Commento Vangelo di Luca 6,37
“NON GIUDICATE E NON SARETE GIUDICATI” (Luca 6,37- a)

Gesù conosce bene come siamo fatti e quali sono le nostre capacità e le nostre fragilità. Per il nostro bene e con Amore, ci esorta ad evitare il male e a fare il bene. Fra le cose da evitare, è cercare di non essere facili a giudicare le persone. Ogni persona ha le sue difficoltà e problemi a volte molto complicati. Non è sempre facile nascondere quello che si sente, ecco allora la indelicatezza e la mancanza di carità di persone che si permettono di esprimere dei giudizi per quello che si vede e si sente dire. Gesù ci esorta a non giudicare, perchè le cause ultime di certi stati d’animo, le conosce soltanto Lui. Parlare alle spalle delle persone è quindi sempre una mancanza grave. Ecco allora il forte richiamo di Gesù: “Non giudicate e non sarete giudicati”. La saggezza umana, è di astenersi il più possibile nell’esprimere giudizi sulle persone che incontriamo. Un buon proposito, invece, è fare tutto il possibile per vedere nel prossimo tutto quello che di positivo possiede, ben sapendo che tutti abbiamo dei difetti, ma anche dei pregi.
- il valore del silenzio
La realtà in cui oggi viviamo è molto complessa e pertanto, è difficile da valutare con chiarezza come ci dobbiamo comportare. Nella incertezza, la scelta migliore è il silenzio. Come cristiani siamo chiamati a condividere le sofferenze delle persone che incontriamo. Non giova commentare quello che ci viene detto, l’aiuto che si può dare è cercare di avere la pazienza di ascoltare e invitare le persone ad avere sempre piena fiducia in Dio; non manchi mai diinvocare insieme lo Spirito Santo, affinchè sia Lui a fare luce su certi eventi.
“PERDONATE E SARETE PERDONATI” (Lc. 6,37-b)

La vita sulla terra è molto impegnativa per tutti e non sempre è facile compiere bene il nostro dovere. Non siamo persone confermate in Grazia. Quando purtroppo ci rendiamo conto di avere peccato, possiamo ricorrere al Sacramento della Riconciliazione. E’ Gesù stesso che ha voluto istituire questo Sacramento. E’ una grande grazia poter essere perdonati e quindi poter ricominciare il cammino sulla strada giusta. Questo dono così prezioso esige però, anche da parte nostra, il coraggio e la forza di perdonare chi ci ha offeso. E’ Gesù che dice: “Perdonate e sarete perdonati”. Le situazioni della vita a volte al limite della sopportazione a causa di ferite che non si possono facilmente rimarginare; basti pensare a un genitore, che per adulterio, abbandona la famiglia e i figli. Si può arrivare alla disperazione quando si è colpiti da questo flagello. E come si può arrivare al perdono in queste situazioni, dove la ferita è praticamente inguaribile? Quello che si può fare è offrire al Signore il cuore che sanguina per questa infedeltà. Il perdono si esprime allora in una offerta che certamente è gradita al Signore. Il prezzo di questa offerta soltanto il Signore lo può valutare, ma certamente è la strada giusta che un Cristiano può compiere.
- “Nulla è impossibile a Dio” (v. Luca 1, 37)
La storia delle persone soltanto il Signore la consce. Quello che Gesù chiede a noi è di accettare il sacrificio che può costare il perdono in situazioni particolari. E’ sempre bene comunque riflettere con calma e solo dopo una accurata valutazione intervenire debitamente. Opporsi al perdono, soltanto perchè siamo convinti di avere ragione sui fatti avvenuti, può essere anche giusto, ma non è cristiano. Occorre coraggio in certe situazioni e affidare al Signore la soluzione di certi problemi. “Nulla è impossibile a Dio” e quello che Lui compie è sempre fatto bene.
A volte ci vuole una buona dose di coraggio per arrivare al perdono, ma è pur vero che anche noi abbiamo sempre necessità di essere perdonati per tanti motivi.
Maria, la nostra cara mamma celeste, ci aiuti ad avere un cuore sempre pronto al perdono.
Commento Vangelo di Luca 6,20
“BEATI VOI, POVERI, PERCHE’ VOSTRO E’ IL REGNO DI DIO” (Luca 6,20)

Quel giorno, vi erano molte persone in attesa di ascoltare Gesù. La sua Parola era per loro sempre importante; grande era anche l’attesa per avere qualche guarigione. In quell’ occasione, Gesù parlò delle Beatitudini e la prima delle Beatitudini fu sulla povertà. E’ interessante quello che l’Evangelista fa notare e cioè che Gesù iniziò il discorso dopo aver “Alzato gli occhi verso i discepoli e poi disse: “Beati voi, poveri, perchè vostro è il regno dei cieli”. Questo sguardo particolare, possiamo dire, che fra le tante intenzioni che Gesù aveva su di loro, era riferito anche alla missione che i suoi discepoli, avrebbero svolto con una testimonianza di vita e non solo con le parole.
“Beati voi poveri“.
L’evangelista Matteo, riporta questa Beatitudine con un particolare molto importante; esso dice; “Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il regno dei cieli” (Mt.5,3). Certamente anche Luca voleva dire la stessa cosa e non solo alludere alla povertà in senso umano. Essere poveri, cioè essere persone che vivono, guadagnando con il sudore della propria fronte lo stretto necessario per una vita quotidiana dignitosa, non è un disonore, ma una bella testimonianza. Si parla di povertà, non di miseria. Le persone invece che accumulano tesori per sé stessi e non si prendono cura del prossimo in necessità, sono coloro che da Gesù hanno avuto già una severa sentenza: essi difficilmente entreranno nel regno dei cieli. La speranza è che prima della morte si convertano, diversamente si troveranno nella condizione del ricco epulone, che invano invocava Abramo di poter avere almeno una goccia d’acqua per lenire la sua terribile arsura.
- “Poveri in spirito“
Essere “poveri in spirito” vuol dire avere coscienza del nostri limiti. Non presumere di poter fare più di quello che siamo in grado di fare, La povertà di spirito, è tale quando dopo un peccato, o un fallimento, non gettiamo la spugna, ma si ricomincia il cammino.
– Siamo poveri in spirito soprattutto quando riusciamo a vivere una vera intimità con Gesù, e cioè quando tutte le occupazioni e preoccupazioni umane passano in secondo piano, mentre cresce e trova spazio in noi, un dialogo aperto con Gesù e con il prossimo.
– Siamo poveri in spirito nella misura in cui non perdiamo tempo nel piangere sui nostri limiti, ma facciamo tutto il possibile per conoscere quello che Gesù ha fatto e continua a fare per noi.
– Siamo poveri in spirito quando possiamo e mettiamo in pratica quello che Giovanni Battista ha suggerito ai suoi discepoli: “Lui deve crescere, io invece diminuire” (Gv.3,30).
– Siamo poveri in spirito quando siamo coscienti di quello che ha scritto San Paolo ai Corinzi: “Chi sta in piedi, guardi di non cadere” (1 Cor.10,12). Presumere infatti, in forza di certe esperienze fatte, di essere sicuri di non cadere più in certi peccati, è un grave errore.
– Siamo poveri in spirito se siamo coscienti che da soli non siamo capaci di affrontare i tanti problemi della vita, ma sempre abbiamo bisogno di un sostegno spirituale. Esemplare è quello che si legge nella lettera di Paolo ai Filippesi: “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil.4,13)
– Siamo poveri in spirito quando possiamo dire come San Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Galati 2,19-20). Questo certamente è un livello di povertà e di vita spirituale che poche persone hanno la grazia di raggiungere. Tutti però dobbiamo fare il possibile per migliorare ogni giorno la nostra condizione di vita spirituale.
– Siamo poveri in spirito quando viviamo la carità, come la descrive Paolo nella lettera ai Corinzi:
una carità “che tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Corinti 13,7).
Quello che il Signore ci chiede per essere poveri in spirito, certamente è un cammino non facile, ma doveroso e possibile.E’ il momento presente che deve essere segnato da una volontà ferma, che non si arrende davanti alle tante difficoltà della vita quotidiana. Una volontà forte di certe esperienze del passato e fiduciosa nella Divina Provvidenza per il futuro,
Gesù ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino ala fine del mondo” (Mt.28,20). E’ la sua Presenza che rende sicuri i nostri passi e che sempre ci sostiene nelle difficoltà.
Chiediamo a Maria, che come mamma, ci preservi sempre dalle insidie del maligno
Commento Vangelo di Luca 5, 10
“GESU’ DISSE A SIMONE: NON TEMERE; D’ORA IN POI SARAI PESCATORE DI UOMINI” (Luca 5,10)

Molte erano le persone sulle rive del lago, in attesa di ascoltare Gesù. Per essere meglio ascoltato, Gesù predicò salendo sulla barca di Simone. Al termine disse a Simone di gettare le reti per la pesca. “Simone rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua Parola getterò le reti” (v.5). Egli ha dimostrato piena fiducia nella Parola di Gesù, ed ha gettato le reti, nonostante non fosse nè il momento e neppure il posto adatto per la pesca. L’atto di fede di Simoneha ottenuto il miracolo; gettate le reti “Presero una quantità enorme di pesci al punto che le reti quasi si rompevano. Furono chiamati allora gli amici dell’altra barca, vennero e riempirono tutte e due le barche fino quasi farle affondare”(vv.6-7).Una pesca così straordinaria non era mai successa. “Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: ”Signore, allontanati da me perchè sono un peccatore” (v.8). Significativo questo gesto di Simone, che cosciente di essere una povera creatura e un peccatore come tanti altri, non si sentì degno di stare alla presenza di Gesù, che vedeva ora come una persona particolare e Divina.
> Un annuncio profetico
L’umiltà di Simone ha ottenuto una grazia che non certo si aspettava. Gesù infatti gli disse: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatori di uomini”(v.10). Inizialmente Simone non comprese queste parole, ma da quel momento fu tutto orientato nel seguire Gesù con piena fiducia e fedeltà. A Cesarea di Filippo, dopo che Simone professò apertamente la sua fede dicendo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt.16,16),Gesù rispose: “E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno sopra di essa” (Mt. 16,18). A questa profezia, Gesù aggiunse: “A Te darò le chiavi del regno dei cieli, tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato anche nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto anche nei cieli” (Mt.16,19). Questo prezioso annuncio profetico, Gesù l’ha confermato, quando risorto, apparve nel Cenacolo a tutti gli Apostoli.
> Un mandato che continua nel tempo
Quello che Gesù ha fatto e continua a fare nella Chiesa, è una realtà immutabile; possono cambiare nel tempo certe modalità e adattamento alle varie lingue, ma la sostanza rimane come Gesù l’ha voluta. Oggi La Chiesa, purtroppo, è minacciata da falsi profeti. Viviamo un momento di gravi difficoltà, che il Demonio utilizza per creare divisioni. Sappiamo che anche nei secoli passati Satana è riuscito a ferire la Chiesa di Gesù in modo grave, ma queste “ferite“, che hanno causato anche tanti Martiri, Gesù le rimarginerà completamente. Lo Spirito Santo è presente nel cammino della Chiesa, e ciò che è stato conferito al Vicario di Cristo alle origini, oggi lo vediamo presente e attuato dal nostro Papa Francesco.
> Gesù è il capo della Chiesa
La Chiesa è la “Sposa di Gesù”; è Lui che l’ha voluta e consacrata come tale. Il Papa è il suo Vicario, chiamato ad esercitare i vari Ministeri a favore del popolo e dell’umanità intera. Il Vicario esercita il mandato che Gesù gli ha conferito, ma il Capo è solo e soltanto Gesù. Purtroppo molte membra di questa grande Famiglia, non sono quello che dovrebbero essere, ma nulla viene tolto alla bellezza e al mistero che la Chiesa, Sposa di Gesù, realmente conserva. Non dobbiamo pensare che il peccato di un figlio in una brava famiglia possa alterare il volto della famiglia stessa. Così è della Chiesa, che sempre conserva un suo volto Santo e Divino.
> La missione di Pietro
Simon Pietro, un semplice pescatore del lago di Tiberiade, lo Spirito Santo lo ha reso veramente “Pescatore di uomini”. Questo è il miracolo che dobbiamo considerare. Sarebbe un grave errore fare i conti soltanto con le possibilità che umanamente abbiamo. La storia conferma, come all’inizio della Chiesa, lo Spirito Santo abbia dato il primo impulso con la Pentecoste; oggi, con tempi e modi diversi, continua a reggerla nella sua integrità. Oggi, la Chiesa naviga in acque difficili, ma non dimentichiamo quello che Gesù ha detto e cioè che: “Le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt. 16,16). Maria, ci mantenga fedeli a Gesù.
Commento alla prima Lettera ai Corinzi
ORA RIMANGONO QUESTE TRE COSE: LA FEDE, LA SPERANZA E LA CARITA’. MA LA PIU’
GRANDE DI TUTTE E’ LA CARITA'” (1 Cor. 13,13)

Il Cristianesimo fonda il suo cammino sulla Parola di Dio e con virtù da seguire con fedeltà e perseveranza. Fra le virtù più importanti abbiamo la fede, la speranza e la carità.
– La fede, che noi riceviamo come piccolo seme nel Battesimo; cresce e matura nel corso della vita. Credere significa riconoscere il valore, l’autorità e l’autorevolezza della Parola di Dio. Una Parola che poi va vissuta nella vita quotidiana, con piena obbedienza.
– La speranza, è conservare piena fiducia nel compimento del progetto che Dio ha sull’umanità e sulle singole persone, nonostante le avversità e gli ostacoli che si riscontrano. Noi sappiamo che il bene è più forte del male. Gesù lo conferma dicendo che “Le potenze degli inferi non prevarranno” (Mt. 16,18), anche se i tempi e i modi li conosce soltanto Dio.
– La carità, è la più grande di tutte le virtù, è da considerare così per tutto ciò che comporta e per tutto ciò che esige da un vero Cristiano. Ecco alcune esemplificazioni:
> La Carità, è vivere la legge dell’ Amore; è fare dono cioè di quello che abbiamo ricevuto.
Un significativo esempio lo possiamo avere nel funzionamento del cuore, che riceve sangue dalle vene e poi lo rimanda purificato nelle arterie. Sono due funzioni coordinate e indispensabili per il buon funzionamento di questo organo vitale. Il Cristiano deve essere capace di credere e quindi di accogliere tutto l’Amore che Dio ha per noi: “Ti ho amato di un Amore eterno” (Geremia 31,3). Gesù stesso ha chiesto per noi al Padre: “L’Amore con il quale mi hai amato sia in essi ed io in loro” (Gv.17,26). Un Amore così grande e così forte non può essere trattenuto per noi, ma esprime tutta la sua efficacia nella misura in cui lo comunichiamo alle persone che incontriamo nel nostro cammino. Gesù dice: Amate anche i vostri nemici”…Per osservare questo comando, certamente occorre una grazia particolare.
> La carità è avere la forza di perdonare. Non è facile perdonare,specialmente quando veniamo offesi e ancora di più quando siamo dalla parte della ragione. Gesù così ci ha insegnato nella preghiera del Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt.6,12). Sono queste le condizioni che rendono la carità una virtù primaria.
> La carità è vivere lasciando. E’ naturale difendere ciò che ci appartiene, ma è virtù saper donare anche le cose a cui siamo particolarmente attaccati. Questo dice Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt. 16,24). Non tutti sono chiamati a questo stile di vita, ma per tutti è importante essere generosi, caritatevoli e, specialmente, non sottrarsi nel dare il nostro aiuto anche economico.
> La carità è compiere con competenza il nostro lavoro. E’ un fatto di coscienza prepararsi bene per il lavoro che siamo chiamati a compiere. Essere superficiali, proprio per una mancata preparazione, è un peccato, è una mancanza di carità. Tutto questo se è necessario dal punto di vista umano, lo è ancora di più sul piano spirituale. “Non si può amare ciò che non si conosce”. Forse molte persone hanno perso la fede, proprio perchè nessuno gli ha parlato di Gesù in un certo modo. Diceva S. Teresa D’Avila alle sue consorelle: “Se Gesù non vi basta, non è Lui”.
> La carità comporta sempre sacrificio. Tutte le cose belle hanno un prezzo. Una vita comoda, dove si pensa solo a se stessi, dove non si fa spazio a chi per tanti motivi è in difficoltà, dove si demanda ad altri quello che possiamo fare anche noi, non è carità. Santa Teresa di Calcutta è un esempio che dobbiamo seguire se ci professiamo veri Cristiani. La pigrizia è un peccato.
> La carità, va vissuta con perseveranza. Non basta compiere ogni tanto qualche buona azione. Quello che possiamo fare, lo dobbiamo fare sempre, con tempestività e generosità.
Queste poche indicazioni bastano per farci comprendere come la Carità sia una virtù fra le più grandi. Un serio compimento della carità, e’ possibile assolverlo, solo se sostenuto da una vita spirituale ben consolidata. Una particolare attenzione va data non solo alle tante preghiere che possiamo dire, ma al tempo e al modo con cui viviamo, sappiamo vivere la Presenza di Gesù.
In questo giova molto il tempo dato alla meditazione e all’Adorazione della Santa Eucaristia.
Affrontiamo il cammino che esige la vera carità, con serenità e fiducia, invocando un aiuto particolare in merito alla nostra cara Mamma Celeste che più di noi desidera il pieno compimento della carità in tutti i suoi figli.
Commento Vangelo di Luca 4,21
“GESU’ ALLORA COMINCIO’ A DIRE: OGGI SI E’ COMPIUTA QUESTA SCRITTURA CHE VOI AVETE ASCOLTATO”
(Luca 4,21)

I primi trent’anni di vita, come vero uomo, Gesù li ha vissuti a Nazareth, un piccolo paese della Galilea dove tutti praticamente si conoscevano. Maria, Gesù e Giuseppe, hanno condiviso la vita di quel paese con semplicità. Ogni sabato frequentavano con fedeltà la Sinagoga. Nulla faceva prevedere quello che veramente stava vivendo quella famiglia. Gesù, dopo quegli anni, ha lasciato Nazareth e ha dato inizio alla sua preziosa missione.
Ø Nella sinagoga di Nazareth
Il giorno che Gesù venne a predicare nel suo paese e di Sabato, si presentò come al solito nella Sinagoga. A Lui fu dato il compito di leggere il testo di Isaia che dice: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato ad annunziare ai poveri il lieto messaggio” (v.18). Terminata la lettura, sapendo che già aveva predicato e fatto anche miracoli in altre parti della Palestina, tutti erano attenti e desiderosi di ascoltare un suo commento. “Allora cominciò a dire: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”(v.21). Praticamente Gesù si è presentato come il Messia annunciato dai Profeti e atteso da secoli. Le persone presenti mentre erano meravigliati “per le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca” (v.22), allo stupore, dopo quello che Gesù ha detto, subentrò il dubbio e si dicevano: “Non è il figlio di Giuseppe?” Questo dicevano perchè lo conoscevano bene come il figlio di Giuseppe il falegname.
Detto questo, per quella sua affermazione, dall’entusiasmo sono passati al disprezzo,
considerando assurdo quello che diceva. Gesù ha reagito, prima dicendo che “Nessun profeta è ben accetto nella sua patria” (v.24). In seguito citò il caso in cui vi fu una grande carestia in tutto il paese al tempo di Elia, ma “A nessuno fu mandato Elia, se non a una vedova di Sarèpta di Sidone”. Citò poi anche il caso in cui quando “C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, nessuno fu purificato se non Naamàn, il Siro” (vv.26,27). Con queste due citazioni storiche, Gesù ha voluto far capire che per la mancanza di fede del popolo di Israele, il Signore ha premiato solo persone straniere: la vedova di Sarèpta e Naamàn il Siro.
Questo ha voluto dire, che sarà così anche per coloro che oggi non credono.
> La triste vendetta
I presenti nella Sinagoga hanno compreso che le due citazioni fatte da Gesù, erano una
conferma della loro mancanza di fede. Sentendosi offesi, hanno reagito “Cacciandolo fuori e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.
Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino” (vv.29,30). E’ significativo questo suo sottrarsi da loro senza che essi se ne accorgessero.
Più volte Gesù ha sofferto e oggi ancora soffre, per non essere riconosciuto come il Messia, atteso da secoli. Anche noi facciamo soffrire Gesù, quando dubitiamo della sua Parola, della sua Presenza, del suo Amore e di quanto ha fatto e continua a fare per noi.
> Un atto di riparazione
Non ci dobbiamo fermare a guardare quello che succede nel mondo nè la mancanza di fede di certi Cristiani che si sono dimenticati del Battesimo ricevuto. Dobbiamo reagire con uno stile di vita che sia di sollievo al cuore di Gesù. Ecco alcuni suggerimenti:
– Ascolto della Parola. Una lettura quotidiana e perseverante della Parola di Gesù, aiuta molto a prendere coscienza della preziosità della sua Persona e del suo messaggio.
– Fede indiscussa in Gesù. Coscienti dei nostri limiti, evitare ogni falsa interpretazione della Parola di Gesù. Fare attenzione a certi falsi profeti e ad alcune voci non autorevoli.
– Credere per capire. Le verità soprannaturali, vanno accolte non con i nostri criteri e limiti
umani. La nostra mente è limitata pertanto, non possiamo pretendere di credere per capire.
– Vivere la Parola. Senza esitazione, senza ritardi e in termini concreti, quello che Gesù
suggerisce e comanda, non deve restare lettera morta, ma vivere quello che si crede.
– Una risposta d’Amore. Dimostriamo il nostro Amore a Gesù, vivendo la sua Presenza.Maria ci aiuti ad essere persone che con i fatti dimostrano di Amare il Suo Divin Figlio
Commento Vangelo Giovanni 2,11
“A CANA DI GALILEA, FU L’INIZIO DEI SEGNI COMPIUTI DA GESU'” (Giovanni 2,11)

Avere alla festa di nozze la presenza di Gesù, è un grande dono. Gesù non è una persona qualsiasi. Lui è una persona di altissimo valore, splendida e potente. Gesù è Dio da sempre e nel tempo ha unito alla sua natura Divina, la nostra natura umana. Gesù è il Verbo Incarnato. Gesù è stato il grande atteso. E’ venuto, ha agito e continua la sua azione in mezzo a noi fino al giorno in cui tutti “Vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria” (Lc. 21,27). Quale coscienza abbiamo di una persone così preziosa e sublime?
- Alle nozze di Cana
Una coppia di sposi di Cana di Galilea, ha avuto la grazia di avere fra gli invitati alla festa del loro matrimonio, Gesù la sua mamma Maria e i suoi discepoli. Avvenne però che nel corso della festa venne a mancare il vino e Maria, che si era accorta di questo, volendo allora evitare un forte disagio agli sposi novelli, si è rivolta a Gesù, dicendo :“Non hanno più vino” (v.3). Al momento sembrava che Gesù non avesse intenzione di intervenire. Maria si è limitata a dire ai servi: “Qualunque cosa vi dica, fatela” (v.5). Grande è stata l’intuizione di Maria, che non ha dubitato nell’intervento di suo Figlio, ed ha ottenuto il miracolo! Avvenne, infatti, che Gesù ordinò di riempire delle giare di acqua, che servivano per altri servizi. Erano sei giare, che contenevano ciascuna da ottanta a centoventi litri. Fatto questo, dopo un misterioso attimo, Gesù disse: “Ora prendete e portate le giare a colui che dirige il banchetto” (v.8). Nessuno si è accorto di quanto era avvenuto, soltanto il responsabile della festa, che dopo avere assaggiato il contenuto delle giare, disse allo sposo: “Tutti mettono a tavola il vino buono all’inizio e quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora” (v.10). Quello che avvenne a”Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù”. (v.11), L’intervento di Maria, è stato provvidenziale e significativo in tutti i sensi.
- La potenza di Gesù
Se abbiamo la grazia di riflettere sulla persona di Gesù, dall’inizio della sua vita pubblica, fino alla conclusione dolorosa della sua morte in croce, tutto è una manifestazione della sua potenza Divina. Basti pensare ai grandi miracoli che ha operato; alla preziosa efficacia della sua Parola; all’attenzione così profonda alle tante persone che ha incontrato; alla speranza che ha suscitato parlando di ciò che ci attende: Lui stesso ci ha offerto la possibilità di vivere una particolare intimità con Lui, quando disse: “Rimanete nel mio Amore” (Gv.15,9). Preziosa è la capacità che ha dimostrato di liberarci dalle pericolose insidie del demonio. Grande è il perdono, che ci concede fino a “settanta volte sette” (v. Mt. 18,22). Da mettere poi in particolare rilievo, la possibilità che ci offre di ricevere come cibo il suo Corpo e come bevanda il suo Sangue. Ecco perchè diceva Santa Teresa D’Avila alla sue Suore: “Se Gesù non vi basta, non è Lui”.
- La fede di Maria
Una bella testimonianza di fede, fu quella che Maria ha manifestato quel giorno a Cana di Galilea. Come prima cosa ha dimostrato di essere una persona matura, nonostante la giovane età e non ha lasciato ad altri di risolvere il problema della mancanza di vino. Gesù sul momento sembrava non volesse intervenire; Maria, nel suo cuore, si è però affidata completamente alla volontà del Figlio, limitandosi a dire ai servitori: “Qualunque cosa vi dica, fatela”. Ecco l’atto di fede e cioè credere che Gesù avrebbe fatto la cosa giusta. Così anche noi dovremmo fidarci di Dio.
- Una testimonianza
I servi erano certi di aver messo acqua nelle giare; come poi fosse diventata vino, fu per loro un grande mistero. Sorprendente fu anche il comportamento del responsabile del banchetto che fece notare il fatto del vino buono alla fine della festa. Forse pochi si sono resi conto che era avvenuto un vero miracolo. Maria e i Discepoli sapevano bene come eranpo andate le cose e questo fu per loro una prima grande manifestazione della potenza di Gesù alla quale hanno reso gloria con tanta gioia e riconoscenza. Noi, davanti a tanti altri miracoli che Gesù ha compiuto, crediamo? Che Maria ci aiuti a saper riconoscere la potenza Divina di Gesù.
Commento Vangelo Luca 3,21
“GESU’ RICEVUTO IL BATTESIMO, STAVA IN PREGHIERA; IL CIELO SI APRI’ E DISCESE SU DI LUI LO SPIRITO SANTO IN FORMA CORPOREA, COME UNA COLOMBA” (Luca 3,21-22).

Un giorno nel fiume Giordano avvenne uno straordinario evento, quando Gesù, “Ricevuto il Battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese su di Lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba”. L’evento riempì di stupore non solo Giovanni Battista, ma tutti i presenti in quel momento.
- “Gesù stava in preghiera”
Esemplare, è stato il comportamento di Gesù che dopo aver ricevuto il Battesimo, “Stava in preghiera”. Non sappiamo quale preghiera Gesù in quel momento abbia fatto, ma certamente è stato un intimo dialogo con il Padre e con lo Spirito Santo. Un dialogo non fatto con semplici parole, ma con uno scambio di sentimenti che solo con il cuore si possono esprimere. Quanto sarebbe importante anche per noi, stare raccolti e mettersi in preghiera ogni volta che riceviamo un Sacramento. Anche perché tutti abbiamo bisogno di avere contatti sereni e positivi con le persone che incontriamo. La vera e necessaria relazione che dovremmo avere è con Gesù, presente nella Santa Eucaristia. Pertanto, quando riceviamo un Sacramento, quello è il momento giusto per stare in silenzio, per meditare e dialogare con la Persona Divina; un dialogo che dia molto spazio all’ascolto.
- “Il cielo si aprì”
In quel clima di intensa preghiera di Gesù, fra il cielo e la terra, si è stabilita una comunione assai misteriosa e reale. Lo splendore del Cielo, ha invaso la terra: “il cielo si aprì”.
Sono momenti di Grazia che Gesù conferma possibili quando una persona, con animo puro, entra in “sintonia” con le realtà soprannaturali. Nella vita dei Santi, troviamo documentata questa misteriosa comunione fra il cielo e la terra; infatti, in alcuni momenti della loro intimità con Dio, hanno vissuto esperienze mistiche, chiamate “estasi”. Nell’estasi, la persona è già nel cielo e il cielo è sulla terra. Noi non siamo Santi, ma ugualmente abbiamo la possibilità di sperimentare, seppure in forma limitata, la gioia di riuscire a “toccare” il Cielo, quando viviamo un momento di vera preghiera fatta non con le parole, ma con il cuore.
- “Discese su di Lui lo Spirito Santo”
L’azione dello Spirito Santo, è stata e sarà per sempre, il colpo d’ala per il compimento delle missioni richieste per la salvezza dell’umanità. Gesù stava per iniziare la missione che il Padre gli aveva affidato e che compirà con la sua vita, morte e risurrezione. La “Discesa dello Spirito Santo su di Lui”, è stata la conferma del prezioso ed efficace compito, che Gesù ha assunto. Sarà ancora lo Spirito Santo, che Gesù stesso, dopo la sua assunzione al cielo, invierà sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste, a sostenerli nel loro compito. Anche noi oggi abbiamo una missione da compiere, piccola o grande che sia, ma sempre importante agli occhi di Dio. Come allora, è importante anche per noi, invocare lo Spirito Santo, affinchè ci aiuti a comprendere bene, quello che dobbiamo fare. Allo stesso tempo, avere la forza per mettere in pratica quanto ci viene richiesto.
- “Apparve in forma corporea come di una colomba”
Un segno visibile e poi una “Voce” che così ha proclamato: “Tu sei il mio Figlio l’amato: in te ho posto il mio compiacimento (Lc.3,22). Questa è stata una manifestazione della Santissima Trinità: Gesù nel Giordano; lo Spirito Santo nel segno della colomba e quella “Voce” del Padre.
Un evento così straordinario e misterioso, è la conferma di quanto fosse importante la missione che Gesù stava per iniziare. Noi, di questa mirabile missione, ne siamo i beneficiati. Questi sono fatti che non possiamo dimenticare, oppure considerare come qualcosa che riguarda il passato. Oggi, con il Sacramento Battesimo che abbiamo ricevuto e con il cammino di fede che stiamo facendo, riceviamo i frutti di quell’albero che ha le radici nella persona di Gesù Cristo.
> “Tu sei il mio Figlio l’amato”
Commovente è questa attestazione di Amore del Padre verso Gesù. Un Amore che dovrebbe essere per noi pienamente condiviso, proprio per il fatto che la nostra salvezza ha le radici in questa sorgente di Amore. Non siamo in grado di comprendere più di tanto, ma esprimiamo tutta la nostra riconoscenza, per l’Amore che il Padre ha per Gesù e in Gesù per ciascuno di noi.
Maria, la nostra cara mamma, ci aiuti a comprendere quanto e come siamo amati da Gesù.
Commento Vangelo Giovanni 1,16
“GIOVANNI GLI DA’ TESTIMONIANZA E PROCLAMA…DALLA SUA PIENEZZA NOI TUTTI ABBIAMO RICEVUTO GRAZIA SU GRAZIA” (Gv.1,16)

Giovanni Battista si è preparato alla sua missione nel deserto con una vita di preghiera e di penitenza. Alle persone che andavano da lui nel corso della sua missione, oltre al dono della parola, le Battezzava nel fiume Giordano. Era un Battesimo di penitenza in preparazione all’incontro con Gesù. La sua parola fu illuminante e preziosa, sempre rivolta a Colui che stava per venire: Gesù, il Messia. Giovanni dava testimonianza con la sua vita e con forza proclamava che, dalla pienezza di Gesù, noi tutti abbiamo la possibilità di ricevere “Grazia su Grazia”. Con queste parole, egli presentava Gesù come una preziosa”Sorgente“ di vita e di Amore, alla quale era però necessario avvicinarsi con umiltà, con un cuore aperto e con tanta fede.
- “Credere per capire”
Sant’ Agostino, si rese ben conto, nei suoi grandi studi, che ciò che riguarda il soprannaturale diventa accessibile, per noi creature umane, nella misura in cui si crede. Quando con umiltà e con fede, accogliamo la sua Parola, gli orizzonti si aprono a tante altre preziose verità. Anche per noi oggi è importante ascoltare la Parola di Gesù con la massima fiducia in tutto quello che rivela, anche quando ci presenta verità umanamente incomprensibili, come è avvenuto a Cafarnao. In quella Sinagoga, Gesù, ha detto che avrebbe dato il suo Corpo come cibo e il suo sangue come bevanda; a quelle parole, tutti si sono scandalizzati. Una tale verità è stata accolta soltanto da chi ha creduto al valore della sua Parola, seppur tanto misteriosa.
Il Battista, per coloro che credono, ha fatto capire che in forza della fede, possiamo ricevere dal Messia “Grazia su Grazia”. La stessa parola di Giovanni, oggi è rivolta a ciascuno di noi.
- Non lo specchio, ma il deserto.
E’ cosa buona, ogni tanto, trovare del tempo per fare un esame di coscienza sull’andamento della nostra vita. E’ importante, però, trovare anche del tempo per prendere coscienza di quello che Gesù ci offre con la sua Parola e, in particolare, dell’Amore che nutre per noi. Si legge nel Vangelo di Giovanni: “L’Amore con il quale mi hai amato, sia in essi e io in loro” (Gv.17,26).
Quale coscienza abbiamo di questo Amore? Facciamo attenzione perché la tattica del demonio è nascondere, è non farci prendere coscienza di quanto siamo amati da Dio. Sappiamo invece che in forza del Battesimo, noi siamo figli di Dio e che abbiamo Lui come nostro Padre. Queste e tante altre Grazie, non possiamo dimenticarle, ma farne un vero tesoro. Ecco perché si dice: non fermarti tanto allo specchio per vedere come sei, ma dedica del tempo e spazio per prendere coscienza di quanto sei spiritualmente, aiutato e sostenuto dal Signore nel tuo cammino.
- “Abbiamo ricevuto Grazia su Grazia“
Con umiltà e coscienti dei nostri limiti, rivolgiamo la mente e il cuore a Gesù, “Sorgente” di Grazia, che con grande abbondanza riversa su ciascuno di noi tutta la sua Luce e il suo Amore.
– Gesù è una “sorgente” sempre attiva. L’azione di Gesù; l’attenzione e l’Amore che ha per noi; il tesoro che mette a nostra disposizione; la luce che ci offre con la sua Parola è sempre a nostra disposizione. L’Amore di Gesù per noi non subisce interruzioni e non fa discriminazioni.
– Gesù ci offre doni soprannaturali. Quello che Gesù ci offre, quello che possiamo attingere da quella “Sorgente”, è per una crescita della vita spirituale. Possiamo a volte anche ricevere doni che riguardano la nostra realtà terrena, ma lo specifico dei suoi doni va oltre le nostre conoscenze naturali e pertanto è solo con la fede che possiamo attingere a quella “Sorgente”.
– Modalità e tempi diversi. L’Amore di Gesù, non fa discriminazioni; il suo dono è per tutti, ma i tempi e i modi con cui le Grazie vengono elargite, hanno modalità e tempi molto diversi dai nostri quindi, bisogna saper attendere. Da considerare poi che il Signore conosce bene le Grazie che ci sono veramente utili, per cui bisogna saper attendere con tanta fiducia, una fiducia piena.
– Avvicinarsi alla “Sorgente”. Gesù ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt.28,20). La sua Presenza non è solo spirituale, ma è una presenza reale nella Santa Eucaristia. Quello che possiamo e dobbiamo fare, è trovare il tempo per l’Adorazione Eucaristica. Ogni giorno dovremmo proporci di stare in Adorazione a Gesù presente in quell’Ostia Consacrata. La sua Presenza è contagiosa e opera in noi una terapia spirituale continua. Chiediamo a Maria, un cuore capace di accogliere tutto l’Amore che Gesù ci offre.
Commento Vangelo Giovanni 1,14
“E IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI” (Gv.1,14)

Soltanto in Paradiso avremo la possibilità di comprendere la preziosità del mirabile evento della Incarnazione di Gesù. Già fin da ora è comunque importante prendere coscienza, meditare e di cuore ringraziare il Padre, per averci dato un dono così grande. La preziosità di questo dono sta nel fatto che Gesù, unendo alla sua natura Divina la nostra natura umana, con la sua Vita, Morte e Risurrezione, ha riscattato l’umanità dalle conseguenze del peccato. Gesù ha riaperto le porte del Paradiso. Ora tocca a noi camminare sulla strada giusta per arrivare a raggiungere la vita eterna. La strada che il Signore ci ha indicato, è nei Comandamenti e nelle Beatitudini.
- Il Natale di Gesù
E’ commovente pensare alla nascita di Gesù, avvenuta nel piccolo paese di Betlemme. Maria e Giuseppe, custodi di un dono così prezioso, non hanno trovato una casa per essere ospitati e aiutati per un evento così delicato come è il parto di una mamma. Così, Gesù, il Figlio del Dio vivente, per Amore nostro, già all’inizio della sua vita qui sulla terra, ha sperimentato quanto faccia soffrire il non essere compresi e aiutati in certi momenti della vita. Ma quello che potevano avere certe autorità, è stato invece donato a dei semplici pastori di quella regione. A loro è stata concessa la grazia di essere i primi ad essere informati della nascita di Gesù bambino; infatti, “Un Angelo del Signore si presentò a loro e la Gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’Angelo disse loro: Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc. 2,9-11). Grande fu lo stupore e il disagio creato da questa apparizione dell’Angelo. Oggi, fa riflettere molto il fatto che un evento cosi straordinario e prezioso per tutta l’umanità, sia stato annunciato per primo a delle persone povere e tenute lontano dal paese, anche per la condizione del loro lavoro. Questa è stata la scelta di Dio: favorire gli ultimi. Dopo aver detto dove potevano trovare il bambino, “Subito apparve con l’Angelo una moltitudine dell’ esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che Egli ama” (Lc. 2,14). Questo inno di lode, sia cantato e proclamato anche da noi, in questo giorno che celebriamo il Natale di Gesù.
> “Venne ad abitare in mezzo a noi“
Non ci sono parole, per esprimere in modo adeguato, la nostra riconoscenza per il dono di Gesù. Mirabile poi è il fatto di avere deciso di “Abitare in mezzo a noi”. Il misterioso dono della sua Incarnazione, è già in sé stesso una conferma di quanto sia grande l’Amore che Gesù ha per noi. La decisione di prendere dimora in mezzo a noi, facomprendere come Lui desideri salvarci non soltanto con la sua Parola, ma con la sua reale presenza. Non lasciamoci ingannare dal maligno, che fa di tutto per oscurare la preziosità della Incarnazione di Gesù, e ancora di più, cerca di occuparci in tante cose secondarie, per impedirci di vivere la presenza di Gesù, ma nessuno è scusato dal fatto di non essere capace di assolvere un tale compito.
> Come vivere la presenza di Gesù?
Ogni persona ha degli impegni che necessariamente deve assolvere; è importante però, dare la priorità a certi valori. Vivere la Presenza di Gesù, deve avere il primo posto.
La motivazione di questo primato, sta nella coscienza che dovremmo avere della preziosità della Persona di Gesù. Se in casa abbiamo un oggetto prezioso, non si dimentica di averlo, anzi si provvede ad assicurarlo con la dovuta premura. Gesù è un grande tesoro. La preziosità del suo essere, è incalcolabile. Gesù non solo è vero uomo, ma è Dio da sempre. Quello che possiamo fare per arrivare a vivere la Presenza di Gesù, è meditare seriamente su quello che Lui è, su quello che ha fatto e continua a fare per noi, e mettere in pratica i suoi insegnamenti.
Se arriveremo a conoscere quello che Lui è, allora facilmente vivremo con gioia la sua Presenza, e troveremo anche il tempo per l’Adorazione di Lui, presente nella Santa Eucaristia.
Nell’Adorazione, riceviamo un grande beneficio e, il dono ricevuto, arriva a tanti fratelli lontani.
Invochiamo l’aiuto di Maria per essere persone che vivono con gioia la Presenza di Gesù.
Commento Vangelo Luca 1,45
“E BEATA COLEI CHE HA CREDUTO NELL’ ADEMPIMENTO DI CIO’ CHE IL SIGNORE LE HA DETTO” (Luca 1,45).

L’incontro di Maria con Elisabetta è una conferma di quanto lo Spirito Santo abbia operato e continui a operare nella storia della salvezza. Elisabetta, quando ha visto Maria entrare nella sua casa, subito si è resa conto di qualcosa di particolare. E’ bastato il saluto di Maria e il bambino le sussultò nel suo grembo.
Elisabetta ebbe la grazia di comprendere che il misterioso concepimento avvenuto in Maria, era opera dello Spirito Santo. Confermata del fatto, con animo ricolmo di meraviglia, rivolse allora a Lei parole ispirate: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Alla fine, queste due mamme, hanno reso gloria a Dio per essere state chiamate a una missione cosi importante e non solo per la loro vita, ma per il bene dell’intera umanità.
- La fede di Maria
Importante è stata la testimonianza di Elisabetta nel confermare l’atto di fede di Maria nel progetto che Dio aveva su di Lei. Credere infatti, non significa comprendere una verità o un progetto che Dio ha su di noi, ma è dare il proprio libero e sereno consenso, a quello che Dio ci rivela o ci chiede apertamente. Così è stato per Maria, umanamente non era in grado di comprendere come poteva avvenire ciò che Le era richiesto. La risposta di Maria fu veramente un atto di piena fiducia nelle Parole dell’Angelo: “Avvenga di me, secondo la tua Parola”.
Una tale risposta, è stato come dire: io non comprendo quello che mi viene chiesto e come potrebbe avverarsi, ma senza riserve e senza ritardi, ecco tutta la mia disponibilità. Elisabetta ha riconosciuto pienamente il comportamento di Maria e con semplicità, ma anche con tanta chiarezza, si è rivolta a Lei con parole molto significative: “Beata colei che ha creduto”.
Quel temine “Beata” equivale a dire Santa è colei che ha creduto.
- Un dono per l’umanità
L’Amore che Dio ha per noi, si manifesta molte volte attraverso Parole ed eventi da noi non comprensibili. La Sapienza di Dio sa bene come arrivare alle persone, come offrire a tutti la possibilità della salvezza eterna. E’ umano, comunque, desiderare di conoscere come fare in certe situazioni, come rispondere a certe chiamate. Una cosa è certa che Dio si rivolge a noi sempre con il massimo rispetto della nostra libertà. Dio ci ama veramente e ciò che ci chiede è solo e sempre per il nostro bene. Quello che Maria ci insegna con la risposta data all’Angelo, è di avere piena fiducia in Dio. Una positiva risposta, non solo procura serenità nel proprio cammino, ma nel tempo e nei modi che solo Dio conosce, diventa un prezioso aiuto per fratelli e sorelle che forse non conosceremo mai sulla terra. Se riflettiamo bene, quell’assenso di Maria al progetto che Dio aveva su di lei, ha reso possibile il miracolo della Incarnazione di Gesù nel suo grembo. Quell’evento miracoloso, ha dato inizio all’opera di Salvezza che Gesù ha compiuto e portato a termine con la sua vita, morte e Risurrezione.
- Il dovere della riconoscenza
Oggi, in forza del Battesimo, a pieno titolo facciamo parte della Famiglia di Dio. Abbiamo la grazia di invocare Dio come Padre, Gesù come nostro Salvatore e lo Spirito Santo come Persona che ci fa dono del suo fuoco d’Amore. Coscienti di questo prezioso dono, è doverosa la riconoscenza che dobbiamo avere anche verso Maria. Il suo atto di fede, la sua disponibilità incondizionata al progetto di Dio, hanno aperto le porte a una realtà che è stata ed è salvezza per tutti. Diciamo grazie a Maria, impegnandoci ad essere obbedienti alla Parola del Signore e ad essere generosi nel compimento del nostro dovere, anche quando comporta sacrifici.
> Un atto di Adorazione
Elisabetta ha espresso un atto di fede in quello che Dio ha compiuto in Maria. Noi, che siamo i beneficiati di ciò che è avvenuto in Maria, facciamo tutto il possibile per prendere coscienza e meditare quello che è avvenuto. Trovare quindi il tempo e il modo per manifestare, oltre al nostro atto di fede, anche un atto di Adorazione a Gesù, presente nella Santa Eucaristia.Nel silenzio, saper dare e ricevere l’Amore che Gesù ci offre.
Con Maria, rendiamo Lode, Onore e Gloria a Gesù, per averci aperto le porte del Paradiso.
