Commento al Vangelo di Luca 22,19
“FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME” (Luca 22,19)

Gesù ha dimostrato l’Amore che nutre per noi con azioni molto concrete. Così è stato avere assunto la natura umana (l’Incarnazione); con il sacrificio della Croce; con il dono della Santa Eucaristia e il valore della sua Parola, che troviamo nel Vangelo. Per tutti è importante chiedere allo Spirito Santo la grazia di prendere sempre più coscienza di ciò che Gesù ci offre. Davvero se avessimo una fede forte, in questi segni d’Amore che Gesù mette a nostra disposizione, il cuore sarebbe ricolmo di gioia e avremmo la forza sufficiente per affrontare i problemi, piccoli o grandi che la vita umana comporta, in modo efficace e con serenità.
- Un preciso mandato
Quando Gesù ha pronunciato quelle Divine Parole sul pane e sul vino, che hanno cambiato il pane nel Suo Corpo e il vino nel suo Sangue, ha concluso con un preciso mandato: “Fate questo in memoria di me”. Quella parola “memoria” non vuol dire ricordarsi di ciò che è stato fatto, di quanto è successo, ma è un termine che realizza ciò che è annunciato, nel momentostesso in cui si pronunciano le parole della Consacrazione. Si tratta praticamente un “mandato”, un compito, che Gesù ha messo nelle mani dei suoi Apostoli. Siamo davanti a un compito di grande responsabilità per chi celebra la Santa Messa. Al momento della Consacrazione, il Sacerdote, non per quello che umanamente è, ma in forza dell’Ordine Sacro che ha ricevuto, pronunciando le stesse parole di Gesù, opera il miracolo della Transustanziazione. E’ un vero miracolo! Abbiamo coscienza di questo evento, che avviene ogni giorno, quando si celebra la Santa Messa ?
- L’Adorazione
Un atto concreto da compiere per rispondere al prezioso dono che Gesù ci offre, è dedicare del tempo all’Adorazione di Gesù, presente in quell’Ostia consacrata.
– L’Adorazione è la nostra risposta di fede e di amore per Gesù, che ci ama di un amore talmente grande che neppure sappiamo riconoscere. “Come il Padre ha amato me, così io amo voi” (Gv.15.9). Quanto il Padre ama il Figlio?
– L’Adorazione è obbedire a Gesù che ci dice: “Vegliate e pregate in ogni momento” (Lc.21.36). Da questo anche il fatto dell’Adorazione perpetua.
– L’Adorazione è accogliere l’invito di Gesù che anche oggi ci dice: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi ristorerò”(Mt.11,28).
– L’Adorazione è accedere al pozzo infinito della Misericordia di Dio, per colmare la propria sete di amore e di verità. Tutti avvertiamo questa “sete”.
– L’Adorazione è anche una missione. in quanto quando sei davanti a Gesù, tu sei una persona che si apre e riceve l’Amore di Gesù per poi comunicarlo, in modo misterioso, a tante altre persone che neppure conosci.
- La voce dei Santi
– San Francesco d’Assisi: “O meravigliosa altezza e degnazione che dà stupore! O umiltà sublime! Il Signore dell’universo si nasconde sotto la figura del pane”.
– San Pier Giuliani Eymard: “Se avete l’Eucaristia, avete tutto. La Santa Eucaristia è Gesù passato, presente e futuro. Troppo poco apprezziamo questo tesoro”.
Maria ci aiuti ad essere degli adoratori, che adorano Gesù “in spirito e verità”.
Commento alla 2° lettera Corinzi 13,13
“LA GRAZIA DEL SIGNORE GESU’ CRISTO, L’AMORE
DI DIO PADRE E LA COMUNIONE DELLO SPIRITO SANTO, SIA CON TUTTI VOI” (2 Corinzi 13,13)

San Paolo conclude la seconda Lettera ai Corinzi, con un saluto Trinitario:“La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, sia con tutti voi” (v.13). L’Apostolo conferma la preziosa e misteriosa verità dell’unico e vero Dio in tre Persone: il Padre che ci ha creati, il Figlio che ci ha redenti e lo Spirito Santo che ci santifica. Santa Caterina da Siena, parlando della Santissima Trinità così si esprime: “Trinità eterna, sei un mare profondo, che quanto più ci entro, tanto più trovo, e quanto più trovo, più cerco Te”. Siamo persone con dei limiti e quello che possiamo fare di fronte a una verità cosi grande, così trascendente, è con gioia Immergersi in questo “mare profondo”. La Beata Elisabetta della Trinità, un giorno ha confidato a una sua consorella di aver ricevuto una grazia particolare e cioè, seguendo l’esempio di Santa Caterina da Siena, immergendosi in questo “mare profondo”, è riuscita ad esprimersi in una elevatissima preghiera alla Santissima Trinità. Ecco una parte del testo che è stato ritrovato dopo la sua morte:
– “O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente in Te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità! Che niente possa turbare la mia pace o farmi uscire da Te, mio Immutabile, ma che ogni istante mi conduca addentro nella profondità del Tuo mistero”. Questa è la preghiera più bella che possiamo esprimere e vivere in questa festa della Santissima Trinità.
- Altre testimonianze
- Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) ha scritto: “l’Amore, nella sua più alta espressione, è una fusione di Esseri in un mutuo e volontario abbandono; tale è la vita intima Trinitaria di Dio”.
- Santa Teresina del Bambino Gesù, così si esprime: “Quale felicità pensare che Dio, Trinità tutta intera ci guarda; è in noi; e si compiace a rimirarci”.
- Ogni Celebrazione liturgica, inizia e si conclude: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
- Nella Santa Messa, prima del Padre nostro, nella dossologia si proclama: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen”.
Limitati e poveri come siamo, rendiamo grazie per la possibilità che abbiamo di poter entrare in contatto con questo grande mistero Trinitario, con la preghiera, con l’Adorazione e con la comunione spirituale; un contatto che possiamo raggiungere non con le parole, ma con un atto di fede e cioè di umile accettazione del mistero Trinitario. Una fede che sia veramente immersione in questo mistero.
- Il segno della croce
Quando facciamo il segno della croce, pensiamo all’importanza delle parole che pronunciamo; sono nomi di persone Divine, che abbiamo grazia di invocare in ogni Liturgia che celebriamo e in tante azioni che compiamo nelle nostre giornate di lavoro e di studio. Un segno della croce fatto bene, ci matura spiritualmente.
Con Maria, invochiamo il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Commento per la Domenica di Pentecoste 2024
“APPARVERO LORO LINGUE DI FUOCO CHE SI DIVIDEVANO E SI POSARONO SU CIASCUNO DI LORO” (Atti 2,3)

Lo Spirito Santo ha sempre operato nella storia della salvezza; oggi, la sua azione, continua con la preziosità e la potenza delle origini. Nel giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli erano riuniti in preghiera nel Cenacolo, “Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano” (v.2).Un intervento così forte e improvviso, certamente ha suscitato in loro una forte emozione e paura, che subito però si è trasformata in una grande e misteriosa gioia, quando “Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro” (v.3). Lo Spirito Santo si è manifestato a loro con un tuono, un vento e un fuoco, segni visibili di una persona presente invisibile. Questo è Dio! Quel segno ha operato in loro un grande cambiamento:“Essi furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue” (v.4). Il fatto di una naturale emozione si era trasformata in una luce, in una forza e una grazia, da suscitare stupore e meraviglia nelle persone che erano accorse per aver udito quel tuono. Erano presenti a Gerusalemme persone provenenti da diverse nazioni e “La folla rimase sbigottita perchè ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua” (v.6). E’ la Parola di Dio che è comprensibile per tutti.
- Luce per capire e forza per fare
Il grande evento della Pentecoste continua nel tempo con modalità diverse, ma sempre in termini concreti. Lo Spirito Santo è il grande motore della Chiesa. Nel cammino che stiamo facendo e in modo particolare nelle scelte che la vita comporta, è importante invocare l’aiuto dello Spirito Santo perchè sia Luce per comprendere bene cosa dobbiamo fare, e Forza per portare a termine quello che ci viene richiesto. Siamo persone con preziose capacità, ma dobbiamo riconoscere che abbiamo anche dei limiti e delle fragilità, pertanto, presumere di saper fare tutto da soli, si rischia di non portare a buon termine certe nostre attività e di fare scelte che non sono quelle giuste. Fondamentale e tanto necessaria è la presenza e l’azione dello Spirito Santo, anche per raggiungere una comunione, una sintonia con le realtà del cielo a cui tutti siamo chiamati in forza del Battesimo.
- Una missione da compiere
La vita è un lungo cammino, per costruire insieme qualcosa che rimane per sempre. Ogni persona riceve dal Signore dei talenti che deve coltivare e gestire bene; un giorno dovremo rendere conto di come gli abbiamo gestiti. Tutti abbiamo la responsabilità di operare in modo da essere di buon esempio a coloro che ci seguono. Quanto bene può fare la testimonianza di un babbo e di una mamma che hanno donato tutto e con sacrificio per i propri figli. L’esempio di una vita vissuta nell’obbedienza alla volontà di Dio, diventa una catechesi preziosa per tante persone. Sappiamo bene quanto sia vero il fatto, che si insegni più con la vita che con le parole. Il bene fatto, lascia sempre la sua impronta positiva. Non perdiamo tempo in cose che non hanno significato. La buona volontà e il sacrificio che comporta un certo cammino, verrà largamente ricompensato da chi ci vuole bene. Ci aiuti Maria ad essere persone, in grado di compiere bene la propria missione.
Commento al Vangelo di Marco 16,16
“CHI CREDERA’ E SARA’ BATTEZZATO SARA’ SALVO” (Marco16,16)

Gesù, prima di essere elevato al cielo, disse ai suoi Apostoli: “Andate in tutto il mondo, e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (v.16). Questa è la grande missione affidata a coloro che lo hanno seguito negli anni della sua predicazione. Questa grande missione continua nel tempo attraverso i successori degli Apostoli. Fa riflettere molto la severità delle parole usate da Gesù: sarà salvo colui che crede, ma condannata ogni persona che non crede alla sua Parola.
- La presenza di Gesù
Oltre ad avere assicurato agli Apostoli che nella loro missione sarebbero stati aiutati da segni particolari e protetti da inganni e azioni velenose, Egli stesso conferma la sua Presenza: “Essi partirono, predicarono dappertutto, mentre Gesù operava insieme con loro e confermava la Parola con prodigi” (v.20). Quello che ha promesso, continua nel tempo.Questa verità dalla sua Presenza nella Chiesa e, in particolare, in coloro che annunciano la sua Parola, è veramente una grazia da avere sempre presente, specialmente ogni volta che siamo chiamati a parlare di Lui.
- Gesù assunto in cielo
Gli Apostoli erano riuniti con Gesù al monte degli ulivi, ancora erano stupiti e meravigliati per la sua presenza, con il suo corpo glorificato. Gesù, dopo aver parlato con loro sulla missione che avrebbero dovuto compiere, stupiti e forse anche impauriti, lo hanno visto salire in alto, fino a sottrarsi dalla loro vista. “Il Signore Gesù fu assunto in cielo e sedete alla destra di Dio” (v.19). L’ascensione di Gesù, come anche altri eventi della sua vita, sono per noi misteri della fede, cioè fatti concreti, azioni compiute, che trascendono la nostra capacità di intendere. Difficile comprendere cosa voglia dire: “Sedette alla destra di Dio”. Certamente, il Risorto, è in una perfetta unione con il Padre e lo Spirito Santo.
- L’Eucaristia
L’Amore che Gesù ha per noi, ha le dimensioni dell’universo. Nonostante la nostra povertà, i nostri limiti e la nostra fragilità, Gesù, pur essendo alla destra del Padre, è realmente presente nella Santa Eucaristia. L’Amore che Gesù ha per noi, non si ferma neppure davanti alla nostra povera condizione umana. Possiamo dirlo: è un Amore eroico. Molti sono i miracoli che confermano la sua presenza in quell’Ostia consacrata. Non dovremmo attendere un minuto nel piegare le ginocchia e Adorare questo grande mistero confermato dalle stesse Parole di Gesù quando nel Cenacolo la prima volta ha detto: “Prendete, mangiate questo è il mio corpo” (Mt.26,26) e il Vangelo di Matteo conclude con Gesù che dice: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt.28,20). Crediamo in questo Amore? Ci rendiamo conto della preziosità di questo evento? Come viviamo la sua presenza? Quando poi abbiamo la grazia di fare la comunione, come ci comportiamo? Penso che alla fine, si debba solo invocare la Misericordia di Dio per la nostra inadeguata capacità di corrispondere a tanto Amore.
Maria, la nostra cara mamma celeste, supplisca alla nostra povertà e ci aiuti a vivere con fede questo grande mistero dell’Eucaristia.
Commento al Vangelo di Giovanni 15,12
“QUESTO E’ IL MIO COMANDAMENTO: CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI, COME IO VI HO AMATO” (Giovanni 15,12)

Gesù è la guida da seguire, con fedeltà e con perseveranza se vogliamo raggiungere la vita eterna. Chiari e preziosi sono sempre i suoi insegnamenti. Un giorno Gesù disse: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato”. Gesù vuole che la vita sulla terra, sia vissuta sempre all’insegna dell’amore. Non è certamente facile compiere quello che Gesù chiede, ma è per tutti l’unica strada da seguire. Compiere il nostro dovere con amore, non solo è obbedienza al suo comandamento, ma ottiene la grazia di sperimentare l’efficacia e la fecondità delle opere compiute. Anche quando si presentano compiti che richiedono sacrifici, se affrontati e vissuti con amore, si arriva a superarli e con risultati positivi. L’Amore fa compierei miracoli..!
- “Amatevi come io vi ho amato”
Gesù, nostro maestro e nostra guida, ci esorta a vivere l’amore seguendo il suo esempio: “Amatevi come io vi ho amato”. Come Gesù, ci ha amatoe ci ama?
– Il primo atto del suo Amore è stato quello di rendere possibile la nostra salvezza assumendo la natura umana: l’Incarnazione ” il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv.1,14). Questo è un evento storico preziosissimo.
– Gesù ha compiuto la sua missione qui sulla terra in piena obbedienza alla volontà del Padre: Uno dei momenti più forti della sua obbedienza è stato quando nel Getsemani, in una condizione di estrema sofferenza, tale da sudare sangue, disse: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc.22,42). Gesù era a conoscenza di tutto il martirio che avrebbe subito.
– Risorto dalla morte, pur asceso alla destra del Padre, Gesù ha voluto rimanere anche in mezzo a noi con la sua presenza nella Santa Eucaristia. E’ così che ha voluto stabilire e vivere la comunione con noi sue creature.
– Gesù cammina davanti al suo gregge e illumina il cammino con la Luce della sua Parola; una Parola che porta in sé una misteriosa forza e che mai invecchia.
– Gesù, che conosce bene la nostra fragilità, ogni volta che manchiamo al nostro dovere, ci offre la possibilità di “ricominciare”; è il Sacramento della Confessione.
Se avessimo la grazia di comprendere con quale intensità Gesù manifesta l’Amore che ha per noi, troveremmo la forza di lasciare tutto per seguirlo; così hanno fatto i Santi e le Sante che la storia ha conosciuto.
- La nostra risposta
Con umiltà e con sincerità siamo chiamati a dare la nostra risposta all’Amore che Gesù manifesta per ciascuno di noi. Il pericolo che dobbiamo evitare, è di volere fare tutto e subito. Con grande senso di responsabilità, sempre ci dobbiamo mettere al lavoro calibrando bene le nostre forze e sempre con l’aiuto dello Spirito Santo. E’ importante avere l’umiltà di verificare ogni tanto il cammino che stiamo facendo con una buona guida spirituale. La nostra risposta nasce e si concretizza nella misura in cui meditiamo quello che Gesù ha fatto per noi: la sua Incarnazione; la sua obbedienza; la sua presenza nell’Eucaristia; la sua guida come Pastore; La sua Parola come luce; il suo perdono per ricominciare.
Maria ci sostenga in questo cammino non facile, ma necessario.
Commento al Vangelo di Giovanni 15,4
“RIMANETE IN ME E IO IN VOI” (Giovanni 15,4)

Gesù, alle persone che hanno fatto la scelta di seguirlo, offre il dono di una particolare unione con Lui, dicendo: “Rimanete con me e io in voi” (Gv.15,4). Se pensiamo al prezioso contenuto di queste Parole, si ramane veramente edificati: Gesù chiede e desidera rimanere in noi. Anoi povere creature, ci viene concessa la possibilità di avere Gesù nell’intimità del nostro cuore; questo è un dono prezioso, per il quale dobbiamo esprimere la nostra riconoscenza, non a parole, ma con opere di carità.
- “Chi rimane in me , e io in Lui, porta molto frutto“
Gesù assicura che quando una persona vive in comunione con Lui, il suo cammino, la sua vita diventa feconda: “porta molto frutto”. Nei tempi e nei modi che solo il Signore conosce, Gesù comunica al “tralcio” una misteriosa Linfa. Quella Linfa rende le persone veramente vive e cioè capaci di stabilire vere, giuste equilibrate relazioni con la natura, con le persone e con Dio. Questa è la fecondità spirituale che Gesù concede a chi vive in comunione con Lui. Quando purtroppo le persone pensano di bastare a se stesse; quando fanno riferimento solo alle realtà della terra, prima o poi si trovano in una forma di sterilità, che poi cercano di compensare con il denaro, con il potere o con il piacere, ma che alla fine sperimentano solo una grande delusione. Gesù è stato molto chiaro: “Senza di me non potete far nulla” (v.5). Senza una vera comunione con Gesù, non c’è Amore, non si vive in pace e si perde la serenità, la gioia della vita. Senza la comunione con Gesù, “il tralcio si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (v.6). Prima che tutto questo avvenga, è saggezza umana e spirituale ricuperare la comunione con Gesù, che sempre è possibile fino a quando siamo sulla terra; una volta passati a vita nuova, nulla può essere cambiato.
- “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio Amore” (v.10)
Non bastano le parole per raggiungere la comunione con Gesù, determinante è l’obbedienza ai Comandamenti, alle Beatitudini e a tutto quello che troviamo nei Santi Vangeli. L’Apostolo Giacomo è stato molto chiaro, e così ha risposto a coloro che pensano che basti la fede per vivere il Cristianesimo: “Mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Gc. 2,18). Quindi è una vita vissuta al sevizio concreto di Dio e del prossimo che porta al consolidamento delle fede. Al termine di ogni giornata dovremmo chiederci: oggi, che cosa ho fatto per il Signore e per il mio prossimo? Come e quanto tempo ho dato a Dio e al suo servizio? Non hanno significato certe giustificazioni che possiamo portare a nostro favore. Gesù, legge nel profondo del nostro essere; tutto quello che siamo, tutto ciò che facciamo e con quali intenzioni compiamo il nostro dovere. Quello che facciamo con amore, ha un valore molto grande a differenza di quello che facciamo per puro dovere e per stretta necessità della vita.
- “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi” (v.11)
Camminando sulla strada giusta e con fedeltà a tutto ciò che comporta, Gesù assicura non solo una serenità di fondo, ma anche una vera gioia. ” La mia gioia sia in voi”. E’ quella gioia che nasce quando ci sentiamo realizzati, quando vediamo che il tralcio porta a compimento un buono e abbondante grappolo d’uva.
Maria, la nostra cara mamma celeste, ci mantenga sempre sulla strada giusta.
Commento al Vangelo di Giovanni 10,11
“IO SONO IL BUON PASTORE. IL BUON PASTORE DA’ LA VITA PER LE PECORE” (Giovanni 10,11)

Gesù un giorno ha chiesto agli Apostoli:“La gente chi dice che io sia?” (Mt.16,13) Le risposte furono diverse, ma poi domandò a loro; “Ma voi chi dite che io sia?” (Mt,16,15). Pietro ha risposto molto bene, ma Gesù gli ha fatto capire che non era farina del suo sacco. Oggi, Gesù, pone la stessa domanda a ciascuno di noi. Non è certamente facile dare una risposta giusta e sufficiente. Noi, effettivamente, cosa conosciamo di Gesù? L’Amore che Gesù ha per noi è grande e proprio in riferimento a questa sua domanda, Lui stesso nel corso della sua predicazione, sì è presentato con immagini e similitudini molto significative; una di queste dice: “Io sono il buon pastore”. Con la figura del pastore molto conosciuta a quei tempi, era in grado di far comprendere il valore della sua missione.
- “Io sono il buon pastore“
Gesù si presenta come il buon pastore, cioè come una persona che conosce le sue pecore; cammina davanti al gregge; difende il gregge dagli assalti del maligno; si preoccupa delle pecore che si sono allontanate e, in modo particolare, un pastore che “Dà la vita per le pecore” (v.11), non è come il mercenario che quando vede il lupo fugge e abbandona il gregge. Lui mette a rischio tutta la sua vita per difendere il gregge. Ecco, noi quale coscienza abbiamo di queste particolari attenzioni che ha il buon pastore ha verso di noi? Riflettiamo insieme.
– La prima nostra attenzione sia: un atto di fede fermo, senza tentennamenti in tutto quello che Gesù è, e in quello che ha fatto e continua a fare per l’umanità.
– Con il buon pastore, che conosce personalmente ciascuno di noi, è importante stabilire una relazione, una confidenza, un dialogo con Lui persona vivente.
– Il buon pastoresa come e dove condurre il gregge, è importante da parte nostra essere docili e obbedienti ai suoi comandi. Sia Lui a programmare la nostra vita.
– Nelle inevitabili difficoltà che la vita terrena presenta, non lasciamoci prendere dalla paura; il bene è più forte del male e il buon pastore per difenderci e per salvare il suo gregge, è disposto a mettere a rischio tutta la sua vita.
– Può succedere che nel corso della vita, attratti dalla freschezza dell’erba del vicino, si abbandoni il gregge. l buon pastore ci vuole così bene che è disposto a lasciare le novantanove pecore per cercare quella che si è smarrita.
- Dalla fede alle opere
Come Cristiani, non possiamo rimanere indifferenti alle tante necessità dei nostri fratelli, che sono nella sofferenza e nel bisogno di aiuto. Lo stesso buon pastore ci dice: “Ama il prossimo come te stesso”, se questo non avviene non siamo persone che fanno parte del suo gregge. E’ la carità che conferma la fede. Dice l’Apostolo San Giacomo: “Mostrami, se puoi, la tua fede senza le opere, ed io ti mostrerò la mia fede con le opere” (Gc.2,18). Al termine di una giornata ci dobbiamo chiedere: oggi, che cosa ho fatto per il mio prossimo? Certamente un contributo che possiamo dare, oltre al dono di certi servizi che ci vengono richiesti,
è riuscire a coinvolgere le persone in una reale comunione con Gesù, perché è di Lui che abbiamo un estremo bisogno. Che Maria ci aiuti in questo compito.
Commento al Vangelo di Luca 24,36
“MENTRE ESSI PARLAVANO DI QUESTE COSE, GESU’ IN PERSONA, STETTE IN MEZZO
A LORO E DISSE: PACE A VOI” (Luca 24,36)

Gesù, prima di salire al cielo, ha confermato la sua risurrezione con apparizioni a più persone. Nella prima Lettera ai Corinzi Paolo dice che dopo essere apparso agli Apostoli più volte, “In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta” (1 Cor. 15,6). Quando Gesù è apparso agli Apostoli, li vide “Stupiti e spaventati, credevano di vedere un fantasma” Penso che se dovesse apparire a ciascuno di noi, sarebbe la stessa cosa. “Ma Egli disse loro: perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono propri io” (vv.38). Nonostante una tale concreta esortazione, ancora non credevano ai loro occhi. Allora Gesù disse: “Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho” (v.39). La paura si trasformò in una grande gioia, ma il disagio era ancora presente. A questo punto, Gesù, ha voluto dare loro un segno ancora più concreto chiedendo da mangiare. “Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro” (vv.42-42). Vedendo Gesù mangiare, rimasero meravigliati e non trovavano parole per esprimere la loro gioia e il loro stupore.
- “Allora aprì loro la mente alle Scritture“
Grande è stato il dono della sua apparizione come Risorto, con segni così efficaci. Ancora più grande è il dono che Gesù ha concesso agli Apostoli di aprire la loro mente alle Scritture. Questa è una grazia che anche noi dobbiamo chiedere a Gesù, perché siamo persone povere, limitate e incapaci di conoscere le grandi verità di fede. Quello che, come Cristiani, dobbiamo annunciare ai fratelli, è quanto troviamo scritto nelle Scritture: “Che il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicate a tutte le genti il perdono dei peccati” (vv.46-47). Annunciare un evento che era già stato scritto nei Libri Sacri. Annunciare la grande missione salvifica di Gesù che si è attualizzata nei nostri giorni. Gesù poi concluse dicendo: “Di questo voi siete testimoni” (v.48).
- Il testimone
Chi è chiamato ad essere testimone, è importante che viva in prima persona la verità da testimoniare. Quello che come Cristiani siamo chiamati a testimoniare è la persona di Gesù, quello che ha fatto e continua a fare nel tempo. Questa verità è cosi importante, che per essere fedeli a tale compito, è veramente indispensabile l’azione dello Spirito Santo. Quello che possiamo sapere di Gesù, sarà sempre una conoscenza limitata. Gesù è vero uomo e vero Dio; non tutto è difficile conoscere della sua realtà umana. Impossibile per noi creature umane, arrivare a conoscere la sua realtà Divina. Detto questo, la strada che possiamo percorrere per assolvere, in un modo almeno sufficiente la nostra testimonianza, è porre in Lui tutta la nostra fiducia, ferma, risoluta, tenace; coltivare una relazione interpersonale, condividere con Lui il cammino quotidiano che stiamo facendo,affrontare insieme le difficoltà che la vita presenta e, anche nei momenti di aridità, procedere in una perseverante comunione con Lui. Tutto questo non può essere frutto solo della nostra buona volontà, ma di una azione particolare dello Spirito Santo, da invocare ogni giorno.
Maria ci sostenga in questo cammino, per essere sempre dei buoni testimoni.
Commento al Vangelo di Giovanni 20,24
TOMMASO, UNO DEI DODICI, CHIAMATO DIDIMO, NON ERA CON LORO QUANDO VENNE GESU'” (Giovanni 20,24)

Quando per la prima volta Gesù-Risorto apparve
nel Cenacolo agli Apostoli, Tommaso non era presente. Appena arrivato, gli Apostoli, ancora emozionati dell’accaduto, gli dissero: “Abbiamo visto il Signore! Ma egli disse loro: se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” (v.25). Una dichiarazione così cruda, deve aver lasciato tutti in un grande sgomento. In quel momento regnò un silenzio forzato, proprio per evitare dolorose discussioni. Fu Gesù in persona, otto giorni dopo, a fare luce su quella situazione di forte disagio, quando “Venne a porte chiuse, stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: metti qui il tuo dito e guarda la mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco e non essere incredulo, ma credente” (v,27). Cosa sia avvenuto a Tommaso in quel momento è difficile dirlo, ma certamente preso coscienza della sua grande mancanza di fede, con un cuore ferito e allo steso tempo meravigliato e stupito disse: “Mio Signore e Mio Dio” (v.28). Il suo atto di fede era unito a un forte imbarazzo di fronte alla presenza e alle parole che Gesù gli ha rivolto.
- “Non essere incredulo, ma credente”
Le severe parole che Gesù ha rivolto a Tommaso, oggi le rivolge a ciascuno di noi: Non siate increduli, ma credenti. Gesù è realmente presente. Purtroppo ci sono ancora persone che, come San Tommaso, chiedono dei segni visibili per credere. Non dobbiamo giudicare nessuno, e prima di guardare gli altri, verifichiamo il grado della nostra fede cercando di respingere i mille dubbi che ci possono assalire proprio riguardo alla presenza di Gesù nella Santa Eucaristia. Come Cristiani dobbiamo essere persone che guardano al prezioso Sacramento dell’Eucaristia con gli occhi della fede e non fermarci a quello che umanamente siamo in grado di capire. Il nostro atto di fede, la nostra fiducia nella Parola di Gesù, deve essere ferma, decisa, tenace, senza tentennamenti, un ”si, punto e a capo”.
- “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!“
Gesù conosce tutto del nostro essere e del nostro agire e dichiara “Beati” e cioè Santi, tutti quelli che con ferma volontà riconoscono la sua presenza e la sua azione senza vedere. Gesù ci esorta ancora una volta ad essere coscienti dei nostri limiti. Anche sul piano delle cose terrene non tutto si conosce, non tutto si comprende, infatti, cosa riusciamo a vedere oltre quelle migliaia di stelle che illuminano la notte? Con tutto il cuore rendiamo grazie a Gesù che ci vuole suoi testimoni nel mondo in cui siamo. Testimoni dobbiamo essere anche della sua grande Misericordia. In questa domenica la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. Gesù, come ha perdonato a Tommaso la sua mancanza di fede, anche oggi, offre a tutte le persone che a Lui si rivolgono con cuore pentito, il suo intervento di purificazione e di liberazione da ogni insidia del Demonio. Gesù stesso, attraverso Santa Faustina Kowalska ci esorta ad avere piena fiducia nella sua Misericordia. Efficace è la Coroncina che questa Santa ci ha insegnato.
Maria ci venga in aiuto per raggiungere una fede vera e forte nel suo Gesù.
Commento al Vangelo di Marco 16,5
“ENTRATE NEL SEPOLCRO, VIDERO UN GIOVANE, SEDUTO
SULLA DESTRA,VESTITO DI UNA VESTE BIANCA, ED EBBERO PAURA” (Marco 16,5)

Le prime persone ad aver ricevuto l’annuncio della Risurrezione di Gesù, furono Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome le quali, dopo aver comperato oli aromatici per ungere il corpo di Gesù, “Di buon mattino, il primo giorno della settimana vennero al sepolcro al levare del sole” (vv.1-2). Il loro primo pensiero fu su come avrebbero potuto togliere la pietra che chiudeva il sepolcro. “Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande” (v.4). Questo primo fatto suscitò in loro una certa emozione; quando poi entrarono nel sepolcro, la paura si trasformò in una grande sofferenza perchè non videro più il corpo di Gesù, ma “Videro un giovane, seduto alla destra, vestito di una vesta bianca, ed ebbero paura” (v.5). Quel giovane disse loro: “Non abbiate paura! Voi cerate Gesù il Nazzareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove lo avevano posto” (v.6).Questo è stato il primo annuncio del grande e mirabile evento della Risurrezione di Gesù. Quelle donne, in quel momento, erano come folgorate da questa apparizione, soprattutto delle parole misteriose, pronunciata da quel giovane: “E’ risorto. Non è qui”!
- Una missione
Paura, stupore e meraviglia si alternavano nelle due Marie e in Salome e subito si domandavano cosa dovessero fare, ora, in quel momento. Fu quel giovane a illuminare le loro menti sulla missione che dovevano compiere: “Egli disse loro: andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Egli vi precederà in Galilea. Là lo vedrete come vi ha detto” (v.7). Comprensibile è stata l’emozione e il timore per quanto avevano visto e sentito, ma subito le tre donne hanno accettato il comando; con ansia e gioia nel cuore si sono incamminate per compiere la missione ricevuta: annunciare il fatto della Risurrezione di Gesù agli Apostoli. Questa è la missione che ogni Cristiano dovrebbe compiere, senza perdere tempo e con fermezza. parlare a tutti della Risurrezione di Gesù. A poco servirebbe lo stupore e il tremore per questo miracoloso evento; quello che serve, è superare ogni forma di disagio per annunciare a tutti la verità di fede che caratterizza il Cristianesimo.
- Essere testimoni
In forza del Battesimo che abbiamo ricevuto, siamo chiamati a vivere quello che si crede. Certamente, il primo atto da compiere, è essere noi stessi a credere con fermezza, senza perdere tempo in vane e dannose discussioni, la verità che dobbiamo annunciare. Con l’aiuto dello Spirito Santo, allontanare ogni titubanza e vivere, nel profondo del nostro essere, la gioia per la Risurrezione di Gesù. Maturato bene il nostro atto di fede, cogliere ogni occasione opportuna, per testimoniare ai fratelli che incontriamo, il grande e miracoloso evento del Risorto. Per questa missione, abbiamo anche la grazia di compiere il nostro cammino non da soli, ma con la presenza del Risorto, che ci assicura dicendo: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt.28,20). Esprimiamo ogni giorno, il nostro più sincero ringraziamento, per una Presenza così rassicurante.
Maria, la nostra cara mamma, ci aiuti ad essere dei veri testimoni del Risorto.
