelse però il convento di Padova come residenza fissa, quando non era in viaggio. Qui Antonio cercò di portare a termine senza però riuscirci la sua più importante opera scritta: “I Sermoni”, un opera di profonda teologia che lo farà proclamare Dottore della Chiesa. Ormai una folla notevole lo seguiva nelle sue predicazioni, tanto da riempire non solo le Chiese, ma anche le piazze.Tra le predicazioni instancabili e le lunghe ore dedicate al confessionale, spesso Antonio compiva anche lunghi digiuni. Antonio riusciva a far convivere grande rigore e dolcezza d’animo. Alcune sue parole scritte nei sermoni: Ai superiori disse:
“La vita del prelato deve splendere di intima purezza, deve essere pacifica con i sudditi, che il superiore ha da riconciliare con Dio e fra di loro; modesta, cioè di costumi irreprensibili; colmo di bontà verso i bisognosi; i beni che egli dispone, fatta eccezione del necessario, appartengono ai poveri, e se non li dona generosamente è un rapinatore, e come rapinatore sarà giudicato. Deve governare senza doppiezza, cioè senza parzialità e caricare su se stesso della penitenza che toccherebbe agli altri”.
Ai frati in genere disse;
“I frati, che sono servi e ministri degli atri frati, visitino e ammoniscano i loro fratelli e li correggano con umiltà e carità ”.
Nella Quaresima del 1228 Antonio rientrò a Padova dove coltivò i legami e le relazioni con gli esponenti di altri ordini. Divenne amico del superiore dei Benedettini. Fondò una confraternita dal nome di S. Maria della Colomba, e i membri presero il nome di Colombini. Antonio fu a Roma per dirimere alcune questioni e il Papa Gregorio IX lo incaricò per alcune predicazioni che ebbero un grande effetto su tutti. l Papa stesso lo chiamò “Arca del testamento” “esimio teologo”. L’impressione fu molto forte anche fra i Cardinali e alcuni di loro lo invitarono a predicare al loro popolo.  Antonio ebbe modo di incontrarsi con il Papa, quando venne ad Assisi per Canonizzare Francesco e per benedire la prima pietra della grande Basilica dove venne poi posto il corpo di Francesco. Ad Assisi Antonio accusò diversi disturbi fisici e chiese di essere sollevato dall’incarico di Ministro provinciale. Si ritirò a Padova e gli succedette come superiore provinciale il pisano Fra Alberto. La quaresima e la predicazione avevano fiaccato Antonio al punto che in diverse occasioni doveva essere portato a braccio sul pulpito. Afflitto da idropisia e dall’asma trovava a volte difficile anche il solo camminare. Acconsentì di ritirarsi per una convalescenza nel Convento di Santa Maria Mater Domini. Nel giugno 1231 pochi giorni prima della sua morte Antonio soggiornò a Campo San Piero. La tradizione narra che qui ebbe la famosa predica del noce e sempre qui ebbe la visione di Antonio con in braccio il bambino. Il 13 giugno 1231 si sentì mancare e avendo compreso che non gli restava molto da vivere chiese di essere riportato a Padova dove desiderava morire. Ricevuta l’unzione degli infermi, ascoltò i confratelli cantare l’inno mariano da lui prediletto “O gloriosa Domina” quindi pronunciate le parole “vedo il mio Signore” morì, aveva 36 anni. Fu canonizzato il 30 maggio 1232 da Papa Gregorio IX.
SANTA GEMMA GALGANI

Gemma Galgani nacque il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camilliano presso Lucca. Morì l’11 aprile 1903 il Sabato Santo. Ebbe un infanzia felice fino a 7 anni, quando morì la madre. Le sue sofferenze furono molteplici: soffrì molto a causa di disgrazie familiari e disastri economici.
Nel 1894, muore Gino, il fratello seminarista. Dopo 2 anni subì una malattia che affrontò eroicamente e accetto senza anestesia una dolorosa operazione al piede. Nel Novembre 1897 rimase orfana anche del padre; venne accolta dalla famiglia Giannini, che le restò accanto fino alla morte e fu testimone della sua santità . Nell’anno fra il 1898 e 1899, guarisce da una malattia alla colonna vertebrale per intercessione di San Gabriele dell’Addolorata, passionista che diverrà il suo “spirito protettore. E’ in questo periodo che iniziano le sue esperienze mistiche. L’8 Giugno 1899 il Signore le fa dono delle Stigmate. E’ questo il segno del suo essere “sposa di un Re Crocifisso. E’ una significativa conferma per tutti che la croce genera amore.
La vita di Gemma trascorre attraverso la via tortuosa e buia dell’incomprensione, anche da parte delle persone più vicine e molto importanti per la sua vita. Sperimentò l’abbandono e a volte anche il disprezzo. Nella vita quotidiana, dette prova di grande pazienza e serena sopportazione. Fu sempre grande in lei il desiderio di rendersi utile al prossimo, ma per la poca salute e per i tanti dubbi sulla storia della sua vita, si ritrovò davanti a molte “porte chiuse”. La “povera Gemma” come lei si definiva era innamorata della Croce e grande era la sua sensibilità per i dolori del Crocifisso. Ardentemente desiderò entrare in monastero, fra le Passioniste Claustrali, ma non fu compresa in questa sua aspirazione. Il Signore poi dispose diversamente per la sua vita. Fra le Passioniste Gemma entrerà gloriosamente, ma dopo la sua morte. Le sue spoglie ora riposano al centro del Monastero delle Claustrali Passioniste di Lucca. Si realizzava così l’antico desiderio che Gesù aveva messo in cuore a Gemma.
Il 14 maggio 1933 Pio XI annovera Gemma Galgani fra i Beati della Chiesa.
Il 2 maggio 1940 Pio XII riconoscendo la pratica eroica delle sue virtù cristiane innalzò la Beata Gemma alla gloria dei Santi. Lo stesso Papa mise in evidenza la preziosa testimonianza e il particolare messaggio che Santa Gemma portava alla Chiesa. La sua disse, fu una vita condotta in condizioni umili, in povertà di affetti, del sapere, della stima, e in grande povertà anche di salute. Il Papa mise in evidenza come nell’oscurità e nella sofferenza, Gemma riuscì a raggiungere sublimi altezze di santità . Santa Gemma, ha generosamente accettato di farsi “immagine fisica del Crocifisso”, e questo percorrendo la strada delle stesse nostre difficoltà e di certe prove comuni un pò a tutti.
Scrive Mons. Agresti nel suo libro: “la Santa lucchese si presenta come una tesi sconvolgente ma necessaria all’uomo di oggi…. Ella visse in drammatica solidarietà con gli uomini, addossandosene le colpe e si fece strumento di redenzione per quanti incontrava tra le mura della città di Lucca. E’ il messaggio di una “povera” che pone Dio in tutto il proprio bene”.
Per non considerare Santa Gemma troppo distante dalla nostra vita, è interessante un brano della sua autobiografia: “Glielo dico a Gesù che io non posso, come i santi, chiedere di patire. Il patire mi sbalordisce, non sono buona a patir bene. Insieme con la Croce voglio anche la pazienza”. Quando l’intensità dei dolori la investiva, diceva: “Gesù, mi fai bere la passione fino all’ultima goccia; dammene un pochino per volta… “.
SAN PAOLO
![san_paolo_apostolo[1]](https://dev.adorazioneperpetuaprato.it/wp-content/uploads/2016/02/san_paolo_apostolo1-203x300.jpg)
Della vita di S.Paolo abbiamo una autobiografia scaturita da un’autodifesa che ha dovuto sostenere contro alcuni cristiani di origine giudaica i quali  mettevano in discussione la sua identità come Apostolo.
Paolo nasce a Tarso, in quella città a quel tempo erano presenti anche delle comunità ebraiche e Paolo ha fatto parte di una di quelle comunità . A conferma delle sue radici ebraiche, Paolo stesso in polemica con alcuni missionari giudeo-cristiani, si difese con un preciso elenco: “Circonciso l’ottavo giorno; della stirpe di Israele; della tribù di Beniamino; fariseo in quanto alla Legge; quanto a zelo persecutore della Chiesa; irreprensibile in quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge” (Fil.3,5-6).
La sua prima formazione è avvenuta in famiglia e dopo la scuola biblica elementare Lui stesso ha dichiarato di essere stato formato alla scuola di   Gamaliele, nelle più rigide norme della Legge ebraica.
Tutto è cambiato sulla via di Damasco, quando un lampo, uno sguardo e poche parole sono bastate per sconvolgere la vita di Paolo. In quella conversione il Signore ha portato Paolo al distacco da ciò che prima riteneva primario e di somma importanza. Non sempre è stato facile per Paolo lasciare le persone, le cose e l’ambiente in cui era vissuto fino allora. Quasi non bastasse la lotta dentro di sè, Paolo dovette subire la persecuzione da parte di zelanti giudei. Il Signore ha comunque portato Paolo a una visione nuova delle cose. Mentre il Signore gli diceva su quella via “Paolo, Paolo, perhè mi perseguiti?” (Atti 9,4) Paolo comprese che aveva confuso miseramente la verità delle cose.
Dopo il distacco da tutto ciò che non serve, il Signore gli affidò una delicata missione, che Paolo stesso confidò ai Galati: “Egli si compiaque di rivelare a me suo Figlio perchè lo annunziassi in mezzo ai pagani” (Galati 1,5).
Dopo la conversone Paolo rimase cieco. La cecità di Paolo diventa simbolo della condizione dell’uomo quando si trova al cospetto di Dio.
Nel momento dell’apparizione a Damasco, Paolo ebbe la grazia di un
cambiamento del quale lui steso ne ha parlato ai Corinti: “E tutti noi veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito” (2 Corinti 3,18).
Una interessante testimonianza della vita di Paolo l’abbiamo dalle scelte di vita che coraggiosamente ha saputo fare. Paolo nella sua condizione di Apostolo, ha affrontato fatiche quasi sovrumane e certamente sostenuto dalla potenza del Signore; infatti  dopo la travolgente esperienza di Damasco e il ritiro di quasi tre anni in Arabia, è stata una grande corsa per il Vangelo; si pensa che durante i 15 anni di intensa vita missionaria, Paolo abbia percorso circa 7800 Km a piedi e circa 9000 in nave o con i mezzi di comunicazione di quei tempi.
Tre sono stati i viaggi missionari compiuti da Paolo che hanno avuto come punto di partenza Antiochia di Siria e si sono conclusi a Gerusalemme. Fra il primo e il secondo viaggio, Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme per verificare il loro apostolato con i responsabili della Chiesa e per discutere su alcuni comportamenti da esigere o meno ai nuovi convertiti.
Grandi sono state le difficoltà che Paolo dovette affrontare: minacce, percosse, carcerazioni, lapidazioni e un giorno però Gesù stesso lo ha confortato con
una consolante apparizione dicendo: “Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi rende testimonianza anche a Roma” (Atti 23,11). Bellissima è’ questa presenza del Signore che si pone accanto a un uomo provato fino al limite delle forze umane.
Tragico fu per Paolo il viaggio della prigionia verso Roma, con sofferenze, digiuni e poi il naufragio verso Malta. Dopo tre mesi di permanenza a Malta venne ripresa la navigazione verso Roma. L’incontro con i primi fratelli cristiani avvenne a Pozzuoli. Anche a Roma, nonostante la sua situazione di prigioniero, Paolo ha continuato la sua evangelizzazione fino al giorno in cui fu decapitato.
L’opera di evangelizzazione di S.Paolo è stata eminentemente attraverso la predicazione, ma si è completata e prolungata poi nel tempo con gli scritti che vanno sotto il nome di Lettere di S.Paolo. In tutto le Lettere di S.Paolo sono 14, considerando anche la Lettera agli Ebrei che certamente non è di sua mano. ma comunque di una persona molto vicina al suo pensiero.
Il messaggio che Paolo ha annunciato con la vita, la predicazione e con gli scritti alle persone che ebbe grazia di incontrare, è stato un graduale e progressivo approfondimento non soltanto sulla vita di Gesù e di tutto ciò che ha preceduto la sua Incarnazione, ma soprattutto il bene e l’azione redentiva che è scaturita dalla Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. La sublime originalità del messaggio di Paolo sta nel fatto di aver ricondotto tutto a Cristo Gesù, che incorpora a sè il credente per farne un uomo nuovo, una nuova umanità . Paolo stesso ha raggiunto una tale intimità con Gesù da poter dire: “Per me infatti il vivere è Cristo” (Fil. 1,21
Il pensiero di Paolo è determinante per la rivelazione del volto di Gesù, ma il mosaico sulla persona del Verbo Incarnato esige una ricerca che si allarghi anche ad altre parti della Sacra Scrittura.
*** TESTIMONI DELLA FEDE ***
Vi sono persone laiche e non che rendono grazie a Dio vivendo nella società , ecco alcune figure che ti consigliamo di conoscere.
Mater Dei
CENTENARIO DELL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DI FATIMA 1917-2017
Preghiera insegnata dall’Angelo ai pastorelli di Fatima:
“Santissima Trinità ,
Padre, Figlio, e Spirito Santo,
io Ti adoro profondamente e Ti offro il preziosissimo Corpo,
Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo,
presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi,
dei sacrilegi, delle indifferenze da cui Egli medesimo è offeso.
Per i meriti infiniti del suo Sacro Cuore
e del Cuore Immacolato di Maria
io Ti domando la conversione dei poveri peccatori”.
“Mio Dio,
io credo, adoro, spero e Ti amo.
Io Ti domando perdono
per coloro che non credono,
non adorano,
non sperano,
non Ti amano”
LA TESTIMONIANZA DI MARIA![maria-madre-di-dio[1]](https://dev.adorazioneperpetuaprato.it/wp-content/uploads/2016/02/maria-madre-di-dio1-217x300.jpg)
“Maria occupa nella Chiesa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi”
(Lumen Gentium n.54).
In previsione della Divina Maternità , ebbe il privilegio della Concezione Immacolata e al termine del suo cammino sulla terra, fu assunta al Cielo direttamente anche con il corpo. Così lo scrigno che aveva custodito il tesoro più grande del mondo: Gesù Cristo, ha conosciuto subito la gloria degli Angeli.
• Con umiltà e con gioia, Maria è stata capace di portare dentro una Presenza, senza chiedersi tanti perchè.
• Dimentica di sè e distaccata da tutto, essa è stata una persona capace di arrendersi alla Parola di Dio, accogliendola come Dio l’ha voluta esprimere.
• Maria è stata una persona povera e la sua povertà racchiude il fascino del “vivere lasciando” per arrivare ad essere totalmente disponibile a Dio.
• “Eccomi, sono la serva del Signore avvenga di me, secondo la tua parola” (Lc.1,38). Il si di Maria è un si a un Mistero che ha creduto e amato senza nessuna pretesa di comprenderlo e per il quale ha vissuto tutta la vita.
• La fede di Maria ha dato un volto all’Amore.
• Maria è stata il primo Tabernacolo dell’Eucaristia.
• Maria non fu uno strumento passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza, infatti, come dice S.Ireneo
• Maria con il suo silenzioso comportamento ci esorta a contemplare il mistero del suo Figlio vivente in mezzo a noi.
• Umile e fiera, avvolta nel dolore, trafitto il cuore similmente al tuo Figlio, con coraggio ha portato la croce, donando a tutti parole di speranza.
• In te, Maria, si misura l’onnipotenza di Dio che dietro l’ombra della tua carne mortale ha nascosto le sorgenti
Orizzonti aperti
Molte sono le verità che dovremmo conoscere, per quanto è possibile dobbiamo cercare di avere orizzonti aperti per comprendere il più possibile le numerose realtà che ci circondano.
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- La tenerezza di Dio
- Un efficace scorciatoia, amore
- Uni-verso
- Una persona è viva
- La Barca
- Non travasare ma immergersi
- Inneni
- Beata Vergine della Pazienza
- Il Sacerdozio
- Credo in Te
- Esorcismi di Gesù
- Il bene è più forte
- Inno alla caritÃ
- La Gerusalemme celeste
- La Pentecoste
- Paolo VI su Gesù
- Passeggiata nel Universo
- Pregare con la Bibbia
- Rimanete nel mio amore
- Santa Maria del Equilibrio
- Ti benedica il Signore
- Dio dell’Universo
Meditando la Parola della Domenica
Alcune singole frasi della liturgia della parola della domenica vengono commentate ogni settimana. Un aiuto nel cammino di Fede.

Il miracolo Eucaristico di Lanciano
Verso l’anno 750, nella Chiesa di S.Legonziano, un monaco brasliano durante la celebrazione della S.Messa, fatta la doppia Consacrazione, fu preso da un forte dubbio sulla reale presenza di Gesù in ciò che aveva consacrato.
In quel momento tra le mani del religioso si realizzò il miracolo: l’Ostia diventò carne viva e il vino si mutò in sangue vivo, coagulandosi i cinque globuli irregolari e diversi per forma e per grandezza.
Nel corso dei secoli furono fatte più di 70 analisi con assoluto rigore scientifico e documentate da una serie di fotografie al microscopio che hanno dato i seguenti risultati: la carne è vera carne e il sangue è vero sangue. La carne e il sangue appartengono alla specie umana.
Domencia 24 Gennaio
Ogni anno, quando ricorre la data in cui è iniziata l’Adorazione Eucaristica Perpetua, viene organizzata una Liturgia particolare, quasi sempre presieduta dal Vescovo.
In questo “ottavo anno“ dall’inizio, la Santa Messa viene celebrata il giorno 24 Gennaio 2016 ore 18 presso la Parrocchia di San Paolo, e presieduta dal Sacramentino Padre Giovanni Maniero Al termine della celebrazione verrà data a tutti i presenti una piccola scheda con frasi bibliche che parlano della “Bontà e della Tenerezza di Dio”.


