Commento al Vangelo di Luca 2,25

“A GERUSALEMME C’ERA UN UOMO DI NOME SIMONE, UOMO GIUSTO E PIO” (Luca 2,25)
Sempre si compie la Parola del Signore! Così è stato con la promessa fatta a Simone, quando “Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo” (v.26). Così è avvenuto. Simone, andando al Tempio, ebbe la grazia di incontrare Maria e Giuseppe che portavano il bambino Gesù per fare quello che la Legge prescriveva. Fu in quel momento che Simone ebbe la grazie di poter “Accogliere fra le braccia” il Bambino e per questo dono Benedisse Dio dicendo: “Ora puoi lasciare Signore che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola” (v.29).Grande fu la gioia di Simone nel momento in cui ha visto compiersi la promessa avuta.
- Uomo giusto e pio.
La lode fatta a Simone, dichiarandolo: “Un uomo giusto e pio”, è una conferma che se una persona si comporta bene, se è obbediente al Signore, viene esaudita e ricompensata dalla Divina Provvidenza. Simone ha dimostrato di vivere la propria vita compiendo onestamente il suo dovere. Il Santo, non è soltanto la persona che compie opere grandi, ma colui che con semplicità fa tutto il possibile per compiere il proprio dovere con giustizia e competenza. Certamente, la Santità esige una particolare intimità con il Signore, che qui viene confermata in Simone con la sua conduzione di “vita pia” e cioè vita di preghiera. Questo è uno dei punti carenti in molti cristiani. A volte pensiamo che basti compiere opere di carità per essere cristiani; fare del bene al prossimo è cosa buona, ma diventa cosa preziosa e feconda, se quello che si fa è vissuto in comunione, in intimità con il Signore.
E’ la presenza di Gesù, è l’ intimità con lo Spirito Santo che irriga l’azione compiuta così da renderla particolarmente feconda. E’ stato il “modo Pio” di vivere di Simone, che poi lo ha portato a una fecondità così particolare.
- Lo stupore e la gioia di Maria e Giuseppe
Maria e Giuseppe, con la semplicità e la fede di ogni buon Israelita, sapevano di avere fra le braccia un Bambino particolare. Essi, come tutti a quel tempo, stavano compiendo un atto richiesto dalla Legge; mai si sarebbero aspettati di incontrare persone come Simone e Anna, con le loro dichiarazioni cosi importanti e misteriose allo stesso tempo. Infatti, Simone, “Disse a Maria, sua madre: Ecco, Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, e anche a te una spada trafiggerà l’anima” (v.34-35). Per Maria le parole di Simone furono molto forti e tali da farla riflettere, fin da subito, su quale sarebbe stato il suo compito, non solo di mamma, ma di vera collaboratrice al piano di salvezza con cui Gesù ha dato inizio con la sua miracolosa Incarnazione. Non meno significativa e importante è stata la profezia su quello che Gesù avrebbe subìto e provocato con la sua missione: “Qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione”. Oggi, noi stessi, siamo in grado di confermare queste parole profetiche. Quello che dobbiamo fare, è rinnovare tutta la nostra fede con la piena adesione all’opera di salvezza che Gesù ha iniziato e che continua nel tempo, fra tante avversità .
Maria ci aiuti ad essere persone giuste e pie, come furono Simone e Anna.
Commento al Vangelo di Luca 1,37

“NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO” (Luca 1,37)
Siamo creature fatte a immagine di Dio, con preziose facoltà , ma anche con dei limiti, naturali e spirituali. Sempre rendiamo lode e Gloria al Creatore per come ci ha voluto. Siamo ormai vicini al miracoloso evento del Santo Natale, che si presenta a noi come un dono così prezioso che solo in Paradiso avremo la possibilità di contemplare. Quello che la festa del Santo Natale ci fa meditare, è il fatto che “Nulla è impossibile a Dio”. Ciò che è avvenuto inMaria apre orizzonti nuovi e infiniti, che dobbiamo accogliere con fede.
- Verità di fede
L’opera e l’azione di Dio hanno sempre un carattere straordinario e, in quanto tale, quello che ha fatto e ciò che dice, deve essere accolto con fede. Credere vuol dire riconoscere il valore, l’autorità , l’autorevolezza e l’efficacia della Parola. L’evento del Santo Natale, deve essere letto e vissuto nella sua dimensione soprannaturale; non è semplice nascita di un bambino, ma di una creatura che ha una duplice natura. Divina da sempre e umana, assunta nel grembo di Maria. Il Santo Natale ha un valore sublime e grande perché quel bambino è il Verbo Incarnato.
- Adorazione
Alla presenza di un tale miracolo, perché così è da considerare, il primo atto da compiere è l’Adorazione. Per noi, ai quali è data la grazia di entrare in contatto con una realtà così misteriosa, è un dovere mettersi in ginocchio e con umiltà pronunciare il nostro atto di fede, di fiducia piena in quel bambino, ben diverso da ogni altro bambino. Possiamo esprimere l’Adorazione con un gesto, deve però avere il suo riflesso nell’intimo del nostro cuore, sapendo che siamo davanti a Dio. Mettiamoci in ginocchio e riconosciamo la grandezza e la sublimità di questo bambino. Dobbiamo fare i conti con i nostri limiti, con la nostra povertà umana, pertanto, è cosa buona non limitarci a delle semplici parole di lode e di ringraziamento, ma lasciare che sia il cuore a esprimere una risposta di amore. Ciò che nasce dal cuore, è più efficace di quanto la nostra mente possa esprimere.
- Supplica
Alla Lode e al dovuto ringraziamento per l’evento della nascita di quel Divino Bambino, provvidenziale può essere il momento per la nostra supplica. La grazia che possiamo chiedere, è di avere una conoscenza sempre più capace di valutare i preziosi doni che riceviamo dal Signore. Infatti, sappiamo bene che non si può amare ciò che non si conosce; anche se, certamente, sarà sempre per noi una conoscenza limitata. Con la grazia di una migliore consapevolezza del dono ricevuto, sempre è doveroso chiedere per noi la forza di mettere in pratica ciò che il dono esige; in questo caso, si tratta di riuscire ad essere persone che fanno tutto il possibile per testimoniare con la parola, ma soprattutto con la vita, ciò in cui crediamo. Per una più autentica testimonianza di fede, invochiamo l’azione dello Spirito Santo. E’ Lui il motore che da sempre sostiene e guida il popolo di Dio. Con la sua Luce e con la sua forza vivremo bene il Santo Natale.
Invochiamo l’intervento di Maria, perché ci renda veri testimoni di quel Bambino.
Commento al Vangelo di Giovanni 1,6
“VENNE UN UOMO MANDATO DA DIO, IL SUO NOME ERA GIOVANNI” (Gv.1,6)

Il nome Giovanni significa “dono del Signore”.
Veramente Giovanni fu un grande dono che il Signore ha concesso al suo popolo. Giovanni con l’esempio della sua vita e l’opera che ha compiuto, è stato di grande aiuto per il cammino di conversone del suo popolo. Grande fu il coraggio dimostrato nel denunciare il peccato di adulterio di Erode, che gli costò la prigionia e di seguito la crudele decapitazione.
– Il nome Battista, aggiunto al suo nome, è stato dato per indicare il compito che ha assolto come amministratore del Battesimo, con l’immersone nel Giordano.
- La preparazione nel deserto
Giovanni Battista, per prepararsi alla sua grande missione, ha vissuto un tempo della sua vita nel deserto. Fu una scelta fatta per liberarsi da tutto ciò che non serviva per un serio cammino spirituale. La scelta nel deserto fu fatta e vissuta, con un tenore di vita veramente eroico:“Giovanni portava un vestito fatto con peli di cammello, una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo era di locuste e miele selvatico” (Mt.3,4). Una tale severità l’ha voluta per liberarsi da tutto ciò che poteva impedirgli di ascoltare e seguire con fedeltà la voce dello Spirito Santo. Una scelta di vita così severa non è certo possibile per tutti, ma per importante è evitare ciò che non serve e che appesantisce il cammino spirituale.
Quante cose anche noi potremmo lasciare, mettere da parte, in quanto non così necessarie per vivere la vita in modo normale. Allora una domanda ci dobbiamo porre, soprattutto per quanto riguarda l’uso del tempo; come sappiamo gestire la giornata? Quanto tempo dedichiamo alla preghiera e alle opere di carità ? Sono ventiquattro le ore della giornata. La cosa importante è riuscire a compiere, anche le attività comuni di ogni giorno, ma coscienti della presenza di Gesù che un giorno ha detto apertamente: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28.20). Tutto questo non è facile per nessuno, ma non ci dobbiamo arrendere alle inevitabili difficoltà che incontriamo ogni giorno.
L’esempio di Giovanni Battista ci dovrebbe far comprendere che senza sacrificio, senza una certa severità di vita, non possiamo crescere e progredire positivamente nel nostro cammino spirituale. Tutti sappiamo che le cose belle hanno un prezzo.
- “Egli venne come testimone” (v.7)
Essere testimone di una realtà , significa comunicare e trasmettere non solo con le parole, ma con la vita, un’esperienza vissuta. Giovanni, nel tempo vissuto nel deserto, con quell’austerità che si era imposto, ha ottenuto la grazia di avere una conoscenza particolare di Colui che stava per venire e cioè il Salvatore. Giovanni “Non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla Luce” (v.8). Così è stato. La sua azione fu di annunciare che Gesù stava per venire e che avrebbe dato a tutti un Battesimo liberando così l’uomo da tutti i suoi peccati. Un annuncio che Giovanni dava non con semplici parole, ma con la forza spirituale che ha maturato nel deserto. Chiediamo a Gesù che ci aiuti a essere anche noi dei veri testimoni, e cioè persone che portano ai fratelli la loro bella esperienza,
Maria ci aiuti ad essere persone in grado di testimoniare Gesù ogni giorno.
Commento al Vangelo di Marco 1,8
“IO VI BATTEZZO CON ACQUA, MA EGLI VI BATTEZZERA’ IN SPIRITO SANTO” (Marco 1,8)

Preziosa e veramente provvidenziale è stata la missione di Giovanni Battista. Una missione preparata con la dura esperienza nel deserto. Carico del dono dello Spirito Santo, Giovanni Battista ha offerto a molte persone la grazia di un Battesimo, fatto con l’immersione nel Giordano. Un Battesimo di conversione, cioè con l’impegno di condurre una vita onesta e sempre in obbedienza alla Legge.
Questa condizione di arrivare alla Conversione, cioè di cambiare il modo di pensare e di agire, era necessaria per arrivare al Battesimo che Gesù avrebbe dato in Spirito Santo. Oggi, quindi, dobbiamo evitare il male e fare il bene.
Ricevere il Battesimo da Giovanni Battista era allora un segno visibile della conversione, dopo aver ascoltato la predicazione di Giovanni. La conversione esigeva il proposito di escludere per sempre tutto ciò che è legato al peccato, questo vuol dire rifiutare quella mentalità del mondo che oggi abbiamo tutti sotto gli occhi. Rifiutare una vita legata al piacere, alla ricerca mai sazia di denaro, al facile guadagno ottenuto con attività disoneste. Conversione è anche saper rinunciare al superfluo. Quante cose occupano il nostro tempo pur sapendo di non essere necessarie. Sono questi i primi passi per un vero cambiamento di vita.
- Conversione: ricerca di una intimità con Dio.
La conversione esige l’abbandono delle comodità e di tutto ciò che il mondo propone, ma questo non è un comportamento che va considerato fine a sé stesso. La conversione va finalizzata a qualcosa di più grande volta a raggiungere una intimità con Dio. Per arrivare a questo livello, non basta accontentarsi di una vita mediocre; indispensabile è un impegno per un cammino spirituale serio e costante. Coscienti però della nostra fragilità umana, dobbiamo invocare l’aiuto dallo Spirito Santo. Senza un colpo d’ala che viene dall’alto, senza una Grazia particolare, non è possibile raggiungere la vera conversione. Indubbiamente, tocca a noi cominciare a camminare; lo Spirito Santo, in tempi e in modi più opportuni, non mancherà certamente di aiutarci con il suo potente e delicato Amore
- Lealtà e trasparenza
Quando alcuni Farisei e Sadducei si erano avvicinati al Battista per ricevere il suo Battesimo, Lui stesso li ha severamente rimproverati: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira immanente” (Mt.3,7). Questo rimprovero era motivato dal fatto che queste persone non erano venute al Giordano con l’intenzione di convertirsi, ma solo per indagare maliziosamente l’opera che Giovanni Battista stava conducendo con risultati cosi fecondi. Davanti al Signore nulla può essere nascosto. Il Signore conosce perfettamente ogni nostra azione e ogni nostra intenzione, grazie alle quali compiamo il nostro cammino. Allontaniamo dunque da noi la tentazione di poter essere graditi al Signore senza un comportamento vissuto con la massima lealtà e trasparenza. E’ vero che per essere sempre trasparenti e leali non è facile; comporta sacrificio e umiliazione. Sappiamo altresì, che ogni sofferenza vissuta con generosità , troverà sempre nel Signore la massima ricompensa. Maria, la nostra mamma,ci aiuti a raggiungere presto e bene la nostra conversione.
Commento al Vangelo di Marco 13,33
“FATE ATTENZIONE, VEGLIATE, PERCHE’ NON SAPETE QUANDO E’ IL MOMENTO” (Marco 13,33)

Gesù ci esorta a “Fare attenzione” perché non siamo in grado di conoscere il futuro e, in modo particolare, quando verrà il giorno in cui “Tutti vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria” (Mt.24,30). Questa verità che Gesù ci ha fatto conoscere, certamente avrà il suo compimento, Non sappiamo quando, ma è detto il come: “Verrà con grande potenza e gloria”. Nessuna persona potrà sottrarsi a tale visione e quindi sarà di grande paura per chi ha sempre disobbedito, mentre sarà di grande gioia per le persone che sono state fedeli e obbedienti alla Parola.
- Un evento soprannaturale
Vivere nell’attesa di un evento così importante, suscita in tutti una forte emozione. Ci sono persone che cercano di oscurare questo pensiero, lo potranno fare, ma nulla cambia di ciò che avverrà . Se desta preoccupazione e un certo timore il giorno del ritorno di Gesù, questo sarà per la gravità che un tale evento comporta. Sarà un momento con caratteristiche che vanno ben oltre ogni realtà umana. Primeggerà la figura di Gesù, che gloriosamente apparirà con grande splendore, la sua presenza sarà coronata da creature Angeliche, che con grande splendore di luci e di canti, renderanno solenne l’apparizione del Verbo incarnato. Il tutto, in un contesto di mistero non traducibile con termini umani, perché ciò che fa parte della realtà di Dio non è mai descrivibile con le nostre parole.
- Un dono prezioso
Ogni evento e ogni parola che è propria della natura Divina, porta in sé stessa dei valori che hanno una efficacia spirituale del tutto particolare. Spiritualmente parlando, ogni persona che viene a contatto con ciò che è proprio dell’Essere di Dio, viene avvolta da valori spirituali di altissima efficacia. Un esempio di tale realtà , noi l’abbiamo nella vita di qualche Santo, che entrato in intimità con Dio, alcune sue facoltà umane si sono sospese per un certo tempo; questo fenomeno viene chiamato stato di estasi. Questo è ciò che avverrà , quando sperimenteremo il momento della apparizione di Gesù alla fine dei tempi. Allora le persone che si troveranno in una condizione spirituale positiva, arriveranno al dono di un’estasi perenne, mentre coloro che non saranno nella giusta condizione, a causa del peccato, vivranno queste esperienza come una tragedia per non essere in grado di vivere la potenza, che è propria dell’Amore di Dio e di tutto ciò che comporta.
- Non perdiamo tempo
Gesù ci esorta a fare attenzione, a non rimandare ad altri tempi quello che dovremmo fare per essere annoverati al celeste e Divino dono che l’Apparizione di Gesù comporterà . Quello che dobbiamo fare è vivere in grazia di Dio; con fedeltà e competenza assolvere il proprio dovere. Importante è saper trovare il tempo per leggere e meditare la Parola di Dio e un tempo adeguato per l’Adorazione Eucaristica. Le giornate del cristiano siano sempre ricche di opere di carità .
Invochiamo Maria, affinché il nostro cuore sia pronto al grande incontro con Gesù.
Meditazione sul Padre
PADRE, CHE HAI COSTITUITO TUO FIGLIO PASTORE E RE DELL’UNIVERSO” (Colletta).

La persona di Gesù, è un vero “Tesoro nascosto”. Quanta è la preziosità nella realtà del suo Essere e del suo agire. Lui è il Pastore, Lui è il Re dell’universo. Sono due particolarità che mettono in luce la missione che Gesù ha ricevuto dal Padre.
Gesù buon Pastore
- Gesù conosce le sue pecore una per una. La sua è una conoscenza non soltanto per la storia di ciascuno di loro, ma per i valori spirituali che porta in sé stessa.
- Gesù guida il suo gregge e sa bene dove e come condurlo. Quanto è importante quindi lasciarsi guidare la Lui; obbedire sempre alle sue indicazioni. Quando poi il Pastore fa uscire il gregge dall’ovile, Lui stesso vi cammina davanti.
- Gesù protegge il suo gregge dagli attacchi del demonio; in tanti modi cerca di ingannare le persone, anche con i mezzi moderni che oggi conosciamo.
- Gesù buon pastore nutre il gregge con la sua Parola e con il dono della Santa Eucaristia. La sua stessa presenza è sempre un prezioso aiuto.
Se viviamo nel gregge di Gesù, con umiltà e obbedienza, sperimenteremo quanto sia grande il suo Amore e in Lui troveremo serenità e pace. Se invece da Lui ci separiamo, per cercare gioie e piaceri peccaminosi, perdiamo quella gioia e soprattutto quell’Amore che soltanto Lui è in grado di comunicare ai suoi fedeli. Separati da Lui, diventiamo facile preda del demonio che non perde occasione per aggredirci con le sue malvagità , infestazioni e, a volte, anche vere possessioni.
Gesù Re dell’universo
Questo attributo che viene dato a Gesù, è una conferma di quanto sia grande e potente la sua persona. Grazie alla scienza sappiamo che non esiste soltanto la terra, ma esistono tanti altri pianeti, sistemi solari, galassie e realtà che continuamente vengono scoperte con satelliti e sonde che vengono lanciati nello spazio. La realtà della fede conferma a noi Cristiani che: in Cristo l’universo è stato creato e tutto sussiste in Lui. Quale coscienza abbiamo di questa realtà in cui viviamo e nella quale siamo inseriti in forza del Battesimo? Come viviamo la comunione con la persona di Gesù, “Re dell’universo” al quale ci possiamo avvicinare e ricevere ogni giorno? E’ davvero un peccato non fare il possibile per maturare in noi una reale visione di quello che Gesù è in sé stesso. Purtroppo, le preoccupazioni umane sono tali e tante, da non permetterci di spaziare in questo “Tesoro nascosto”. Se siamo coscienti del nostro Battesimo, continua dovrebbe essere l’attenzione alla Regalità di Gesù.
Una risposta doverosa
Non possiamo fare tutto dalla sera al mattino, ma con ferma volontà dobbiamo trovare il tempo di sostare in Adorazione davanti a Gesù solennemente esposto. La sua Presenza è la ricarica di un Amore che agisce misteriosamente; Egli opera, nella persona che ha davanti, una capacità sempre nuova di percepire la preziosità del suo essere: Buon Pastore e Re dell’universo.
Maria, la nostra cara mamma celeste, ci renda più sensibili e obbedienti ai richiami del suo Divin Figlio, Gesù.
Commento al Vangelo di Matteo 25,29
“A CHIUNQUE HA, VERRA’ DATO E SARA’ NELL’ABBONDANZA; MA A CHI NON HA, VERRA’ TOLTO ANCHE QUELLO CHE HA” (Matteo 25,29)

Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (Genesi 1,26). Questa verità sulle nostre origini non dobbiamo mai dimenticarla. E’ un onore, è una grazia, è un tesoro che va tenuto in grande considerazione. Preziosi sono i talenti che abbiamo, proprio perché fatti a immagine di Dio, talenti che vanno non solo custoditi, ma gestiti con intelligenza. Con la parabola dei talenti, Gesù ha fatto capire quanto sia necessario e importante gestirli in modo tale da portare vantaggio per sè stessi e per il prossimo. Quello che invece facilmente avviene, è che per una paura ingiustificata, o per pigrizia, i talenti non vengano per niente impegnati.
Diversità dei carismi
La parabola dei talenti, mette in evidenza anche la diversità dei carismi che possono avere le persone sia per grazia che per natura. Infatti, non a tutti vengono concessi gli stessi numeri di talenti. “A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno” (v.15). Questo potrebbe far nascere una forma di gelosia, mentre dovremmo essere contenti del fatto che altre persone abbiano più talenti di noi. Purtroppo, questo non sempre avviene.
Coraggio e buona volontÃ
La vita non è facile per nessuno. Tutti ci dobbiamo mettere di buona volontà e con sacrificio a compiere ogni giorno il nostro dovere. Non a tutti viene richiesto lo stesso compito, ma ciascuno di noi deve prendere coscienza dei propri talenti e fare tutto il possibile per farli fruttare. E’ una mancanza della quale un giorno dovremo rendere conto al Signore se ci accontentiamo di quello che si ha, senza fare il possibile per migliorare la propria posizione, o senza agire con la dovuta competenza. Alcune persone che hanno ricevuto delle capacità particolari in qualche settore della vita, sia nell’ambito religiose che sociale, hanno il dovere di metterle a disposizione di tutti, e in una forma sempre migliore anche se questo comporta sacrifico.
La ricompensa
Nella parabola dei talenti evidenza poi il fatto della giusta e generosa ricompensa per coloro che hanno messo a frutto i loro talenti: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco ne ho guadagnato altri cinque. Bene servo buono e fedele, gli disse il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò il potere su molto” (vv.20-21). Ben diversa viene messa in evidenza la situazione di coloro che per paura e per pigrizia non hanno nascosto il loro unico talento, per cui il padrone disse: “Servo malvagio e pigro…tu avresti dovuto affidare il mio talento ai banchieri, e così lo avrei ritirato con il mio con interesse” (v,26-27).
Dio è buono, è generoso, ma anche giusto, Stupisce poi la conclusione della parabole che dice: “A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non ha verrà tolto, anche quello che ha” (v.29). Nella vita, la mancanza di impegno, la pigrizia viene severamente punita: “Il servo inutile gettatelo fuori nelle tenere” (v,30). La severità di quel padrone è un richiamo per tutti a compiere con impegno il dovere a cui siamo chiamati, anche se diverse sono le modalità .
Maria, ci aiuti ad essere generosamente impegnati nel nostro servizio
Commento al Vangelo di Matteo 25,10
“ORA MENTRE QUELLE ANDAVANO A COMPRARE L’OLIO, ARRIVO’ LO SPOSO E LE VERGINI CHE ERANO PRONTE ENTRARONO CON LUI ALLE NOZZE ” (Mt 25,10)

Gesù più volte nella sua missione ha esortato le persone ad essere sempre pronte a rispondere alle esigenze del momento. Importante, quindi, è una dovuta saggezza nel compiere il proprio dovere.Questo un giorno Gesù lo ha fatto capire con la significativa parabola delle dieci vergini invitate a delle nozze. Esse si premunirono delle lampade in attesa dell’arrivo dello sposo e intanto si addormentarono. Quando “A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!”, spontaneo fu il gesto delle vergini di accendere le loro lampade. Cinque di essere però si resero conto che non avevano abbastanza olio, allora chiesero alle altre di avere in prestito un pò del loro olio, ma queste, temendo di restare esse stesse senza olio, risposero: “Andate piuttosto dai venditori e compratene” (v.9). Mentre le vergini andarono a rifornirsi di olio, arrivò lo sposo e le cinque vergini che erano pronte entrarono alle nozze “E la porta fu chiusa” (v.10). Era naturale che entrate le persone invitate, fosse chiusa la porta, ma quella chiusura ebbe un significato diverso.
Una triste sorpresa
Comprato l’olio, arrivarono di corsa anche le altre cinque vergini, ma con grande sorpresa trovarono la porta chiusa e alla richiesta di entrare si sono sentite dire: “In verità vi dico: non vi conosco” (v.12). Eppure erano invitate come le altre vergini, come mai questa severa risposta? Questo vuol dire che non essendosi presentate al momento giusto, altre persone, con nomi e caratteristiche diverse, hanno occupato il loro posto. Ecco perché si sentono dire: “Non vi conosco”. Mortificate e deluse per una tale risposta, a nulla ha valso la loro insistenza e hanno perso l’occasione tanto attesa .
Essere vigilanti
Prezioso è l’insegnamento di questa parabola. Nella vita dobbiamo essere sempre pronti a rispondere alla chiamata che il Signore ci rivolge. Praticamente dovremmo essere sempre rivolti e attenti alle realtà del cielo e non occupati e soffocati dalle cose di questo mondo. La parabola si conclude con parole molto significative: “Vegliate dunque, perchè non sapete nè il giorno nè l’ora” (v.13). E’ pur vero che viviamo sulla terra, con tante necessità e compiti particolari, questo il Signore le sa bene. Quello che conta, è vivere sempre in Grazia di Dio, perchè non sempre potremmo avere il tempo di riparare al peccato con una buona confessione.
E’ importante non rimandare a domani, quello che possiamo e dobbiamo fare oggi. Molte possono essere le giustificazioni per questi rimandi, ma nessuno però è in grado di conoscere i tempi in cui possiamo entrare al banchetto nuziale.
Coscienza dei nostri limiti
Nel cammino che stiamo facendo, è bene fare attenzione ai limiti che abbiamo. Qualche volta presumiamo di essere in grado di fare tutto da soli; tutti siamo persone con dei limiti e per di più in un mondo pieno di pericoli. Dobbiamo essere umili e invocare lo Spirito Santo, come presenza indispensabile per riuscire ad essere sempre puntuali e capaci di compiere bene il nostro dovere.
Maria, ci aiuti ad essere persone che camminano con umiltà e con fede.
Commento al Vangelo di Matteo 23,10
“NON FATEVI CHIAMARE “GUIDE”, PERCHE’ UNO SOLO E’ LA VOSTRA GUIDA, IL CRISTO” (Matteo 23,10)

Viviamo in un mondo fra molti falsi profeti. Oggi, come sempre, dobbiamo invocare lo Spirito Santo, perché con la sua Luce ci aiuti a comprendere quale sia la verità da seguire. Molti sono gli strumenti di comunicazione che abbiamo a disposizione e sappiamo bene come il demonio, molte volte, li usi per confondere le idee alle persone e per fare del male. Possiamo dire che la prudenza non è mai troppa. Quello che poi non deve mai mancare è l’umiltà e cioè la coscienza di essere persone limitate e fragili. Presumere di essere confermati in grazia, è già un peccato.
- La strada da seguire
La parola che dobbiamo ascoltare è una sola: il Vangelo. Gesù non ci ha lasciati soli, ma la sua presenza e il suo pensiero noi l’abbiamo testimoniata nel Sacro libro del Vangelo. Il Cristiano è tale nella misura in cui è fedele alla Parola.. Ogni interpretazione personale che in qualche modo alteri i vero significato dei Sacri testi, va decisamente allontanata. Nella nostra storia, purtroppo, non sono mancate persone che si sono presentate come maestri della legge, autorizzati nel diffondere verità non conformi con le Parole del Vangelo. La loro opera, che purtroppo in parte è riuscita, deve mettere in guardia tutti i Cristiani dal non cadere nella rete del maligno. Preghiamo lo Spirito Santo luce per comprendere la verità .
- Una parola rassicurante
Navigando in un mare in tempesta, è sempre e per tutti impresa difficile e pericolosa. Il rischio che la nave affondi, è sempre possibile. In riferimento a questa nostra fragilità , Gesù però è intervenuto con una parola rassicurante: “Mai le porte degli inferi prevarranno” (Mt. 16,18). Questo non vuol dire che tutto andrà bene, che non ci saranno defezioni e persecuzioni per coloro che credono nel Vangelo; la verità è che nessuno potrà mai annullare quello che Gesù una volta e per sempre ha pronunciato. Molti sono state le persone perseguitate a causa della loro fede. Molti i Martiri di ieri e non meno di oggi, ma proprio il sangue di questi Martiri ha fecondato la grande famiglia di Gesù: la Chiesa Cattolica.
- La gioia di avere Gesù come maestro
Siamo poveri e, in quanto tali, siamo molto limitati, Tutti abbiamo bisogno di una persona di riferimento alla quale affidarci per essere istruiti e accompagnati nel nostro cammino che stiamo facendo qui sulla terra. Ecco la Persona di riferimento, Dio Padre l’ha donata a noi in termini molto concreti: Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14). E’ una grande grazia avere Gesù come Maestro, come Guida, come Pastore e come Persona che sempre ci è vicina: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi” (Mt.28,20). Una persona che ci assicura nei pericoli e che dimostra il suo Amore pagando i nostri debiti e che ogni giorno ci nutre addirittura con il suo Corpo e con il suo sangue. Rendiamo grazie al Padre di avere oggi come persona di riferimento il suo stesso Divin Figlio Gesù. In Lui abbiamo a nostra disposizione un “vero Tesoro“.
Maria ci accompagni in questo mare burrascoso e ci preservi da ogni male.
Commento al Vangelo di Matteo 22, 36-37
“MAESTRO, NELLA LEGGE, QUAL’E’ IL PIU’ GRANDE Â COMANDAMENTO? GLI RISPOSE: AMERAI IL SIGNORE TUO DIO CON TUTTO IL TUO CUORE,CON TUTTA LA TUA ANIMA E CON TUTTA LA TUA MENTE” (Matteo 22,36-37)

Scribi e Farisei, più volte hanno cercato falsi motivi per accusare Gesù. Un giorno un dottore della Legge ha chiesto a Gesù, secondo Lui quale fosse il più grande dei comandamenti. Anche in questo caso non era una domanda fatta con sincerità , ma per metterlo alla prova. Gesù ha risposto in termini molto precisi: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. La risposta di Gesù non ha ricevuto nessun commento, se non la conferma che Gesù era nella verità .
- Un Amore totale
Sempre, ma soprattutto in riferimento all’Amore, l’esigenza della totalità è assolta.
Non si può amare veramente se non con sincerità e in modo totale. Senza questa condizione, si esprimono soltanto forme di egoismo, dove per avere in qualche modo un assenso, si fanno delle promesse che non si potranno mai chiamare vero amore. Interessante la triplice affermazione riguardo all’amore: “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente” quindi tutte le facoltà della persona umana devono essere coinvolte in un atto di vero amore. Un tale comportamento non è facile, e pertanto non basta la buona volontà per essere coerenti a ciò che esige l’Amore, è importante quindi invocare sempre l’azione dello Spirito Santo.
- Un vero segno d’amore: l’obbedienza
Un figlio, se veramente vuol bene ai suoi genitori, lo dimostra con l’obbedienza a tutto quello che gli viene richiesto. Allo stesso mondo, se voglio veramente bene al Signore, non bastano le parole, ma lo dobbiamo dimostrare con l’obbedienza alla sua Parola, ai suoi insegnamenti. Un’obbedienza che nasce dalla piena fiducia che dovremmo avere in Colui che per salvarci ha steso le braccia sulla croce.
La disobbedienza delle origini, ha causato quel disordine che ancora serpeggia nel mondo. Mentre la piena obbedienza che Gesù ha dimostrato al Padre è stata ed è tutt’ora salvezza per l’umanità .
- Essere dono
Come segno di Amore, oltre al fatto dell’obbedienza, l’amore si esprime con l’essere persone che vivono la loro vita come un dono, e cioè persone sempre disponibili nel dare il proprio aiuto a chi è in difficoltà . Si tratta di avere coscienza che quello che abbiamo non va considerato come proprietà privata. Ognuno di noi ha per natura e per grazia doni e carismi particolari, da custodire e gestire con saggezza e con equilibrio. La Legge dice che il secondo più grande dei comandamenti “E’ simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso” (v.39). Questo vuol dire che i talenti che il Signore ci ha dato devono essere messi a servizio del prossimo, quando e come le situazioni specifiche lo esigono. Sottrarsi da certi servizi richiesti, è mancanza di amore. Non solo, ma è un dovere di coscienza operare sempre con la giusta e adeguata competenza. Come cristiani siamo chiamati ad agire così e senza rimandare a domani quello che si può fare oggi. Così è “l’essere dono”. Così è il cammino del Cristiano, da assolvere con perseveranza e competenza. Maria, ci aiuti ad essere sempre persone con un cuore aperto al prossimo.
